Alterazioni Video è un collettivo fondato nel 2004, attivo tra New York e Berlino, i cui lavori sono stati presentati in vari musei e istituzioni di tutto il mondo, fra cui La Biennale di Venezia, Manifesta 7, MoMA PS1, Performa IX, il Museo Pac di Milano, la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo di Torino, il MuseoMaxxi a Roma e l’Hamburger Bahnhof Museum di Berlino.

La grande quantità e varietà dei loro progetti rende arduo descrivere la loro ricerca; si spazia dalle performance alle installazioni con media misti, passando per spettacoli live su web a eventi di beneficienza, interessandosi spesso alle peculiarità tipiche di piccoli contesti locali, quali villaggi africani e isole italiane, in rapporto a contesti più ampi.

Nel 2008 hanno iniziato la produzione di alcuni film, o meglio Turbo Films: corti o mediometraggi, digitali o analogici, con impiego di riprese originali o materiale “remixato”. Lavori che condividono una serie di elementi caratteristici e che rappresentano la maniera migliore per descrivere la complessa ricerca del collettivo. Le riprese e la produzione di questi lavori seguono una serie di punti stabiliti in un manifesto, che illustra la filosofia che si cela dietro a questi progetti: “Nei Turbo Films le soluzioni creative sono dettate dalle necessità. Un’economia di scambio che plasma la pellicola stessa e le dà vita”, oppure “Realizza le scene che desideri, a tutti i costi e con ogni mezzo. Non è sempre necessario un permesso per girare una scena” e ancora “Il casting notturno è un elemento chiave, alla fine realtà e finzione si fondono insieme in un’esperienza spiazzante, ma portatrice di senso.”

alterazioni1Il pubblico milanese avrà l’opportunità di vedere tutti questi film in una speciale retrospettiva allo Spazio Oberdan, dal 18 febbraio al 4 marzo prossimi, presentati dalla Fondazione Cineteca Italiana e supportati dal Dispari&Dispari Project: per l’occasione ho intervistato gli artisti, cercando di fare riferimento ad alcuni dei temi oggetto della loro riflessione, specialmente nell’ambito dei Turbo Films.

Filippo Lorenzin: Nel mondo della musica si dice spesso che nel momento in cui si pubblica un album tipo “The Best Of”, una fase della carriera è conclusa, come se si stesse tirando le fila di quest’ultima. Che la rassegna allo Spazio Oberdan rappresenti la stessa cosa per voi e per i Turbo Films.

Alterazioni Video: Giusta osservazione. Una fase si è conclusa, ed è quella che ci vedeva alla ricerca di produttori. Le cose vanno molto meglio da quando abbiamo trovato una mazzetta di banconote dimenticata in una stazione della metro berlinese. Grazie a questo ritrovamento fortunato pensavamo di espandere la nostra produzione ben oltre l’arte e l’intrattenimento. Alla nostra età, non conta più così tanto.

Siamo chiaramente sul viale del tramonto, e se dobbiamo essere onesti, ci piace il ritmo a cui lo stiamo percorrendo. E poi ancora, come uno dei nostri maestri ci disse un giorno dopo una lunga sessione di meditazione: “L’unica differenza fra il documentario e la fiction è che mentre il regista di fiction possiede una piscina, quello di documentari non ce l’ha.” (Harun Farocki).

Potremmo aggiungere che il regista dei Turbo, che chiaramente non possiede una piscina, ama praticare balconing nelle piscine di altri registi.

alterazioni2Filippo Lorenzin: Nelle riprese dei Turbo Films, la perdita del controllo è fondamentale: non vi interessa creare un prodotto finito, ma piuttosto sfruttare le peculiarità del cinema per dare vita a dinamiche nuove. Questo è evidente in tutti i Turbo Films e in molti altri dei vostri progetti, come le due sinfonie (2014 e 2015) a New York e Berlino, ricollegabili ai Turbo Films per il loro approccio allegramente sconclusionato; esse aprono le porte alle contingenze del tempo e a dinamiche che vengono create spontaneamente nel corso della performance. Potreste descrivere questo processo creativo?

