Luci e Ombre di Google. Futuro e Passato dell’industria dei Metadati è l’ultimo capolavoro della comunità scrivente di Ippolita. Presentato nell’Aprile 2006 in occasione dell’ultimo Hackmeeting tenutosi a Parma, è ora nelle librerie edito da Feltrinelli (2007). E’ sotto Licenza Creative Commons. Può essere quindi liberamente diffuso e riprodotto, e anche scaricato daIppolita.Net.

Se in Open is not Free edito da Eleuthera (http://www.eleuthera.it/), Ippolita ci metteva in guardia circa l’ambiguità dell’idea, così tanto in voga, di “Open Society”, in questo ultimo lavoro la sua attenzione è rivolta a Google, il motore di ricerca più usato al mondo, e anche in questo caso ci esorta a fare attenzione: il colosso di Mountain View non è quel che sembra e soprattutto non ci rivela tutto quel che dovremmo sapere. Al contrario sa di noi più di quel che possiamo immaginare, pilota le nostre scelte e mette a rischio la nostra libertà e la nostra privacy.

Amato e sostenuto da tutti gli utenti, dai suoi stessi dipendenti, da tecnici, smanettoni ed hacker, Google è agli occhi del mondo intero un “gigante buono” e difensore della causa della libera circolazione dei saperi. Ma dietro le sue “candide interfacce” e il suo “stile minimale” che lo rendono facile da utilizzare, dietro i suoi innumerevoli servizi gratuiti che sembrano soddisfare il nostro desiderio di ricerca e comunicazione, dietro il suo impegno per l’innovazione e la ricerca e l’uso di metodologie tipiche dell’Open Source e di Software liberi, si nasconde un sistema estremamente “complesso” e “pervasivo” per la gestione delle conoscenze della Rete e una precisa strategia di dominio culturale e tecnocratico.

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” Come potrebbero milioni di utenti – si chiede Ippolita – fogliare contemporaneamente in ogni istante l’intera base dati di Google se non ci fossero opportuni filtri per restringere l’ambito della ricerca, ad esempio, limitandolo ai dati nella loro lingua di origine? E se esistono filtri per garantire una migliore navigazione linguistica, non è lecito supporre che ne esistono molti altri, studiati per indirizzare anche le scelte dei navigatori “?

Supporre che Google non sia uno strumento trasparente e democratico, è solo un punto di partenza. Il punto di arrivo per Ippolita è dimostrare che effettivamente non lo è e neanche potrebbe esserlo sia per ragioni tecniche che economiche. Questo punto però non coincide con il vero scopo del libro. Il fine principale di Ippolita non è smascherare o “boicottare” Google. Luci e Ombre di Google ha in realtà molti scopi. E non solo: porta in grembo molti messaggi e ha molti destinatari.

A una prima e veloce lettura, il libro appare come una storia dettagliata e ben documentata di Google, una storia che rintraccia e traccia i momenti salienti della sua ascesa economica, che ci racconta come la sua attività si sia espansa in ogni settore delle comunicazioni digitali, modellando l’intero universo culturale del web. Ippolita ripercorre, con dovizia di dettagli, i momenti più emblematici di questa ascesa: dalla sua entrata in borsa alle ostilità con Microsoft per il controllo di Internet, dai suoi problemi giudiziari a quando, su richiesta della Cina, censurò alcuni siti rendendoli inaccessibili ai cinesi, un fatto che già dimostra molto chiaramente come la privacy e la libertà delle persone possano essere facilmente violate.

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Luci e Ombre di Google, però, è anche un libro su come funziona Google, su come esso ottiene e rielabora le informazioni che lasciamo quotidianamente in rete, e più in generale, su come operano i motori di ricerca e l’industria dei metadati, cioè tutte quelle imprese che producono dati per mezzo di dati, che sono produttori e consumatori di informazioni. E’ a suo modo una forma particolare di hack . Ippolita buca l’immagine accuratamente costruita di Google e penetra all’interno del suo complesso sistema. Analizza il Page Rank, l’algoritmo di indicizzazione della rete che permette al motore di ricerca di assegnare un valore alle pagine indicizzate dallo spider e scandaglia i suoi numerosi servizi gratuiti a partire da Gmail, il servizio di posta elettronica. Ci rivela in questo modo cosa c’è dietro alle sue scelte e alla sua filosofia, quali siano i suoi metodi e i suoi obiettivi reali e il segreto delle sue immense fortune economiche.

