Dominic Wilcox nasce a Sunderland, nel nord-est dell’Inghilterra, e riceve una formazione in design del prodotto presso il Royal College of Art, e in comunicazione visiva presso l’Edimburgh College of Art. Al momento risiede a Londra, anche se si sposta continuamente per partecipare a conferenze e workshop in giro per il mondo, da Città del Capo a Tokyo, a Milano.

Dominic Wilcox è l’emblema della persona che sfugge alle classificazioni; è un artista, un inventore, un progettista, un relatore e un uomo che reinventa la normalità trasformandola in qualcosa che non necessariamente ha uno scopo pratico. Le sue opere spaziano dalle macchine più strane ai dispositivi più efficienti.

Un esempio può essere la serie di dispositivi commissionati da Kellogg’s per rendere la colazione più divertente, come un cucchiaio robot, una ciotola di cereali che amplifica il suono dei Rice Krispies e un apparecchio che serve i cereali. Nel 2012 Wilcox ha creato No Place Like Home, GPS shoes, per il progetto Global Footprint nel Northamptonshire (UK).

Ispirato dal Mago di Oz, Dominic ha inventato queste scarpe GPS con l’obiettivo di guidare l’utente verso qualsiasi destinazione nel mondo, grazie ad un dispositivo di localizzazione incorporato nel tacco.Un’altra invenzione divertente, e aggiungerei abbastanza utile, è il Finger Nose Stylus, un’estensione del naso a forma di ‘dito’ che permette di navigare e fare scroll sullo smartphone quando si hanno le mani occupate.

Oltre a creare e inventare oggetti, Dominic Wilcox tiene conferenze dedicate alla creatività, all’innovazione e alla ricerca d’idee. Il suo pubblico recente include marchi come Edelman e Red Bull,  ingegneri, esperti di salute del sistema sanitario Inglese (NHS) e ricercatori di tecnologia. I suoi ultimi workshop si sono svolti in luoghi prestigiosi come il Design Museum di Londra, l’Università NABA di Milano e il Wired Magazine di Tokyo.

Ho avuto l’opportunità di fare a Dominic alcune domande che riguardano il suo mondo affascinante, cercando di capire cosa c’è dietro a questa miscela d’invenzioni oniriche e macchine eccentriche, sospese in una zona liminale tra passato e presente.

Donata Marletta: Sembra che tu sia un grande osservatore della vita, come se fossi un antropologo. Quello che mi colpisce di più è che la osservi con gli occhi di un bambino. Che tipo di ragazzo eri? Dove sei cresciuto?

Dominic Wilcox: Ero un bambino normale, costruivo aeromodelli e giocavo a calcio. Sono stato un buon corridore e sono ancora in possesso del record di 800 metri a Sunderland nel nord-est dell’Inghilterra, 2 minuti e 17 secondi.

Donata Marletta: Non solo le tue creazioni futuristiche sono stimolanti e provocatorie, ma richiamano una sorta di passato malinconico, che si perde nei nostri sogni. Per citare solo alcuni esempi, mi riferisco in particolare a Watch Sculptures (una serie di sculture a tempo in miniatura in cui combini una collezione di orologi meccanici vintage e figurine su misura); By a Thread (un filo di cotone avvolto ad un bastone di legno); The War Bowl (ciotole realizzate con modelli di soldatini storicamente accurati, presi da famose battaglie del passato) e Tea Cup with Cooling Fan (una tazza con una ventola di raffreddamento integrata in modo da poter raffreddare il tè). Potresti spiegarci cosa ne pensi della mescolanza tra passato, presente e futuro?

Dominic Wilcox: Mi è sempre piaciuta la musica riflessiva. Leonard Cohen, Tom Waits, Nick Cave scrivono canzoni sull’intera gamma di eventi della vita, non solo quelli felici. Penso che mi piacesse quella musica perché si accordava con i miei sentimenti. Più lento è il brano migliore è la canzone, come Famous Blue Raincoat di Leonard Cohen. Nelle canzoni migliori c’è un mistero di parole e di significato, è la nostra immaginazione che riempie le lacune.

Mi piace quest’approccio e spero che emerga anche dal mio lavoro. Le persone hanno creato oggetti per migliaia di anni, è ovvio trarre ispirazione da quello che hanno fatto. A volte combino queste osservazioni con la tecnologia moderna per aggiungere una sensazione di magia ad un oggetto.

Donata Marletta: Trovo particolarmente interessante il Pre-Handshake Handshake Device, un apparato che sostituisce la stretta di mano tradizionale e mira a favorire la riconciliazione tra le persone. Qual è l’idea principale dietro a questo dispositivo? Perché la gente dovrebbe utilizzare il Pre-Handshake Handshake Device?

