Samson Young è un artista, musicista e compositore di Hong Kong con una formazione accademica in musica, filosofia e studi di genere e un dottorato di ricerca in composizione musicale.

Il suo lavoro si declina sotto forma di media diversi, connettendo la musica all’immagine attraverso il video e il disegno, e ampliando le capacità di questi due media sia nello spazio che nel tempo attraverso l’installazione e la performance. Nella sua pluralità di espressioni, Samson Young ha presentato il suo lavoro in diversi luoghi, gallerie, festival e musei di tutto il mondo.

Con un interesse particolare verso la composizione, questa intervista invita a considerare gli spartiti come strumenti di strutturazione ed organizzazione dell’esperienza e come veicoli per trasmettere un processo di riflessione che cerchi di comprendere le restrizioni sociali del contemporaneo e le sue possibilità.

Ana Carvalho: Guardando la documentazione del tuo progetto So You Are Old By the Time You Reach the Island mi sono venuti in mente “Lo Spirituale nell’Arte” di Kandinsky e l’impulso interiore che spinge l’artista a creare. In questo lavoro, ma anche in altri, utilizzi una vasta gamma di media, dalla musica al video, dall’installazione alla radiodiffusione. Qual è l’importanza che riveste la musica in questa molteplicità di canali espressivi?

Samson Young: Non voglio trattare la musica come qualcosa di esotico, né trattarla come qualcosa di distinto dalle altre forme di espressione, penso che la musica e, per estensione, il senso dell’udito, soffrano di un eccesso di romanticismo; vedo, ascolto e penso tutto nello stesso corpo. Detto ciò, è vero anche che gli studi di composizione hanno strutturato la mia percezione del mondo in modi specifici, ai quali a volte cerco di resistere, o che cerco di combattere, e altre volte di sfruttare. Quindi in questo senso nemmeno la musica è banale.

Ana Carvalho: Un termine che mi viene sempre da associare al tuo lavoro, che sia l’uso delle campane nelle diverse culture di For Whom the Bell Tolls: A Journey Into the Sonic History of Conflict o le conversazioni tra le persone di Radio mobile Broadcast, è connessioni. Il termine mi viene sempre in mente anche quando guardo i tuoi spartiti a cavallo tra notazione formale e notazione grafica, che mi ricordano il Trattato di Cornelius Cardew. Hai intenzione di portare all’attenzione del pubblico diverse modalità di connessione ma anche di approssimazione, comprensione e dialogo?

Samson Young: Non è uno sforzo cosciente da parte mia, ma dal momento che gran parte del mio lavoro riguarda questa idea di trascrizione, in particolare di trascrizione del suono, penso che quando il pubblico si avvicina a queste opere spesso senta il desiderio di invertire quel processo, di risalire al suono che è stato trascritto, il che ovviamente è una cosa molto giusta da fare. Con Trattato o altri lavori di notazione grafica penso che la premessa sia molto diversa: questi operano come partiture, il che significa che il presupposto implicito è che ci sarà un processo di traduzione ed esecuzione (da parte di uno o più interpreti); mentre nelle mie trascrizioni la notazione viene prodotta dopo il fatto, quasi come fossero dei fonografi. Per dare una risposta più concisa alla tua domanda, posso solo garantirti che nel mio processo di composizione c’è una sorta di struttura interna e di coerenza, ma in ogni caso ci sarà sempre una distanza incolmabile tra il mio udito e il tuo.

Ana Carvalho: Nel tuo saggio intitolato “On drawing sound” ti chiedi che cosa significa essere fedeli alla musica e con questa domanda ti ricolleghi ai disegni di John Cage. Vorrei girare a te la stessa questione: che cosa trasmettono i tuoi disegni della tua fedeltà alla musica?

Samson Young: Penso di aver già toccato questo argomento rispondendo alla tua prima domanda. Ma non penso di essere fedele alla musica, né a nulla in particolare. Quell’affermazione era di John Cage, non mia, e va collocata nel suo contesto storico. Prima di tutto penso che Cage stesse provando ad elaborare il suo rapporto con persone come Schönberg e la gente della scuola di Darmstadt, e forse si sentiva un po’ insicuro della sua collocazione quando il suo lavoro veniva considerato alla stregua di quello dell’avanguardia musicale austro-tedesca; in secondo luogo era coraggioso e ha oltrepassato ogni tipo di confine, quindi è facile dimenticarsi che ha vissuto in un’epoca in cui questi limiti stavano soltanto iniziando a crollare, almeno nelle sale da concerto.

Ana Carvalho: Considerando i tuoi spartiti come traduzioni di esperienze, in quali modi la composizione include la multisensorialità?

Samson Young: Per me comporre è soltanto un modo per dare struttura e organizzare, non è quindi una strategia che è limitata alla musica e al suono. Ma anche se stiamo parlando di composizione come stesura di eventi nel senso più tradizionale del termine, è già da molto tempo che questa si è avventurata al di fuori del mondo del suono puro. Per fare un esempio più familiare, le partiture di George Crumb in pratica sono dei copioni per un teatro multi-sensoriale. E certamente, come pubblico, sono interessato allo spettacolo del direttore d’orchestra e dei musicisti tanto quanto al suono e alla musica che è stata prodotta.

Ana Carvalho: Durante la stesura dello spartito pensi alla sua interpretazione? E se sì, hai mai creato uno spartito che è impossibile da eseguire?

Samson Young: No, pensare all’interpretazione limita la mia immaginazione. Devo prendere delle decisioni molto rapide e quindi a volte mi baso sulle notazioni musicali tradizionali solo perchè mi sono familiari. Non incoraggio né organizzo intenzionalmente l’interpretazione delle mie trascrizioni sonore, ma non proibirò nemmeno ai musicisti di farlo.

Ana Carvalho: C’è un’evidente connessione tra le location, l’attrezzatura e gli strumenti che scegli, appartenenti a situazioni socio-politiche problematiche, e il loro ruolo in molte delle opere che crei. Nel processo di trasposizione dal contesto originale all’opera, questi elementi diventano parte di qualcosa di diverso, ovvero splendide opere d’arte. Per concludere l’intervista, pensando alla tua pratica artistica, ti vorrei chiedere qual è, secondo te come artista, il ruolo dell’arte nella nostra contemporaneità?

Samson Young: La creazione di opere d’arte per me è un modo per elaborare le informazioni e per digerire questioni complesse, alcune delle quali sono politiche. È uno strumento di pensiero. Ma non tento di influenzare l’opinione pubblica distillando una singola presa di posizione. Quando creo un’opera, la mia idea su un argomento è spesso molto confusa e contraddittoria, e lascio che la confusione entri nel mio lavoro. Quando finalmente emergo da questo processo posso iniziare a formulare un’opinione e questa può, di conseguenza, influenzare come voto, con chi scelgo di lavorare, come gestisco il mio non-profit ecc.; il che è un obiettivo molto più modesto, ma non banale.


http://thismusicisfalse.com/

SHARE ONShare on FacebookGoogle+Tweet about this on TwitterShare on LinkedIn