Art Laboratory Berlin - Berlin
30 / 09 / 2017 – 26 / 11 / 2017

Curato da Regine Rapp & Christian de Lutz, il ciclo di mostre Nonhuman Agents in Arts and Culture si concentra sulla recente riflessione filosofica che mette in discussione l’antropocentrismo. I diversi approcci evidenziano le prospettive non umane attraverso l’ontologia oggettuale (Harman e Meillasoux), discutono dei punti di incontro tra umano e non-umano (Haraway), postulano un “postumanesimo” (Braidotti) ed esaminano alcune strategie performative postumane come le intra-actions (Barad). Una nuova “de-centralizzazione” ci porta a focalizzare la nostra attenzione su una realtà che non può più essere descritta secondo parametri puramente antropocentrici.

La mostra in corso Nonhuman Networks presenta un’estetica di nuove forme di comunicazione tra agenti umani e non umani. Come può la più grande creatura unicellulare del mondo funzionare come un computer? Possiamo sfruttare il cosiddetto “Internet delle piante”? Le opere agiscono come supporti per il pubblico per avvicinarlo a forme non-linguistiche di consapevolezza e contatto con varie forme di vita apparentemente semplici.

Saša Spačal, Mirjan Švagelj e Anil Podgornik uniscono arte, biologia e cibernetica per creare una piattaforma per la comunicazione inter-specie. In Myconnect il sistema nervoso di un individuo e il micelio di un fungo vengono inseriti in un circuito di biofeedback. Prima di entrare nella capsula, il visitatore è dotato di un rilevatore di battito cardiaco, cuffie e motori vibrazionali posti su varie parti del corpo.

Il sistema viene messo in funzione dal battito del cuore. Questo segnale viaggia attraverso il micelio, dove viene modulato in tempo reale. Il segnale modulato viene poi ritrasmesso al corpo umano attraverso impulsi sensoriali sonori, luminosi e tattili. La forte stimolazione che colpisce il sistema nervoso causa un’alterazione del battito cardiaco del visitatore, innescando un processo circolare.

Si avvia così una simbiosi di segnali. Myconnect è un connettore della simbiosi inter-specie che mette in discussione la divisione antropocentrica tra umano e non-umano. Con I suoi circuiti di segnali e impulsi, generati e trasformati da organismi biologici e tecnologici, Myconnect agisce come un’esperienza immersiva di interdipendenza simbiotica.

Dopo questa esperienza la distinzione tecnologica tra natura ed essere umano appare come una definizione arbitraria, al servizio di particolari interessi biopolitici nella società. Il collettivo ha scelto di lavorare con i funghi, una delle forme di vita dominanti. Il micelio, la parte del fungo nascosta sottoterra, può crescere a dismisura; probabilmente il più grande organismo vivente del mondo si trova in Nord America.

Recenti studi hanno mostrato l’esistenza di una forte interconnessione tra i funghi e gli alberi dei boschi, il cosiddetto “Internet delle piante” che forma estesi network simbiotici. Myconnect è un esperimento artistico a livello sociale, estetico e biologico che esplora nuove possibili forme di comunicazione inter-specie che vadano oltre il linguaggio umano.

Heather Barnett è un’artista, ricercatrice e docente che lavora con i fenomeni naturali e i progetti biologici, spesso in collaborazione con scienziati, artisti, partecipanti ed organismi. Utilizzando materiali vivi e tecnologie di imaging, il suo lavoro analizza il modo in cui osserviamo, rappresentiamo e comprendiamo il mondo che ci circonda.

I suoi progetti includono rappresentazioni microbiche, modelli di sistemi, e continue sperimentazioni con una muffa melmosa intelligente, il Physarum polycephalum, uno degli organismi unicellulari più grandi del mondo. Ciò che rende il Physarum polycephalum particolarmente interessante è la sua capacità di imparare a risolvere problemi sulla base dalle  interazioni con l’ambiente. In Giappone e nel Regno Unito, gli scienziati hanno studiato la capacità di calcolo dello spazio del Physarum polycephalum (mentre studiavano come ottimizzare la ricerca di cibo).

Questi studi segnano una svolta interessante nella cibernetica, già fortemente influenzata dalla biologia. L’organismo viene studiato sia come un artefatto che come un agente. Sulla base di anni di ricerca empirica e collaborazioni artistico-scientifiche, Barnett adopera questa muffa melmosa in un processo di co-creazione negoziata, che sfocia in animazioni,  stampe e sculture viventi.

Inoltre l’artista ha anche sviluppato una serie di workshop interattivi che studiano il Physarum polycephalum come un materiale, un modello e una metafora nell’esperimento collettivo – Swarm| Cell | City – che si è tenuto il 23 e il 24 settembre come parte della serie Nonhuman Agents, in collaborazione con il collettivo Plan b di Berlino. Questa mostra si basa sulla sua combinazione unica tra ricerca interdisciplinare e pratica partecipativa.


www.tim-deussen.de

www.artlaboratory-berlin.org

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