Nel saggio L’autore come produttore (1934), Walter Benjamin descrive il ruolo dell’autore attraverso la figura dell’ingegnere. Invece di riprodurre gli apparati di produzione, l’autore/ingegnere è capace di intervenire all’interno di essi, trasformando la funzione della produzione culturale stessa e aprendola all’intervento collettivo.

La figura dell’ingegnere descritta da Walter Benjamin ricorda l’arte “tattica” di Paolo Cirio, che, svelandoci nodi irrisolti nel campo artistico, mediatico e, più in generale politico e sociale, contribuisce a trasformare il significato della pratica artistica dall’interno. Attraverso le sue opere, Paolo Cirio (http://www.paolocirio.net) interviene collocando tatticamente alcuni tasselli di un puzzle che può essere terminato solo coinvolgendo direttamente i suoi referenti, siano le corporation, gli apparati mediatici, o i cosiddetti “utenti” della rete.

Le sue opere, alcune delle quali realizzate insieme ad Alessandro Ludovico e Ubermorgen.com (come GWEI, Google Will Eat Itself e Amazon Noir), altre create singolarmente (come Drowning NYC, The Big Plot e Open Society Structures), ridefiniscono il ruolo dell’artista e dell’arte, diventando un presupposto per riflettere su dinamiche sociali e politiche. Come egli stesso sostiene, manipolando i mezzi di comunicazione e di informazione, il suo lavoro “rompe spesso i confini della rappresentazione, andando oltre l’uso di un singolo media e concentrandosi sull’ambiente informativo creato dal flusso dei dati”.

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Le sue opere lavorano con il linguaggio, le narrazioni, la creazione di trame cospirative, ma anche con il significato di potere, democrazia, privacy e controllo. Non sempre senza generare contraddizioni e controversie. Ma è proprio in questa dinamica dell’imperfetto e dell’ignoto – una volta avviate, le opere sono aperte a possibili sviluppi ed interpretazioni – che si può sperimentare come i flussi informativi e mediatici costruiscono le proprie trame di significato.

Questa intervista, partendo dalla descrizione del significato di tattiche e strategie applicate alla pratica artistica, e interrogandosi su alcuni concetti come il “furto mediatico”, si conclude con la riflessione su alcuni nodi sensibili svelati dagli ultimi progetti: “Face to Facebook”, (http://www.paolocirio.net/work/face-to-facebook/face-to-facebook.php) realizzato con Alessandro Ludovico e lanciato durante lo scorso Transmediale 2011, e “P2P Gift Credit Card” (http://www.paolocirio.net/work/gift-finance/p2p_gift_credit_card.php), protagonista di un’azione a Londra il 25 marzo, in cui le carte di credito “rivoluzionarie” sono state distribuite in luoghi strategici.

Ambedue i progetti, esposti in un prossimo solo show, intitolato REALITYFLOWHACKED, con opening a Lubiana il 26 aprile presso l’Aksioma Project Space, diventano uno stimolo attraverso cui analizzare le commistioni fra arte e mercato, le contraddizioni e paradossi del capitalismo, il ruolo dell’artista stesso, e, parallelamente, quello degli utenti.

Nell’era dei social media, le dinamiche relazionali e il flusso dei dati informativi si fanno sempre più inseriti nei processi produttivi, non sempre confermando la visione liberatoria ipotizzata da Walter Benjamin nel 1934. Ecco perché è sempre più importante riflettere su tali processi, immaginando alternative possibili mettendo in modo contraddizioni e producendo nuove visioni ed esperienze.

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Tatiana Bazzichelli: Partiamo dal tuo percorso artistico: ti definisci un “tactical media artist”. Il tuo primo lavoro, che risale al 2001, si chiamava STOP the NATO. In seguito, dopo un’intensa attività nel campo della street art, il target si è allargato a corporation come Google (2005), Amazon (2006), Facebook (2011) e il circuito delle carte di credito (2010-11), trasferendo la tua conoscenza del media advertising nella creazione di strategie artistiche e pratiche hacker. Allo stesso tempo, ti sei concentrato nell’arte dello storytelling, inventando trame e personaggi in cui realtà e finzione si integrano reciprocamente (2009-10). Qual è la tattica mediatica che collega queste esperienze?

