Dal 12 al 15 Ottobre 2006, a Bergen, in Norvegia, si e’ svolta la quarta edizione del Piksel festival, intitolata HardWare Politics. Il Piksel, per coloro che non lo sapessero, e’ un incontro internazionale, uno dei più importanti a dir la verità, di artisti e sviluppatori di sofware libero e arte indipendente.

Nato dalla collaborazione tra un artista e un programmatore, Gisle Frøysland e Carlo Prelz, impegnati nello sviluppo di Møb, software per il real-time video processing, l’evento e’ divenuto un appuntamento annuale dalle caratteristiche uniche e marcate. La liberta’ e la condivisione della conoscenza ne sono il fulcro. Il festival dura circa una settimana e attira personaggi da Europa, Giappone, Canada, Brasile e altri paesi. Sono giornate di condivisione: colazione, workshops, pranzo, cena e nottata, con perfomances.

Si compensano in questo contesto, la mancanza di fisicita’ e la freddezza della comunicazione abituale, che avviene, durante il resto dell’anno, attraverso la rete. Il Piksel e’ infatti una comunita’, i cui organi primari sono le mailing list, ad accesso aperto e indicizzate online. Non si tratta dunque di una comunita’ chiusa ed elitaria. Cio’ di cui si discute e’ pubblico, ed e’ considerato di pubblica utilita’. Per partecipare e’ possibile, da due anni a questa parte, proporre un progetto ed essere selezionati. In precedenza l’accesso era a inviti, ma le porte, per gli interessati, sono sempre state aperte. Il Piksel e’ un ibrido, sotto molti punti di vista.

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Il Piksel è un vero fenomeno ponte, tra gli hack-meeting e i festival artistici. Dei primi conserva lo spirito, genuino e di scambio, tipico della comunita’ che ruota attorno al software libero e all’hacking. Degli altri presenta il peculiare spirito critico e creativo, ma anche qualche sottoprodotto, come l’effetto monodico autoreferenziale o quello collaterale promozione-lavoro, con o senza contro indicazioni. Il Piksel mantiene relazioni con entrambi questi mondi.

La volonta di collaborazione e’ la forza che ha spinto gli organizzatori, fin dall’inizio, a creare questo luogo e momento di aggregazione. Sull’onda dell’entusiasmo iniziale si credeva di poter integrare le differenze. Differenze di personalita’, caratteri e visioni di alcuni programmatori. La bandiera della liberta’ dell’informazione e l’appartenenza/adesione a una stessa comunita’ avrebbero potuto fare da collante nel tentativo di creare piattaforme comuni con le quali far comunicare i diversi software disponibili.

Nacquero così Livido, un framework per la condivisione di effetti video, Frei0r simile al precedente ma ottimizzato per l’elaborazione in real-time e Videojack, un programma per lo scambio di video tra differenti applicativi. Solamente Frei0r si e’ affermato. Videojack e Livido galleggiano nel limbo dei progetti in fase di sviluppo. La natura caotica e anarchica del sw libero ha reso tutto piu’ difficile. Il software libero e’ un fenomeno multiforme, difficile da comprendere e da circoscrivere in poche parole. Se ne potrebbe parlare da un punto di vista politico, tecnico, etico o economico, ma anche didattico.

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In questo contesto ci soffermeremo sul versante artigiano e “smanettone” del termine, l’accezione dalle mani unte, hacker e insonne. In fase creativa infatti, sia gli hacker, che gli artisti, tendono ad inventare tecniche per padroneggiare l’ambiente in cui si muovono, nell’ossessiva tensione volta alla realizzazione del proprio scopo, oggetto o manifattura. Rotti gli schemi si creano altri modelli, inusuali e sperimentali, inventando e scoprendo modi e mezzi per percorrere ogni strada. Paul Grahm, un hacker americano, e Gabriele Zaverio (conosciuto come Asbesto), hacker italiano fondatore del freaknet, descrivono, in contesti differenti, il rapporto tra arte ed hacking.

