Geert Lovink è uno dei personaggi più autorevoli della net culture a livello mondiale. Critico e teorico, da anni attivo con testi e saggi nell’ambito dei nuovi media e della cultura di rete, tra i progetti più recenti è giusto sottolineare in particolare la creazione, nel 2004, dell’Institute of Network Cultures ad Amsterdam, istituto che si occupa dell’analisi critica di Internet, con l’obiettivo di contribuire attivamente allo sviluppo ed alla divulgazione degli studi e i discorsi che ruotano intorno ai temi della rete, anche attraverso l’organizzazione di conferenze, pubblicazioni al fine di stimolare il dialogo e lo scambio online.

Geert Lovink è già stato ampiamente presentato sulle pagine di Digimagin passato: sia da Francesca Valsecchi nel – Digimag 13 dell’Aprile 2006 (http://www.digicult.it/digimag/article.asp?id=331) in occasione di un incontro del Meet the Media Guru, sia in occasione dell’intervista concessa a Maresa Lippolis durante un incontro del Video Vortex organizzato proprio dall’Institute for Networked Cultures lo scorso Marzo 2008 ad Amsterdam. Non ci dilunghiamo quindi nuovamente nel citare tutti i progetti, i testi, le pubblicazioni, i dibattiti a cui Geert Lovink ha contribuito nel corso degli ultimi 20 anni, ma ci limitiamo a segnalare a quei pochi lettori che ancora non lo conoscono il link all’intervista (http://www.digicult.it/digimag/article.asp?id=1085) contenuta nel Digimag 32 del Marzo 2008 . Senza dimenticare infine l’intervista da lui stesso fatta all’antropologo Jeffrey S.Juris, pubblicata proprio su e concessa anche a Digimag per la pubblicazione nel numero 40 del Dicembre 2008-Gennaio 2009 (http://www.digicult.it/digimag/article.asp?id=1332). Insomma, un amico di lunga data.

Quest’ulteriore intervista e’ inserita nel contesto della tesi di dottorato che sto scrivendo sul tema dei new media art festival e il link che questi eventi stabiliscono (o non stabiliscono) con la cultura della rete che ruota attorno ai temi della cultura digitale. Per questo motivo lo scorso mese di Agosto ho contattato Geert e ho instaurato una conversazione illuminante via email su temi che riguardano le mailing lists, l’arte della moderazione e la condizione socio-politica nell’era della Network Culture.

Il risultato di questa conversazione è la chiacchierata che segue, pubblicata anche sul blog di Geert alì’indirizzo http://networkcultures.org/wpmu/geert/, e arricchita da un excursus su quella che è la formazione di Geert Lovink, il suo percorso culturale e politico, le sue esperienze attiviste e radicali, che lo hanno portato ad essere oggi una delle voci sicuramente più influenti e ascoltate nell’ambito della new media culture.


Donata Marletta: Ciao Geert, prima di tutto vorrei che mi raccontassi un po’ del tuo background e come sei entrato a far parte della scena Net-culture

Geert Lovink: Durante il periodo 1977-83 ho studiato Scienze Politiche presso l’Università di Amsterdam. In quel periodo ero coinvolto in movimenti attivisti anti-nucleari, di occupazione e di studenti autonomi. Dopo avere conseguito la laurea ero disoccupato e vivevo a Berlino Ovest. Erano gli oscuri anni ’80, con numerosi tagli ai budget e prospettive cupe. Usai il sussidio di disoccupazione per approfondire la mia conoscenza nelle scienze umanistiche e nelle arti, e dopo una crisi professionale ed esistenziale nel 1987, decisi di realizzare la mia passione e diventai teorico dei media e attivista indipendente. Oltre a scrivere e pubblicare libri e giornali, mi interessai ai computer e successivamente, attraverso la scena dei bulletin boards, nel 1989, entrai in contatto con Internet. Nei primi anni ’90 oltre alla radio, iniziai ad organizzare festival e conferenze. Tutti questi aspetti confluirono nel 1993 quando fece la sua apparizione il World Wide Web e in Olanda la gente comune, fuori dai circuiti accademici, ebbe accesso ad Internet. Due anni dopo iniziai la lista , insieme all’artista Berlinese Pit Schultz, che fu una delle prime persone che incontrai online.

Donata Marletta: Che ruolo ha il moderatore delle liste, e qual’ è il ricordo più straordinario che hai come moderatore di ?

