WEB.VIDEO THE NEW ART?

Constant Dullaart (nl), Petra Cortright (us) and Igor Stromajer (si)
Moderated by Robert Sakrowski (de)

http://www.transmediale.de/content/webvideo-new-netart

La net art (intesa come nuova forma d’arte), prodotta grazie all’aiuto della tecnologia, è stato uno dei temi del panel “web.video la nuova net art? “.

Il moderatore Robert Sakrowski (de) è stato il primo a prendere la parola. Sakrowski ha spiegato nel suo discorso la stretta connessione tra la Net Art e la storia del festival transmediale, e la transizione dell’evento da appuntamento per la video arte a festival di media art. Sakrowski ha raccontato come il primo video festival si sia svolto nel 1986, come progetto parallelo della Berlinale “International Forum of New Cinema”, allo scopo di fornire alla video arte la propria piattaforma 21 anni dopo la nascita della video arte stessa.

La distinzione tra video e film consentì la separazione di questi due festival e di conseguenza la separazione politica, economica e sociale tra film e video. Nel 1997 il festival è diventato il festival transmediale: l’auto-definizione, in continua evoluzione, del focus principale del festival sui media artistici d’avanguardia, è rappresentato dal passaggio dai film ai video, alla televisione, ai software, a Internet.

L’interrogativo del panel è quindi: il video web è una nuova forma d’arte? Tramite un’ approccio storico-artistico possiamo collegare la video arte, la net art e il web video e chiarire il concetto di web video mettendolo in rapporto con la net art. Questo perchè la Net Art non è morta e solo la Net Art è utile per attirare l’attenzione e un certo tipo di atteggiamento nell’ambito del mercato dell’arte. Quindi, rispetto alle informazioni date da Sakrowski, Youtube è oggi utilizzato da molti net artist come uno spazio per mostrare le proprie opere d’arte indipendenti, per avere un feedback e raggiungere un pubblico più ampio. E Youtube permette agli artisti di abbattere le barriere e di usare i media nella maniera in cui lui / lei vorrebbe usarli.

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Nel rapporto tra la net art e la video art, le parole chiave per Robert Sakrowski sono state: distribuzione di massa, produzioni tecnologiche di massa e opere time-based. La maggior parte delle opere web sono basati su immagini in movimento e i video sul web dipendono dalla tecnologia, e possono essere facilmente distribuiti su siti come Youtube. Queste tecnologie sono più facili da controllare e mantengono bassi i costi. Sakrowski ha anche ricordato l’importanza dei diritti d’autore sulla rete e ha posto il quesito su chi è il proprietario delle produzioni web oggi e chi ne controlla le condizioni. Domanda che deve essere posta alle multimanzionali come Google e Facebook.

L’artista Constant Dullaart, il primo a prendere la parola, focalizza il suo lavoro sulla visualizzazione della grammatica di Internet e sul linguaggio dei software, modificando elementi online e ricontestualizzando materiali ‘trovati’ creando installazioni, performance, video, siti web, stampe e post sui blog. L’artista ha iniziato il suo discorso mostrando una della sue opere: ha affermato che il suo unico scopo è quello di creare confusione, trovando modi diversi per animare il design dell’interfaccia dell’utente di Google su Internet, da far ruotare (http://therevolvinginternet.com/), scuotere (http://theagreeinginternet.com/), riorganizzare (http://theagreeinginternet.com/) e diffondere (http://internetspread.com/).

Dopo le opere in movimento su Internet, Dullart ha anche spiegato come giudichi talmente brutto il design di Youtube al punto di volerlo riprogettare (http://www.constantdullaart.com/site/html/new/youtubeasasubject.html) e avere dei feedback dalle persone (http://www.tvchannel.tv/dullaartresponses.html). La sua opera Youtube as a Sculpture ha fornito una nuova prospettiva al pulsante di caricamento di Youtube. (http://www.todayandtomorrow.net/2009/12/04/youtube-as-a-sculpture/).

Il secondo ospite, Petra Cortright, utilizza la webcam per le sue produzioni artistiche. Ha esordito parlando della sua infanzia. Ha rivelato di aver iniziato all’età di dieci anni utilizzando un computer e di provenire da una generazione diventata dipendente dalla grafica istantanea. Cortright utilizza la webcam per produrre le sue opere d’arte, perché si sente a suo agio di fronte alla telecamera e perché ha una qualità bassa così che gli altri non la vedano completamente. Pensa che guardare nello schermo e vedere quello che sta creando sia sensazionale. Può caricare e controllare il suo lavoro in qualsiasi momento. Le piace utilizzare effetti realizzati da altri programmatori in modo differente.

