Alcune delle questioni più radicali provengono dalla cultura dell’immagine e della simulazione. Altre, dall’espansione di una realtà dominante che distrugge le altre realtà: cancellando saperi, paesaggi, persone, modi di vivere, affetti. Altre ancora, affermano che la realtà funziona come una sorta di ipnosi che si emana dalla fitta rete di desideri e paure, false identificazioni, azioni e reazioni, in un’esperienza non lontana dal sogno – OVNI

L’edizione 2011 di OVNI (Osservatorio Video Non Identificato) è stata dedicata al tema della dis_realtà. In un’epoca in cui il mondo dello spettacolo, troppo spesso confuso con quello della cultura, è assurto a modello di vita reale, dove finzione e realtà si fondono in un’unica soluzione, dove la solidità fisica e mentale si dissolve in un flusso continuo di immagini ed apparenze, qui, in questa intricata e complessa mutazione della realtà, il lavoro del gruppo OVNI si è presentato come un antidoto ai veleni della comunicazione e dell’informazione contemporanea.

Un “canale pirata”, una freccia diretta a colpire l’egemonia audiovisiva internazionale, una “Zona Autonoma Temporanea” – come direbbe lo stesso Hakim Bey, collaboratore di questa edizione di OVNI – che presenta da ormai quasi vent’anni, negli spazi del CCCB di Barcellona e non solo, un intenso programma di videoarte, documentari indipendenti e archeologia dei mass media.

Il profondo lavoro di ricerca realizzato da OVNI ha dimostrato con grande evidenza come le produzioni audiovisive indipendenti stiano ottenendo una sempre maggiore visibilità e un maggior riconoscimento internazionale e come, allo stesso tempo, rappresentino dei dispositivi altamente critici nei confronti della cultura e della società contemporanea.

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Di questo e di altri temi ho parlato con Toni Serra, membro del gruppo OVNI, che ringrazio vivamente per la sua disponibilità.

Herman Bashiron Mendolicchio: Tredici edizioni e quasi vent’anni di esperienza. Com’è nato e come si è sviluppato negli anni il progetto di ricerca OVNI?

Toni Serra: OVNI nasce dalla necessità di un ristretto gruppo di persone legate all’associazione Doce Visual. Lì cominciò a riunirsi, un po’ di anni fa, un gruppo di persone che veniva dal mondo del video, alcuni che tornavano in Spagna dopo esperienze in diversi paesi – Francia, Stati Uniti, Germania – altri che erano rimasti qui. Teresa Picazo ci riunì sulla base di una necessità: che in quel momento in Spagna era molto difficile produrre, era difficile registrare, ancor più difficile fare editing e soprattutto era impossibile esporre opere video.

Coloro che erano stati fuori, in altri paesi e contesti, e che avevano visto materiale e opere interessanti, si resero conto delle difficoltà di far arrivare tali opere qui in Spagna, di far vedere ciò che sapevamo era interessante. L’inizio di OVNI fu quindi un bisogno di riflessione sul principio stesso del video, rendendoci conto che in esso c’era un mescolanza di linguaggi, di intenzioni e strategie che in un modo o nell’altro riflettevano la vitalità e la capacità di questo mezzo capace di saltare tutte le barriere dei generi.

Un linguaggio ibrido che non ha nemmeno un proprio formato, che ha moltissimi riferimenti con una grande flessibilità e capacità di lavoro. Da qui nasce il nome di OVNI (Osservatorio di Video non Identificato), ovvero dalla volontà di muoverci tra i generi senza troppe preoccupazioni e mettendo enfasi soprattutto sulle intenzioni. OVNI voleva aprire il campo espressivo, che nel nostro ambiente si era ristretto – soprattutto in comparazione ai lavori che avevamo conosciuto al di fuori del nostro paese – e recuperare la freschezza, il carattere ibrido del video e usarlo.