Paolo Cirio: Prima di tutto vorrei fare una distinzione fra strategia e tattica. Preferisco definire “tattica” lo studio e la scelta dei mezzi e del modo di utilizzarli, quasi a livello tecnico; mentre la “strategia” inerisce alla pianificazione di azioni coordinate per il conseguimento di un obiettivo. Mi definisco ‘tactical’ principalmente perchè le mie pratiche coinvolgono media alla portata di tutti, ma utilizzati creativamente e condotti oltre i limiti delle loro potenzialità.

Per quanto mi riguarda, questa modalità operativa è stata dettata da necessità pratiche: quando ho iniziato, usavo pezzi di elettronica trovati per strada per mancanza di budget e anche adesso realizzo i miei progetti con mezzi molto economici. Questi strumenti se ben usati nel contesto di un’accurata pianificazione strategica possono produrre un’influenza sociale elevatissima. Inoltre la tactical media art presuppone una conoscenza teorica ed un costante riferimento allo scenario artistico per confrontare esperienze e conoscenze.

Tuttavia, più delle tattiche e strategie, le quali sono certo indispensabili per gli sviluppi politici dei miei lavori, direi che ciò che accomuna tutti i miei progetti è un filo rosso estetico. Recentemente mi piace riconoscermi nella figura dello scultore: in tutti i miei lavori processo dati e informazioni di vario genere per produrre nuove forme. Contestualizzando, aggregando e fabbricando dati, modello nuove e inaspettate composizioni di strutture d’informazione.

Nella scultura ogni materiale conserva le sue proprietà intrinseche anche dopo la modellazione: nel caso dell’informazione si tratta del potere d’influenzare la società. Credo che le realtà sociali, economiche e politiche possano essere create e modellate processando e gestendo informazione.

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Per esempio nel progetto contro la NATO si trattava di aggregare notizie riguardo alle nuove guerre in modo del tutto nuovo (all’epoca nascevano le prime forme di blogging e i network di Indymedia). Attraverso questi strumenti sono stato in grado d’influenzare a livello internazionale gli attivisti contro la guerra e di essere percepito come un pericolo dal dipartimento dell’esercito americano.

Questo non tanto grazie ad analisi geopolitiche, benché gli articoli diffusi attraverso il sito fossero più di un migliaio, ma per il modo in cui le informazioni sono state raggruppate attraverso una piattaforma costruita ad hoc e diffuse nei network internazionali dei pacifisti. Considero processi di aggregazione di quel tipo delle sculture d’informazione attive e capaci d’influenzare efficacemente un ampio numero di persone, esattamente come è accaduto con la ricontestualizzazione e sovversione dei dati di Facebook, Amazon e Google.

Contemporaneamente mi sono interessato alla creazione di nuove realtà attraverso quello che ho definito Recombinant Fiction: la ricerca sulle forme di storytelling sperimentale che si avvalgono di media diversi e che intrecciano verità e finzione attraverso personaggi interpretati da attori professionisti. In altri termini si tratta di scolpire nuove realtà orchestrando e componendo l’informazione in narrazioni nelle quali il pubblico è catturato o immerso.

Oggi la realtà è continuamente fabbricata dai media, attraverso la creazione di storie nelle quali il pubblico può riconoscere i tipi fissi della narrazione e immedesimarcisi. Il classico cattivo contro l’eroe buono, storie passionali o di cronaca nera: i media tendono a ridurre ogni evento a storie che ricordano le trame delle telenovele, una strategia usata perché il cervello umano interpreta la realtà e la propria coscienza attraverso la forma narrativa. Molti costruiscono allo stesso modo la propria identità sui social media, i quali funzionano come dei palcoscenici trasformandoci negli attori delle nostre vite teatralizzate.