Il terzo ospite, l’artista multimediale Igor Stromajer, è partito mostrando il suo primo progetto, realizzato per Transmediale 99 ed ha proseguito mostrando i suoi progetti anno per anno per spiegare ciò che sta esplorando, guardando e cercando. Sorprendente è stata la sua decisione di cancellare i suoi 37 projects (1996-2007) contenenti 288 file e 200 mb di materiale (http://intima.wordpress.com/2012/02/10/make-love-not-art/#more-2796). Era praticamente quasi tutto il suo lavoro. Ha poi anche presentato il progetto Ballettikka Internettikka (http://www.intima.org/bi/index.html).

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UNCORPORATED SUBVERSION: TACTICS, GLITCHES AND ARCHEOLOGIES

Michael Dieter (au), Jussi Parikka (fi/uk), Julio D’Escrivan (ve/uk), Jon Satrom (us)
Moderated by Rosa Menkman (nl)
http://www.transmediale.de/content/uncorporated-subversion-tactics-glitches

Il moderatore del panel Rosa Menkman, artista visivo che si concentra su artefatti provocati da incidenti che avvengono nei media digitali, ha inaugurato l’“In/compatible aesthetics symposium” presentando in prima persona la sua ricerca artistica e accademica sul “Glitch”: un fenomeno inaspettato, un risultato involontario, la rottura o distruzione di un sistema, qualcosa che non può essere codificato singolarmente.

L’oratore Michael Dieter, docente di New Media all’università di Amsterdam, specializzato in diversi temi quali l’arte, i media, l’ecologia e la politica, ha parlato della “modificazione” citando vari esempi di opere d’arte, a partire da The Collapse of PAL (2010) realizzato da Rosa Menkman, opera che racconta la storia del segnale PAL e la sua interruzione. Ha poi parlato del lavoro di Jeff Donaldson, che nel 2006 ha realizzato NES System2/Leo Deck, in garo di creare animazioni utilizzando modifiche hardware che lui stesso ha sviluppato. E ancora, Paul B.Davis, che nel 2007 ha realizzato Five in One, Fantasy Cutscenes, un’animazione tratta da Super Mario Bros: si tratta di una modifica al “classico” videogioco realizzata utilizzando le “scene tagliate” di altri videogiochi.

Dieter ha parlato anche della teoria del “Glitch” e del “Glitch Studies Manifesto”: “Utilizzare il “Linguaggio Glitch” (o “Glitchspeak” in contrapposizione allo “Newspeak” del romanzo 1984 di Orwell) non significa solo creare una forma nuova ma anche un esoscheletro del progresso, una nuova forma generativa. La teoria del Glitch rappresenta qualcosa a cui si può solo sfuggire”. Durante il suo discorso, ha detto che: “La Glitch Art si occupa dei problemi e non delle soluzioni”. Esistono quindi diverse parole chiavi legate a quest’idea: manipolazione, incrinatura, disintegrazione, rottura, piegamento, frattura. Tutte queste parole chiave creano problemi e qualsiasi mezzo che cerca di risolverli diventa qualcosa di nuovo.

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Jussa Parikka, teorico dei media, e Julio D’Escrivan, compositore ed esecutore, hanno parlato del capitalismo cognitivo per mezzo di una performance di live coding. Lo scopo della presentazione era quello di analizzare le diverse forme di collaborazione che esistono tra codice, arti soniche e la “teoria dei media” rispetto all'”archeologia dei media”, nel capitalismo cognitivo. Parikka ha affrontato anche altre tematiche, tra cui il bisogno di avere laboratori, mezzi di comunicazione, capitali e conoscenze militari che interessano sia la sfera cerebrale sia quella affettiva, affrontando l’argomento sotto due punti di vista.

In primo luogo, le pratiche estetiche, i laboratori scientifici e le tecnologie mediatiche collaborano per focalizzarsi sull’economia politica intesa come parte del capitalismo urbano. In secondo luogo, il concetto del lavoro “cognitivo” è legato sia alla scienza che alla tecnologia e può essere spiegato facilmente grazie ai media. Il pubblico è stato contento di ricevere le informazioni prima in un ambito teorico e di poterle poi osservare grazie ad una performance dal vivo. Durante la presentazione la teoria e la pratica si sono “sostenute” a vicenda, creando così una performance audio-visiva che ha tenuto conto della teoria mediatica.

Jon Satrom, un dirty-new-media artist, ama distruggere le cose, imparando e ricercando segnali unici collegati ai sistemi che esplora e sfrutta. Durante la presentazione delle sue opere ha confessato che gli piace ricavare materiali da varie applicazioni, piuttosto che cercare immagini su google, ed utilizzarle quindi in un modo diverso in modo tale da creare variopinti oggetti “glitch”. Pensa che se qualcosa va storto, allora spuntano le anomalie.

Durante il suo live show, ha utilizzato direttamente il suo desktop e ha creato diversi tipi di anomalie. “Contrariamente a quanto possano pensare le persone, i computer non sono delle macchine così intelligenti”, ha affermato. “Sono le persone che li rendono intelligenti”. Facendo riferimento alla sua frase, i praticanti di tutto il mondo devono utilizzare la loro abilità per risolvere problemi creativi.