Geert Lovink: Straordinario o angosciante? Quel lavoro era come le montagne russe. Eccitante ed intenso. Un lavoro a tempo pieno. Per me il momento più entusiasmante è stato il meeting in Slovenia, nel maggio 1997. Non parecchie liste organizzano i propri raduni internazionali. Fu’ un festival intenso e sballato, al quale parteciparono Americani ed Europei da Est a Ovest, il picco di come movimento di avanguardia della Net culture, se vuoi. Poco dopo, l’esplosione delle dotcom divenne una realtà. In quel contesto, Net artists, tactical media activists e teorici dei media si mischiarono; in un certo senso ai nostri giorni risulterebbe arduo ed artificiale da organizzare. Il periodo culturale, il tempo in cui “Cosa è e che uso ne fai?” non veniva spiegato dai managers e da coloro che lavorano con la tecnologia, ma dagli artisti e dai teorici, stava per finire.

Ma per rispondere alla tua domanda … la moderazione può essere fatta in diversi modi. Dopo che divenne una lista chiusa e gestita da un moderatore (alla fine del 1997) rimasi coinvolto nelle operazioni di gestione quotidiana della lista per altri 2 o 3 anni. In quel periodo abbiamo prodotto il libro Readme! e sperimentato con la rotazione nella moderazione della lista. Ero a favore di quel modello ma coloro che assunsero il controllo ad un certo punto, nel 2001 circa, non vollero muoversi, io invece sono sempre li’. Fingono di non essere visibili e non appaiono come host nei dibattiti. Questo fu’ importante per me e Pit. Come noi anche Trebor Scholz nella lista iDC (Institute for Distributed Creativity nda) era alla ricerca di voci nuove, nuovo materiale. In alcune liste il moderatore è la persona prudente che sta li’ nello sfondo. La tecnologia da sola non ci dice come moderare le liste. La tecnologia ci limita, ci guida ma ci lascia anche un certo margine di libertà per far uscire fuori queste caratteristiche troppo umane da noi.

Photo courtesy by Institute for Networked Cultures


Donata Marletta: Esiste nelle liste una vera comunicazione e scambio tra critici e comuni sottoscrittori?

Geert Lovink: Le liste hanno alti e bassi. Spesso le paragono al clima Olandese. Ci sono bruschi cambiamenti di umore. Lunghi periodi di silenzio. Alcuni sono ossessionati dalle liste e ad un tratto poi spariscono. Ci sono litigi (le cosiddette “flame wars”), conversazioni animate, seguite da tonnellate di monotoni comunicati stampa e articoli di quotidiani. I comuni sottoscrittori sono i lurker, quelli che rimangono in silenzio e sono assenti. Non vedo un ruolo speciale per una particolare professione, come artisti o pensatori, ciononostante devo dire che geeks ed altri programmatori sono coloro che hanno più familiarità con la comunicazione nelle liste. Dopo tutto, è il loro mezzo; lo hanno creato loro ed utilizzato, molto tempo prima che la massa venisse a conoscenza delle mailing lists elettroniche.

Donata Marletta: In base alla tua esperienza, qual’ è lo stato dell’arte e il futuro delle liste?

Geert Lovink: Considerato che l’email è la più diffusa applicazione di Internet, le liste non spariranno molto facilmente. A livello mondiale, l’uso dell’email è in continua espansione. Ma come tutti sappiamo le nuove generazioni non la utilizzano più. L’email non è cool. Il declino in termini di popolarità è iniziato da un po’ e probabilmente è partito con la crescita dei blog, intorno al 2003-2004, e successivamente ai siti di social networking. Inoltre non dobbiamo dimenticare l’impatto degli SMS e dei PDA, anche se oggi puoi controllare l’email direttamente dal tuo PDA. Quello a cui assistiamo oggi è un allontanamento dalla cultura dell’ufficio (con i suoi PC isolati), in quale l’email (e di conseguenza le liste) sono state incorporate. Questo porta ad un’accelerazione di messaggi brevi su qualsiasi piattaforma da Facebook a Skype, Twitter, MSN, tutti destinati a non essere riposti in un archivio. Le liste dipendono dai propri archivi, siano accumulati nel computer di coloro che sottoscrivono la lista, che nell’archivio online della lista stessa. Le liste hanno senso solo se puoi leggere i messaggi precedenti. Perché Internet ha bisogno di geeks per poter mantenere e ulteriormente sviluppare l’infrastruttura della tecnologia informatica, non mi preoccupa che le liste e i relativi software possano sparire, a meno che la classe globale degli hacker decida di spostarsi verso un nuovo modo di comunicazione.

Donata Marletta: Credi che le discussioni nelle liste e più in generale i network online stiano contribuendo allo sviluppo ed alla distribuzione di una cultura aperta e basata sulla collaborazione?