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Le prime edizioni di OVNI seguirono questa linea, poi progressivamente l’evento cominciò a trasformarsi, da un lato in un processo di ricerca dei temi che più ci interessavano, dall’altro, grazie a tutti i materiali che ricevevamo,a una sorta di scanner di una situazione. Lavori che arrivavano da tutte le parti del mondo, di caratteristiche molto diverse e che richiedevano quindi una riflessione importante sui loro contenuti. Bisognava passare molto tempo non tanto nella selezione, ma nella lettura delle intenzioni, di ciò che stava succedendo, di ciò che stava preoccupando i creativi.

Poco a poco ci rendemmo conto che stavamo avendo accesso ai sogni e agli incubi della nostra epoca e che li stavamo vedendo non attraverso un mezzo corporativo, di massa, un fast food audiovisivo, ma attraverso centinaia o migliaia di piccoli occhi.

In questo modo scoprimmo temi importanti come la ricerca di forme di comunità, la relazione Identità/Mass Media. Verso la fine degli anni Novanta, cominciarono ad apparire nei lavori riflessioni sugli eventi che stavano succedendo. La nozione di globalizzazione, il New World Order, cominciarono ad espandersi; il concetto di Rizoma cominciò a divenire reale. Così come l’11 Settembre 2001. OVNI attraversò questo finale di millennio e si addentrò in questo panorama che ci portò all’assistere stupefatti a una specie di colpo di stato globale, sotto le spoglie di una necessità di controllo per un pericolo di terrore che colpisce non solo le frontiere, ma anche la cultura.

Tutto ciò lo abbiamo visto molto chiaramente attraverso i video che avevamo ricevuto. Nel 2005, per esempio, stavamo pensando ad un tema preciso per il festival, quando all’improvviso ci rendemmo conto che in tantissimi video che ci stavano arrivando – lavori molto interessanti sia dal punto di vista tematico che dal punto di vista formale – si ripeteva la parola “resistenze”. In quel momento ci siamo detti: “Dobbiamo combinare ciò che noi vediamo, quello che ci interessa, con ciò che sta succedendo e agganciarlo con le necessità di tanta gente di accedere a visioni distinte del mondo”. A partire da allora, cominciò una riflessione sulla relazione speciale tra la magia, l’immagine, l’immaginario e la realtà.

L’anno successivo, invece di continuare sulla linea che avevamo intrapreso con “resistenze”, progettammo un OVNI molto più erudito e meno popolare. Si trattava di una necessità di vedere ciò che era successo. Il colonialismo era davvero morto? Cosa significava ancora la parola colonialismo? Di cosa ha bisogno il colonialismo? Ha bisogno dell’altro. Nel momento in cui c’è l’altro, c’è uno spazio. Uno spazio da occupare.

Questo spazio è solo fisico? No, è uno spazio linguistico, uno spazio conoscitivo e la conoscenza occupa lo spazio di ciò che è sconosciuto, si addentra in ciò che è sconosciuto. Tutte queste tematiche ci fecero guadagnare profondità nella nostra riflessione. Da lì vengono altri due OVNI di ricerca – Exodus e Rizomas – lungo questa linea: una combinazione di ciò che stavamo ricevendo dagli artisti e ciò che volevamo incontrare e che però non incontravamo.

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Herman Bashiron Mendolicchio: L’edizione di quest’anno è dedicata al tema della dis_realtà. Spiegami cosa intendete con questo concetto…

Toni Serra: L’idea della dis_realtà è una realtà che ci dis-realizza come persone, come comunità, come paesaggi, come contesti, come città. La dobbiamo chiamare realtà nel momento in cui ci dis-realizza? Forse è piuttosto una dis_realtà. Inoltre, si tratta di una realtà che riconosciamo chiaramente come qualcosa di costruito, costruito dai grandi poteri dell’immagine e della comunicazione, dall’industria creativa dell’immagine e dall’industria della cultura. Ci si deve rendere conto del fatto che questa dis_realtà da un lato ci unifica come mercanzie, come consumatori, come marche, ma allo stesso tempo ci divide in quanto marche, nomi, lignaggi, ideologie, tradizioni diverse.

