Tornare in Spagna ogni estate? Sì, sempre e soprattutto per una ragione: riscoprire quella scena e quella estetica che solo Sónar festival offre al suo pubblico da venticinque anni. Una nuova splendente stagione con un dj set di Björk – in mostra al CCCB fino al 24 settembre – e con un programma / palinsesto, che ha previsto circa 140 artisti, tra musicisti, dj e producer, cui dovremmo dedicare almeno 100 pagine per poter descrivere ogni performance.

Solo per citarne alcuni: Damian Lazarus, Floorplan Live, Evian Christ, Clark, Matmos, Nosaj Thing + Daito Manabe, Amnesia Scanner, Jon Hopkins, Moderat, Nicolas Jaar, Cashmere Cat, Carl Craig, Andy Stott, Seth Troxler & Tiga (set di 6 ore), senza dimenticare gli italiani Lamusa e Suzanne Ciani.

Una programmazione che ha inspirato dunque le produzioni più recenti – che vertono sulla ricerca sperimentale e avanzata – accontentando tutti: un mare di giovani, adulti, esperti ed entusiasti. Questo è Sónar festival, il segnale più forte della joie de vivre di centinaia di migliaia di persone, le quali tornano a Barcellona ogni anno, per poter partecipare ad un evento che sprizza energia il giorno come la notte.

Sónar è un festival di carattere multiforme, in cui approfondire la conoscenza della cultura sonora e della musica sperimentale, e uno spazio d’eccellenza dedicato alla cultura digitale ed alle tecnologie innovative, che ospita ben 60 relatori, centinaia di aziende e 5.000 professionisti da ogni parte del mondo.

Sónar+D – giunto alla sua quinta edizione – si è focalizzato infatti su intelligenza artificiale, virtual reality e ambienti immersivi, dimostrando come quando un progetto culturale di valore incontra l’attenzione delle aziende e delle attività commerciali, può crescere ogni anno di più, e questo è stato senza dubbio il migliore.

I motivi di questo successo sono cinque: contenuti di altissimo livello con laboratori, dibattiti, concorsi tra startup che hanno coinvolto attivamente figure di spicco della scena internazionale; mostre di progetti innovativi che hanno esplorato la relazione tra creatività e tecnologia; organizzazione e gestione degli appuntamenti degni di nota; area dedicata al networking / bar che ha connesso migliaia di operatori del settore; un’app super funzionale che ha informato la community in tempo reale.

Per capire meglio, vediamo cosa hanno proposto Sónar+D e Sónar PLANTA nella Fira Montjuïc in Rius i Taulet. Tra i workshop d’apertura, The language of immersion – curato dalla SAT (Socieété des Arts Téchnologiques) – si è incentrato sull’ideazione e sullo sviluppo degli elementi principali per la creazione di sistemi immersivi, allestendo nel Sónar 360° una sorta di planetario digitale dove gli spettatori sono stati invitati a fare un’esperienza percettiva e multisensoriale.

Tanti sono stati i momenti imperdibili anche nello Stage+D, pensiamo, ad esempio, a quello con Ableton che ha presentato Dj Shadow (Joshua Paul Davis) in conversazione con Tony Nwachuckwu, direttore e fondatore di CDR, per fare il punto della situazione su come sia cambiata la figura del dj nel corso degli anni e su come le nuove tecnologie abbiano generato un diverso modo di concepire la performance musicale.

L’intervento di DJ Shadow – producer, compositore e disk jockey inglese – è stato interessante e di grande ispirazione, poiché si tratta di una delle figure che ha maggiormente influenzato non solo l’hip hop strumentale, ma l’intera scena della musica contemporanea degli ultimi venti anni. Nel Market Lab – fulcro della ricerca e della sperimentazione artistica del Sónar – 30 aziende hanno presentato nuove forme di espressione in cui dialogano creazione, produzione, marketing.

Il progetto Sonomap. Sounds of the city, è la prima esperienza immersiva multicanale ideata e realizzata dal Scientific Visualization Group del Barcelona Supercomputing Center. Sonomap è stata creata in base a due campi di azione, uno virtuale e uno reale.

All’interno dello spazio virtuale le persone potevano volare al di sopra della città per vedere e ascoltare il rumore ed i ritmi urbani, mentre in quello reale il pubblico poteva visualizzare i dati della città su una mappa, così come la loro posizione.

Artificial Muse, invece, ha creato un dipinto digitale che ha mostrato come l’intelligenza artificiale possa migliorare il nostro lavoro rendendolo più efficiente e contribuendo in modo particolare al processo creativo, grazie appunto ad una progettazione neurale. Non meno importante, a mio avviso, l’offerta di Data Duo di nuovi strumenti musicali e di sintetizzatori per creare musica elettronica, presentati con Kickstarter e rivolti ad un pubblico sia giovane che adulto.

