Dopo quasi un anno di discussioni e dibattiti che hanno avuto luogo in una mailing list, diventa finalmente ufficiale l’apertura di Arte Nuevo Interactiva 07, la quarta edizione della biennale d’arte di Mérida, Messico, che si svolgerà il prossimo giugno.

Nel contesto del Sistema Internazionale dell’Arte, la nascita di nuove biennali dislocate nelle aree più disparate e decentrate del mondo è oramai all’ordine del giorno. Si pensi agli esempi recenti della Biennale di Malindi, Kenya, o della Bienal Fin del Mundo di Ushuaia, Argentina, entrambe neonate ed entrambe alla ricerca di un afflato internazionale che appare sapientemente costruito a tavolino: partecipazione di artisti internazionali e mainstream in un contesto vergine per il sistema dell’arte contemporanea. Un meccanismo già rodato a partire dagli anni Novanta in cui l’interazione tra gli interessi mercantilistici dei galleristi internazionali e gli interessi politici delle autorità locali spingono all’istituzione di queste grosse industrie culturali in cui l’arte diventa una scusa per promuovere una sorta di turismo colto e internazionale che non ha essenzialmente alcuna interazione con lo spazio in cui si trova a muovere.

Di fatto quindi si tratta di eventi che si configurano come una specie di T.A.Z. che funziona al contrario: la costruzione di un momento di rottura all’interno di un contesto sociale specifico ma in questo caso senza la volontà di una costruzione di senso, quanto piuttosto di un’area di marketing orientata a trasportare in spazi pittoreschi e “altri” un pubblico internazionale fatto sempre dagli stessi critici, artisti e curatori che si muovono all’unisono in ambienti tanto più estremi quanto più a la page: la spiaggia tropicale di Malindi, per l’appunto, e la cittadina più a sud del mondo, Ushuaia, tra i ghiacciai della Terra del Fuoco.

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La Bienal de la Nuevas Artes , Merida_MX, come recita il sottotitolo di Interactiva, sembrerebbe in quest’ottica nulla di nuovo. Nata e sviluppata nella città più india del Messico, Mérida, nel cuore della regione dello Yucatan ancora abitata da comunità di indios discendenti dai Maya che a malapena parlano spagnolo o si sono integrati nella società urbana, avrebbe tutte le carte in regola per presentarsi come l’ennesimo evento artistico che coinvolge in maniera superficiale un contesto locale e che si presenta come uno spazio di incontro per i turisti internazionali dell’arte contemporanea in un ambiente pittoresco e primitiveggiante.

Basta però seguire il concept e lo sviluppo del progetto per cambiare idea. Iniziando con una riflessione sul significato di una biennale incentrata sulle tecnologie nel cuore della cultura indigena messicana e sui relativi ed inevitabili ripensamenti che questa sottende sui temi delle emergenze (culturali, tecnologiche, geografiche ecc), globalizzazione e digital divide. Il ripensamento dell’idea di tecnologia che ne è scaturito (si veda l’introduzione al catalogo Arte Nuevo Interactiva del 2005) è un momento esenziale di Interactiva: nell’introduzione del catalogo della manifestazione, il curatore e curatore Raul Ferrera Moharquech Balanquet propone un’interpretazione di resistenza all’imperialismo culturale come momento di costruzione di un futuro post-tecnologico in cui, prendendo spunto dall’idea di tempo ciclico maya secondo cui il futuro è qualcosa che vive alle nostre spalle ed emerge come memoria davanti a noi, l’uso delle tecnologie non sia un momento di fetish tecnologico importato dalla cultura mondiale dominante, ma uno strumento di interattività tra gruppi e individui che porti a una costruzione di spazi di pluralità di espressione sviluppato all’interno di un lungo iter evolutivo che abbiamo ereditato dai (nostri, specifica Balanquet riferendosi alle radici latinoamericane) avi che passa – per esempio – dalle conoscenze scientifiche, filosofiche e tecnologiche Maya.

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Le fasi della costruzione curatoriale della biennale, le persone coinvolte (nell’organizzazione o come partecipanti) e soprattutto i processi che hanno portato alla costruzione di una comunità che ha partecipato alle varie fasi di organizzazione dell’evento sono poi il secondo elemento fondante di quest’esperienza.