Alterazioni Video: Quale controllo? Il controllo per noi è come la religione. Un pugno di bugie che per te funzionano e ti fanno sentire più caldo e al sicuro, se scegli di crederci. Il controllo non esiste. Non nella nostra esperienza di vita. Non si controllano le relazioni, non si controlla la rabbia, non si controlla la vita in nessuna delle sue traiettorie. Se senti di avere il controllo, è perché sei fermo.

Il processo creativo, un tempo presente sul set di un Turbo Film, è ora radicato nelle nostre tecniche di sopravvivenza ed esiste in uno stato di urgenza costante. Queste condizioni danno il via alle nuove dinamiche alle quali ti riferisci. L’unico prodotto finito è la morte. Almeno dal punto di vista digitale. Se stai facendo un’escursione in montagna e all’improvviso ti trovi di fronte un orso gigante, devi improvvisare. Sentirai attivarsi tutto il corpo. Diventerai più scaltro e presente. Ogni mossa successiva potrebbe mantenerti in vita. Quando sei sul set di un Turbo Film, ti trovi sempre di fronte a quella bestia puzzolente.

Filippo Lorenzin: Il remix di linguaggi e supporti audiovisivi è un altro punto importante dei Turbo Film. È come se diceste che non è importante utilizzare necessariamente un mezzo specifico, ma farci qualcosa: si tratta di un approccio post-mediale oppure siete così interessati agli aspetti tecnici che ve ne siete dimenticati?

Alterazioni Video: Ciò che abbiamo scoperto in modo empirico è che i linguaggi non sono limitati da nessun mezzo, e i mezzi sono davvero semplici da utilizzare. Possiamo darti l’immagine di un nano gigante che piscia spritz su un Bambi decapitato, e sono sicuro che la costruirai per bene nella tua mente; ma se provi a cercarla su google troverai un mucchio di ragazze nude e diamanti. Quindi sì, hai ragione, è un approccio post-mediale, nel senso che sguazziamo nella valle prodigiosa del ciclo ermeneutico.

alterazioni3Filippo Lorenzin: Artists’ Serial Killer (2008) è il primo Turbo Film ed è possibile rivederlo in molti punti del manifesto, soprattutto nel terzo: “Usa ciò che hai, è più che sufficiente”. Questo lavoro è composto interamente da materiali da magazzino: l’ggd67atmosfera surrealistico (non semplicemente “surreale”) è morbosa, una collezione di rifiuti della memoria che sono eliminati dal protagonista e dallo spettatore, due ruoli che nel film si mescolano. Che ruolo ha avuto questo film nella scrittura del manifesto? Cosa è nato prima?

Alterazioni Video: Il film viene sempre prima. È come la gallina, giusto? Artist’s Serial Killer è stato come il ballo che dà inizio alla festa. È una dichiarazione di guerra e allo stesso tempo un tributo ai grandi artisti. Sapevamo che avrebbero accettato che i loro capolavori venissero rubati e remixati da noi. Gli artisti di video concettuali degli anni 60/70 hanno raggiunto la fama perché avevano ragione. Hanno distrutto la visione borghese comune dell’arte e hanno previsto i pensatori visivi dei giorni nostri, tutto ciò “solo” masturbandosi di fronte alla telecamera. Prendi questo atteggiamento e confrontalo con i contenuti online creati dagli utenti, e capirai l’immagine. Questi maestri sapevano che, facendo ciò, sarebbero stati tutti uccisi dagli emulatori, in futuro.

Per noi persone come Vito Acconci o Gianfranco Baruchello e Alberto Grifi sono figure simili a quella di Artur Korneyev, che è stato fotografato mentre lavorava accanto a un ammasso di corium, una delle sostanze più tossiche mai create, durante il disastro di Chernobyl. Stare vicino al corium può farti sciogliere nel giro di poche ore, ma era una cosa che andava fatta, e lui ha improvvisato.