La realtà come narrazione non è un fenomeno nuovo, basti pensare alla funzione che hanno avuto le religioni o le ideologie nel trasfigurare narrativamente il reale e i suoi agenti. Tuttavia oggi le storie si sono moltiplicate e frammentate, per via dell’enorme numero di media e consumo/produzione d’informazioni, variando con esse la nostra percezione della realtà. Questi potenziali narrativi dei nuovi media possono essere dunque usati per creare storie e perciò realtà alternative, capaci di riportarci alla consapevolezza della duplicità del reale, sdrammatizzandolo.

Lavorando spesso a livello pratico e teorico con tutti questi aspetti della manipolazione d’informazione, inevitabilmente ho l’impressione di maneggiare qualcosa di quasi tangibile e di poterlo modellare conferendogli forme diverse.

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Tatiana Bazzichelli: Nei progetti GWEI, Amazon Noir e Face to Facebook c’è un evidente nesso conduttore relativo alla pratica del “furto mediatico”. Nel primo caso, si pone l’attenzione sui furti del business del Pay Per Click e sulle click frauds; nel secondo caso i “ladruncoli” diventate voi (tu, Alessandro Ludovico e Ubermorgen.com) “rubando” i volumi digitali di Amazon; nel terzo caso, sono un milione di profili di Facebook ad essere “rubati”. In che modo il furto diventa una tattica mediatica e perché è centrale per voi?

Paolo Cirio: Il furto è glamour e spettacolare; ne è la riprova il fatto che anche la cronaca si sia occupata dei nostri progetti. Si tratta di un linguaggio usato strategicamente per attirare l’attenzione dei media e perciò delle persone comuni vittime dei monopoli. In realtà, oltre che di linguaggio, possiamo parlare di un vero e proprio bottino. Nel caso di Amazon Noir, la mia passione per i libri mi ha spinto a cercare di prenderne il più possibile.

Tuttavia, non sono un criminale, quello che è definito furto costituisce per me una ricerca artistica con un particolare materiale, che ritengo naturalmente libero e di dominio pubblico, e del quale sfortunatamente le corporation si appropriano per il loro business proteggendolo con leggi fatte su misura per loro.

Se domani tutte le foto del mondo diventassero di proprietà di Facebook, tutti i fotografi diventerebbero criminali. Io lavoro con l’informazione, un bene prezioso e infiammabile quanto la benzina, ed è perciò rischioso anche solo toccarlo. Per il bene comune, l’informazione dovrebbe essere disponibile, indipendente e interpretabile. Nonostante il nostro secolo sembri abbondarne, c’è ancora molta strada da fare per individuarne forme di gestione adeguate. Come artista forzo i limiti del materiale per conoscerne meglio la natura e creare qualcosa d’inaspettato e originale.

Nel caso di Face to Facebook, ad esempio, gli avvocati coinvolti e i giornalisti si chiederanno ancora per molto tempo se usare un milione di profili di Facebook senza chiederne il permesso sia illegale, oppure se si tratti di un’azione paragonabile ad uno scatto fotografico in uno stadio affollato. Nel mio caso, quando realizzai di poter prendere centinaia di migliaia di profili in poche ore, ero interessato a usare tale incredibile e ricco materiale per qualcosa di sorprendente e socialmente utile, senza poterne immaginare a priori tutte le conseguenze legali e politiche.

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Tatiana Bazzichelli: Il furto è una costante dei tre progetti, ma anche ciò che li rende diversi. Nel caso di GWEI e Amazon Noir, la vostra tattica sembra più simile a quella di Robin Hood. È evidente attraverso Google To The People, la società pubblica atta a raccogliere e ridistribuire i frutti del Pay Per Click, e nell’atto di ridistribuire i libri di Amazon gratuitamente attraverso i canali P2P. Invece, nel caso di Face to Facebook, sono i profili delle persone ad essere “rubati” e ridistribuiti in un portale di dating, da voi costruito. In qualche modo, F2F sembra essere più a svantaggio degli utenti che a loro beneficio. Cosa ne pensi?

