Nel luglio 2017 una ricerca condotta dall’azienda di business data Domo ha rivelato che Giphy, la piattaforma online più usata per postare e condividere GIF, serve poco più di 690.000 immagini al minuto. C’è da stupirsi? Negli ultimi due anni, Facebook e Twitter hanno introdotto sistemi intuitivi per condividere le GIF sulle loro piattaforme, una mossa che ha accelerato la diffusione di un oggetto digitale dalle caratteristiche uniche, che fino a pochi anni fa era apprezzato soprattutto dalle community delle piattaforme online meno strutturate, come Tumblr e reddit.

Le GIF sono state progressivamente accettate e adottate da nuovi utenti, che si affidano alle immagini animate sfruttandone la pervasività programmatica nelle loro comunicazioni digitali. Nicolas Sassoon (1981), artista francese che dal 2011 crea opere d’arte con le GIF, con il suo lavoro propone strategie creative che permettono di sfruttare le caratteristiche di questo formato per creare opere altrimenti irrealizzabili con altri media.

Sassoon ha esordito con quella che è generalmente conosciuta come Gif Art (animazioni 2D in loop) e negli ultimi anni ha messo in discussione la natura spaziale delle sue opere ambientando i suoi pattern all’interno di paesaggi 3D generati al computer e anche il modo in cui il movimento umano dà vita un’immagine fissa. Nel 2011, insieme agli artisti Sara Ludy e Sylvain Sailly, ha creato WALLPAPERS, una raccolta di pattern digitali realizzati con loro ed altri artisti invitati a collaborare, esposti sia online che in luoghi fisici. In questi giorni il trio sta lanciando il nuovo sito del progetto, quindi perché non contattare Nicolas per fargli qualche domanda sul suo lavoro?

Filippo Lorenzin: Nicolas, come descriveresti la tua ricerca artistica degli ultimi mesi? Tra le tue ultime opere più conosciute non posso fare a meno di citare SIGNALS (2017), la collaborazione attualmente in corso con Rick Silva, e quella con il marchio di moda UNIQLO, due progetti che ti hanno dato l’opportunità di cimentarti con media diversi.

Nicolas Sassoon: SIGNALS è una collaborazione che io e Rick Silva abbiamo avviato qualche anno fa, nata da alcuni discorsi su temi di comune interesse: l’impatto che ha l’uomo sul paesaggio naturale del Pacifico nord-occidentale e quello che il paesaggio ha su di noi. Nel mio lavoro, questi ambienti compaiono in forma di astrazione e disegni digitali in movimento, mentre in quello di Rick come rappresentazioni 3D di forme prese dalla natura. Così abbiamo iniziato a pensare a varie soluzioni per unire le due ricerche. Uno degli elementi chiave di questa collaborazione è il concetto di “SIGNALS” (segnali): cioè la creazione di elementi dissonanti o surreali da inserire in scenari naturali. Abbiamo riprodotto diversi ambienti naturali aggiungendovi elementi esterni, come se ne fossero  parte integrante. Un altro punto importante è che da un progetto come questo è possibile trarre una sorta di conclusione sugli effetti dell’Antropocene; come saranno questi paesaggi tra 100, 1000, 10000 anni e oltre? Questa domanda è stata alla base di vari tipi di ambienti.

Ho lavorato con UNIQLO per la collezione primavera-estate 2017 di Christophe Lemaire. Il mio contatto in UNIQLO aveva già esperienza con le mie immagini tradotte in tessuto, ed ha seguito tutte le fasi del processo in maniera molto accurata. In questa occasione ho avuto la fortuna di seguire alcuni passaggi della realizzazione di una collezione, un’esperienza nuova per me e decisamente emozionante. Avevo già collaborato varie volte con il mondo della moda e con il settore tessile e ciò che ho sempre potuto constatare è che trasformare un’immagine digitale in un abito è molto più difficile di quanto sembri. Molte questioni che si affrontano qui non si applicano necessariamente  anche alle opere a schermo: materiali, scala, texture, volumi, ecc. Tutti questi aspetti devono essere affrontati ma non si può tentare all’infinito, quindi è necessario fare affidamento sull’istinto e sulle competenze di altre persone. In questo contesto la parola collaborazione assume un significato davvero particolare.

Oltre a questo, ho realizzato anche animazioni che rappresentano luoghi di Vancouver a me familiari; luoghi di passaggio e project space oggi scomparsi. Questo lavoro mi ha dato l’opportunità di sviluppare la cifra poetica insita nell’immaginario che uso. È stato anche un modo per riflettere sul mio coinvolgimento all’interno delle varie comunità locali che sono state, e continuano a essere, significative per me, per la mia vita privata e creativa.