Dominic Wilcox: L’umorismo è un mezzo molto potente per sollevare questioni importanti. Quando le persone sorridono le loro menti abbassano le loro difese e ascoltano. Il dispositivo Handshake Pre-Handshake è stato progettato per evidenziare quella situazione ridicola in cui le persone sono così arrabbiate con gli altri che non riescono nemmeno ad avviare una riconciliazione. Questo dispositivo consente loro di stringersi le mani senza che ci sia un contatto di pelle. È un inizio, un primo passo.

Donata Marletta: Come padrona di un cane e cinofila in generale adoro l’idea di una mostra creata in esclusiva per questi animali. Puoi dirci di più su World’s First Art Exhibition for Dogs, che si è tenuta la scorsa estate presso la Ugly Duck Gallery di Londra? I cani come hanno reagito?

Dominic Wilcox: Ho progettato quattro sculture interattive per il divertimento dei cani, tra cui una ciotola gigante piena di cibo in cui erano liberi di saltare e un simulatore del finestrino di una macchina. Ho anche chiesto a vari artisti di realizzare delle opere da appendere al muro che i cani potesero contemplare. L’unico modo per giudicare la reazione di un cane ad un’opera è di contare i battiti di coda: ce n’erano molti.

Donata Marletta: I tuoi lavori su commissione per marchi e imprese di fama mondiale, come No Place Like Home, GPS Shoes commissionata dal Global Footprint Project nel Northamptonshire; The Stained Glass Driverless Sleeper Car commissionata da MINI; Cave, Top Corner e Blocks nell’ambito del Nike Project di Nike, e The Variations on Normal Selfridges Window, per i grandi magazzini Selfridges di Londra, sono solo alcune delle opere che ti sono state affidate di recente. Quali sono i confini tra le invenzioni, l’unicità del progetto e le strategie di marketing?

Dominic Wilcox: Ho tracciato il mio percorso nel mondo della creatività. Ho provato la sensazione di non essere abbastanza adatto al sistema dell’arte, e anche se la mia formazione si fonda sul design, non ero interessato alla produzione di massa o a vendere oggetti prodotti in serie. Ho iniziato a creare dei lavori che mi piacevano e a mostrarli al pubblico. Dopodiché le persone e le aziende mi hanno sfidato, spingendomi ad essere creativo su un particolare tema a cui stavano lavorando.

Mi occupo solo delle cose che mi rendono soddisfatto e dico di no alla maggior parte delle richieste. Agli inizi ho guadagnato davvero poco, anzi a dire il vero ho sperperato molti soldi producendo i miei primi lavori, ma ho continuato ad andare avanti perché ci credevo e mi piaceva. Ora ho la fortuna di poter fare quello che voglio, quando voglio e come voglio.

Donata Marletta: “The Variations on Normal Book”, pubblicato da Square Peg, è una raccolta d’idee e invenzioni riunite in un libro di splendidi schizzi, in cui presenti creazioni utili e meno utili. Qual è lo scopo principale del libro?

Dominic Wilcox: Il libro è una raccolta d’idee estratte dai miei taccuini nel corso degli anni. È stato bello riunirle in un unico libro, in modo da poter condividere le mie osservazioni con gli altri. L’opera non ha uno scopo preciso, contiene molti pensieri ed idee comunicate nella forma più diretta, con semplici disegni. Mettere le idee nero su bianco è un modo per accorciare le distanze tra la mia immaginazione e quella degli spettatori, mi piace questa immediatezza.

Donata Marletta: Reinventare e trasformare l’ordinario in oggetti unici e stimolanti sembra un po’ il nucleo del tuo lavoro. Potresti darci un’idea del tuo processo creativo e produttivo?

Dominic Wilcox: Al momento mi limito a sedermi e concentrarmi. Di solito scrivo elenchi di parole connesse con l’argomento sul quale sono focalizzato, poi disegno alcune cose riguardo a quel soggetto e pian piano le idee iniziano ad emergere. Trovo che avere una scadenza per finire un progetto mi aiuti a concentrarmi e prendere decisioni.

Donata Marletta: Ti capita mai di essere a corto d’idee?

Dominic Wilcox: Sì, io sono sempre sull’orlo del fallimento. Ma se in quel momento ti fai sopraffare dal nervosismo e dalla tensione la tua mente si restringe e sarà sempre meno probabile che ti vengano delle idee. Quindi tutto si basa sul mantenere la propria mente nel  punto in cui i pensieri creativi riescono a proliferare. È una sorta di concentrazione rilassata. A volte penso di avere delle buone idee, ma non eccezionali, poi quando torno a rifletterci riesco a vedere nuovi modi per adattarle e trasformarle in idee migliori. Quindi esiste un metodo per affinare le idee e migliorarle, le idee non sono sempre completamente formate dall’inizio.


http://dominicwilcox.com/

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