Quindi, questa dis_realtà è sia fisica (si materializza in una frontiera, in un muro, in una recinzione, in un edificio o nella distruzione di un edificio, di uno spazio) sia metafisica (come può essere la virtualità, dove appare una dis_realtà che è effettiva nel suo uso – dato che richiede una materialità molto forte come può essere un’occupazione del tempo – ma che allo stesso tempo non ha una fisicità propria).

Questi due mondi, quello della realtà virtuale e quello della dis_realtà fisica, molte volte sono correlati, come accade nel videogioco Gold Farmers, un multiplayer online games (http://www.chinesegoldfarmers.com/) dove si mostrano centinaia di officine in Cina dove migliaia di giovani giocano a World of Warcraft, Second Life. Per loro il gioco è lavoro e
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avorando vengono retribuiti con una moneta virtuale che è convertibile in moneta reale. Queste persone lavorano 12-14-16 ore al giorno, dormono nella fabbrica e nel video si vedono spesso con gli occhi arrossati…

Anche il video The Dubai in Me, Rendering the World, di Christian Von Borries, è un lavoro fantastico. Si tratta di un’analisi biopolitica che mette in relazione le architetture reali di Dubai – possibili grazie a centinaia di migliaia di lavoratori del subcontinente Indiano – con le architetture virtuali  di Second Life. Un altro video abbastanza particolare riguarda una pubblicità di Second Life, dove si mostra l’inizio di questo progetto virtuale. Nato come un’isola virtuale piena di alberi virtuali, Second Life si è presto popolata di residenti virtuali che hanno costruite le loro case, le loro ville, e per farlo hanno tagliato gli alberi.

Questo dimostra che anche nel mondo virtuale si tagliano gli alberi, che anche nel mondo virtuale non esiste l’utopia ecologista.  Attraverso questo esempio arriviamo a una nozione molto politica, ovvero che non possiamo dare realtà ad una realtà che ci disrealizza! Questa negazione della realtà lancia paradossalmente un dialogo con una posizione che viene dalla mistica, dal pensiero filosofico indù, dagli gnostici del cristianesimo, dai sufi dell’Islam o dall’Advaita Vedanta del no-dualismo dell’India. Ossia che la stessa realtà è un’illusione.

Possiamo accedere al suo aspetto reale solo nella misura in cui indaghiamo nel nostro proprio essere, indaghiamo alla ricerca della nostra propria natura. Tutto ciò, tradotto in parole semplici, vuol dire smettere di correre in cerca dei nostri desideri e smettere di scappare a causa delle nostre paure.

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Herman Bashiron Mendolicchio: Nel programma di OVNI ci sono opere di videoarte, documentari e produzioni audiovisive indipendenti, archeologia dei media. Che criteri e che metodologie usate per trovare e selezionare le opere?

Toni Serra: Quest’ultima edizione ci ha richiesto un lavoro di grande ricerca. Il tema si è definito lentamente e ci abbiamo messo molto tempo per concretizzarlo. Abbiamo avuto anche parecchie difficoltà a trovare materiale. È uno degli OVNI in cui tutti i membri del gruppo hanno dovuto lavorare nella parte di ricerca e nel quale ci sono state delle collaborazioni fondamentali come quella di Xavi Hurtado, Lewanne Jones di Autonomedia, ma soprattutto quella di José Luís de Vicente. Il criterio è stato quello di tessere tra loro un dialogo costruttivo.

Herman Bashiron Mendolicchio: L’aspetto critico, analitico e di riflessione sulla cultura contemporanea – e in particolare sui Mass Media – è una delle basi di partenza di OVNI. Nell’attualità, c’è una relazione perversa per quanto riguarda l’uso dei media nella società. Qual è la riflessione di OVNI su questo tema?

Toni Serra: In generale ci ha sempre incuriosito l’epoca degli inizi della televisione, quando potevano esistere personaggi tipo Ernie Kovacs che fuggivano dal Maccartismo e che si rifugiavano nella televisione. SI facevano programmi con le copertine musicali di Stockhausen, con una concezione dello spazio scenico assolutamente sperimentale, influenzata dal Dadaismo, dal Surrealismo. Tutto ciò, non solo funzionava, ma in alcuni momenti riusciva anche ad attirare una larga audience.