Paolo Cirio: Liberare miglia di persone da una prigione per portarle in una festa di speed dating, mi sembra un’azione più che nobile (date un’occhiata al video http://www.youtube.com/watch?v=Ye3Qyz-ojvI)! A parte gli scherzi, in tutti e tre i progetti, i furti erano inerenti alla risorsa più rilevante per le rispettive corporation.

Nel caso di Facebook non poteva che trattarsi degli utenti. Tuttavia, il materiale rubato non è stato usato per scopi personali, ma per ritorcerlo strategicamente contro le stesse corporation. Inoltre in tutti i progetti della trilogia si è trattato di esplorare criticamente i maggiori monopoli d’informazione, al fine di generare un dibattito pubblico riguardo alla loro immorale gestione dell’informazione.

L’aumento della consapevolezza comune riguardo alle condizioni di oppressione sociale non ha prezzo e nel progetto Face to Facebook ci si è avvicinati maggiormente al conseguimento di tale obiettivo. Infatti, rispetto a ogni altra opera della trilogia, Face to Facebook è stato il progetto che ha più fatto parlare di sé nei media mainstream e che ha modificato maggiormente il comportamento degli utenti di Facebook, molti dei quali credo faranno più attenzione nel pubblicare i loro dati. Con GWEI non siamo riusciti a informare molte persone riguardo alla pericolosità dei totalitarismi nella gestione dell’informazione, ma il progetto ha avuto un ottimo eco nella scena della media art.

Capisco che Face to Facebook possa essere un’opera molto controversa e purtroppo anche nel mondo dell’arte c’è stato qualcuno che non ha voluto comprendere l’importanza di una tale provocazione. Mi viene da associare tale atteggiamento con quello di chi si lamenta dell’occupazione dei binari dei treni o di un’autostrada durante una manifestazione. In verità credo che Facebook sia diventato talmente diffuso e usato anche da chi ufficialmente si dichiara contrario, che nessuno ha voglia di assumere davvero responsabilità e coscienza del proprio comportamento, quasi si trattasse di un tabù sociale.

Infine ci tengo a ricordare che i contenuti del sito di dating Lovely-Faces.com non erano indicizzati da Google. Perciò chi trovava il proprio compagno, amico o anche se stesso, proveniva dal contesto del progetto artistico. Insomma non abbiamo voluto danneggiare nessuno, tanto meno rovinare matrimoni!

Tatiana Bazzichelli: Come TG Daily sottolinea nell’articolo su F2F (http://www.tgdaily.com/software-brief/53936-dating-site-steals-250000-facebook-profiles), l’operazione di scraping tua e di Ludovico è paradossalmente simile alla genesi di Facebook, quando Mark Zukenberg ha creato FaceMash, “rubando” i nomi e le foto delle proprie colleghe di Harvard. Face to Facebook potrebbe essere quindi visto come un’operazione commerciale, differenziando di poco il vostro gesto da quello di una business company. Non a caso, si legge nel comunicato che avete ricevuto 13 proposte di business partnership dopo la vostra “performance”. Qual è il confine fra arte e business in F2F?

Paolo Cirio: Sì, è vero, la maggior parte del business delle grandi società si basa sul furto di beni e tempo altrui. Sfruttamento delle risorse che qualcun altro possiede o produce per un prezzo minore o gratuitamente, come nel caso dei social media proprietari come Facebook.

Nel progetto Face to Facebook, si è trattato di una parodia del mondo del business, come anche nel progetto Drowning NYC. Linguaggio, pratiche e interessi aziendali sono stati portati all’estremo, ridicolizzandoli. Benché queste operazioni possano essere viste come le classiche azioni di deturnamento del linguaggio, o variazioni simili, in entrambi i progetti ci sono state delle innovazioni strategiche ed estetiche importanti.

