Andiamo su internet a fare una navigata. Ma andiamo come? È un po’ come uscire di casa la mattina, salti sulla bici che corre zigzagando nel traffico delle città, o ti annoi lentamente in coda sulla circonvallazione?

Per navigare serve un browser: tu quale usi? Si diffonde sempre più l’utenza di Firefox, browser opensource sviluppato da Mozilla
(http://www.firefox2.com/it/)
già di per sè molto valido ma reso incredibilmente efficiente dalla possibilità di essere integrato con software di terze parti (tecnicamente si chiamano extension, “componenti aggiuntivi” se avete la versione italiana). Si scaricano liberamente da https://addons.mozilla.org/it/firefox/browse/type:1 , sono oramai più di duemila e sono l’esito concreto di una comunità informale di utenti e sviluppatori (non esiste una comunità “extension” ma chiunque può scrivere del software libero compatibile con Mozilla).

Le extension sono dei piccoli software che possono integrarsi al browser, e consentono diversissime applicazioni; si va dai servizi di gestione meteo, ai dizionari integrati nel browser, tool per lo sviluppo dell’html, comode interfacce dI accesso per i principali siti di social software, session server, gestione dei feed rss, lettori di news, widget, traduzioni, gestione delle foto, strumenti per la privacy, strumenti di debugging, etc. Il concept implicito che accomuna le extension è la possibilità di personalizzare e migliorare la propria attività di navigazione e ricerca delle informazioni, spesso in un’ottica di hack tecnologico: sappiamo bene che la rete non è un posto né sicuro (cookies, script, log degli ip, informazioni utente che vengono trasmesse durante la navigazione delle pagine), né tantomeno pulito o ecologico (assillante sono la pubblicità, le animazioni, i filmati).

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I posti meno curati sembrano proprio essere gli spazi dell’informazione, i quotidiani online, i siti di notizie, le interfacce di accesso alle mailbox più diffuse (ahinoi commerciali), inondati dagli ads più vistosi. Le extension sono strumenti potenti per una esperienza di navigazione che sia più sostenibile; e hanno un successo clamoroso. Soprattutto quelle che ci aiutano ad eliminare dalle pagine che navighiamo la pubblicità, i banner e i box, e tutto ciò che affatica la lettura e ci distoglie dai contenuti (spesso oltre che non richiesto anche sgradito).

Adblock Plus è quindi una di queste extensione, che è stato scaricata 4milioni di volte dall’inizio del 2006, quando venne rilasciato (attualmente 150mila download al mese). La versione precedente venne downloadata 8milioni di volte. Queste estensioni evitano di scaricare immagini e ads, e rimpiazzano dello spazio bianco al loro posto, mostrandoci le pagine pulite della internet pre-pubblicitaria (a nostro piacimento, ovviamente!). É qui che si innesta il nuovo progetto artistico di Eyebeam Openlab, spazio dove artisti, tecnologi e hackers sperimentano le frontiere della creatività opensource. Il laboratorio è un incubatore di progetti di sperimentazione su tecnologia e media, esplicitamente orientate all’arricchimento del Public Domain, ovvero libere dal controllo e dagli interessi delle normative di copyright. È un progetto finanziato da una serie di fondazioni di cui una particolarmente generosa, si avvale di una struttura tecnica avanzata e multidisciplinare (laser, stampanti 3d, workstation, server, device multimediali) e, come scrivono loro stessi, hanno nobile e ambizioso interesse negli ambiti di Open Networks, Open Information, Open Content, Open Source, Open Fabrication.

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Un recente progetto di Steve Lambert e Evan Harper ha preso le tecniche di adblocking appunto, per rivisitarle in chiave artistica, e aggiungere contenuto allo spazio bianco che sostituisce la pubblicità. Il progetto si chiama AddArt, un’extension che si comporta tecnicamente come gli altri adblocker, ma sostituisce le immagini pubblicitarie con immagini di opere artistiche che vengono prese da un database selezionato. É una extension ancora in via di sviluppo ma di cui esiste una versione di prova (con le nuvole tratte dall’”opera d’arte” MarioBros di Cory Arcangel ); il rilascio della prima versione è previsto per l’estate. Lo stesso sviluppatore di AdBlock, il norvegese Wladimir Palant ha detto ad un giornalista del New York Times che “rimpiazzare la noiosa e intrusiva pubblicità con immagini gradevoli e riflessive, trasformandole quindi nel loro opposto, è una coerente prosecuzione della filosofia per la quale AdBlock è stato inventato, ovvero rendere il web più duraturo e divertente”.

AddArt ha qualcosa di sovversivo, va oltre la pagina bianca e pulita senza la pubblicità. Non solo toglie la spazzatura ma genera nuova informazione. Scrivono gli autori nel loro sito “per molti mettere immagini bianche al posto dagli annunci sarebbe sufficiente. AddArt tenta di fare qualcosa di più interessante del bloccare le pubblicità, trasforma il browser in una galleria d’arte”. Gli ads si trasformano da fastidiosi a navigabili, potenzialmente interessanti e ricchi di contenuti. Gli autori scrivono, “the more ads you surf, the more art you’ll get”… AddArt trasforma il browser in una galleria d’arte digitale sulla quale diversi curatori emergenti possono avere la responsabilità per la scelta dei contenuti e l’organizzazione dell’esposizione. Genera uno spazio per la promozione dell’arte contemporanea, dove diverse comunità di artisti possono aggregarsi attorno a questo strumento per la condivisione dei loro percorsi e la diffusione del proprio materiale.

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Il progetto sarà supportato da un sito aggiornato con schede e informazioni sugli artisti e i curatori, e il calendario dei passati futuri AddArt Show (ovvero l’anteprima di ciò che si potrà vedere al posto delle pubblicità). Ogni due settimane cambierà l’esposizione, con 5/8 artisti a rotazione; il modo in cui le opere d’arte si sostituiscono agli ads è randomico e ciò fa auspicare alla possibilità di portare frammenti di arte sul desktop di parecchie persone (se AddArt catturasse il 5% degli utenti attuali di AdBlock si parlerebbe già di centinaia di migliaia di utenti). Questo progetto non è interessante solo come esempio artistico dell’interpretazione del social software. Può essere letto come un esempio del percorso teorico e tecnico che cerca di migliorare internet anteponendo gli interessi (e i contenuti) degli utenti a quelli commerciali e del marketing.

È anche un passo interessante nel dibattito del ruolo dell’artista all’interno delle economie di mercato e delle dinamiche della pubblicità. Un ruolo che ha visto l’arte collaborare con l’economia pubblicitaria, usarla per i propri fini estetici, sovvertirla. La pubblicità diventa in questo caso un piccolo strumento nelle mani degli artisti per la diffusione del messaggio d’arte, nel pieno spirito di cooperazione e condivisione della rete.

E per quelli che si domandano “bella idea, a quando un AddArt per Exlporer?”, possiamo solo consigliare di cambiare browser.


www.eyebeam.org

www.AddArt.eyebeam.org/

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