Per la cronaca Vito, all’età di 76 anni, è felicemente fidanzato con una bellissima e giovane asiatica e Artur sta benissimo, beve vodka e si sente immortale. “Le radiazioni sovietiche sono le migliori al mondo”, ha detto scherzando una volta.

alterazioni4Filippo Lorenzin: Parlando ancora di Artists’ Serial Killer e della scelta di “uccidere” artisti famosi del ventesimo secolo. Cos’ha ispirato quest’idea? Come si inserisce nella vostra ricerca?

Alterazioni Video: Se incontri quello stronzo di Buddha, sparagli. E non siamo solo noi a dirlo. Avevamo l’opportunità di rubare da un museo importante copie illegali di tutto il loro archivio di videoarte. Quando abbiamo ricevuto il materiale, che al tempo circolava su pesanti hard drive, You Tube era solo agli inizi e non c’era molto. Nonostante ciò, abbiamo trovato alcuni contenuti extra in siti web pirata peer to peer.

Abbiamo preso ispirazione da Verifica Incerta di Baruchello e Grifi, e dalla libertà che quell’esperienza cinematografica ci stava dando in termini di struttura e trama. Abbiamo deciso di creare un B-movie splatter da tutti quei capolavori. Sapevamo che meritavano tutti di morire. Siamo partiti dal presupposto che non diventerai mai un artista di successo se non hai un paio di scheletri nell’armadio.

La trama doveva essere molto semplice per includere tutto quel materiale differente, quindi abbiamo deciso che ogni incontro doveva essere breve e fatale. Sapevamo anche che la maggior parte del pubblico, di fronte all’arte concettuale, inizia a sentirsi irrequieto e sviluppa l’istinto omicida.

alterazioni5Filippo Lorenzin: Il secondo Turbo Film è All My Friends Are Dead (2009) che è molto differente dal primo. In questo caso avete realizzato un documentario di una produzione di film horror girato nel villaggio Bandjoun, a ovest del Camerun; partendo da questo presupposto, avete indagato sulle tradizioni associate all’immaginario della vita dopo la morte, la magia nella vita di tutti i giorni. Guardandolo mi sono chiesto quali fossero i veri temi principali: a volte ho avuto l’impressione che non fossero solamente le dinamiche sociali di un villaggio africano, ma come noi occidentali ci relazioniamo alle credenze e alle figure arcaiche. Una specie di specchio possiamo dire. Cosa ne pensate?

Alterazioni Video: Il tema principale era la paura. Paura di morire in Africa, paura di essere arrestati, paura degli zombie e dei vampiri, paura di perdere la nostra amicizia con l’onesto antropologo che ci ha invitato per un “documentario” e hai ragione, eravamo stupiti di vedere come la tribù Bamileke consideri le loro credenze e le figure arcaiche e semplicemente giocano con esse.

Hanno l’impressione che, anche se ci sono delle forze incontrollate che ci piace vedere come dei, a loro non importa come noi li raffiguriamo o ci mettiamo in relazione con le loro rappresentazioni. Non gliene frega proprio un cazzo. Ciò che si trova al di là di noi, sta al di là di noi. Questo approccio è liberatorio. E’ un po’ come dare il permesso di giocare a calcio nella cattedrale di San Pietro. A Dio non importa! Al sacerdote sì, forse perché finisce sempre per essere il portiere..

C’è solo un tempio sacro in legno a Bandjun dove, all’entrata principale, puoi vedere chiaramente, incisa nel legno, la figura di Samuel Eto’, il giocatore di calcio, che tiene in mano una bottiglia di birra Guinness e calcia una palla mentre si affida alla testa del loro Dio più sacro. E’ come vedere un sacerdote che utilizza la statua della vergine Maria per girare la minestra.

alterazioni6Filippo Lorenzin: Il gusto per il paradosso e i contesti di confine possono essere trovati anche in Black Rain (2010), un Turbo Film in cui avete a che fare con il fenomeno dello strano tempo atmosferico che colpisce da qualche anno l’isola di Lampedusa e in Per Troppo Amore (2012), un film di fantascienza ambientato sempre in Sicilia con alieni, pastori e la Biennale di Venezia. Trovo interessante che in questi casi avete scelto di ambientare storie fantasy in contesti che solitamente non ospitano film come questi, ma piuttosto hanno una tradizione di eventi mitici e strani.

