The Film industry’s war against pirates is a war against reality (la guerra dell’industria cinematografica contro la pirateria è una guerra contro il reale). Così si apre il manifesto del PCC-Pirate Cinema Copenhagen (www.piratecinema.net), un progetto fondato circa un anno fa nella capitale della Danimarca.

Il Pirate Cinema Copenhagen segue una fortunata tradizione nata a Berlino nel luglio del 2004, con il Pirate Cinema Berlin, gestito da Sebastian Lütgert e Jan Gerber. Tradizione che si costella oggi di numerosi nodi di un network di cinema indipendenti, accomunati dall’obiettivo di rendere liberamente accessibili film di difficile diffusione e, soprattutto, protetti da copyright. Dal 2004 ad oggi, il network dei Pirate Cinema si è sviluppato, dando origine a progetti non solo a Berlino e Copenhagen, ma anche a Stoccolma (www.piratbyran.org), Oslo (www.piratecinema.no), Parigi, Amsterdam, Londra, Graz, Rostock, per arrivare a Tarifa e Tanger. Come si legge nel comunicato che annuncia l’apertura del Pirate Cinema locale, e come racconta Mikael del Pirate Cinema Copenhagen nell’intervista che segue, l’idea di creare un cinema pirata cittadino risponde criticamente a un’industria cinematografica sempre più restrittiva, portando direttamente alle persone quello che dovrebbe essere un bene collettivo: il diritto a poter copiare e distribuire materiale d’ingegno, rendendolo accessibile e gratuito, superando il concetto di proprietà intellettuale oggi sempre più anacronistico.

Una strategia per rispondere a una politica del controllo sull’immagine sempre più restrittiva, che ha comunque degli antecedenti che insegnano. Basta andare indietro negli anni Ottanta, in cui la game industry proclamava l’imminente fine dell’era dei videogame a causa di coloro che copiavano i dischetti o, ancor prima, nell’epoca in cui si additava l’uso e riproduzione delle cassette come un segno dell’imminente collasso dell’industria musicale. Il tempo ha dimostrato il contrario, rendendo evidente che a una maggiore circolazione e diffusione dei contenuti visivi o musicali prodotti, di fatto segue lo sviluppo di un’immaginario culturale atto ad alimentare maggiormente la richiesta di questi.

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I vari progetti dei Pirate Cinema sono una risposta concreta di riappropriazione e di apertura di canali per la diffusione libera del sapere, in un network che fa del diritto di riproduzione e dell’accessibilità di informazione uno dei principali obiettivi. Network che sembra essere molto prolifero nei territori scandivani, in cui hanno avuto origine felici progetti come The Pirate Bay (thepiratebay.org), la piattaforma di download libero di musica, film, software e games e il collettivo indipendente Piratgruppen (piratgruppen.org), che si batte per la libertà del sapere.

Non è un caso che il Pirate Cinema Copenhagen abbia trovato spazio in Folkets Hus (letteralmente: la casa del popolo, www.folketshus.dk), in Stengade 50, che ha sostituito in parte a livello di immaginario la casa occupata Ungdomshuset (letteralmente: la casa dei giovani), situata in Jagtvej 69 e rasa al suolo lo scorso marzo dopo un acceso riot con la polizia locale durato diversi giorni.

Folkets Hus, situata sempre nel quartiere di Nørrebro come Ungdomshuset, ha ugualmente una lunga tradizione cittadina, facendo parte di un progetto di risanamento e bonifica dell’area iniziato negli anni Settanta, per favorire la creazione di spazi ricreativi nel verde per la working class locale. Nel corso degli anni, Folkets Hus ha ospitato diversi collettivi, fra cui il celebre TV STOP (1987-2004), TV indipendente danese che ha fatto storia nelle aree attiviste, dando oggi spazio a diversi soggetti etereogenei, dal collettivo TVTV (www.tv-tv.dk), a quello della Radio 69, ad associazioni di danza e di cucina biologica e, come già detto, al Pirate Cinema Cph.