La democrazia di Google, spiegano gli Ippolita, è filtrata dalla tecnologia ed è solo formalmente nelle mani degli utenti. Il motore di ricerca, infatti, non indicizza tutte le pagine della rete. Le pagine vengono ordinate in base al numero di voti ricevuti e, soprattutto, all’importanza di questi voti. Quel che troviamo nelle prime pagine dei risultati non è, come sembra, quel che cerchiamo, ma è quel che l’utente medio cerca. Come se non bastasse, Google “sfrutta e traccia interamente e in maniera continuativa i comportamenti degli utenti che utilizzano i suoi servizi, al fine di profilare le loro abitudini e inserire nelle loro attività (navigazione, posta, gestione file, ecc.) pubblicità personalizzate, contestuali, leggere, onnipresenti “.

Per chiunque abbia a cuore la propria privacy e la costruzione consapevole del proprio alter ego digitale, non può che rappresentare un pericolo il modo in cui Google reperisce informazioni e le sfrutta. “Si tratta – spiegano gli Ippolita – dell’emersione di un conglomerato di potere che già oggi influenza pesantemente la vita di troppi individui. Google detiene informazioni riservate che analizza senza sosta per promuovere una personalizzazione sempre più accurata del cancro pubblicitario. E poiché l’accumulo di potere generalmente favorisce l’ansia di dominio, è opportuno indagare a fondo questo fenomeno.

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Ippolita ci svela molti lati di Google, ma non tutti, sottolinea, sono oscuri e segreti. Alcuni sarebbero, infatti, più che evidenti a noi tutti se fossimo opportunamente istruiti e se disponessimo delle conoscenze e degli strumenti necessari. Queste conoscenze e questi strumenti purtroppo mancano. Ed ecco forse lo scopo più importante di Luci e Ombre di Google: “sottolineare il problema, o meglio l’urgenza sociale, di alfabetizzazione e orientamento critico del grande pubblico attorno al tema della gestione delle conoscenze … segnalare il vuoto, tutto italiano, nella divulgazione scientifica dei fenomeni tecnologici ” .

Il messaggio è sempre lo stesso. “La conoscenza è una forma di potere”. Così la pensano gli Hacker. Così la pensano i ragazzi di Ippolita. Ma quel che rende hacker costoro è soprattutto la “metodologia” con cui osservano, apprendono e analizzano le realtà verso cui è diretto, di volta in volta, il loro sguardo critico. “La cosa più interessante che abbiamo imparato dall’hacking, ci rivelarono tempo fa gli Ippolita: “è la metodologia con la quale si impara. Questa metodologia fa si che ogni nuova conoscenza diventi essa stessa una fonte, deterritorializzandola…il vero potere degli hacker per noi non sta tanto in quello che producono, ma nel modo in cui apprendono. L’hacking è innanzitutto un processo di autoformazione“.

Questa “autoformazione” è indicata come “una alternativa reale alla formazione gestita secondo modelli di subordinazione“. La curiosità dell’etica hacker, la condivisione dei saperi, l’attitudine critica verso le “verità”, il vaglio accurato delle fonti, la libera circolazione dei saperi, l’autogestione degli strumenti digitali sono le uniche strade percorribili per sottrarci al dominio tecnocratico di Google o chicchessia.

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E a questo punto sono chiari anche i destinatari di Luci e Ombre di Google. Innanzitutto il grande pubblico. Deve diventare più consapevole e più critico. Deve saper valutare le informazioni in base al proprio soggettivo punto di vista, distinguendo quelle vere da quelle false, stabilendo – quando si tratta dei propri dati sensibili – quali rendere pubbliche, e quali invece mantenere private.

I tecnici, i sociologi, i politicanti. Che escano dalla “torre d’avorio del sapere accademico”. Che comincino a ” parlare di macroeconomie senza essere economisti, di infomediazione senza essere esperti di comunicazione, di autoformazione senza essere educatori, di autogestione degli strumenti digitali senza essere politicanti “.

Infine, e ancora una volta, gli hacker stessi. Se Open is not Free era rivolto a quelli non interessati alla real life, a quelli , neutri, non schierati, non attivi in circuiti politicizzati. “E’ arrivato il momento , scrivevano gli Ippolita, che gli hacker comincino a sporcarsi di più le mani con la vita reale, a prendere la parola e imparare a parlare anche con persone che non hanno la loro competenza tecnica”. Luci e Ombre di Google è anche rivolto a coloro che attratti dall’autonomia, dai soldi facili e dagli strumenti gratuiti hanno contribuito enormemente a costruire il successo e l’immagine gonfiata di Google. Gli hacker, dicono gli Ippolita, devono soprattutto impegnarsi affinché gli spazi e le occasioni di autonomia si moltiplichino “senza cadere a facili entusiasmi senza soccombere alla paranoia del controllo. Just for fun “.


http://www.ippolita.net/

La versione Inglese, Institute of Network Cultures: http://networkcultures.org/wpmu/portal/publication/no-13-the-dark-side-of-google-ippolita/

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