Arte Nuevo Interactiva, che nella prima edizione del 2001 si chiamava semplicemente Interactiva ed aveva come focus principale i nuovi media, è di per se un network di artisti, curatori, critici e producers che lavora e si confronta collettivamente attraverso una mailing list durante il periodo di costruzione e progettazione della biennale vera e propria, che si manifesta a Mérida come punto di incontro fisico tra le varie anime che l’hanno costruita e come processo espositivo finale preparato collettivamente durante un periodo di allestimento e condivisione in loco.

L’esposizione è quindi un punto di arrivo del lungo processo di discussione, confronto, ricerca e costruzione di senso avvenuto nel network (un buon esempio di come questa dinamica si è sviluppata è la partecipazione – nel 2005 – del collettivo curatoriale al forum online Empyre per spiegare cos’è Interactiva: Border Crossings: Do conceptual art and curatorial practice merge in post digital cultural production? Hot are new media art, criticismo and curatorial practice a ‘transgressive’ ecology? https://mail.cofa.unsw.edu.au/pipermail/empyre/2005-April/date.html) e si configura come spazio fisico di incontro e condivisione.

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Durante i giorni inaugurali dedicati a presentazioni, lectures e tavole rotonde, la comunità di Interactiva arrivata da diverse parti del mondo ha un confronto fisico che si apre a numerosi spazi e progetti locali, facendo della biennale non un evento in cui un gruppo di alieni sbarca in una città straniera e la usa senza alcuna interazione con la realtà locale, ma piuttosto un ambito in cui è possibile conoscere (e riconoscersi in) pratiche e attitudini che appartengono all’ambito dei Nuovi Media e del Networking (in senso largo) ma che nello Yucatan assumono un valore specifico.

È il caso, per citare un esempio esaustivo, di un progetto di cooperazione e sviluppo Tecnologias de la comunicacion en la educacion rural de Yucatan di Amelia Fafan Gongora, presentato durante l’edizione del 2005, che propone l’uso delle nuove tecnologie in spazi di sottosviluppo economico come momento di recupero della tradizione culturale – e in particolare linguistica – locale. Le comunità escluse e marginalizzate degli indios campesinos delle aree rurali dello Yucatan attraverso un processo di e-learning e networking imparano a parlare uno spagnolo corretto, indispensabile per entrare nel mondo del lavoro e superare la marginalizzazione di classe a cui sono destinati, senza perdere la lingua di origine (derivata dal maya yucateco). Formazione e scolarizzazione, impartite usando Internet e le tecnologie digitali, punta ad evidenziare le difficoltà culturali dell’integrazione il pericolo che tale processo implica in termini di perdita delle proprie radici culturali.

Parte della pratica curatoriale di Arte Nuevo Interactiva, come ricorda lo stesso inventore del progetto Raúl Moarquech Ferrera-Balanquet (si veda l’intervista pubblicata su Digimag 18 http://www.digicult.it/digimag/article.asp?id=429″ http://www.digicult.it/digimag/article.asp?id=429), è incentrata sull’idea che il curatore smette di assumere il ruolo autoriale nella progettazione dell’evento, ma piuttosto si propone come un costruttore di reti che mette in relazione tra loro diversi partecipanti.

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Ed ecco perché Interactiva ha sempre funzionato, dalla sua prima edizione, come progetto realizzato collettivamente da diversi curatori. L’edizione del 2007 in particolare prevede la cooperazione di ben dieci curatori, con la supervisione di Raul Ferrera, molti dei quali sono artisti, attivisti, critici e teorici provenienti da diversi paesi (America Latina, Canada, Stati uniti, Iran, Europa). Ed il carattere collettivo traspare anche dalle scelte degli artisti e dei progetti invitati, che a loro volta molto spesso sono progetti collettivi, reti, network, spazi di produzione e distribuzione, producers.

E’ il caso quindi di citare, partendo dai curatori, la presenza di Lila Pagola (Argentina) del collettivo Liminar, del colectivo Troyano (Cile), di cui si è già parlato in un’intervista sul Numero 11 di “Digimag” http://www.digicult.it/digimag/article.asp?id=290, di Mr. Tamale, net artista e vj cubano/statunitense, del Colectivo Omni Zonafranca (Cuba) già citato nel Numero 10 di “Digimag”
http://www.digicult.it/digimag/article.asp?id=278 e tra i molti altri va citata la partecipazione del Network di Digicult che presenterà progetti, attività e la rete di cui è costituito.


www.cartodigital.org/interactiva

www.liminar.com.ar

www.t-r-o-y-a-n-o.cl

www.alamar-express.net

www.mrtamale.com

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