Dai dimanti non nasce niente, dal letame nascono i fior…” – Fabrizio De Andrè “Via del Campo” (1967)

Introduzione

Tra la fine di luglio e l’inizio di agosto si è tenuta ad Istanbul la terza edizione di Urban Mashup, un particolare workshop internazionale realizzato da URBz, associazione attiva soprattutto in India ma che ha anche saputo costruire una fitta rete di relazioni internazionali. URBz promuove in tutto il mondo attività di rilettura della città e quindi una sua progettazione che valorizzi le interpretazioni della società che la vive. La prima edizione si è tenuta a Tokyo nel luglio 2009, la seconda nella città di Mumbai nel novembre 2009.

Scopo principale delle attività è lo studio dei potenziali di valorizzazione di quartieri storici nei quali si vanno a svolgere indagini diversificate. Tali luoghi e comunità sono scelti poiché a rischio di sopravvivenza, in quanto oggetto di più ampi piani di trasformazione urbana che di norma prevedono la demolizione e distruzione delle stesse, a prescindere dalle reali necessità di chi vi abita e mancando di attenzione nei confronti degli utenti. Si lavora in quartieri che hanno la comune caratteristica di evidenziare il profondo contrasto tra modalità d’interpretazione dello spazio urbano molteplici, diversificate, ricche di storia, caratterizzate da originali adattamenti e da ri-progettazione di luoghi, spesso informali, contro la sostanziale omogeneità dei nuovi piani e progetti proposti dalle municipalità. Questi piani se da un lato mirano a risolvere i problemi d’igiene e salute pubblica attraverso una modernizzazione della città, dall’altro rischiano di uniformare tali realtà ad un modello universale di paesaggio urbano, dalle skylines verticali e da strade occupate da auto e non da persone.

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I quartieri di Shimokitazawa a Tokyo, Girgaum a Mumbai e Galata ad Istambul, scenari e oggetto di studio del workshop, sono quindi quei luoghi dove si riscontrano espressioni di vita del tutto particolari che fanno emergere le contraddizioni dell’intendere la città dettato da interessi economici prima che socio-culturali.

Uno degli scopi dell’attivismo promosso da Urban MashUp è la documentazione informatizzata delle peculiarità storiche, artistiche, architettoniche, culturali e sociali, dei luoghi urbani al fine di rendere visibili e comunicare al resto del mondo le loro micro narrazioni. Il merito di questo tipo di indagini è anche quello di documentare realtà che potrebbero rispondere ai criteri con i quali si è soliti definire il “patrimonio culturale” e portare all’attenzione di un più vasto pubblico la necessità di una qualche forma di tutela (1).

Il patrimonio culturale è radicato in ambito locale ma IT e il fenomeno della globalizzazione comportano nuove forme di appropriazione dello stesso in una continua e contrastante dialettica tra diverse forme di intendere lo sviluppo.

Le attività di URBz per il riconoscimento e valorizzazione del patrimonio culturale.

Mumbai riflette la complessa questione dello sviluppo della città, della sua pianificazione e la dialettica tra nuovo e antico, tra conservazione e sviluppo, diviene il caso paradigmatico delle problematiche sociali ed economiche che affliggono le megalopoli contemporanee, immensi agglomerati urbani dove risiede già metà della popolazione mondiale e dove nei prossimi anni andrà a confluire la maggior parte degli abitanti del pianeta (2). Non è quindi un caso che qui sia nata e operi URBz, organizzazione attiva in merito alle problematiche urbane.

Fondata da Rahul Shivarasta, Mathias Echanove, e Geeta Metha, è un’organizzazione senza scopo di lucro che promuove scambi di informazioni, conoscenze, idee e pratiche per migliorare la città. Organizza workshop partecipativi, del tipo di seguito presentato, progetta e sviluppa strumenti web, blog, siti, mappe interattive per le comunità, sviluppa pratiche urbane che includono la realizzazione di esercizi pedagogici, progetti di ricerca, e iniziative creative che spaziano dal design alla video arte.