Filippo Lorenzin: Osservando i tuoi lavori, in particolar modo la serie Vessels (2017), sembra corretto collegare la tua attività, o per lo meno una parte di essa, a tematiche moderniste, come per esempio le peculiarità del mezzo o il coinvolgimento dei sensi dello spettatore attraverso percorsi prestabiliti. Che cosa ne pensi?

Nicolas Sassoon: Vessels è un progetto nuovo ancora in fase di sviluppo, al momento consiste perlopiù in una serie di animazioni che possono essere interpretate come schizzi per sculture future. Il progetto si basa sulla creazione di vetrine botaniche che ospitano colonie viventi di alghe, muschi ed epatiche. Ogni Vessel è una struttura pensata per accogliere una o più piante di questo tipo. Le strutture sono collegate ad un sistema che fornisce acqua, calore, nutrimento e luce. I pattern dei muschi in crescita si propagano sulla struttura ospitante, generando texture viventi. Le piante coltivate all’interno di queste teche non hanno esigenze particolari, ma hanno bisogno di tempo e condizioni stabili per formare una colonia. Ogni Vessel ha bisogno di una regolare manutenzione per rimanere attivo e mantenere in vita le piante.

 Vessels è una piattaforma di sperimentazione. Per dar vita alle teche e alle strutture botaniche il progetto si serve di un’ampia gamma di metodi di coltivazione delle piante, dal plantacquario alla coltura idroponica. Una parte di esso è volta a rappresentare il declino e la crescita eccessiva delle strutture artificiali, delle componenti architettoniche e dei materiali sintetici. Una prima riproduzione di Vessels è stata presentata quest’anno all’ATZ di Milano. Ho avuto l’opportunità di lavorare con Diorama Editions e Zoe de Luca per questa mostra e l’operazione avrà ulteriori sviluppi nel 2018. Ho in progetto di realizzare altri Vessels questo inverno.

VESSEL, Nicolas Sassoon, 2017

Filippo Lorenzin: Sia SIGNALS che Vessels esplorano le possibilità di mediazione tra i materiali digitali e la genuinità dei processi naturali. In altre parole, cercano un collegamento tra le premesse prestabilite del codice binario e le conseguenze meno prestabilite della vita organica e vegetale. Mi chiedo se questo sia stato il tema di fondo anche nei tuoi progetti meno recenti o se è qualcosa a cui ti stai dedicando solo in questi ultimi mesi, in risposta ad un evento particolare.

Nicolas Sassoon: I pattern per me sono diventatati un modo per raggiungere una mediazione tra le forze atmosferiche e naturali e l’animazione e l’astrazione; questo è un punto di partenza importante in tutta la mia pratica. In Patterns però non c’è un contesto particolare a parte lo schermo (o lo spazio in cui le opere vengono mostrate) e il riferimento alla natura non è così esplicito. Di recente ho deciso di cimentarmi con altre forme di rappresentazione, altri processi di lavoro e contesti più specifici. Un buon esempio è SIGNALS, che rimanda ai paesaggi del Nord Ovest del Pacifico. Un altro esempio possono essere i lavori su larga scala come INDEX (2016), AVENUE (2017) e SKYLIGHT (2017) che si basano sui project space di Vancouver, oppure Vessels. L’astrazione è sempre presente nelle mie opere: è presente in tutti i miei nuovi progetti ad un livello cellulare. Tutti questi progetti contengono elementi di astrazione, ma si collegano anche esplicitamente a questioni ambientali, architettoniche e botaniche attraverso immagini, sculture, installazioni…

SKYLIGHT (dettaglio), Nicolas Sassoon, 2017

Filippo Lorenzin: In INDEX, AVENUE e SKYLIGHT, gli spazi a cui hai accennato non sono statici ma fluttuano sopra un fondo nero stellato. Personalmente se dovessi richiamare alla mente una scena del mio passato, la collocherei in un ambiente privo di riferimenti astronomici: posso chiederti cosa fa viaggiare i tuoi ricordi attraverso lo spazio?

Nicolas Sassoon: Lo spazio che circonda le architetture in INDEX, AVENUE e SKYLIGHT ha la stessa funzione che ha un piedistallo per una scultura: isola ed eleva ogni opera da qualsiasi altro contesto. Gli spazi raffigurati in queste animazioni si rifanno ai project space di Vancouver: ogni animazione riprende uno dei loro nomi. Tra il 2012 e il 2016 i luoghi a cui si riferiscono queste animazioni hanno ospitato numerosi eventi d’arte, musicali e dal vivo per poi chiudere nel 2016.

Parte del mio approccio verso queste opere era riflettere sul destino dei luoghi underground e su come questi continuino a vivere anche dopo la chiusura. Questi spazi non sono pensati per documentare la loro attività come centri culturali, e una volta che hanno chiuso vengono ricordati solo con il passaparola, attraverso i racconti e i ricordi della gente. Sono sfuggevoli per natura; si attivano in momenti precisi per periodi molto brevi, e poi scompaiono. Volevo fissare un’istantanea di questi luoghi appena prima dell’apertura per un party fuori orario, un momento che per me rappresenta il culmine della loro esistenza in quanto luoghi di evasione, balli ed eccessi.

