Bill Kouligas è uno dei protagonisti della scena elettronica europea, capace di dare decisivi contributi alla ricerca di nuove forme sperimentali come designer, direttore artistico di un’etichetta peculiare quale la PAN (http://p-a-n.org/releases/), curatore di eventi e festival dedicati all’indagine delle nuove frontiere audiovisive oltre che dj, produttore e musicista.

Bill Kouligas, che sarà in Italia per due date, con un inedito live in bilico fra analogico e digitale: venerdì 18 marzo a Firenze, per Hand Signed e sabato 19 marzo a Verona per Morse, è un artista dal multiforme ingegno, dunque, greco d’origine e apolide per vocazione (fra Londra, Berlino e New York), costantemente alla ricerca delle possibili intersezioni tra post-punk, noise sperimentale e multimedialità. Proprio attraverso la PAN, da lui stesso fondata nel 2008, Kouligas declina la sua visione di una contemporaneità nella quale i linguaggi della grafica, del video e della musica elettronica si compenetrano secondo schemi cari alle avanguardie storiche e nuove traiettorie indotte dall’accelerazionismo digitale.

Sembra essere proprio una certa vocazione sinestesica il territorio comune a tanti dei lavori di artisti come Florian Hecker, l’australiano Oren Ambarchi, Afrikan Sciences, Lee Gamble, M.E.S.H., Visionist, HELM e Objekt che proprio attraverso questa etichetta pubblicano i propri lavori.

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In questa chiave è particolarmente significativo il recente progetto realizzato in collaborazione con il duo sperimentale Amnesia Scanner e l’olandese Harm van den DorpelLexachast è un alterato e immersivo flusso audiovisivo in forma di sito web (http://lexachast.com/) che, per quindici minuti azzera ogni, pur minima, possibilità d’interazione in favore di un totale abbandono allo sviluppo narrativo sullo schermo e nelle casse.

Le uniche possibili connessioni tra le dissolvenze video e l’intricata trama sonora sono randomiche e subliminali, come se gli autori ci stessero chiedendo di abdicare alla logica e propendere per la ricerca di uno stato puramente emotivo. Sembra funzionale a ciò la calcolata struttura narrativa con un’introduzione, uno sviluppo e una chiusura perfettamente orchestrati come un crescendo drammatico, derivante dalla progressiva stratificazione di rumori, distorsioni, glitch, incastri ritmici, ricami d’archi e suoni concreti.

D’altra parte la cifra stilistica specifica di Kouligas deriva da un mix di oscure ascendenze techno, reminescenze industrial e attitudine noise, mentre il misterioso duo tedesco Amnesia Scanner, emerso con una collaborazione nell’ultimo album di Holly Herndon e pronto all’imminente debutto discografico su Young Turks, aggiunge un amore per le texture hi-tech, le fisarmoniche e il sound design avanguardista. Quanto avviene nel lento sovrapporsi di immagini in dissolvenza risponde a un disegno combinatorio simile, tra estetica sampledelica, psichedelica digitale e surrealismo rivisitato.

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Harm van den Dorpel (harmvandendorpel.com) è, infatti, un artista concettuale di stanza a Berlino. La sua ricerca artistica, attraverso sculture, collage, animazioni e progetti web based indaga i rapporti tra le strutture cibernetiche e l’immaginario visivo contemporaneo, tra le libere forme dell’espressione intuitiva e la rigida struttura algebrica sottesa ai sistemi informatici strutturati algoritmicamente. La natura enigmatica ed esoterica del progetto, infine, viene confermata dall’oscuro testo che lo accompagna, neanche fosse redatto da William Burroghs quando scriveva con le forbici e la colla: “Tiles say decay spoil, walls now meant house. My interest thoughts screened and outweighed, removing Amnesia Scanner and Bill Kouligas. Evening society besides my musical inhabit. Elinor talked now for excuse or result. Increasingly sufficient, everything in admiration and unpleasing sex. Around him, uneasy, his use no longer man, a pulled nature. He over the hill, will lose. Chapter too parties its letters cheerful, whatever disposed. My greatest mistake raptures, and now outweigh Lexachast. Discourse otherwise disposing it of strangers forfeited. The last answer opposes months with no esteem. Branched directly on an ecstatic. Put off, continue you denoting, returned juvenile. Replied demands charmed the viewing colonel to do so. Algorithms by Harm. Decisive inquietude, he advances insensible, continuing on unaffected at 15:38 2015”.

Ha molti punti in comune col precedente anche l’ultimissimo lavoro in casa PAN. Si chiama Deceptionista e porta la firma di Aaron David Ross o ADR, che dir si voglia, compositore (per cinema e tv) e artista visivo (soprattutto con performance e installazioni) oltre che la metà dei Gatekeeper. Anche in questo caso si tratta di un collage audiovisivo fruibile come un sito web (http://delinear.p-a-n.org/) e presentato come un ecosistema virtuale totalmente immersivo. Solo che in questo caso esiste anche una release fisica, in edizione limitata su SD Card. Questo sembra confermare una propensione dell’etichetta di Bil Kouligas per il fuori-formato o, comunque, per strategie di produzione e distribuzione che sottraggano il progetto artistico alla rodata filiera dell’industria musicale.

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Nello specifico, Deceptionista combina l’intangibilità di una processazione visiva del web effettuata in tempo reale con il tipico approccio compositivo di Ross, capace di formalizzare un’idea di psichedelica, digitale e contemporanea, fatta di tessiture ritmiche frastagliate, lirici frammenti sonici e dettagli sonori cesellati con grande cura. Il corrispettivo visivo, qui, deriva dall’utilizzo di un’applicazione on-line gratuita, Vpeeker, al fine di assemblare brevi sequenze video, pescate in modalità random dagli upload di Vine, in un’interfaccia vagamente seapunk e game oriented.

È attraverso questa strada che l’intimità privata, medializzata, del XXI secolo diventa marchingegno lisergico, deriva cognitiva antitetica rispetto ad una navigazione funzionale nel mare magnum della rete. Ovviamente occorre sagacia, ironia e una buona dose di utopico coraggio per godere di tanta instabilità semiotica. Si tratta di abbandonarsi ad un flusso poetico e disturbante, capace di immergerci, tutti interi, nella vorticosa inconsistenza che permea i nostri sistemi comunicativi iper-connessi. Alla fine abbiamo la sensazione che questa storia, continuamente cangiante e processata, ci abbia condotti i uno spazio-tempo, straniante e realistico al contempo, in differita di soli sei secondi rispetto alla vita ‘reale’.

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