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I fondatori ritengono che la più profonda conoscenza della città provenga dagli abitanti e siano le comunità che creano e producono un sistema di saperi spontanei. Secondo gli attivisti di URBZ, per i pianificatori e i progettisti di professione lavorare con questo bagaglio sempre nuovo e sempre diverso di conoscenze potrebbe essere un modo per valorizzare e migliorare l’impatto e la qualità del loro stesso lavoro progettuale nella città.

Complementare all’attività di ricerca e documentazione sul campo si svolge infatti un intenso lavoro, attraverso il web e l’interazione online, per facilitare la produzione di contenuti e documentare la conoscenza condivisa, utile per i cittadini, le comunità, i gruppi, le associazioni, gli individui, le istituzioni pubbliche e private. Il web rimane il miglior mezzo per archiviare e divulgare conoscenze e informazioni sui luoghi indagati e consentirne il continuo aggiornamento da parte degli utenti. URBz supporta l’ICT e le piattaforme conoscitive informatiche per un loro utilizzo nella pianificazione urbanistica e in tutti i campi della ricerca urbana. Inoltre sta sviluppando un’interfaccia Wiki per consentire accesso, upload e sistema geo-tag local information per i luoghi dove opera, in particolare Dharavi a Mumbai, lo slum più densamente popolato al mondo.

Organizzazione e realizzazione di alcune attività di ricerca sono incentrate sulle esplorazioni creative e scambi culturali tra persone e abitanti. Si vuole porre l’accento sull’importanza dei soggetti che, come sostiene l’antropologo Appadurai, sono autori di linguaggi nuovi, i cosiddetti transidiomi della globalizzazione culturale, alimentati da sogni, miti, storie personali che influenzano i destini della città tanto quanto le scelte politiche e le opportunità economiche (3).

Nell’ambito dei cultural studies Appadurai, problematizza un fenomeno translinguistico tardomoderno, che definisce modernità in polvere, in altre parole la molteplicità di identità e di riferimenti linguistici e culturali (transidiomi) che distinguono un numero sempre maggior di individui nella società globalizzata. Il fenomeno transidiomatico della modernity at large è uno dei prodotti del passaggio dal mondo delle nazioni all’universo della globalizzazione transnazionale ed è provocato sostanzialmente dalla mobilità delle persone e dalla comunicazione elettronica. In questo contesto cambia il regime di appartenenza, non più, o non solo, legato ad una terra, una lingua, un popolo, bensì ad un’area cosmopolita, ad un linguaggio globale, ad una comunità diasporica, corporation o organismo internazionale.

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Sembra importante capire come questa unione di mediazioni elettroniche e migrazioni di massa caratterizzi il mondo presente non perché siano nuove forze, bensì perché mai come ora esse sono in grado di influenzare (e spesso determinare) il lavoro dell’immaginazione sociale su scala globale. Esperienze collettive dei mass-media, film, video, o chat rooms, possono creare potenti solidarietà tra i consumers e permettere di passare dal semplice condividere una determinata emozione all’immaginare la possibilità d’azione collettiva.

Vista in quest’ottica, la modernità sembra aver sempre meno a che fare con la linearità che dall’Illuminismo va fino ai progetti per lo sviluppo del “terzo mondo” elaborati nel dopoguerra, e sempre di più con il groviglio di micro narrazioni cinematografiche, programmi televisivi, musica ed altre forme comunicative utilizzate da pubblici diasporici per la costituzione del proprio essere nel mondo. Questo permette di riscrivere il concetto di modernità diffusa non nei macrolinguaggi delle politiche nazionali o internazionali, ma nei molteplici transidiomi della globalizzazione culturale.

URBz ha fatta propria la critica alla linearità dell’Illuminismo indicata da Appadurai e già applicata dal geografo David Harvey (4) e dalla sociologa Jane Jacobs (5) alla progettazione urbana, cioè a quel modo di “fare città” che produce degrado e povertà, ma vuole andare oltre la critica, sperimentando il ruolo dell’immaginazione nelle pratiche urbane contemporanee.

