Aksioma Project Space - Ljubljana
08 / 06 / 2016 - 16 / 10 / 2016

Maja Smrekar costruisce la sua opera prendendo in considerazione vari temi correlati tra loro e affrontando l’ultimo periodo geologico dell’Antropocene, iniziato dodicimila anni fa con l’Era Neolitica e segnato dall’impatto dell’uomo sull’ecosistema terrestre.

Tale fenomeno include la crescente diffusione di specie biologiche invasive che rimuovono le specie native dalle loro nicchie biologiche. Tuttavia l’estinzione, prima o poi, arriva per tutti gli esseri viventi, non escludendo nemmeno il più grande predatore invasivo del pianeta – l’uomo.

La mostra Survival Kit for the Anthropocene – Trailer è l’insieme di utensili necessari per la sopravvivenza biologica in situazioni apocalittiche, affrontando allo stesso tempo il processo della scomparsa di culture ed economie locali nella morsa delle economie neoliberali. Quest’ultimo viene spesso presentato come un evento neutro, quasi naturale, che condivide una caratteristica in particolare con la natura – il meccanismo brutale della sopravvivenza del più adatto.

Maja Smrekar 2

Il kit di sopravvivenza presente alla mostra collega in modo intelligente arte contemporanea e folklore, e si presenta come ibrido tra un alveare e una cassetta degli attrezzi dei contadini sloveni. La sua forma, simile a un uovo, rimanda al simbolo della vita, mentre le piccole figure di ornamenti popolari che decorano la sua parte esterna rappresentano le specie che stanno diventando sempre più invasive nel territorio sloveno, come ad esempio: la Fallopia japonica, il Pànace gigante, le cozze zebra e le coccinelle arlecchino. Il kit, in cui l’autrice ha connesso una corda autoctona in lino e vesciche di maiale con i materiali di bambù e acacia, è praticamente un serbatoio d’acqua con vesciche di maiale impregnate, in cui attraverso dei filtri e un tubo di bambù scorre l’acqua.

I cassetti delle “uova della vita” contengono gli strumenti essenziali in caso di un’apocalisse, inclusi un indicatore di radioattività, compresse di iodio, una maschera protettiva, un forcone di legno a due denti e una rete separabile che può essere utilizzata in vari modi in base alla propria immaginazione, fungendo da ombrello, da forcone o da trappola per catturare i pesci o come balestra. Il kit di sopravvivenza rappresenta anche una parafrasi delle culture che stanno scomparendo e delle economie locali che si stanno gradualmente dissolvendo nella pozza del capitalismo neoliberale contemporaneo. Oltre che essere una critica all’ecologia tradizionale che sta “risolvendo” i cambiamenti climatici nel quadro neoliberale globale, pertanto all’interno dell’esistente paradigma capitalista, in cuile aziende aumentano di giorno in giorno la loro potenza grazie ai paradisi fiscali.

Questo è lo spirito con cui è stata anche concepita l’apertura della mostra, alla quale il gruppo vocale Katice ha cantato il poema d’artista “The Anthropocene Manifesto” sulle note della canzone di Prekmurje Ne ouri, ne sejaj (Non Arare, Non Seminare) nella inflazionata lingua inglese. Il progetto – pianificato in parte da Andrej Strehovec – eccelle anche nella sua implementazione molto ingegnosa ed estetica, cosa che si può attribuire spesso alle opere di Maja Smrekar.

Maja Smrekar 3

Dichiarazione dell’Artista

La rapida crescita di specie invasive – un fenomeno naturale innescato dalla specie Homo Sapiens – può essere inteso come un esperimento (in)volontario che ci permette di osservare direttamente in modo oggettivo o soggettivo la drammatica sesta estinzione di specie sulla Terra. Continuando la nostra opera di esplorazione delle varie tipologie di specie invasive, attraverso l’intersezione di parametri geopolitici e dei paradigmi sociologici locali, abbiamo scelto alcuni tra gli indicatori dell’eredità culturale nazionale e li abbiamo trasformati nel Survival Kit for the Anthropocene (da cui prende il nome l’attuale epoca geologica).

Questo tipo d’intervento nella progettazione, essendo basato sul tesoro nazionale, è pertanto imbevuto di una forte aura d’esperienza emotiva collettiva, che rende impossibile evitare interessi nazionali e transnazionali, incentivando la riflessione sulle dinamiche della globalizzazione dei mercati. Quest’ultima cannibalizza corporativamente le dinamiche economiche locali e le (re)indirizza verso l’indicatore comune (uniformità) – il marchio. L’utilizzo dei media tattici nel progetto fa riflettere sugli imperativi delle posizioni di potere e ideologiche, alle quali l’Ecologia era associata sin dall’inizio.

Con il marchio rovesciato Survival Kit for the Anthropocene  Trailer, che serve da agente discorsivo, siamo in grado di interrogarci sulle dinamiche esistenziali della realtà del futuro, in cui la sopravvivenza delle specie dipenderà molto più dalla conoscenza dell’ambiente locale rispetto all’adozione univoca delle idee ecologiche globali fondate sul denominatore ideologico comune.

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Maja Smrekar

Maja Smrekar è nata in Slovenia nel 1978. Si è laureata presso il Dipartimento di Scultura dell’Accademia delle Belle Arti e Design di Lubiana, Slovenia. Il suo interesse principale consiste nel riflettere sul concetto di vita collegando scienze umanistiche e naturali in progetti artistici interdisciplinari. Nel 2010 ha organizzato l’International Festival HAIP10/New Nature. Il festival ha avuto luogo presso il Multimedia Centre Cyberpipe di Lubiana dove ha lavorato attivamente come direttrice artistica per due anni. È stata insignita del primo premio al Cynetart festival del 2012 dal Centro Europeo per le Arti di Hellerau (Dresda, Germania), di una menzione onoraria presso Ars Electronica festival del 2013 (Linz, Austria), così come il Golden Bird Award del 2013 – il premio nazionale per meriti speciali nel campo delle arti visive presso la Liberal Academy (Lubiana/Slovenia) per il progetto Hu.M.C.C. Maja Smrekar vive e lavora tra Lubiana e Berlino.


http://majasmrekar.org/

http://aksioma.org/?lang=en

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