Škuc Gallery - Ljubljana
10 / 03 / 2016 – 01 / 04 / 2016

La mostra Black Chamber è una selezione di alcune delle opere più emblematiche di una generazione di artisti e attivisti che si sono serviti di tecnologia e sociologia per sviscerare i fenomeni contemporanei della sorveglianza e della paranoia, oltre che l’ambiguità del voyerismo di massa e gli effettivi sistemi di controllo sui cittadini impiegati dalle corporazioni o dallo Stato.

Operano talvolta al centro, ma più spesso ai confini di questo immenso, misterioso e sfuggente mosaico di forze in perenne evoluzione: sono artisti post-studio, dissidenti politici, tecnologi ribelli e giornalisti anticonvenzionali. Questo miscuglio di personalità appassionate  si prodiga per suggerire metodi di diffusione delle informazioni alternativi e sempre effimeri, che contrastino i processi automatizzati di controllo sui corpi e sulle fantasie collettive. Sanno bene che nessuna delle mappe esistenti è affidabile al cento per cento.

La posta in gioco consiste sia nel ruolo della tecnologia nel plasmare la cultura globale, sia nell’opportunità che viene data alla gente di elevarsi sul piano tecnologico, sociale e perfino estetico. I creativi e gli attivisti invitati a prendere parte alla Black Chamber, unendo la passione degli esploratori e dei superutenti con l’accuratezza del giornalismo investigativo, trasformeranno storie di problematiche associate al governo delle infrastrutture e al controllo sull’immaginario collettivo in forme visive sottili e peculiari.

Con: Jacob Appelbaum & Ai Weiwei, Zach Blas, James Bridle, Émilie Brout & Maxime Marion, Simon Denny, Jill Magid, !Mediengruppe Bitnik, Metahaven, Laura Poitras, Evan Roth.

A cura di: Eva and Franco Mattes e Bani Brusadin.

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Nel 2005 i servizi segreti olandesi (AIVD) commissionarono a Jill Magid l’incarico di migliorare l’immagine del loro quartier generale, donando ad AIVD “un volto umano”. Così per i tre anni successivi Magid organizzò incontri con impiegati volontari in luoghi pubblici casuali; avendo ricevuto come restrizione il divieto di utilizzare apparecchi audio o video, l’artista raccolse i dati sensibili dei lavoratori in appunti scritti a mano. Quegli stessi appunti diedero poi vita al progetto Article 12, parte del quale fu immediatamente censurato senza revisione preliminare e divenne consultabile solo ed esclusivamente dai servizi segreti stessi.

La serie di bandiere Citizen Ex di James Bridle è costituita da stendardi a grandezza naturale, realizzate sulla base dei dati del progetto Citizen Ex: “Ogni volta che ci connettiamo a internet attraversiamo il tempo, lo spazio e la legge” afferma Bridle. Queste informazioni vengono archiviate e rilevate in diverse locazioni, vengono utilizzate per prendere decisioni su di noi e determinare i nostri diritti. Sono decisioni prese da persone, compagnie, Paesi e macchine, nel contesto di molti governi e giurisdizioni. Citizen Ex ci mostra dove questo accade, cercando di definire una nuova forma di “cittadinanza algoritmica”. Una forma di cittadinanza creata alla velocità della luce e nomade per natura, pur rivelando un sostrato fitto di dati, protocolli e regole.

Nell’era della connessione onnipresente e di massa, l’intimità, come l’effettiva rappresentanza politica, vengono paradossalmente mediate dalle tecnologie per uso “personale”. Ecco perché le rivelazioni di Edward Snowden, pur tradendo apparentemente il governo, hanno alterato in maniera fondamentale il nostro rapporto con la rete, con gli strumenti e con l’immaginario annesso. Sviluppatosi dalla collaborazione fra la cantante e artista Holly Herndon e Metahaven, Home getta le proprie fondamenta su quel “velo di dati” fatto di loghi e simboli tratti dai documenti resi pubblici da Snowden. Come ha detto Metahaven: “WikiLeaks e Snowden hanno usato delle ‘informazioni’ come materia prima per i cambiamenti politici, lasciando la palla al centro del campo di ‘immaginazione’ per fare la prossima mossa.”