Paul Grahm: “Quello che gli hacker e i pittori hanno in comune e’ che entrambi sono dei creatori. Assieme ai compositori, gli architetti e gli scrittori, quello che gli hacker e i pittori cercano di fare e’ creare oggetti fatti bene. Non fanno ricerca fine a se stessa, ma se nell’atto di cercare di fare le cose per bene scoprono nuove tecniche, tanto meglio.” – “Hacker and Painters”, 2003 Paul Grahm [9]

Asbesto scrive: “Ma siamo hackers. E’ questo il nostro modo di fare. Potete odiarci, volerci bene, non capirci. Magari potete capire un pittore, che sta chiuso 4 giorni dentro una stanza a dipingere, perche’ e’ un “artista”; ma non capite noi, che stiamo 3 giorni davanti a un computer, anche se siamo Artisti. Non fa nulla, ci siamo abituati; noi siamo quelli “strani”. Continueremo per la nostra strada, come abbiamo sempre fatto.” – “Chi siamo, Cosa facciamo, Dove stiamo andando, e Perche’?” – Gabriele Zaverio (Asbesto).

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Tornando al Piksel, e’ da segnalare l’introduzione, da due anni a questa parte, dell’esposizione, ormai parte integrante dell’evento. Se lo scorso anno la mostra, dedicata ai giochi, fu chiamata No Fun, quest’anno, a partire da una riflessione sull’open hardware, il titolo e’ stato Damage Goods .

Interessanti opere proposte erano Shockbot, video creato con cortocircuiti sulla scheda video, e Milf, un dispositivo che prometteva l’emancipazione dall’identita’, smagnetizzando la banda di carte di credito e documenti, e liberandone suoni. Per la prima volta abbiamo anche presentato la nostra installazione interattiva: The ball in the hole . Tramite una sfera abbiamo dato la possibilita’ a chiunque di cancellare la propria immagine proiettata su un muro e vedervi attraverso, scoprendo l’Altro. Anche questo, prima di tutto, un gioco, fruibile e accessibile senza limitazioni di sorta. Chiunque ha la possibilita’ di riflettersi e sperimentare la capacita’ del video di modificare la realta’, e viceversa. Infatti la relazione tra immagine e rappresentazione e’ biunivoca. ‘La palla nel Buco’ e’ una specie di loop, una spirale, un percorso reiterato, mai uguale a se stesso. Si svela cosi’ cio’ che si nasconde dietro al reale, ovvero altra realta’, fragile e caduca quanto il simulacro stesso.

Oltre alla mostra, un variegato programma di performance audiovisive, molte delle quali assolutamente sperimentali e piuttosto originali, ha accompagnato le serate del festival. Da segnalare, Pattern Cascade, una sorta di acid-techno machine, un live coding di processi che si modificano e distruggono l’un l’altro in 256 bytes di memoria. I processi e la memoria della macchina sono proiettati durante la performance.


http://www.piksel.no/piksel06/about.html

http://www.piksel.no/piksel04/software.html

http://mob.bek.no/

http://it.wikipedia.org/wiki/Software_libero

http://it.wikipedia.org/wiki/Hackmeeting

http://www.piksel.no/pwiki/LiViDO

http://www.piksel.org/frei0r

http://www.piksel.no/pwiki/VideoJack

http://www.paulgraham.com/hp.html

http://freaknet.org

http://www.piksel.no/piksel06/exhibition.html

http://www.piksel.no/pwiki/ShockbotCorejuli

http://www.artengine.ca/darsha/milf/

http://theballinthehole.dyne.org/

http://www.pawfal.org/patterncascade/

http://freenode.net/

http://freej.org/

http://effectv.sourceforge.net/

http://veejay.dyne.org/

http://xxxxx.1010.co.uk/

http://makeart.goto10.org/

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