Tra le attività permanenti, Realities+D ha catturato il pubblico più curioso del Sónar, che non ha perso l’occasione di fluttuare nello spazio, scoprendo le infinite possibilità di interazione con piattaforme virtuali, fruibili attraverso visori di ultima generazione. Tilt Brush ad esempio ha dato ai visitatori di Sónar + D l’opportunità di dipingere in un modo assolutamente nuovo e diverso.

Grazie a Google VR, l’ambiente che circondava l’utente è diventato una grande tela virtuale per l’immaginazione, sulla quale il visitatore, con l’aiuto di un pennello digitale, ha potuto disegnare e modellare forme bidimensionali trasformandole in sculture 3D, senza alcun utilizzo di materiali o attrezzi particolari (sempre sold out!).

La VR rappresenta senza dubbio la rivoluzione del futuro, che porterà all’abbandono totale dello schermo, anche se richiederà tempi congrui per entrare nella nostra vita, considerato che assorbe la vita stessa in modo totale. Così come è totale l’autore dell’installazione al Sónar Planta, Daito Manabe, che è davvero tante cose assieme, forse il genio pluridisciplinare per antonomasia: artista visivo, dj, programmatore, realizza installazioni e performance.

Il lavoro di Manabe è un’opera magica ed elegante che torna ad investigare anche l’interazione con spazio, fasci di luce, corpo e spettatore. Manabe ha partecipato anche al live media di Nosaj Thing che si è tenuto nella Sonar Hall, con una performance di altissimo livello che ha fatto ballare e divertire tutti.

Oltre a Manabe, Sónar+D ha invitato alcuni tra i maggiori artisti multimediali al mondo, come Nonotak, Alba G. Corral, Playmodes, Tarik Barri, figure complesse e con background eterogenei, che risultano difficili da definire: in sintesi potremmo definirle interdisciplinari.

Non a caso la ricchezza della proposta del festival sta proprio nella diversità che crea sinergia e confronto, unico modo possibile per favorire lo sviluppo e l’innovazione. Con l’avvento del digitale dagli anni Novanta, abbiamo assistito al fenomeno della condivisione di conoscenze e saperi diversi e alla nascita dell’autore collettivo, che metteva da parte la figura dell’artista solitario per coinvolgere tante figure con competenze tecniche e specifiche differenti che collaborano insieme, dando vita a opere ibride e poliglotte.

Il duo nippo – parigino Nonotak nasce proprio dall’incontro tra due artisti con retroterra dissimili, l’architetto e musicista Takami Nakamoto e l’illustratrice Noemi Schipfer, che lavorano con live media e installazioni. La light and sound performance SHIRO, è uno spettacolo audiovisivo dal vivo, incentrato sul rapporto tra suono e luce, che crea un universo di immagini geometriche in cui è facile perdersi.

Fondendo musica elettronica, techno, glitchy, strobo, light design e strutture multi schermo, Nonotak ha dato vita ad una opera coinvolgente ed ipnotica, che avvolge gli artisti e allo stesso tempo il pubblico. La settimana del Sónar ,dal 12 al 18 giugno 2017, si è articolata inoltre in 5 appuntamenti collaterali disseminati nella città catalana, la maggior parte dei quali ad ingresso gratuito (rarità preziosa per noi italiani!), tra cui le mostre Blackout presso La Virreina Centre de la Imatge e Musica Experimental y arte sonoro, 1950 – 2017 alla Juan Naranjo Gallery.

Non poteva mancare una figura autoriale della musica contemporanea come Brian Eno, padre della musica ambient, ossessionato dalla ricerca sonora, che ha presentato Lightforms / Soundforms al Centre d’Art Santa Mònica. L’ex convento – che si trova alla fine della Rambla, vicino al porto – ospiterà fino al 1° ottobre una retrospettiva dell’artista britannico a cura di Lluís Nacenta, che comprende anche una nuova installazione immersiva, sonora e luminosa, creata appositamente per la suggestiva Max Cahner Hall.

Infine la domanda cosa è mancato secondo me al Sonar? resta senza risposta. Il che porta ovviamente ad una conclusione: i festival nel mondo sono tanti, ma Sònar lascia inconsapevolmente ben poco spazio agli altri, e rimane il manifesto internazionale della ricerca contemporanea, di cui Sònar+D è la punta di diamante. Impossibile dimenticare quest’ultima edizione, anche perché alla fine dei quattro giorni mi sono addormentata in ottima compagnia in una spiaggia di fronte allo stabilimento Opium, con il suono delle foglie delle palme e delle onde del mare…

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