Alterazioni Video: I luoghi sono i protagonisti nei Turbo Film, allo stesso modo degli attori. Riflettono i comportamenti e l’immaginazione delle persone. I siciliani per esempio hanno l’incredibile abilità di sviluppare crimini creativi. Sono i migliori in questo. Gli italiani sono bravi in generale ma i siciliani sono italiani il doppio. Abbiamo sfruttato questa abilità nel creare paesaggi utopici e autorizzato la sua percezione attraverso la nostra abitudine nel realizzare film.

Filippo Lorenzin: Per Troppo Amore è collegato a un altro dei vostri progetti più conosciuti, Incompiuto Siciliano, oppure “l’osservatorio partecipato sul fenomeno dei lavori incompiuti in Italia”, fondato nel 2007 come manifesto. C’è un collegamento tra l’approccio che avete nei Turbo Film e questo progetto?

Alterazioni Video: Incompiuto Siciliano, come gli altri progetti su cui abbiamo lavorato da quando abbiamo formato il nostro gruppo, è stata una grande scuola per noi. Tutti gli elementi in cui ci siamo imbattuti, mentre ci siamo discostati dal mondo, erano presenti in quel progetto. Abbiamo imparato a cambiare la prospettiva sulle cose e convincere le persone che gli elefanti volano e le forze extraterrestri sono le uniche a controllare i nostri destini. Abbiamo imparato che sei tu a creare la tua stessa realtà che tu ne sia consapevole o no. Una volta che conosci questa merda puoi giocarci.

alterazioni8Filippo Lorenzin: La riflessione sulla nostra storia e sulla nostra percezione dell’arte è un tema che può essere trovato in molti Turbo Film, come ad esempio Rosa Perfetto (2010), in cui un’attrice porno imita una relazione sessuale con la famosa statua del cavaliere italiano del quindicesimo secolo. E’ un atto di necrofilia, un piacere fisico con ciò che è considerato essere bloccato nel tempo e nell’eternità (la statua è stata restaurata recentemente), è stato ripreso in un modo molto elegante e brillante. Questo contrasto mi affascina veramente, è davvero differente dagli altri stravaganti Turbo Film. C’è un motivo preciso?

Alterazioni Video: l’emergenza della situazione durante quella sparatoria ha suggerito l’approccio estetico all’intero film. Abbiamo avuto pochi elementi con cui giocare, una donna nuda, un blocco di marmo (troppo pesante per muoverlo) e la luce naturale (una piccola finestra vicino alla statua). Dovevamo agire in fretta, e terminare le riprese prima che finisse la partita di calcio che stavano guardando le guardie del museo.

I discorsi estetici nei Turbo Film sono come i nerd sull’autobus della gita scolastica. Quelli che si infastidiscono quando dall’ultima fila canti: “Schiaccia il pedale, cocchiere schiaccia il pedale, schiaccia il pedaaale”. Rosa Perfetto, in un certo senso, è un pezzo di critica istituzionale. Il museo ha ucciso una tradizione popolare (baciare il cavaliere garantirebbe alle donne il matrimonio entro l’anno) per poter controllare il modo in cui la gente si relaziona con l’arte. Hanno perfino rovinato il marmo per eliminare i duecento anni di tracce di rossetto femminile che questo blocco di marmo aveva in faccia.

Ora è solo un pezzo di pietra. Prima la statua aveva un’aura magica. Famiglie intere accorrerebbero da tutta Europa solo per baciare questo marmo. Abbiamo voluto liberare il povero cavaliere (che, tra parentesi, era una persona orribile) da questa castrazione postuma. Pensiamo anche che il nostro film censurato sia un commento al rapporto che oggi i pensatori visivi hanno con la storia. Per noi è chiaro che nessuno può davvero controllare il destino di immagini e opere d’arte, perché non sappiamo cosa vogliano, le immagini.

alterazioni9Filippo Lorenzin: In alcuni Turbo Film avete riflettuto sulla struttura economica capitalista e sugli effetti che ha sulla società, per esempio in Blind Barber (2011), girato a New York durante Occupiamo Wall Street, e in 2012 – Vote Pour Moi (2012), realizzato a Parigi in pochi giorni con un cast improvvisato. Questi due progetti sono diversi tra loro, ma alla base riesco a distinguere l’interesse per la raffigurazione di come le persone reagiscano alle superstrutture da un punto di vista antropologico: a New York c’è partecipazione, a Parigi si avverte una certa derisione. Cosa ne pensate?