 

Tatiana Bazzichelli: Come è nata l’idea del Pirate Cinema Copenhagen?

Mikael: Il Pirate Cinema Cph è nato circa un anno fa, la scorsa estate 2006. Ci siamo ispiarati al Pirate Cinema di Berlino, un progetto molto utile a livello locale e internazionale. Abbiamo pensato che sarebbe stato interessante “copiarlo” e iniziare a fare cinema autonomamente anche a Copenhagen. Volevamo confrontarci con il concetto di copyright e di proprietà intellettuale, decidendo liberamente cosa voler e poter vedere al cinema. Noi mostriamo solo “pirate-movies” che otteniamo da canali di file-sharing e p2p. Per questo, ci confrontiamo regolatmente con tematiche come il libero accesso e la libera diffusione dei contenuti cinematografici, distribuzione e riproduzione libera di questi. Per esempio, usiamo regalare a fine proiezione un CD-Rom a tutti coloro che sono venuti al cinema, contenente il film appena visto, per permettere loro di diffonderlo a catena in futuro.

Tatiana Bazzichelli: Nel vostro manifesto si legge che la battaglia sul copyright è una battaglia sul controllo. Quali sono le vostre “armi” contro l’industria cinematografica?

Mikael: La nostra idea è dare continuità a questo progetto, non fare il pirate cinema una volta al mese, ma una volta a settimana. Vogliamo mostrare solo materiali pirata e nel nostro sito web c’è sempre un link per cui è possibile fare il download del film mostrato e renderlo accessibile anche a coloro che non possono venire fisicamente alla proiezione. Chi invece viene qui riceve “copie libere” e quindi può a propria volta copiare il film. Noi otteniamo tutti i film nei canali file-sharing ma ci sono anche altri criteri di scelta.

Per esempio una volta all’anno a Copenhagen c’è il CPH:DOX, Documentary Film Festival (www.cphdox.dk) che mostra un ottimo programma, ma di solito protetto rigidamente da copyright. Vediamo se c’è qualcosa che ci risulta interessante e poi lo otteniamo dai canali filesharing. In questo modo, cerchiamo di fare un mix fra quello che accade concretamente in città e che viene mostrato localmente e quello che troviamo in rete. L’idea è che naturalmente noi mostriamo tutto for free . Cerchiamo quindi di unire l’aspetto della vita quotidiana di copiare files e vedere film con la strategia della libera riproducibilità dei contenuti e dei materiali. In fondo la gente ogni giorno copia dei materiali, noi portiamo questa attività allo scoperto e la rendiamo semplicemente un processo “ovvio” e a sua volta riproducibile. Chiunque può entrare in possesso dei film che noi mostriamo e può copiarli a sua volta. E’ come creare un tipo di “evento sociale” derivato dalla pratica del copiare e riprodurre saperi e materiali. Non chiediamo semplicemente alla gente di portare i CD per avere la copia del film, ad ogni proiezione noi già disponiamo di copie pronte per il pubblico, sostendendo autonomamente questa piccola spesa.

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Tatiana Bazzichelli: Qual è il programma del Pirate Cinema Cph? Con quali criteri selezionate i film di solito?

Mikael: Quello che apprezziamo dei canali file-sharing è avera accesso a film che non sono disponibili a livello diffuso. O che è difficile o impossibile comprare o trovare. Di solito mostriamo film anche piuttosto rari, oppure con un contenuto critico politicamente interessante. Altre volte scegliamo film semplicemente per intrattenere, come Hollywood movies che in quel momento sono proiettati al cinema, oppure che devono ancora essere proiettati. Cerchiamo di offrire diversità nella nostra programmazione. Di solito i film distribuiti al cinema sono anticipati da una “screening copy” e questa inizia già a circolare prima che i film siano mostrati al cinema. Nei canali di file-sharing spesso si trova già la riproduzione di questa versione, anche due, tre o qualche mese prima della distribuzione ufficiale.