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Urban MashUp a Mumbai: slum o patrimonio culturale?

Mumbai è il principale campo di speriment-azione di URBz, considerata la capitale economica ed in un certo senso anche culturale della potenza indiana, è altresì universalmente nota per i suoi sovrappopolati slums che occupano una larga parte del territorio urbano e sono sempre di più oggetto di ricerche da parte di urbanisti, sociologi, architetti e designer. I fondatori di URBz avvertono però che è necessaria un’attenzione particolare, poiché si è soliti utilizzare l’etichetta slums per definire un fenomeno molto diversificato e complesso sia formalmente che sostanzialmente.

Per questa ragione uno dei casi studio di Urban MashUp ha riguardato una ristretta area della megalopoli indiana, Girgaum e nello specifico il quartiere di Khotachiwadi, il patrimonio urbano della città più minacciato e contemporaneamente orgogliosamente difeso dai suoi abitanti, la cui storia s’intreccia con quella di Mumbai. Definito dall’autorità municipale slum per via della sua alta densità abitativa, il basso profilo della skyline, difforme dal modello considerato moderno, offre un’impressione molto distante dall’immaginario decadente di estrema povertà e degrado che viene di norma associato a questo termine, poiché la sua struttura, l’architettura e la stessa comunità che lo popola costituiscono un esempio unico nel loro genere.

Il quartiere è costituito da una trentina di abitazioni che rappresentano un campionario variegato delle tipologie architettoniche coloniali: ville in stile portoghese, cottage maharati, case goane. Kotachiwadi ha resistito nella sua originaria forma architettonica e rimane uno dei pochi esempi di architettura coloniale di matrice rurale nell’intera megalopoli, al cui interno vive una comunità culturalmente variegata ma i cui membri sono molto solidali tra loro. Ancora oggi però la municipalità continua a promuovere piani di sviluppo urbano che prevedono la demolizione di questo tipo di quartiere (6).

Scopo del workshop è stato quello di esplorare, sfidare, sovvertire, interrogare, celebrare le idee e le pratiche della città storica di Mumbai incastonate nella sua architettura, arte, cultura e politica, pre e post coloniale, sviluppate in un fitto sistema di strade e bazar a testimoniare l’esistenza di numerosissime comunità che rendono la città quello che è da sempre: un luogo di mercati, sogni e aspirazioni collettive.

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Queste storie, idee ed espressioni della città non sono mai state oggetto di studi e di documentazione, hanno però contribuito alla comprensione della definizione di “Mumbaikar”, in maharati abitante di Mumbai, attraverso i molti linguaggi che in città si parlano, le pratiche culturali che si inventano, le evoluzioni delle forme architettoniche e del costruito messe in atto, e trasformano la questione della sua “identità” molto più ricca e complessa di quella celebrata ufficialmente.

Il workshop nella sua concezione è nato come uno strumento per dare voce alle comunità di Girgaum e portarle alla conoscenza se non del mondo, almeno del world wide web. E’ stato ritenuto necessario esplorare le modalità creative e di immaginazione messe in atto dagli abitanti, insider o outsider (residenti e non), considerate più ricche e profonde di quelle di leader politici e dei cittadini coscienziosi. Si è cercato di convogliare le competenze e le immaginazioni dei partecipanti che organizzati in gruppi tematici e in base a saperi tecniche e disciplinari, si sono sparpagliati lungo le strade di Girgaum e hanno conversato, fotografato, reinterpretato, esaminato, ricreato nuovi framework conoscitivi per rendere giustizia alla stratificata, densa e complessa vita di questo popolatissimo quartiere.

Attraverso il workshop si sono stabilite connessioni in forma di dialogo creativo tra abitanti del quartiere e partecipanti, in particolare è stato reso un ritratto multimediale del quartiere e del suo contesto culturale usando tutte le possibile forme espressive, video, foto, suoni, disegni, sceneggiature, artigianato, pittura. Il materiale prodotto una volta rielaborato è pubblicato su urbz.net, ovviamente open source (7).