Nel caso di Face to Facebook, un software scritto su misura è stato il medium che ha trasmutato l’informazione in una forma ricontestualizzabile, caratteristica comune a tutti i progetti della trilogia. Mentre in Drowning NYC, ciò che poteva essere una classica operazione di prank, fake o hoax è evoluta in una vera e propria narrativa, con personaggi riconoscibili, vite intrecciate e una precisa psicologia. Il mio background e la mia formazione provengono dal situazionismo e dalla prima net art, ma cerco sempre di introdurre delle nuove evoluzioni artistiche.

Poi c’è sempre chi non coglie la poesia, la favola e l’umorismo, e chi prende troppo sul serio gli scherzi e la finzione. Ho ricevuto proposte di business partnership da aziende americane che investono nella riconversione delle infrastrutture civili a seguito dell’innalzamento del livello del mare causato dal riscaldamento del pianeta. Tuttora il sito della corporation Future Water Proof Corp. è visitato da società ed amministrazioni pubbliche di tutto il mondo, visto che si tratta di un problema reale che molte città costiere stanno cercando di affrontare. La stessa cosa è successa con le carte di credito, molti hanno incominciato a usare le carte per cercare di pagare piccole spese quotidiane, tutta gente proveniente dallo stesso livello sociale sulla cui ingenuità cercano di speculare le società di carte di credito.

Insomma, obiettivo raggiunto, giacché il mio pubblico non è tanto quello degli spazi espositivi, ma lo specifico target di persone che voglio influenzare.

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Tatiana Bazzichelli: Uno dei tuoi ultimi progetti è la P2P Gift Credit Card. Qui chiaramente arte e business si incontrano. Qual è il modello finanziario da te proposto e in che modo può costituire metaforicamente un’alternativa?

Paolo Cirio: Non considero la Gift Finance una forma di business, il quale solitamente ha a che fare con interessi privati, bensì un’economia alternativa d’interesse pubblico. Il progetto nasce dall’idea di Reddito Garantito universale direttamente regolato dalle reti di relazioni che uniscono le persone a livello locale e globale. Reddito Garantito (“Basic Income” in inglese) significa che ogni essere umano ha diritto ad avere un minimo di denaro per vivere su questo pianeta.

Un sistema possibile a conti fatti, non solo perchè il presente progresso tecnologico rende potenzialmente possibile nutrire tutti sul pianeta o perchè, se fosse ridistribuito il denaro depositato nei paradisi fiscali, si potrebbe dare dignità a popolazioni di mezzo pianeta; in verità, il nodo principale è l’immoralità della stessa creazione del denaro, regolata dalle banche e dello stato per mantenere il controllo sociale. Non si vuole mai credere che il denaro possa diventare un bene abbondate per tutti, ma ciò in realtà è possibile e la storia, benché raramente, l’ha dimostrato.

Da quando la maggior parte dei soldi in circolazione ha assunto una forma digitale, e perciò virtuale, sono state ridefinite le concezioni stesse del denaro e gli strumenti per utilizzarlo, o eventualmente crearlo. La recente crisi economica, a parte le sue interne contraddizioni, è, di fatto, stata innescata da software capaci di calcoli lievitativi interconnettendo investitori, fondi, prestiti e debiti in un vortice speculativo. Tali strumenti di gestione semplificata dei dati monetari, hanno aumentato gli operatori finanziari a livello esponenziale.

Un contesto nel quale si creano soldi senza nessuna logica di valore e nel quale gli istituti finanziari hanno il permesso legale di poter generare denaro “virtuale” con particolare semplicità, ossia concedendo con pochi click di mouse prestiti che superano di molto il denaro “reale” nei loro depositi. Questa forma di creazione di denaro, è chiamata Fractionary Reseve Banking. Dopo aver speso più di un anno nello studio della finanza critica, ho notato che la maggior parte delle analisi indicano nelle banche i maggiori produttori di denaro, che viene perciò gestito per interessi privati.

