Aksioma Project Space - Ljubljana
04 / 05 / 2016 - 03 / 06 / 2016

Anche se c’è poca differenza tra un artista della truffa e un artista, e l’ultimo molto spesso prova a replicare strategie, comportamenti e abitudini del primo, il caso dell’artista della truffa che diventa artista è ancora abbastanza raro. Jack e Leigh Ruby sono un’eccezione.

Come l’artista e produttore Simon Lee disse: “Hanno vissuto una vita all’insegna della frode e continuano a farlo nel mondo dell’arte”. Dai primi anni ’70 alla fine dei ’90 i cugini Jack e Leigh Ruby erano artisti fiduciosi nella loro carriera che operavano in America e Australia. SI specializzarono nella messa a punto di frodi assicurative, creando sofisticati portfolio di prove false, servendosi spesso di fotografie, nastri e filmati di video sorveglianza. Finalmente arrestati per una truffa nella quale rapinavano la loro stessa casa, rimasero in carcere per più di un decennio. In prigione i Ruby chiesero perdono per i loro crimini e condannarono il loro comportamento illegale. Nonostante ciò, giunsero a rivalutare la loro carriera precedente apprezzandola esteticamente sulla base dei loro studi di arte contemporanea.

Una cosa che probabilmente notarono fu la stretta relazione tra i falsi media – foto, video, documenti – che realizzavano per le loro truffe, e il forte interesse, mostrato dalla maggior parte degli artisti che lavorano con gli immaginari mediatici dagli anni Settanta in poi, per la relazione tra realtà e finzione, documentazione e falsificazione, esperienza live o mediata di un evento. Come spiegarono: “Proprio all’ultimo abbiamo confuso la verità con il fatto che narrazioni alternative potessero essere proposte e adottate come credibili. Realtà parallele variabili che mettono in discussione “ciò che è successo” e ciò che crediamo sia reale, ammiccando simultaneamente alla presenza dei registi appena sotto il palco, sono la base per il nostro attuale corpus di opere artistiche. Insinuazione, implicazione, gesti significativi, pause pregnanti, conversazioni incrociate e doppelgänger sono tutti presenti nel nostrorecente lavoro”.

Il dialogo, iniziato in prigione, con gli artisti e produttori Eve Sussman e Simon Lee li spinse ad approfondire ulteriormente queste tematiche, e a decidere di reinventare il lavoro più intrigante della loro gioventù, utilizzando le foto e i video falsificati come base per un nuovo lavoro. Rilasciati nel 2012, tornarono negli USA e realizzarono Car Wash Incident, una pellicola da loro ideata per alcuni anni, la prima di una serie inspirata ai portfolio delle truffe della loro vita passata.

Car Wash Incident è una videoinstallazione di 25 minuti che consiste nella ripetizione di un filmato a due canali accompagnato da un sistema audio a otto canali. L’installazione è ispirata a una truffa reale attuata dai Ruby nel 1975, ma non è una duplicazione dell’evento: è la ricreazione tramite film di uno degli oggetti effimeri utilizzati per commettere i loro crimini, ossia una foto contraffatta della truffa dell’autolavaggio.

Il video, realizzato con la stessa scena filmata più volte da diverseangolazioni, presenta 2 cast identici di 4 personaggi (interpretati da 8 attori) che svolgono simultaneamente una trama coreografata; un cast mette in scena la trama della storia “in senso orario” e l’altro la riproduce “in senso antiorario”.

carwash1

Il video appartiene al genere della “ricostruzione”, verso cui Aksioma ha dimostrato un durevole interesse a partire dall’organizzazione dell’esposizione Re:Akt! Reconstruction, Reenactment, Re-reporting (2009), e può essere facilmente paragonato a opere come The Third Memory (1999) di Pierre Huyghe e The Eternal Frame di Ant Farm e T.R.Uthco, anch’esse in mostra presso Aksioma nel 2013. Dal 2013, il lavoro è stato esposto in molte sedi, tra cui: Old School, New York 2013; Monkeytown, New York 2013; l’International Film Festival di Mosca 2013; The Parlour, Brooklyn, NY 2013; B3-Bienale, Francoforte, Germania 2013; Michael Jon Gallery, Detroit 2015.

Jack e Leigh Ruby hanno operato in qualità di “agevolatori di indennizzi di assicurazione” dalla metà degli anni Settanta fino al 1998, quando vennero arrestati per aver derubato la loro stessa abitazione (e aver falsificato le prove di un furto). Dopo 13 anni di reclusione, sono ritornati a New York e hanno iniziato la loro carriera artistica. Oltre a Car Wash Incident, il loro primo film-installazione, i Ruby preparano fotografie, stampe lenticolari, monostampe Television, diapositive Ektagraphic e collage della loro vita in fuga.

Simon Lee è un artista inglese che lavora con fotografia, video e installazioni. La sua opera viene spesso definita “una metafora efficace per il flusso aleatorio della storia e un tour de force formale e antiquato” (Holland Cotter, New York Times). La sua collaborazione con Algis Kizys nel film del 2010, Where is the Black Beast? (2010) è stata presentata alla Sagamore Collection a Miami, al Zebra Poetry Film Festival di Berlino, al IFC Center a New York, ed è stato ufficialmente selezionato al Rotterdam Film Festival del 2011. Lee ha tenuto mostre presso il Brooklyn Museum of Art; il Berkshire Museum, MA; il Roebling Hall, New York; il Moscow International Film Festival; il Musée d’Art Contemporain de Montreal; la Poznan Biennale, Polonia; la Rotunda Gallery, Brooklyn NY; il Tinguely Museum, Basilea, Svizzera; Espace Paul Ricard, Parigi, Francia; e presso The Whitney Museum of American Art, New York. Il lavoro di Lee è stato sostenuto da una serie di enti quali il New York State Council in the Arts la New York Foundation for the Arts, il British Council, e la Pollock Krasner Foundation.

carwash3

Eve Sussman è un’artista e regista con sede a Brooklyn che lavora in autonomia e in gruppo, a volte come Rufus Corporation. I suoi lavori comprendono film, video, installazioni, sculture, e fotografie. Oltre a Rape of the Sabine Women, 2006, e 89 Seconds at Alcázar, 2004 che hanno debuttato presso Whitney Biennial, il gruppo ha lavorato a Yuri’s Office, 2009, e a whiteonwhite:algorithmicnoir, 2011. I lavori della Rufus Corporation sono stati esposti e proiettati a livello internazionale e sono inclusi nella collezione del Smithsonian Museum of American Art, del Museum of Modern Art, New York; del Whitney Museum of American Art, New York; del Philadelphia Museum of Art, della Fundación La Caixa, Barcellona e del Centro Galego de Arte Contemporáneo, Santiago de Compostela, Spagna. Sussman ha ottenuto il premio Guggenheim Fellowship, una borsa di studio da Creative Capital, il Rome Prize, e ha ricevuto fondi dalla New York Foundation for the Arts e dal New York State Council on the Arts, tra gli altri.


http://aksioma.org/?lang=en

SHARE ONShare on FacebookGoogle+Tweet about this on TwitterShare on LinkedIn