Successivamente, si scoprì il potenziale del mezzo televisivo, che in principio era il fratello minore del cinema: comparirono questioni di carattere economico, la capacità di produrre, la capacità di emettere, il suo carattere politico, ecc. Quest’anno, questa riflessione si focalizza soprattutto su due video Iitaliani: uno è Videocracy, di Erik Gandini. L’altro è Il corpo delle donne di Lorella Zanardo, un lavoro che è un grido di angoscia sul modo in cui è stato massificato e reso pubblico il concetto del corpo della donna e che si chiede quindi, da un punto di vista femminile: che cosa succede? Come mai noi donne non stiamo reagendo? Come mai assistiamo passivamente al sequestro della nostra identità, alla mercantilizzazione non solo del corpo, ma anche della nostra immagine?

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Herman Bashiron Mendolicchio: OVNI è un progetto trasversale, con video che provengono dai cinque continenti e tematiche mistiche, religiose, spirituali, politiche, sociali, economiche, artistiche. Quali connessioni cerca OVNI?

Toni Serra: OVNI è un Osservatorio di Video non Identificati; quindi, non ci preoccupiamo dei generi, né dell’origine, né del sistema di produzione dei video. Né se l’autore è conosciuto o meno. Conserviamo una grande libertà che ci permette di tessere una riflessione sulla nostra contemporaneità e le sue radici. Una riflessione che nasce dal linguaggio che ci è più vicino nella nostra cultura come esseri umani (siamo nati con la televisione accesa e adesso con lo schermo del computer).

Herman Bashiron Mendolicchio: I video indipendenti, rispetto all’industria televisiva e cinematografica, possono essere un buono strumento di controinformazione o alla fine la loro visione è limitata a piccoli gruppi di spettatori?

Toni Serra: È una cosa che mi domando spesso. Per esempio, le statistiche relative all’audience televisiva sono piuttosto esoteriche quando cerchi di vedere esattamente come funzionano. Possiamo dire che è molto importante rendersi conto che inviare un messaggio in modo massivo implica una cosa molto evidente: non possiamo isolarlo da ciò di cui si ha bisogno per inviarlo massivamente né di ciò che implica, per un individuo, ricevere qualcosa che proviene da un sistema massivo di informazione.

Ovvero, nel momento in cui possiamo vedere un autobus con un annuncio che imita un graffito di una banca civica – e che quindi non è un graffito, ma un annuncio – la reazione che abbiamo è completamente distinta, perché sappiamo cosa significa tutto ciò e sappiamo cosa c’è dietro per renderlo possibile. In questo senso, l’informazione che si trasmette rizomaticamente, difficile da quantificare, sembra che funzioni abbastanza bene, tenendo conto per esempio di ciò che sta succedendo in Nord Africa. Ci sono video di produzione molto limitata che adesso circolano tantissimo. Qual’è la dimensione reale di tutto ciò non lo so, però credo che sia abbastanza di più di quello che immaginiamo.

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Herman Bashiron Mendolicchio: Nel testo di presentazione della rassegna affermi che: “Nasce a partire dalla tecnologia digitale: videogiochi, simulazione, immagine virtuale, realtà aumentata, applicata a campi così diversi come l’ozio, le esercitazioni militari, la comunicazione, i processi industriali, l’amministrazione del piacere…divenendo un habitat psichico ed emotivo di gran parte della popolazione. Una finzione totale”. Nel contesto della metamorfosi tra mondo reale e immagine, pensi che la tecnologia ci abbia fatto perdere il contatto con la realtà?