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Le P2P Gift Credit Cards sono state create per democratizzare il potere della creazione di denaro, attività monopolizzata dai grandi colossi bancari e, ormai in minima parte, dallo stato. Il modello economico Gift Finance utilizza infrastrutture già sviluppate, come appunto i capillari circuiti delle carte di credito, la tecnologia per trasferimenti di denaro tramite codici univoci, e strumenti finanziari come il Fractionay Reserve Bank, senza addizionale interesse sul credito emesso.

Insomma, ognuno deve avere il diritto di imprestare denaro che non ha, esattamente com’è concesso alle banche, allo scopo di stimolare l’economia generale. Può sembrare una visione artistica utopica, ma se guardata attentamente ha del realizzabile con risvolti positivi, come la Gift Economy ha spesso dimostrato. Con la Gift Finance, l’economia è stimolata democraticamente dalle persone invece che dagli istituti finanziari privati, i quali, oltretutto, si sono dimostrati incompetenti e sono stati salvati con quei soldi pubblici che sembrerebbero invece scarseggiare.

Le P2P Gift Credit Cards sono introdotte al pubblico con un linguaggio familiare al target, grafica e marketing accattivante, per sedurre e poi introdurre temi di finanza critica. L’industria delle carte di credito in Inghilterra e in America è del tutto deregolarizzata, le vittime più comuni sono gli studenti e i lavoratori di reddito basso, classi sociali sempre più in difficoltà. Il progetto, invece di sabotare letteralmente il presente sistema delle carte di credito, cerca di sovvertirlo utilizzando le infrastrutture in modo migliore.

I soldi sono diventati pura informazione e perciò materia astratta facilmente manipolabile e riproducibile, che fluttua in un network globale sempre connesso. La percezione del denaro è anche cambiata: ciò che più attraeva l’occhio umano erano le banconote, ora per stimolare le parti del cervello legate all’avidità basta vedere cifre su un monitor.

Recentemente alcuni teorici di new media ipotizzano di poter rivitalizzare l’economia con una nuova moneta digitale creata dal basso. Tuttavia, nessuno si preoccupa di chi avrà il potere del conio di queste nuove monete, chi sarà perciò responsabile della quantità di soldi nei nuovi mercati alternativi. Nel frattempo grandi network, come Facebook, stanno pianificando l’introduzione di una nuova moneta virtuale interna. Insomma il futuro dei soldi deve ancora iniziare e cambierà molte cose. Nel frattempo, i circuiti delle carte di credito monopolizzano la tecnologia dei pagamenti elettronici a livello globale.

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Tatiana Bazzichelli: Il tema dello scambio, del dono e della partecipazione è fondamentale oggi per riflettere criticamente sull’uso delle tecnologie di networking e per immaginare un’alternativa al neoliberismo. Allo stesso tempo, è proprio sul concetto dello scambio e del dono gratuito che si basa l’economia dei social media ed è dall’user generated content che deriva il loro profitto. Pensi che immaginare un Gift Finance System basato sui network Peer-To-Peer possa superare la dialettica partecipazione vs. sfruttamento?

Paolo Cirio: Sì, penso al Peer-to-Peer come un enorme potenziale progresso sociale. La decentralizzazione delle risorse è un modello applicabile e rivoluzionario in vari settori, come quello energetico, urbanistico, alimentare, etc. Peer-to-Peer significa dal contadino al consumatore, dal pannello fotovoltaico sul tetto alla presa del frigorifero, ecc., e certo anche riguardo l’informazione, e gestione delle finanze.

Se potessi azzardare un paragone con le ideologie storiche, potrei affermare che il network distribuito da Persona a Persona, può costituire una potenziale nuova forma di civilizzazione politica. Il comunismo quanto il capitalismo, non sono sistemi democratici, entrambi sono basati sulla concentrazione del potere decisionale nelle mani di poche persone, individuate nella gerarchia dello stato nel caso del comunismo o delle grandi aziende e banche nel caso del neoliberismo.