Kotachiwadi a Mumbai è divenuto simbolo della necessità di ripensare il concetto di slum, e di conseguenza gli interventi progettuali nella città e del difficile e spesso contrastato rapporto tra conservazione, valorizzazione ed espressione della modernità. Grazie ad azioni come quella di Urban MashUp e alle continue attività promosse dagli abitanti dello stesso quartiere sta emergendo anche nell’immaginario collettivo una percezione diversa di questo luogo e di conseguenza anche del concetto di patrimonio culturale e di valorizzazione delle modalità di interazione sociale e di vivere lo spazio che si vorrebbero salvaguardare.

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Alla fine delle attività rimane ai partecipanti il senso di un loro contributo reale nel dare voce ad una narrazione collettiva e divenendone essi stessi parte, nonché di aver fornito agli abitanti strumenti per costruire nuovi scenari di sviluppo e comunicazione attraverso la tecnologia, il progetto e le relazioni internazionali.

La tecnologia informatica, il mondo web 2.0 ad esempio (8), offre agli abitanti e alle associazioni sempre maggiori possibilità per comunicare al resto del mondo una modo di intendere lo spazio e il tempo di vita diverso da quella che sta uniformando le megalopoli asiatiche. Grazie ad un potenziamento delle capacità di comunicazione del residente, che si inserisce consapevolmente, e talvolta per la prima volta, in un sistema di relazioni internazionali, è anche possibile avviare strategie virtuose di sviluppo sostenibile.


Note:

1Convention concerning the protection of World Cultural heritage (Paris 1972), Unesco; Convention for the safeguarding the Intangible Cultural Heritage (Paris 2003), Unesco.

2World urban Forum, Rio de Janeiro, 22-26 march 2010, “The right to the city-bridging the urban divide: http://www.unhabitat.org/categories.asp?catid=584.

3Appadurai Ajrun The Production of Locality in ‘Modernity at Large – Cultural Dimensions of globalization’, University of Minnesota Press, Minneapolis, 1996.

4Harvey David, ‘Spaces of Capital, Towards a Critical Geography’ Edinburgh University Press, 2001.

5Jacobs Jane, The death and life of great american cities, New York, 1961.

6Mumbai Metropolitan Region Development Authority (MMRDA), Draft Regional Plan for Bombay Metropolitan Region 1991-2011. Mumbai: MMRDA, 1995.

7Srivastava Rahul,’Digitizing the Sociological Imagination’ in Rajan Nalini (ed), Culture and The New Digital Technologies’ Routledge, (forthcoming.)

8Echanove Sendoa Matias: Towards an Architecture of Participation: Activating Collective Intelligence in Urban Systems. Prepared for the NATIW OpenWeb 2.0 Seminar, Geneva, April 20, 2007


Bibiliografia:

Appadurai Ajrun (1996), The Production of Locality in ‘Modernity at Large – Cultural Dimensions of globalization’, University of Minnesota Press, Minneapolis.

Convention concerning the protection of World Cultural Heritage (Paris 1972), Unesco.

Convention for the safeguarding the Intangible Cultural Heritage (Paris 2003), Unesco.

Echanove Sendoa Matias: Towards an Architecture of Participation: Activating Collective Intelligence in Urban Systems. Prepared for the NATIW OpenWeb 2.0 Seminar, Geneva, April 20, 2007.

Harvey David, “Spaces of Capital, Towards a Critical Geography’ Edinburgh University Press, 2001
Mumbai Metropolitan Region Development Authority (MMRDA), Draft Regional Plan for Bombay Metropolitan Region 1991-2011. Mumbai: MMRDA, 1995.

Srivastava Rahul, “Digitizing the Sociological Imagination” in Rajan Nalini (ed), Culture and The New Digital Technologies’ Routledge, (forthcoming.).

http://www.urbz.net

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