Marco Barotti è un artista e performer contemporaneo. Dopo gli studi in musica e batteria svolti in Italia, presso la Siena Jazz Academy, nel 2007 arriva a Berlino entrando così in una nuova dimensione sonora che mescola i diversi generi e influenze presenti nella città.

Qui ha conosciuto il gruppo Plastique Fantastique, artisti che giocano con il contesto urbano e le sue potenzialità, per creare delle installazioni sonore temporanee che uniscono suono e architettura. Con loro, Marco Barotti ha creato diverse installazioni come, ad esempio, The pulse of London, creata per la Saatchi Gallery di Londra: una macchina che unisce l’organismo umano con il suono e l’architettura. La macchina capta la pulsazione dei suoi visitatori per generare un proprio sound e beat.

Non solo, in collaborazione con Plastique Fantastique è nata anche Sound Of Light, una scultura sinestetica che interpreta e trasforma la luce in frequenze audio tramite un sistema dinamico. Sound of Light è un’installazione specificamente nata per il padiglione musicale di Hamm, in Germania, e premiata al Let’s Color Award per il miglior uso del colore in ambito tecnologico.

plastique4

Nel 2011 Marco inizia a collaborare anche con Asphalt Piloten, un gruppo di artisti provenienti da diverse discipline e aree geografiche, che lavorano interagendo con spazi pubblici come palcoscenici per performances ed happenings. Mirando a rendere il più universale possibile la loro comunicazione artistica utilizzando il linguaggio del corpo, quello musicale e visuale. Con Asphalt Piloten Marco ha viaggiato per l’Europa con vari progetti, vincendo lo Swiss dance award June Johnson e il Kultur Kreativepiloten Deutschalnd.

Nel 2015 nasce Swans in’installazione pensata e realizzata in autonomia dallo stesso Barotti. Swans sono animali ibridi e tecnologici che galleggiano sull’acqua e cantano con una propria voce personale. Dal testo di presentazione dell’installazione il concept viene descritto in questo modo: “Otto canali audio trasportano il suono attraverso i cigni, portandoli in vita e rimodellando il paesaggio. Questa immagine provoca insieme repulsione e familiarità, entrando nel paesaggio naturale e allo stesso tempo trasformandolo con l’unione di tecnologia e animalità”.

Swans è stata presentata per la prima volta ad Art Now in Germania e successivamente esposta a Seydisfjordur, Islanda, per il List j Ljosi Light Festival. Dalla musica all’arte, dall’arte alla musica: Marco non ha mai smesso di esprimere la sua creatività in ambito musicale come sperimentatore e compositore, dando vita nel 2015 al suo album Rising uscito con Gomma Record.

plastique7

Simone Broglia: Ciao Marco, allora finalmente ci siamo incrociati. Come stai? Come sta andando a Berlino?

Marco Barotti: Molto bene. Anche se in questo periodo ci sono poco. Quest’estate sono stato a Venezia, a palazzo Carminati, ho anche inaugurato una performance a Palazzetto Tito dal titolo Deprive Depraved Images. Abbiamo decostruito degli elementi delle colonne sonore dei film porno erotici degli ultimi decenni e li uniamo a sonorità elettroniche.

Simone Broglia: Non lo sapevo, interessante. Vedo che sei sempre attivo e in viaggio… Ti credevo ancora in Messico…

Marco Barotti: Si viaggio tanto soprattutto l’estate. L’inverno produco… A Berlino fa freddo quindi mi rinchiudo in studio o in atelier per lavorare. Quest’anno in realtà mi sono preso una pausa invernale dopo l’uscita del disco e mi sono concesso un lungo viaggio in India. Avrei avuto la possibilità e il budget per lavorare su un nuovo album, ma da Settembre a Febbraio sarò a New York e non mi andava di partire lasciando il lavoro a metà.

Simone Broglia: Interessante. Come mai a New York?

Marco Barotti: Abbiamo vinto un Grant con Asphalt Piloten. Sei mesi di residenza e vorrei godermeli in modo produttivo. Andando senza lasciare cose in sospeso.

Simone Broglia: Parliamo del Messico invece, come mai eri lì?