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Satoshi Nakamoto è il creatore di Bitcoin, un rivoluzionario e infalsificabile sistema di pagamento che permette di eseguire transazioni online in modo anonimo. Il contante virtuale è ampiamente utilizzato sulle darknets, reti private che garantiscono l’anonimità a chi ha una cattiva reputazione, soprattutto a causa delle attività di criminali informatici che esse agevolano (traffico di droga, contraffazione, ecc.). Dal suo primo messaggio pubblico fino alla sua scomparsa il 12 dicembre del 2010, Nakamoto ha fatto di tutto per preservare la sua identità. Émilie Brout & Maxime Marion hanno deciso di provare l’esistenza di Satoshi Nakamoto utilizzando la tecnologia da lui creata.

The Personal Effects of Kim Dotcom di Simon Denny è una collezione di copie, rapine e limitazioni del “reale” contrabbando. Ciò forma un punto centrale concreto per quella che potrebbe essere vista come una delle più importanti discussioni legali del momento, coinvolta così com’è in confini, legge, spettacolo e per cosa significhi rubare, essere sorvegliato, e chi possiede cosa.

La Fag Face Mask, contraddistinta dal colore rosa, è una delle cinque maschere nella collezione di Zach Blas, chiamata Facial Weaponization Suite. Aggregando scansioni facciali biometriche di una moltitudine di uomini omosessuali, Blas ha creato un singolo composto facciale, che ha manipolato per creare qualcosa di eccessivo e senza forma. Se ottenere visibilità nella società in rete vuol dire contribuire a un database opaco e privato o solo essere sottoposti alla sorveglianza dello stato, allora Fag Face Mask è un esempio di ciò che Blas chiama “tecnologie omosessuale”, una forma di pubblico sperimentale, ingegneria di base contraria che sfida la nozione di tecnologia come un obiettivo, in particolare quando è usato come uno strumento di controllo automatico sulle persone.

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Panda-to-Panda, un progetto congiunto dell’artista cinese Ai WeiWei e dell’hacktivist e dissidente politico  Jacob Appelbaum, non riguarda la sorveglianza ma la segretezza. Ci dovrebbe essere assoluta trasparenza per tutti quelli che esercitano potere pubblico; la privacy è invece per gli altri. Sfortunatamente, la realtà dei governi e delle società in rete rivela che è vero il contrario.

Panda-to-Panda sembra un dolce panda giocattolo di peluche, quando in realtà è una versione condensata delle strategie di resistenza collettiva adottate da milioni di persone in Cina (“panda” come una famosa parola in codice per parlare di censura e per aggirarla) o altrove (come una crittografia o tecnologie decentrate peer-to-peer).

La regista vincitrice dell’Oscar Laura Poitras ha ripreso delle scene di Panda-to-Panda nel film The Art of Dissent, un cortometraggio che mostra l’empatia e l’impegno personale e politico di tre persone che hanno dovuto lasciare i loro paesi e che erano o sono ancora oggetto di sorveglianza indiscriminata ed opaca a causa delle loro attività.

Recentemente commissionato da Masters & Servers, il nuovo lavoro di Evan Roth, Internet Landscapes: Sweden, è costituito da una serie di opere basate sul web che permetteranno di sperimentare l’infrastruttura fisica, digitale e culturale di internet come un paesaggio raffigurato da un inusuale assetto di foto ad infrarossi, scansione di frequenze radio e pacchetto dati.

Visitare fisicamente internet è un tentativo di riparare un rapporto che è cambiato in modo drammatico da quando internet è diventato più centralizzato e monetizzato, oltre che un meccanismo per spiare il governo mondiale.


http://aksioma.org/black.chamber/

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