Libertà, autonomia e controllo degli strumenti e dei processi di creazione dovrebbero essere la base per ogni progetto non solo artistico, ma anche politico e sociale, che possa considerarsi realmente democratico.

Eppure il concetto di autonomia, che porta con sé lo spinoso quanto inevitabile aspetto della responsabilità, sembra allontanarsi sempre di più dai nostri ambienti di produzione intellettuale a qualsiasi livello, trasformati spesso in vuote e “ricattabili” comunità prive di passioni e incapaci di aggregare, e tanto meno condividere, idee visionarie e progetti di trasformazione culturale e sociale.

Sarà un caso, o forse no, che tra le migliori proposte per sovvertire il capillare sistema di controllo del tardo capitalismo ci siano quelle provenienti dall’ambiente ipertecnologico di programmatori/artisti. L’idea visionaria quanto realistica è che la capacità di fare rete in modo autonomo e libero sfruttando e ampliando le tecnologie a disposizione possa essere davvero il nodo centrale per un nuovo modello di vita basato sulla condivisione delle informazioni e dei processi a livello locale e globale.

Il collettivo GOTO10 (le risposte a questa intervista sono sono state elaborate a nome di GOTO10 da Karsten Gebbert, Claude Heiland-Allen, Aymeric Mansoux, Marloes de Valk e Thomas Vriet ), attivo ormai da anni nell’ambito dell’ attivismo tecnologico a livello internazionale, è un ottimo esempio di come un gruppo di programmatori-artisti riesca ad affrontare e vincere le paludi dei nostri tempi attraverso un uso creativo, consapevole e ragionato della tecnologia. Li ho intervistati per farci raccontare alcuni aspetti del loro complesso progetto.  

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Giulia Simi: Cominciamo dall’inizio. Come è nato GOTO10?

GOTO10: Goto10 è stato creato nel 2003 da Thomas Vriet e Aymeric Mansoux. E’ iniziato come un’organizzazione di due sole persone a Poitiers in Francia, con lo scopo di supportare le attività che ruotavano attorno alla musica elettronica sperimentale e all’arte digitale. Dopo aver organizzato numerosi workshop e concerti a livello locale, GOTO10 è diventato sempre più internazionale ed si è trasformato in un collettivo di 11 artisti/musicisti/programmatori provenienti da tutta Europa. Nel 2005 l’associazione ha cominciato a definire e a mettere in pratica i propri obiettivi: una distribuzione GNU/Linux per artisti chiamata pure: dyne, un network IRC che collega organizzazioni con simili intenti e ospita nuovi gruppi e reti, il Make Art Festival, un programma di workshop per supportare gli artisti nell’utilizzo diei FLOSS e l’output artistico e teorico del collettivo nella forma di performance, mostre e conferenze.

Negli ultimi anni l’associazione ha aggiunto due importanti progetti, per rinforzare il lato teorico: The Digital Artists’ Handbook (in collaborazione con l’organizzazione inglese Folly) e la pubblicazione FLOSS+Art, edita da Mute publishing Ltd. Il primo è una guida pratica per l’uso di software open source dedicato a pratiche di arte digitale, il secondo riflette sulla crescente relazione tra l’ideologia del Free Software, i contenuti aperti e l’arte digitale. Fornisce quindi una visione all’interno di miti sociali, politici ed economici e di tutte le realtà collegate a questo fenomeno. Il libro è scritto, progettato e pubblicato usando solo FLOSS, ha una licenza aperta ed è disponibile gratuitamente online. Entrambe le pubblicazioni contengono articoli scritti da numerosi esperti del settore.

Giulia Simi: Il vostro primo scopo è supportare FLOSS (Free/Libre/Open Source Software) come metodo libero e indipendente per creare strumenti per l’arte digitale. Questa pratica coinvolge programmatori ed artisti che lavorano insieme per l’autonomia dei processi creativi. Credo che questo sia un’attività di grande importanza politca, non solo per l’ambiente legato ai nuovi media. Pensi che i non addetti ai lavori, come i comuni utenti di computer, potranno mai controllare i propri strumenti tecnologici? E se sì, pensi che questo potrebbe rappresentare un cambiamento sostanziale a livello sociale?

GOTO10: Prima di tutto, è importante capire che in GOTO10 non abbiamo artisti e programmatori ma “artisti-programmatori”. Questa è per noi una distinzione importante che segna il passaggio dal “software come strumento” al “software come medium”. In questo senso, nella nostra prospettiva ci sono due punti fondamentali: il primo, che il FLOSS non è un’alternativa agli applicativi proprietari ma un modo totalmente differente di pensare e usare i computer, il secondo che le componenti chiave di gran parte delle attività associate al FLOSS sono la condivisione delle informazioni e l’apprendimento.

Questo è già di per sé un approccio totalmente nuovo che incoraggia l’educazione e la sperimentazione al posto del solito atteggiamento tipico del consumatore passivo. Si potrebbe dire quindi che già questo è un cambiamento significativo che ha certamente implicazioni più vaste di quelle legate agli artisti software o ai programmatori.

In generale possiamo considerare decisamente positiva la crescita del mercato per le piattaforme GNU/Linux (che attrae tra l’altro più sviluppatori e spinge l’interesse verso la realizzazione di più funzionalità e di un’interfaccia più user friendly). L’aspetto chiave che rende la piattaforma interessante a noi e ad altri è la sua libertà e la sua hackerabilità. In questo senso, quello che è veramente importante per noi non è se GNU/Linux adesso sia in grado di diventare un giocatore significativo nel settore desktop, ma se possiamo usarlo profondamente per cambiare il nostro approccio a come collaboriamo e produciamo, compreso il possesso e la proprietà.