Alterazioni Video: Stavamo pensando di aprire un chiosco di freedom fries a Parigi. Potremmo diventare milionari. Perché in gran parte delle prassi artistiche contemporanee ruota tutto intorno alla rielaborazione e al riconfezionamento di ciò che è già evidentemente sotto i nostri occhi. Il mercato dell’arte newyorkese era ed è tutt’ora legato a doppio filo con quello finanziario, mentre a Parigi era libero nel momento in cui è stato necessario affrontare le conseguenze di 400 anni di impero coloniale.

Immaginavamo che la base islamica delle ‘banlieue’ parigine si sarebbe fatta avanti a un certo punto, solo speravamo con una sfida politica e non un attacco terroristico, e ci sbagliavamo. Il nostro candidato era un ‘sans papiers’ nordafricano che ha fatto un po’ di soldi lavorando in una palestra di kung fu e che voleva diventare il primo Presidente franco-africano hip hop fascista.

alterazioni10Filippo Lorenzin: “Creare il paradiso del sesso e della cultura prendendo l’Edificio della Religione” è la frase che mi ha impressionato maggiormente in Hotel Milano (2012), un Turbo Film sulla città di Milano e la sua anima. L’amore per gli anni ’80 e una certa estetica berlusconiana sono elementi ovvi agli occhi di chi conosce Milano e i suoi abitanti, come lo è il modo in cui queste entità coesistono con la quotidianità dei parchi, dei palazzi high-tech in piazza Gae Aulenti e della campagna circostante (il cosiddetto “hinterland milanese”). È un film accelerazionista per via dei temi che tratta e delle sue intuizioni, non per la sua estetica: esagerare le caratteristiche della città in modo da perfezionarla. Mi sbaglio?

Alterazioni Video: Forse hai ragione, anche se non abbiamo proprio esagerato le caratteristiche della città. Questo è quello che ci ha colpito di più. Milano è schizofrenica. Siamo tutti bipolari. I colletti bianchi e la comunità transgender sono buoni amici, ma di giorno fanno finta di non conoscersi. È una cosa che non si verifica in città come New York o Berlino, dove puoi indossare la tua parrucca e recarti all’ufficio della Chase Bank in cui lavori. A Milano no.

Lo stesso discorso si può fare con la cultura contemporanea in generale. Volevamo realizzare un ritratto onesto di Milano, mostrando sia il volto del dottor Jekyll sia quello di mister Hyde, e cominciare dalla scena transgender era quasi scontato. Tutto il buono di Milano è sempre stato nascosto.

Abbiamo i più bei giardini privati d’Italia ma nessuno può vederli, avevamo una scena musicale favolosa che però si svolgeva solo in edifici occupati illegalmente. È sempre stato così. Credo che ogni persona creativa di Milano, che sia un artista o un pornoattore, sogni un luogo che permetta a cultura, sesso e appagamento di esistere mentre tutti quegli stupidi tabù ottocenteschi si tolgono di mezzo.

alterazioni11Filippo Lorenzin: FReD (2012) sembra appartenere al genere della commedia, benché filtrato attraverso le lenti selvagge dell’estetica dei Turbo Film. Vediamo diversi luoghi di Berlino collegati fra loro da una trama centrale che ricorda film come “The Snatch” o “Pulp Fiction”. Come avete avuto l’idea di rappresentare la città in questo modo?

