Il festival Transmediale 06 di Berlino, si è distinto quest’anno soprattutto per i cambiamenti. La prima eclatante novità riguarda la location, che non è più presso la spaziosa Haus der Kulturen der Welt, ma nella più contenuta Akademie der Kuenste. Il direttore di questa edizione del festival, Andreas Broeckmann, vede nel trasferimento un segno che rafforza il legame con l’arte in generale; oltre che una necessità di natura logistica. E nella stessa direzione è mutato anche il sottotitolo del festival: da International Media Art Festival, è diventato Festival for Art and Digital Culture.

Transmediale 06 ha avuto come tema di quest’anno Reality Addicts e il discorso che è emerso, anche nelle molte conferenze, è stato piuttosto interessante, anche se lascia aperti, a mio parere, molti interrogativi. Fatto il punto della situazione, e tirate le somme sui cambiamenti apportati dalle tecnologie soprattutto nell’ultimo decennio, si prende atto degli errori di valutazione e delle false illusioni. Il tema riguarda dunque la percezione della realtà mediata dalle tecnologie, e la possibilità eventuale di mettere in atto processi che siano in grado di “smascherare” e sovvertire questa stessa realtà filtrata. Transmediale.06 propone ai ‘dipendenti dalla realtà’ di rivolgere alle macchine uno sguardo più critico e consapevole; affinché cerchino la realtà, non nello schermo, ma oltre.

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In sintonia col nucleo tematico di disillusione nei confronti della realtà tecnologizzata, è stata ospitata all’interno del festival la mostra Smile Machines, curata dalla francese Anne-Marie Duguet, che ha messo in rilievo il legame con l’arte contemporanea nella scelta dei lavori, proponendo un percorso storico, che non ha privilegiato necessariamente le opere più innovative da un punto di vista tecnologico. Dai lavori di Fluxus sino ai contemporanei Net Artist, il filo conduttore che permette le connessioni fra presente e passato, è lo humour; l’ironia che può scaturire secondo modalità diverse.

Dal sorriso provocato dai fallimenti della tecnologia e dell’idealizzazione della macchina, all’ironia che opera a livello mediatico, come forma di critica sociale e sovversiva del sistema stesso, all’ingenua ilarità che scaturisce osservando alcuni dispositivi squisitamente inutili.

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Sono presentate trenta opere di impatto molto diverso, attraverso le quali noi ci prendiamo gioco della tecnologia e lei fa lo stesso con noi. Fra i tanti lavori esposti: Flux Smile Machine (1971), l’inquietante congegno meccanico che forza a sorridere, di George Maciunas. Helpless Robot (1987-1996) di Norman White , scultura interattiva, o robot inutile, che aumenta la sua arroganza in rapporto a quanto l’utente lo asseconda nella sua costante richiesta di aiuto.

Paul Demarinis con Grind Snaxe Blind Apes (1997) fa un tributo all’artista concettuale Jim Pomeroy, innalzando una costruzione di scatoloni, all’interno della quale è inserita una gabbia con un braccio di scimmia che disegna il volto dell’artista, deceduto, con colori fluorescenti su un rullo. E ricordo alla fine di questa breve panoramica, lo scheletro dorato Gilda, del lavoro Dow does the right thing (2002-2005) di The Yes Men, un progetto che mette in luce, tramite una beffa mediatica, la mancanza di etica nel mondo degli affari.

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Ritornando al festival, fra i progetti in concorso, il primo premio è stato assegnato a Eisberg Sonde / SGM-Iceberg-probe di Agnes Mayer Brandis. In una piccola tenda allestita all’esterno dell’edificio di Transmediale, è possibile guidare una sonda attaccata a un filo, all’interno di un foro nel terreno, e osservare le sue ricognizioni sullo schermo. La simulazione video è composta da materiale 3d e materiale originale, ricavato da esplorazioni all’interno di iceberg sotterranei sotto le piste di ghiaccio della Germania .

Fra le altre nomination, l’installazione sonora Vexations Composition in Progress, di Yuko Mohri e Soichiro Mihara, che gioca sul passaggio da analogico a digitale in un’alternanza di spazio e tempo, partendo dal pezzo musicale Vexations del compositore Erik Satie. La composizione per pianoforte viene mandata in un ciclo di loop infinito, e un computer intreccia alle note della musica il rumore d’ambiente. Microfoni e sensori, presenti nello spazio espositivo, sono collegati infatti al processore, che ne analizza gli impulsi, li convertite in suoni da pianoforte, ed emette un segnale sonoro. Così facendo lo fa rientrare nuovamente dentro al sistema, in un gioco infinito di rimandi.

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Interessante anche GWEI Google will eat itself di Ubermorgen.com , Alessandro Ludovico , e Paolo Cirio (vedi articolo GWEI-Il simpatico dittatore dello scorso numero di DigiMag 11), che mette in evidenza il paradosso insito in un grosso sistema mediatico ed economico come Google. Il progetto consiste nell’acquistare azioni di Google, investendolo i proventi stessi della sua pubblicità, guadagnati sfruttando il meccanismo del Google text advertisment.

Per quanto riguarda le altre location, ho trovato imponente il progetto SPOTS, curato dallo stesso direttore di Transmediale.06 Andreas Broeckmann. SPOTS è un media interattivo e la facciata di un edificio a Potsdamer Platz, alla quale è stata sovrapposta una matrice di 1800 lampade che visualizzano in giorni successivi lavori di diversi artisti: Jim Campbell, Rafael Lozano-Hemmer, John Dekron, e Carsten Nicolai che ha reso la parete interattiva, grazie a sensori posti nella piazza.

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E infine presso il Tesla media-lab è risultata ipnotica la performance Kubic’s Cube, una piece di danza eseguita da un robot, i cui movimenti sono stati studiati dal coreografo Pablo Ventura. Questo inquietante ammasso di alluminio alto tre metri e mezzo, assemblato da Louis Philip Demers, si muove in modo affascinante, assecondando il ritmo della musica minimal di Francisco Lopez .

Nel complesso mi sembra comunque che la scelta della sede presso la Akademie der Kuenste abbia creato qualche difficoltà di gestione, con inutili code e una mostra sovraffollata, e abbia probabilmente influito sulla scelta di dare molto più spazio aì video, ma meno a installazioni e performance.


www.transmediale.de

www.researchraft.net

http://cip.io/ab o ut

ww w .gwei.org

www. s pots-berlin.com

ww w .ventura-dance.com/stuff/set.html

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