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Giulia Simi: Quanto è importante il fundraising nel vostro lavoro e quali sono le vostre strategie per portare avanti i vostri progetti fuori dagli ambienti mainstream dell’arte contemporanea?

GOTO10: Tutti i nostri progetti nascono come un appasionato atto di creazione. Molti di questi, ovviamente, non hanno fondi. Da soli, come GOTO10, portiamo avanti piccoli progetti in autonomia. Se alcuni degli esperimenti (idee per workshop, musica, progetti software, eventi etc…) cominciano a crescere e divengono stabili allora cerchiamo di ottenere dei finanziamenti per supportarli, o semplicemente cerchiamo di mostrarli in giro, a seconda della natura dei progetti. Dall’altro lato, i progetti più grandi hanno bisogno di una cura particolare, specialmente una volta che sono usciti dalla nicchia privata. Per esempio il Make Art Festival a Poitiers, non potrebbe esistere senza fondi pubblici (principalmente locali e statali) e senza l’aiuto di altre organizzazioni-partner a livello locale e internazionale.

In generale, data la difficoltà di trovare fondi per il software libero e l’arte digitale cerchiamo sempre di essere molto bravi con i soldi. Di conseguenza accade spesso che inseriamo progetti “trojan” all’interno di altri progetti. Per esempio se uno di noi ottiene una residenza d’artista da qualche parte, tendiamo ad usare il software GOTO10 per i progetti, in modo che la tecnologia possa essere sviluppata ulteriormente, testata, documentata, etc.

Alla fine, non abbiamo una strategia particolare per il nostro lavoro, eccetto continuare a fare cosa ci piace e non costringerci a compromessi per renderci visibili in quella o quell’altra scena artistica. La cosa più importante è andare ad inventare nuove tipologie di progetti e di lavoro con le persone con cui condividiamo le stesse visioni di libertà, cultura e arte open source.

Giulia Simi: La vostra attività è principalmente basata sulla capacità di fare network. In particolare, non avendo una sede fisica comunicate soprattutto via IRC e mailing lists, che sono anche tra i primi strumenti del fare rete in internet. Ma cosa pensate del web 2.0 e delle piattaforme di social network? Credete sia possibile utilizzarle in modo sperimentale e creativo?

GOTO10: Web 2.0 è un po’ vago, non significa molto in realtà, ma non c’è dubbio che i recenti progressi nelle tecnologie aperte hanno reso i siti web in grado di produrre davvero ottime cose. Noi non siamo ancora degli accaniti promotori di piattaforme di social networking – il modello di community chiusa soffre di “vendor lock-in”, che è completamente contro lo spirito dell’internet libero e aperto. Le tecnologie (per esempio i feed RSS e Atom) esistono per creare un’alternativa aperta e diffusa attraverso la quale ogni individuo possa controllare i propri contenuti, ma possa anche interagire con altri siti e costruire una community più vasta che non è controllata da qualche azienda con scopi di profitto. Inoltre, queste piattaforme non permettono una reale comunicazione umana, concentrendosi soltanto sul trasferimento e la selezione di informazioni e giocando sull’abilità sempre crescente dell’ homo sapiens sapiens online di contemplare se stesso allo specchio.

Certo, questo non preclude esperimenti artistici, che possono comunque essere fatti in determinati ambienti, al momento in cui non sono semplicemente dimostrazioni gratuite dell’uso di una certa tecnologia. Come network però, noi li troviamo davvero poveri e limitati se paragonati a quello che internet offre e ancora permette di fare oggi. Se per collaborare in rete usiamo ancora “vecchi” sistemi e protocolli è perché funzionano perfettamente e non sono sovraffollati, quindi perché cambiare? Certo questo non ha niente a che vedere con un rifiuto sistematico delle più recenti tecnologie e innovazioni. Anzi, al contrario, facciamo un largo uso di sistemi di controllo di versione distribuiti e server virtuali e siamo sempre alla ricerca di trasformazioni per il nostro work-flow, cercando di provare ad adottare sistemi sempre nuovi di collaborazione in rete e condivisione delle informazioni.

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Giulia Simi: Un’ultima domanda sui vostri progetti futuri: a cosa state lavorando in questo periodo?

GOTO10: L’ultimo progetto dei è stato il lancio di una netlabel, GOSUB10, presentata a Marzo 2009 durante il Wintercamp ad Amsterdam, che pubblica musica e audio-visivi innovativi creati con FLOSS. All’interno di Linuxwochen a Linz 2009, i membri di GOTO10 hanno sviluppato e presentato /mode + v noise, una piattaforma di musica collaborativa basata su IRC.

I prossimi step sono orientati a sviluppare ulteriormente e rendere ancora più strutturati i progetti a lungo termine, come pure:dyne, art.deb/people, makeart e digital artists’ handbook. Dopo il Summerlab a Gijon, ci sarà una lunga settimana di svuluppo pure:dyne ospitata nel centro di arte contemporanea locale LABoral, dove il nostro principale scopo sarà quello di rilasciare una versione migliore e ampliata della piattaforma.

E infine, Make Art Festival 2009 si svolgerà durante la seconda settimana di dicembre, quindi rimanete aggiornati e iscrivetevi alla newsletter per tutte le novità in arrivo.  


 

http://goto10.org/

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