Geert Lovink: Quì dobbiamo separare i due modi di usare i list software: liste come veicolo in grado di creare una comunità che discuta certi argomenti, e liste come strumenti pragmatici al fine di realizzare un particolare obiettivo comune. Raramente incontriamo un insieme di queste due modalità. La maggior parte di noi assocerebbe le liste con l’elemento di discussione. Ciononostante, la maggioranza delle liste vengono create per gruppi specifici ed hanno vita breve. Quando l’obiettivo viene raggiunto la lista poi sparisce.

Photo courtesy by Anne Helmond


Donata Marletta: Vai a visitare festival come Ars Electronica, Transmediale etc.? Vorrei sapere la tua opinione sul ruolo che hanno questi eventi ai giorni nostri.

Geert Lovink: Certo, visito numerosi festival e mostre. Non proprio quelli da te citati, ma sono stato a circa quattro edizioni di seguito di Transmediale. L’ultima volta nel 2007. L’ultimo Ars Electronica al quale sono andato è stato forse nel 1997 o 1998. L’ultimo ISEA che ho visitato è quello di Helsinki nel 2004. In questo periodo vedo più cose nel Sud Europa. Ho parlato della condizione della new media art nel mio libro Zero Comments, che ho scritto nel 2005-2006. È un peccato che molti di questi festival non si concentrano su un tema particolare. Se lo fanno è troppo generico e terribilmente acritico, girando intorno a temi come la biologia e il corpo. Ma non iniziamo con la cultura della protesta. Va bene, c’ è una critica, è negativa e chiarifica le nostre idee. Ma molto più importante c’ è un’energia primaria di follia, di radunarsi, di fare qualcosa senza senso. È quell’energia che unisce le persone e noi spesso attingiamo da quell’energia. I festival dei quali parli sono solo ombre evanescenti, attività istituzionali che durano troppo tempo ed hanno dimenticato quanto è potente impadronirsi dell’arte della sparizione. Il fatto che in alcuni ambiti il management opera con il pilota automatico non significa che altrove non possano svilupparsi nuove iniziative. C’ è un grande cambiamento nei new media. C’ è sempre spazio per la realizzazione di un evento. Lo so, può sembrare religioso, ma se lo hai sperimentato dozzine di volte, non c’ è nessuna ragione per sentirsi depressi, anche se la situazione, in termini oggettivi, è abbastanza deprimente.

Donata Marletta: Per molti anni i festival dedicati all’arte ed alla tecnologia hanno avuto il ruolo di riunire persone con interessi comuni in un singolo contesto spazio/temporale. In base alla tua esperienza, possiamo ancora oggi considerare questo tipo di festival come spazi sociali?

Geert Lovink: Certo, non facciamo le cose così drammatiche. Anche le persone che vendono aspirapolvere porta a porta hanno i loro incontri annuali. La domanda che ci dobbiamo porre è: gli organizzatori vogliono dare alla scena un impatto critico, o vogliono solo gestire un’organizzazione culturale? Ai giorni nostri la sponsorizzazione delle corporations e le politiche cittadine di marketing stanno diventando una questione seria se stai organizzando un festival o una conferenza. Forse è meglio spostare l’interesse ed iniziare a sviluppare formati che siano più informali, come i Temporary Media Labs, i barcamps, e le non-conferenze. Ma in quel caso in un contesto culturale relativo all’attivismo.

Donata Marletta: Credi che esista un collegamento tra i luoghi virtuali rappresentati dalle liste, i networks e le comunità online, e il luogo tangibile del festival per discussioni e scambi riguardanti la Net culture?

Geert Lovink: Raramente. È un’eccezione unica se reale e virtuale sono ben equilibrati. È vero che molte liste ritornano indietro agli eventi della vita reale, ma è difficile riuscire ad incontrarsi. Con difficile intendo dispendioso in termini economici.


Donata Marletta: Ho molto apprezzato la tua auto-intervista nell’introduzione del tuo libro Uncanny Networks. Qual’ è la domanda che vorresti ti venisse posta oggi?

Geert Lovink: Sei, siamo, ben organizzati ad affrontare il mainstream dei new media? Cosa significa che tutti possiedono un telefono cellulare? Siamo preparati a difendere attivamente i nostri ideali riguardo l’aperto e decentralizzato carattere di Internet o lasciamo che vada giù per il tombino? Questa è una questione molto seria. Non credo che molti di noi sono ben preparati ad affrontare la scalata degli utenti e l’ampia partecipazione che abbiamo visto negli ultimi anni. L’utilizzo di Internet qui in Olanda è cresciuto da meno dell’1% nel 1993 ad oltre l’80% nel 2009. Questa realtà ci forza a protendere verso il mainstream o avrebbe più senso dare vita ad iniziative alternative e sotterranee, che non si preoccupino della realtà istituzionale?


http://laudanum.net/geert/

http://networkcultures.org/wpmu/portal/

http://www.nettime.org/

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