Marco Barotti: Ho presentato il mio disco Rising con una performance all’opening della mostra Reality is Boring prodotta da Platoon Kunsthalle & the Global Creative Alliance. Naturalmente ho anche realizzato un’installazione all’interno della mostra, che si chiama Monotonal Cylinder ed è una nuova collaborazione con i Plastique Fantastique.

plastique3

Simone Broglia: Come funziona questa nuova installazione, Monotonal Cylinder?

Marco Barotti: Funziona con speakers a contatto che fanno vibrare il materiale trasformando la struttura in una membrana sonora. È come trovarsi dentro ad uno strumento…è la mia prima installazione in mono. Fino ad ora ho sempre lavorato con 4, 6, 8 canali, questa volta invece ho voluto lavorare con un canale solo. Back to Basic.

Simone Broglia: Visto che abbiamo accennato un po’ di cose, ricapitoliamo… Tu lavori su più fronti: da solo, con Plastique Fantastique e con Asphalt Piloten. Come si sviluppano le tue collaborazioni?

Marco Barotti: Tutto quello che faccio parte dal suono e si sviluppa in varie forme. Come nella musica, musicisti che arrivano dalla stessa scena o da vari background si uniscono per creare qualcosa di nuovo. Le mie collaborazioni hanno spesso lo stesso concetto, ma si sviluppano in modo multidisciplinare quindi cercano di unire musica, architettura, danza e performance.

Simone Broglia: Ho visto uno dei tuoi lavori che mi intriga molto, parlo di Swans.  Hai fatto tutto tu in questo caso, giusto? Concept e installazione?

Marco Barotti: Si, concept e realizzazione, from zero to hero.

Simone Broglia: Quanto hai lavorato a Swans? E, soprattutto, hai recuperato tu i materiali?

Marco Barotti: È stato un processo abbastanza lungo. L’idea è arrivata in Russia nel 2014 per poi essere sviluppata e prodotta a Berlino, e venire così presentata ad Art Now lo scorso Settembre. Per quanto riguarda il recupero dei materiali ho iniziato con Asphalt Piloten, recuperando vecchi speakers per poi trasformarli in nuovi dispositivi sonori, e poi finalmente ho trovato le antenne.

plastique8

Simone Broglia: Come galleggiano?

Marco Barotti: Con anelli gonfiabili agganciati sotto i satelliti. Un carico nella parte posteriore bilancia il peso degli speakers e mantiene quindi i cigni in equilibrio, mentre un ancoraggio subacqueo lascia una certa libertà di movimento all’oggetto senza farlo scappare.

Simone Broglia: E dal punto di vista sonoro?

Marco Barotti: Dopo essere stato per un periodo a osservare ed ascoltare i cigni che vivono nel canale di Xberg, ho collegato i suoni prodotti dagli animali a quello degli ottoni. Quindi ho registrato vari musicisti, soprattutto della scena Free Jazz, che utilizzano il proprio strumento in maniera non convenzionale ma come una noise machine. Ho adoperato parti delle registrazioni per riprodurre una metafora sonora dei cigni e successivamente ho aggiunto dei bass synth che seguono il movimento degli strumenti a fiato producendo esclusivamente frequenze sotto i 50 Hz. Queste creano un movimento visibile della membrana dello speaker dando vita agli animali di metallo.

Simone Broglia: È un’installazione diversa da quelle che hai fatto con Plastique Fantastique, perché qui non c’è un ambiente costruito ad hoc, ma l’opera viene ambientata nel paesaggio stesso. A proposito invece di Plastique Fantastique. Stai continuando a lavorare anche con loro?

Marco Barotti: Si ed è sempre più interessante. La ricerca, lo sviluppo dei progetti, le nuove idee e il nuovo approccio che stiamo scoprendo dopo aver cambiato la linea di lavoro. Nel 2015 abbiamo momentaneamente messo da parte gli elementi interattivi come per Sound of Light e Pulse Of London concentrando le nostre energie maggiormente sulla relazione tra sound, design, composizione e architettura temporanea creando ibridi molto più organici come Breathing Volume Monotonal Cylinder.

plastique5plastique6

Simone Broglia: Parlami di Breathing Volume. Come è nata e come funziona?