Ho deciso anche di lavorare a memoria, per incanalare nella rappresentazione la nostalgia e l’energia che permeano il ricordo di questi spazi. Tuttavia i miei ricordi erano incompleti, così che molti dettagli delle animazioni sono immaginari. Queste opere sono piene di fantasia; sono il risultato di una combinazione di ricordi e immaginazione che coesistono sullo stesso piano. Funzionano come una favola o un mito, con il passare del tempo la storia originale viene lentamente distorta fino a trasformarsi in qualcosa d’altro.

INDEX (dettaglio), Nicolas Sassoon, 2016

Filippo Lorenzin: Un’altra opera recente è Drift (2017), un video in cui una sagoma a forma di luna viene coperta da un motivo fluttuante che a prima vista richiama un’eclissi. La consistenza delle forme e lo scenario conferiscono all’opera un aspetto inquietante, come un horror muto. Ziggurat esoteriche e piramidi si ergono su un deserto senza confini, suggerendo connessioni misteriose tra la grammatica del codice binario e gli antichi sistemi di calcolo. Cosa ti ha portato a creare un’opera di questo tipo?

Nicolas Sassoon: Drift è stata creata per ECLIPSECORE, una mostra/proiezione collettiva organizzata da Rick Silva in seguito all’eclissi totale che ha interessato il Nordamerica nel 2017. Prima dell’eclissi di agosto, i media online si erano concentrati sui dati scientifici riguardanti tale fenomeno, cosa che per contrasto mi ha portato ad interessarmi ai miti sulle eclissi solari. Drift è nata da questa ricerca e si ispira anche alla traccia audio che ho usato – Drifting Down degli Administrative Segregation. Il video ricalca il passaggio della luna davanti al sole durante un’eclissi, trasformandosi poi in un racconto surreale che non arriva a nessuna conclusione; come un incontro bruscamente interrotto. Mentre realizzavo il video continuavo a pensare al Viaggio nella Luna di Georges Méliès e ad altre prime forme di immagini in movimento che hanno trattato di eventi celesti. Drift si ispira a questi vecchi film, è una combinazione di fantastico e desueto.

Filippo Lorenzin: Solitamente eplori le qualità architettoniche delle tue opere posizionandone alcune in contesti urbani. L’espansione degli schermi su ogni superficie piana – da quelle degli smartphone alle facciate degli edifici – sta ridefinendo l’orizzonte urbano. Avverti un cambiamento nell’opinione pubblica verso questo stato di cose da quando hai iniziato a sperimentare con gli spazi fisici? Le tue opere sono state influenzate da questo aspetto?

Nicolas Sassoon: Non so se l’opinione pubblica sia cambiata, ma di certo sono cambiate le infrastrutture, e questo di solito innesca una reazione a catena. Gran parte di questo cambiamento ha a che fare con la pubblicità e con le innovazioni delle piattaforme/display. Negli ultimi dieci anni, i maxischermi e le proiezioni sulle facciate sono diventati fondamentali per il marketing su larga scala, e una volta che questo accade la tecnologia viene subito a configurarsi come un qualcosa di attraente per un pubblico più ampio. Per un artista può essere impegnativo lavorare con questo tipo di schermi, anche se recentemente ho avuto qualche esperienza positiva con quelli all’aperto e con le proiezioni sulle facciate. Non penso che le mie opere ne siano state influenzate; creo le animazioni prima di tutto per gli schermi e da lì possono estendersi ad altre piattaforme.

Filippo Lorenzin: La forma, le caratteristiche tecniche e anche l’azienda che ha prodotto il dispositivo di visualizzazione influenzano la qualità dell’immagine – senza tenere nemmeno conto del contesto ambientale. Le tue opere tengono conto in anticipo di queste variabili o hai un atteggiamento più aperto nei confronti della casualità?

Nicolas Sassoon: Le mie opere a schermo sono calibrate sullo schermo del mio portatile e su un paio di altri monitor del mio studio. Se le mettessi online non avrei modo di controllare tutte queste variabili. È piacevole vedere che aspetto ha la mia opera su altri dispositivi, lo trovo stimolante e sorprendente. Se non si riesce ad accettare questa incertezza di contesto derivante dalla messa online, le cose diventano troppo stressanti. È come nuotare controcorrente; sei destinato a perdere. Spesso vado negli AV/Apple store per guardare certi lavori su diversi dispositivi; è uno dei tanti modi che uso per aggiornarmi su queste variabili.