Toni Serra: La tecnologia è di per sé una realtà. Implica in sé stessa una realtà. E’ così ovvio che a volte lo dimentichiamo, perché la consideriamo un semplice mezzo. Ma non è solo un mezzo, è una realtà. Allo stesso tempo è evidente che rappresenta una mediazione. Questa mediazione, sapendo che spesso c’è in mezzo un gigante tecnologico/economico che l’ha reso possibile e che altrettanto spesso ha delle origini di ordine militare, aggiunge una serie di valori e di distanze. In questo senso, bisogna tenere conto, considerando anche ciò che dice Hakim Bey, di questa ‘idea di mediazione che rappresenta una distanza.

Herman Bashiron Mendolicchio: A proposito di Hakim Bey. Quest’anno è tra i collaboratori di OVNI. Come è nato questo rapporto?

Toni Serra: Il tutto si è sviluppato partendo dalla collaborazione con uno dei suoi editori, Intermedia, di New York. L’idea è stata quella di passare dei testi direttamente ad Hakim Bey affinché gli servissero per una riflessione sul tema di questa edizione di OVNI. Hakim è stato molto diretto, ci ha inviato un lungo lavoro e a proposito del tema della dis_realtà e anche un intervento video di cinque minuti, nel quale sviluppa una riflessione su tre forme di intendere la realtà:

1) Tutto è reale.Una specie di visione sciamanica. 2) Nulla è reale. La realtà è dietro, è invisibile, è inaccessibile e noi ne vediamo solo un suo piccolo riflesso. 3) Il mondo è reale e irreale allo stesso tempo. È reale in quanto manifestazione di un principio di coscienza universale, ma è anche irreale in quanto vi sono nomi e forme che appaiono e scompaiono e che non hanno un substrato proprio.

Herman Bashiron Mendolicchio: OVNI possiede anche un ampio archivio online, una ricca serie di collaborazioni, mostre itineranti, ecc. Come si muove OVNI oltre a ciò che viene presentato nel corso di questa settimana di programmazione pubblica?

Toni Serra: Di fatto questa settimana è un output di tutto il lavoro svolto nell’ultimo anno e mezzo. Effettivamente, la parte centrale di OVNI sono gli archivi e le programmazioni tematiche che nascono da questi archivi. Programmazioni tematiche che si muovono sia nell’ambito dei musei, mostre, giornate di riflessione, sia nell’ambito di spazi sociali, occupazioni, ecc. In questo senso abbiamo lavorato molto, ultimamente, sul sito Web e in particolare sulla sezione degli archivi online, aumentando la quantità di video (siamo passati da 400 a 700) e aumentando la qualità. La qualità al momento è tale da permettere la proiezione dal proprio computer e ciò fornisce un’autonomia enorme agli utenti, in modo tale che OVNI possa scomparire come intermediario.

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Herman Bashiron Mendolicchio: Come si riesce a fare andare d’accordo la natura idipendente di un progetto come OVNI nell’ambito di una collaborazione con un centro pubblico come il CCCB?

Toni Serra: Innanzitutto, il nostro enorme scetticismo nei confronti delle Istituzioni, a un certo punto è venuto meno. Questa rottura si è resa possibile grazie a delle crepe che si sono aperte al momento della creazione dell’industria culturale in Spagna: un’industria che fino ad alcuni anni fa era inesistente nel nostro paese e che si è espansa molto rapidamente lasciando grandi spazi vuoti. Inoltre, nonostante lo scetticismo, sono comparsi personaggi con i quali, contrariamente a ciò che ci aspettavamo, possiamo dialogare e possiamo riflettere.

Per noi è comunque una continua messa in discussione di tanti elementi: ad esempio, uno degli elementi per noi più importanti è il fatto che, visto che i soldi che riceviamo sono pubblici e che i posti in cui realizziamo OVNI, in questo caso il CCCB, sono pubblici, le nostre attività debbano essere sempre gratuite. Questa è una cosa difficile da far capire alle Istituzioni. Inoltre noi ci basiamo su una completa indipendenza rispetto a come gestiamo OVNI e come trattiamo i temi al suo interno. E in questo senso, non accettiamo nessuna influenza da parte delle Istituzioni…


http://www.desorg.org

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