Alterazioni Video: Non l’abbiamo avuta. Il film si è sviluppato durante le due settimane di riprese. Avevamo gli stessi elementi cardine di cui eravamo certi, come un campione mondiale di hula hoop, un nano bizzarro, un tenore dell’opera, un boss sdentato fra la folla, un gruppo punk femminile, una dominatrice BDSM, una coppia di schiavi ed un prete drogato. Una volta che hai una lista di ingredienti, non t’importa troppo delle citazioni cinematografiche. Giri e basta. Il resto è venuto fuori dalle anime della gente.

alterazioni12Filippo Lorenzin: Guardando Ambaradan (2014) non ho potuto fare a meno di ricordare tutti quei video musicali che sono ripresi con colori, schemi e estetica visiva di culture che sono esotiche per noi – come quelle di M.I.A. o Major Lazer. Il video che avete girato insieme alla tribù Kara in Zimbabwe è un atto distruttivo su più livelli: rivendica, masticando e rifiutando, l’estetica post-internet che deriva per molti versi dalle immagini del Terzo Mondo, che usano precisamente questo linguaggio visivo per denunciare un attacco alle loro terre da parte dell’industria. Che ne pensate?

Alterazioni video: Ciò che ci piace dell’Africa è che tutto è ischiato, anche le tue credenze più profonde. Un giorno hai un secchio, il giorno dopo è il tuo casco e nel giro di una settimana diventerà un tamburo, un bagno, una sedia e una doccia. Lo stesso vale per l’immagine. Per essere precisi ciò che abbiamo incontrato non era un’estetica post-internet. Le persone lì stanno ancora aspettando di raggiungere l’ovest. Quando inizieremo a usare il crocifisso come una pala per scavare un fosso prima di fare i nostri bisogni, allora saremo a posto, e accadrà presto. Il film, anche se aveva alle spalle una ricerca investigativa, non era una dichiarazione ideologica contro l’industria e le imprese.

Sapevamo che il tempo delle tribù fosse finito, l’orologio ticchettava e presto sarebbero state reinsediate da qualche altra parte dopo migliaia di anni. Eravamo interessati a condividere sogni ed incubi di queste persone, così abbiamo chiesto ad uno dei leader della tribù come si immaginava il loro futuro e senz’altro ha replicato che erano un gruppo di hip hop.

alterazioni13Filippo Lorenzin: Domanda obbligatoria: state lavorando al nuovo Turbo Films?

Alterazioni Video: Certo che si. Per ora il titolo è The 3000 rooms. E lo descriviamo così: “Da dove proviene l’impulso che ci spinge oltre i nostri limiti? È la paura della morte? O della solitudine? Siamo davvero troppi. Stiamo correndo verso un futuro di lotta e competizione. Solo il più forte ed il più fortunato sopravvivrà. Nessun dio ci salverà. Nessuna ideologia, Soli. Con forza interiore e stile, affrontiamo la morte ogni giorno. Una volta uno Yogi ha detto che ogni secondo della nostra vita, in ogni respiro che facciamo, abbiamo 3000 camere in cui scegliere di andare. Ne conosciamo solo alcune e decidiamo ogni giorno, ogni secondo, di ripetere il percorso che sappiamo. Cosa accadrebbe se all’improvviso abbracciassimo lo sconosciuto ed entriamo in posti nella nostra mente in cui nessuno è mai stato?”

In India i detentori di record sono adorati come yogi e uomini sacri. Sta crescendo online un’incredibile community di detentori di record indiani che sfidano costantemente i loro limiti così come la morte e l’oblio. Lo fanno in un modo incredibilmente festoso, con appariscente creatività. Alterazioni video, per scaldare e per promuovere il film, ha deciso di sfidare alcuni di questi primatisti sacri.

alterazioni14Finora deteniamo 9 record mondiali. In questo modo, abbiamo affrontato alcuni dei famosi detentori di record indiani. Sono tornati, hanno accettato la sfida e ci hanno battuto in diverse occasioni. Attraverso questo scambio, ora abbiamo una connessione e siamo in procinto di scegliere alcuni di loro prima di presentarci alla loro porta. Ogni attore nel film sarà un primatista, un reale sopravvissuto in una società sovrappopolata.

Il film sarà un viaggio fatto di fallimenti totali e contro risposte. Un’avventura epica che parla a tutti noi dei nostri limiti e di come superarli. Shiva balla su un pianeta in fiamme, solo per ricordarci che la fine di un ciclo è l’inizio di un altro. Boom Shankar! E passami quel cilum.


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