Filippo Lorenzin: Quasi tutte le tue opere sono senza suono, cosa che le rende peculiari. Per farti un esempio, quando guardo un film muto io non riesco a fare nient’altro: se non lo guardo, mi perdo quello che succede. D’altra parte, ci sono anche molti film sonori che si possono “guardare” senza essere visti realmente – in sostanza fanno da rumore di fondo. Ora, tu pensi che le tue opere debbano essere guardate come fossero film muti o che debbano essere vissute come parte di quel flusso infinito di immagini in movimento che compaiono sui nostri schermi?

Nicolas Sassoon: Penso che ogni opera d’arte voglia catturare l’attenzione dell’osservatore per un certo lasso di tempo, e che le strategie per raggiungere questo obiettivo varino tanto quanto la gamma di esperienze prodotte. Non considero la mia opera come un’esperienza che abbia bisogno di essere isolata dal suono – in realtà penso l’esatto contrario – ma mi piace pensare che un’opera possa abbracciare un certo lasso di tempo. Un po’ come quando osservi un paesaggio e ti prendi del tempo per assorbirne la vista, o i motivi della carta da parati della camera da letto che vedi ogni giorno. Molte mie animazioni, in particolare Patterns, richiamano passate esperienze di paesaggi naturali che spesso hanno a che fare con l’acqua: pioggia che cola sul vetro, motivi disegnati dalla marea sulla sabbia, il disturbo visivo di una tempesta di neve, ecc… E’ come se collegassi l’astrazione con motivi naturali e forze atmosferiche. C’è una temporalità specifica associata a queste esperienze visive e spero sempre che gli osservatori riescano a perdersi tra le mie animazioni per un breve lasso di tempo, in modo da riprodurre sullo schermo l’esperienza del paesaggio.

LOST HOURS, Nicolas Sassoon, 2016

Filippo Lorenzin: Il tuo lavoro è creare rendering animati in loop – pensi che ci sia qualche particolare differenza tra questa operazione e la scrittura di codici?

Nicolas Sassoon: C’è una grande differenza in termini di procedimento e approccio. La maggior parte delle mie opere animate è concepita visivamente attraverso tecniche di computer grafica che si avvicinano molto alle analoghe tecniche di animazione: fotogramma per fotogramma, stop-motion, fotoritocchi…penso che la codifica delle immagini sia un processo diverso, dove si usano sistemi e linguaggi per generarle. Gli strumenti sono sostanzialmente diversi. I miei sono già codificati; si tratta di applicazioni già progettate da programmatori. La scrittura di codici è più come sviluppare la propria immagine creando gli strumenti…

Filippo Lorenzin: Questo discorso mi ricorda una cosa che disse in un’intervista l’artista Julian Oliver riguardo al fatto che gli artisti in passato fabbricassero da soli i propri strumenti (pennelli, colori, ecc.) e che lui stesso rifiutasse programmi già pronti per l’uso. Chiaramente questo è un approccio politico e coerente con la sua ricerca e, sebbene io non voglia paragonare due artisti che hanno seguito due percorsi tanto diversi, non posso fare a meno di domandarmi come l’utilizzo di programmi creati da altri possa influire sul tuo lavoro.

Nicolas Sassoon: Io uso programmi tradizionali perché li trovo più affidabili rispetto a software più specifici che potrebbero però scomparire con il tempo o non essere più supportati da un nuovo sistema operativo. Quando ho iniziato a lavorare con i primi programmi di computer grafica, la sfida principale è stata quella di produrre la grafica di trent’anni fa con i software di imaging di oggi. Dopo alcune ricerche mi sono reso conto che la grafica che stavo tentando di ricreare era il fondamento stesso della maggior parte dei programmi di imaging; era incorporata in loro fin dalla versione 1.0.

Da qui è stato tutto un lento processo di apprendimento delle funzioni fondamentali che sono il fulcro di questi programmi. In alternativa, ho trovato il modo di ricreare la grafica che era stata originariamente concepita attraverso la codifica. Dal punto di vista tecnico, reputo il mio lavoro come un’attività a metà tra tecnologia analogica e digitale; i software vengono utilizzati per compiti precisi e semplici, in modi tediosi e ripetitivi simili all’animazione analogica. Mi piace l’idea di inventare i propri strumenti, ma non credo che gli strumenti facciano il lavoro, questa è una cosa che spetta sempre a chi li utilizza.


http://nicolassassoon.com

http://www.w-a-l-l-p-a-p-e-r-s.net

http://www.saraludy.com

https://s-i-g-n-a-l-s.com/videoworks/

http://ricksilva.net

https://www.uniqlo.com/us/en/men-u-open-collar-short-sleeve-shirt-197629.html

http://www.agreementstozinedine.com/#/

http://www.dioramamag.com

https://player.vimeo.com/video/229755612

http://eclipsecore.org

SHARE ONShare on FacebookGoogle+Tweet about this on TwitterShare on LinkedIn