Stedelijk Museum - Amsterdam
21 / 05 / 2016 - 14 / 08 / 2016

Lo Stedelijk Museum presenta l’artista canadese Jon Rafman (1981, Montreal). Nei suoi video e nelle sue installazioni, Rafman esplora l’effetto sociale dei media digitali. L’artista è affascinato dal modo in cui Internet e le piattaforme virtuali grazie alle loro infinite possibilità influenzano e ridefiniscono il nostro comportamento, la nostra vita sociale e anche la nostra identità personale.

Nei prossimi anni, lo Stedelijk darà spazio e attenzione agli artisti che riflettono sulle nuove tecnologie e sulla cultura digitale. Già all’inizio dello scorso anno il museo aveva presentato un’importante rassegna sui filmati realizzati al computer di Ed Atkins, mentre di recente ha presentato la mostra su Avery Singer, artista che utilizza software digitali per la creazione dei suoi dipinti. Come un antropologo visuale, Jon Rafman scava nelle sottoculture del mondo online, analizzando nei suoi video i comportamenti degli utenti di videogiochi e le comunità virtuali 3D, come ad esempio Second Life.

Le sue opere sono frequentemente popolate da personaggi ossessivi le cui vite ruotano attorno al gioco e ad altre attività digitali, e possedute da una mentalità iper-individualizzata, che esiste da qualche parte tra la vita reale e la realtà digitale. Ora che, nel 2016, i primi occhiali a realtà virtuale come Oculus Rift e MicrosoftHoloLens sono stati introdotti sul mercato per fini commerciali, l’immersione in un mondo dove la realtà e la virtualità si sovrappongono diverrà un’esperienza quotidiana accessibile a un pubblico sempre più ampio. L’opera di Rafman offre una sottile esplorazione di questo fenomeno, senza moralizzare o formulare giudizi. Le sue installazioni e i suoi video sono brillanti e pieni di stupore, sebbene spesso pervasi di una profonda malinconia.

Jon-Rafman 2

L’installazione di Rafman che, comprende anche una selezione dei suoi lavori recenti, occupa le gallerie 0.28 e 0.29 (spazi espositivi interni del circuito di design) e la galleria 1.16 del piano superiore. I lavori sono inseriti in un ambiente avvolto da una luce atmosferica blu, suscitando in coloro che osservano la sensazione di camminare in un’altra dimensione. I visitatori possono prendere posto su una delle sculture d’arredo, o anche isolarsi completamente dal resto del pubblico, perdendosi in un mondo di avatar, sottoculture online e comunità feticiste negli angoli remoti del web. Il titolo della mostra  I have ten thousand compound eyes and each is named suffering, prende origine dalla pellicola di Rafman, Erysichthon (2015). La mostra è curata da Martijn van Nieuwenhuyzen.

Informazioni sull’artista.

Jon Rafman è nato a Montreal nel 1981. Ha conseguito il diploma post universitario di Belle Arti presso la School of the Art Institute di Chicago, dopo aver studiato filosofia e letteratura presso la McGill University (Montreal). Vive e lavora a Montreal. Le opere di Rafman sono state esposte nei Paesi Bassi durante una mostra organizzata dal Collettivo Sid Lee ad Amsterdam (2011), durante la selezione all’IMPAKT Festival di Utrecht (2014), e nella mostra collettiva The Fluidity Aspect, e al Today’s Art Festival dell’Aja (2014). Quest’estate i lavori di Jon Rafman sono visibili anche presso la Biennale di Berlino e a Manifesta 11 di Zurigo.

 


http://jonrafman.com/

http://www.stedelijk.nl/

SHARE ONShare on FacebookGoogle+Tweet about this on TwitterShare on LinkedIn