Tatiana Bazzichelli: Considerando la scena attivista in Copenhagen, che ha avuto un grosso risveglio dopo lo sgombero di Ungdomshuset, come si colloca il Pirate Cinema in questo network? Condividere gli spazi con gli altri collettivi e associazioni in Folkets Hus è una scelta poltica per voi?

Mikael: Essere in Flokets Hus da una parte è stata una scelta politica, ma bisogna dire che all’inizio siamo nati in un locale più commerciale. E’ andato tutto piuttosto bene, anche se il gruppo che ci ospitava pensava che li avremmo potuti aiutare economicamente per il fatto che le persone al cinema potessero comprare un po’ più drink al bar e partecipare a qualche party dopo la proiezione. In realtà la gente veniva qui soprattutto per vedere i film, magari bere una birra, ma poi andava a casa. Non ci siamo sentiti molto vicini a questo tipo di aspettativa. Noi non guadagnamo nulla con il pirate cinema. L’entrata è libera, non ci sono biglietti. Per noi è stato molto meglio cominciare a lavorare in uno spazio autonomo come Folkets Hus. Folkets Hus ha una lunga tradizione, è una casa occupata, anche se non formalmente illegale. Ci sono diversi gruppi che partecipano, usano la casa per i loro progetti e non si paga un affitto, solo le spese correnti di tanto in tanto.

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Tatiana Bazzichelli: La parola pirata ha un immaginario molto forte in città. Penso al riguardo al simbolo di Ungdomshuset 69. Ho notato che lo stesso avviene in molte città scandinave, per esempio Oslo, in cui in molti spazi autonomi si vede il teschio dei pirati come icona principale. In Italia le persone facenti parti della cosiddetta “scena hacker” preferiscono non definirsi come “pirati” perchè spesso questa parola evoca un immaginario negativo. Che significato ha invece la parola “pirata” nel Pirate Cinema di Copenhagen?

Mikael: In questo contesto la parola “pirata” è stata in qualche modo ridisegnata, ri-appropriata, ma non solo a Copenhagen. Basta pensare al progetto svedese The Pirate Bay e anche al Partito Pirata svedese (www.piratpartiet.se), oppure al Piratgruppen in Danimarca. Tutti questi progetti in qualche modo deturnano e reclamano la parola “pirata”, perchè in fondo noi siamo pirati e facciamo pirateria. E’ una sorta di riappropriamento della parola conferendogli un nuovo contesto, che poi è quello originario, aldilà di tutta la pubblicità negativa che è stata fatta da chi di pirateria ci capisce poco e di fatto non la pratica e non ne vede il fine ultimo.

Naturalmente facendo questa riappropriazione noi ne cambiamo il significato, lo rendiamo non più commerciale, lo rifacciamo nostro con un’attitudine positiva. Secondo me è un buono specchio di come la gente sta agendo e si sta riferendo a queste tematiche nel Nord Europa, soprattutto nei paesi scandinavi. Anche i cosiddetti rave illegali qui in Copenhagen sono diventati pirate-parties da alcuni anni e il teschio è oggi un’icona condivisa per la cultura radicale. Per noi essere pirati significa confrontarsi criticamente con il termine di proprietà intellettuale, anche in termini iconografici.

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Tatiana Bazzichelli: Progetti futuri del Pirate Cinema Copenhagen?

Mikael: Al momento siamo in pausa estiva, ma ricominceremo a breve. Stiamo pensando a fare il cinema in versione open air e a dare vita a un futuro festival. In ogni modo, tutte le info si trovano nel nostro sito e si ricevono periodicamente attraverso la nostra newsletter.


http://piratecinema.net/

http:// thepiratebay.org

www.piratgruppen.org

www.folketshus.dk

www.ungdomshuset.dk

www.jagtvej69.dk

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