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VIDEOMAKERS UNITE! AN OPEN CONVERSATION ABOUT VIDEO ART AND NET CULTURE, MEDIA COLLECTIVES AND COUNTER – PUBLICS

Kathy Rae Huffman (us/de), Eckart Lottman (de) and Pit Schultz (de)
Moderated by Florian Wüst (de)
http://www.transmediale.de/content/videomakers-unite

Il tema di questa discussione si è concentrato sulle storiche strategie di distribuzione tra reti, nonchè sulla collaborazione tra soggetti contro-pubblici, collettivi media, culture di rete, etc… Il panel ha anche cercato di dare uno sguardo critico al video e alla rete degli anni Ottanta-Novanta, facendo un confronto con la produzione delle controculture di oggi all’interno delle pratiche politiche e artistiche, individuali e collettive.

Florian Wüst, artista visivo, film curator indipendente e moderatore della discussione, ha sottolineato alcune questioni in base ai temi discussi tra i partecipanti come, ad esempio, i sistemi di home recording e il processo di duplicazione nella cultura digitale che sono diversi dal sistema televisivo. Questi cambiamenti generano differenze nei mercati di consumo e nella creazione di opere d’arte, nella relazione tra video arte e video arte politica per dar forma alla realtà mediatica e alla critica della rete.

Kathy Rae Huffman, curatore freelance, ha dichiarato che la televisione rappresentava, in quegli anni, la meta principale per la maggior parte degli artisti e molte delle opere d’arte sono apparse in televisione. In particolare, l’intersezione tra arte e rivoluzione femminista si è concentrata sulla rappresentazione, la femminilità, la modernità e la psicoanalisi. Kathy Rae Huffman ha anche mostrato alcune opere d’arte realizzate da diverse artiste come, ad esempio, Dera Birnbaum.

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L’altro oratore Eckart Lottman, regista e ricercatore, ha parlato della situazione che c’era, per quanto riguarda tecnologia e società, a Berlino Ovest. Ha raccontato qualcosa sulla fondazione del Medien Operative (1977), un media center alternativo di Berlino Ovest. Negli anni Settanta c’erano pochi canali televisivi e i video potevano essere utilizzati per creare contenuti pubblici. Oggi ci si pone invece la seguente domanda: ”Che tipo di video vengono prodotti?

Pit Schulz, artista e attivista nella Rete, ha parlato poi della relazione interdisciplinare che esiste tra broadcasting e internet. Come esempio di video clip che sono stati realizzati a partire dal 1991 fino a oggi e che hanno come soggetto natura, humour e documentari, ha citato Z A P P (http://www.park.nl/catalog/1showrec.php3?record=36). Durante il suo discorso, ha affermato che: “Nella cultura dei media, la rete rappresenta la nostra nuova televisione è la cultura di rete è cultura popolare”. In altri termini, ha affermato che l’arte non può essere realizzata e trovata online.

Durante la discussione c’è stato poi un dibattito tra gli artisti e Schulz, che si sono chiesti se la media art sia ancora politicizzata o meno. Schulz ha affermato che Anonymus, all’interno della cultura di rete, è un attore politico, ma ciò rappresenta un fallimento in quanto media artist. Il panel “Video Artists Unite” si è poi concluso con la trasmissione del video Youtube delivers YOU (http://www.youtube.com/watch?v=ZTlYJ8EWMgo&feature=youtube_gdata_player).

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The Incompatible Public is Occupied

Keynote by Jodi Dean (us) Moderated by Krystian Woznicki (de/pl)
http://www.transmediale.de/node/20659

Jodi Dean ha parlato di “forme di attivismo e resistenza della società”, fornendo esempi da diverse culture e paesi nel rapporto tra tecnologia e l’attuale crisi sociale. Tra gli esempi citati c’è stato “Occupy Wall Street”, movimento che ha protestato contro l’ineguaglianza sociale economica a Wall Street (New York). Durante la presentazione, si sono viste immagini che mostravano le reazioni della gente che protestava contro il governo esponendo dei cartelli come “Il Capitalismo è il sistema che crea l’1%”. Tra gli altri esempi citati, i movimenti di protesta “Black Friday Sales” e “Stevens concert tickets” a cui le gente ha partecipato, campeggiando, per manifestare la sua reazione.

Durante la presentazione, la Dean ha affermato che “l’occupazione non è finita e non ha raggiunto l’apice, ma è semplicemente in un tempo di riflessione“. A dire che la protesta non è il fine, ma un mezzo per raggiungere una fine e immaginare una privatizzazione completamente ribaltata tale che diventi una collettivizzazione. La Dean ha affermato che “l’acqua e l’istruzione devono diventare beni a disposizione di tutti”. Alla fine del simposio, il pubblico e la Dean hanno parlato di anarchia, comunismo e occupazione.


http://www.transmediale.de/festival/conference

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