Mentre una popolazione ben informata potrebbe gestire se stessa con una democrazia diretta e partecipativa attraverso l’uso di network liberi e indipendenti. Abbiamo assistito a una rivoluzione con l’introduzione della tecnologia digitale, lasciandoci alle spalle quella analogica. Ora stiamo assistendo a una nuova fase, e forse anche più importante, ossia la diffusa e costante messa in rete di tutti i dispositivi e con essi dei dati e delle relative relazioni delle nostre esistenze.

Tuttavia, non bisogna pensare ai social media, tipo Facebook e Twitter, come network Peer-to-Peer, si tratta di tutt’altro: la concentrazione di tutti i dati e contenuti personali in poche mani, non costituisce di certo un esempio di network decentralizzato. Con l’incremento del numero di persone connesse sono stati creati conglomerati di poteri per monopolizzare risorse e domanda di mercato, esattamente come in molti altri settori merceologici del capitalismo globalizzato, dominato da grandi monopoli, e nel quale le alternative vengono abolite, pur se tecnicamente e socialmente migliori. In questo caso ho l’impressione che si voglia eliminare la tecnologia Peer-to-Peer, esattamente come successe quando i cartelli del petrolio abolirono le macchine con carburanti alternativi.

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Tatiana Bazzichelli: Sia il progetto Face to Facebook che le P2P Gift Credit Cards implicano una collezione di dati. Nel primo caso, si tratta di 250.000 profili catalogati in base all’espressione facciale, ma forse, la vera risorsa sono gli ulteriori dati catalogati da voi dopo le reazioni degli utenti (riportati nel vostro comunicato stampa del 10 febbraio); nel secondo caso, la diffusione delle Gift Cards permette di generare introiti grazie al coinvolgimento del proprio network, attraverso un sistema di mailing virale. In tutti e due i casi i progetti permettono di avere accesso a dati inediti e importanti, che derivano direttamente dal loro meccanismo di funzionamento. Hai qualche idea per un utilizzo consapevole e “tattico” di questi dati? Magari pensando a una fase due dei lavori…

Paolo Cirio: Come ben dici non conta tanto la quantità di dati, quanto la relazione che lega le informazioni e ne costruisce il senso. Anche con il progetto di Facebook ho potuto appurare questa equazione: guardando un milione d’immagini di persone, sento una sensazione di vuoto terribile, come se tutte quelle singole vite, nella massa, si confondessero in qualcosa d’informe e senza valore.

C’è un eccesso d’informazione: non viviamo certo nella censura, ma ciò che era oscurato tramite la mancanza, ora è confuso con una strutturazione dell’informazione pilotata, relazionando l’informazione per variarne il significato o eventualmente annullarlo. Questo è divenuto possibile anche nei network, quelli che in teoria avrebbero dovuto liberarci dal potere dei mass media. Ci sono tattiche e strategie per relazionare l’informazione per l’interesse di pochi o di tutti, e questa contesa credo proseguirà ancora a lungo.

In ogni caso, non tutta l’informazione è rilevante, se non la si usa in modo ottimale. Per esempio, con foto di un milione di persone sull’hard disk mi vengono in continuazione in mente nuove idee sui modi per riusarle, trattandosi di un materiale così interessante, ma penso anche di aver già preso il massimo da loro. Identico per le carte di credito: ho qualche centinaio di persone con numeri di carte di credito emesse, ma lo scopo non era collezionare o creare nuovi dati, ho solo usato mezzi disponibili e attrattivi come veicolo per proporre un modello economico alternativo, e dunque fare arte con funzioni sociali.

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In futuro mi concentrerò sempre su nuovi modi e strumenti per modellare l’informazione ed esplorarne inerenti conseguenze sociali, politiche ed estetiche.


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