Marco Barotti: Breathing Volume fa parte della nuova generazione di installazioni con PF. Prodotto nel 2015 nasce dall’idea di unire architettura dinamica e sound design giocando con la nozione di spazio in un contesto audio visuale. Il pubblico viene accolto da mura che respirano e che cambiano il proprio volume fisico, creando la sensazione di essere all’interno di un organismo vivente. Il soundscape composto in loco si accorda con le frequenze dei quattro ventilatori e segue il movimento delle mura gonfiabili. Come per Swans, ho utilizzato frequenze sotto i 50 Hz per creare il movimento visibile della membrana dei 40 speakers e non solo, in questo caso ho integrato due subwoofer per far sì che le frequenze basse non solo si vedano ma si sentano anche. È un’installazione nata per un Festival di arte a Praga.

Simone Broglia: Riesci a muoverti parecchio in Europa e anche le tue opere sono spesso esposte in giro per il mondo: ho notato che ad esempio Swans era a Seydisfiordur questa estate…

Marco Barotti: Sì, Swans è stata in Islanda questa estate, a Settembre invece era in Portogallo, ora si trova a Bruxelles e spero di poterla portare in Brasile il prossimo anno.

Simone Broglia: Devo ammettere che del tuo lavoro ho seguito di più la parte delle installazioni. Ma prima mi parlavi del tuo album. Ha avuto un riscontro importante?

Marco Barotti: Si è uscito con una etichetta importante Gomma Records, ed ha vinto uno Stipendium da Music Board Berlin. È andato bene e continua ad andare, una grande soddisfazione finalmente realizzata.

plastique9

Simone Broglia: E sei sempre impegnato con gli spettacoli dal vivo, vero?

Marco Barotti: Sì, ne ho fatte tante e continuerò a suonare fino alla partenza per New York. Il 27 Luglio ho suonato in Italia all’Evo Festival, poi ancora in Germania e in Korea. Ad Ottobre sono tornato in Messico per il Mutek MX.

Simone Broglia: E sull’anno prossimo che progetti ci racconti? Mi dicevi di New York…

Marco Barotti: Si, Rimango a NY fino a Febbraio, poi vado a Marsiglia.

Simone Broglia: Cosa farai lì?

Marco Barotti: Un lavoro sulle sirene di Marsiglia, il progetto si chiama SIRÈNES ET MIDI NET. Ogni mese la piazza dell’Operà di Marseille viene concessa ad un artista per creare un lavoro che interagisca con il suono delle sirene, ciò avviene solo una volta al mese per 12 minuti. Il primo di Marzo 2017 toccherà a me. L’idea è di intervistare 120 abitanti di Marsiglia chiedendo loro quali sono le emozioni ed i ricordi che legano alle sirene. Alla fine dell’intervista chiederò loro sei parole che riassumano i sentimenti legati a quel suono. La composizione di 720 parole in 6/4 a 60 bpm, per una durata di 12 minuti (720 secondi) verrà eseguita live nella piazza davanti all’Operà dove le 120 persone reciteranno le loro sei parole diventando una sorta di human loop machine.

Simone Broglia: Molto forte, d’impatto. Alla fine le persone reciteranno quasi un mantra?

Marco Barotti: Si esatto. Spero di riuscire a creare momento forte di condivisione tra performers e l’audience dove diverse generazioni e culture si possano ritrovare per dare omaggio ad un suono che coinvolge le loro vite da ormai mezzo secolo.

plastique2

Simone Broglia: Mi sembra che dopo un po’ di anni, il bilancio berlinese sia positivo.

Marco Barotti: Berlino mi ha dato tanto sia a livello musicale che personale. Per quanto sia innamorato della città mi piace il fatto che il mio lavoro si sviluppi principalmente fuori. Viaggiando tanto sono sempre felice di tornare (Febbraio escluso).

Simone Broglia: In bocca al lupo Marco e grazie.

Marco Barotti: Crepi, grazie a te e Digicult.


http://www.marcobarotti.com/

SHARE ONShare on FacebookGoogle+Tweet about this on TwitterShare on LinkedIn