A Belgrado c’è grande fermento. Questa città storica, situata tra il Danubio e il Sava, si sta liberando del suo passato tormentato e grazie all’entusiasmo dei giovani sta tentando di creare un fulcro culturale dinamico e media-interattivo. La SHARE Conference, tenutosi ai primi di Aprile, è un esempio dell’imprenditorialità che sta rapidamente imperversando in questo contesto creativo emergente.

Riunendo attivisti ed esperti di social media, artisti new-media e musicisti, obiettivo della SHARE Conference è stato quello di suscitare un fervido dibattito tra una serie di professionisti provenienti dalla Serbia, Europa, Regno Unito, Medioriente e Stati Uniti. La prima edizione è stata avviata e coordinata dalla Fondazione State of Exit. Nata in seguito al successo fenomenale riscosso dall’ Exit Music Festival, la fondazione è stata istituita nel 2010 per supportare la riforma del sistema scolastico in Serbia. Con sede a Novi Sad, la fondazione intende migliorare la qualità dell’istruzione, fornire opportunità professionali e promuovere una maggior collaborazione tra studenti serbi e internazionali.

Come il nome stesso suggerisce, la SHARE Conference è stata istituita per creare un punto d’incontro per condividere idee, pratiche e metodologie. Malgrado fossero presenti speaker serbi e internazionali, l’audience era per lo più del luogo e composta principalmente da studenti, artisti e musicisti.

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La SHARE Conference ha rievocato, per certi aspetti, le prime giornate del Festival Sonar di Barcellona, che ai suoi esordi riuniva tendenzialmente new-media art, dibattiti e musica. Come al Sonar, il programma della SHARE prevedeva eventi secondo la formula “SHARE by day” e “SHARE by night”, con dibattiti e conferenze durante il giorno e club/musica la sera. Il “SHARE by day” e il “SHARE by night” hanno riscosso molto successo, con varie sessioni e nottate club di vasta portata. Questo livello di partecipazione ha fatto parecchio parlare di sé, tra chiacchiere e delusione da parte di chi non ha potuto prendere parte a performance come quelle dell’artista inglese Tricky.

Il programma della conferenza si è focalizzato moltissimo sull’attivismo, evidenziando progetti che utilizzano o modificano i media per finalità sociali e critiche. Il punto focale è stato quello di comprendere l’utilizzo dei media nell’ambito dei mutamenti sociali, abbracciando l’idea che i media siano concepiti come strumenti e piattaforme per un coinvolgimento comune e come canali per la creazione di una voce indipendente. Elemento chiave è stata anche la partecipazione di attivisti Arabi, di rilievo per quel che riguarda l’utilizzo di media, come Twitter, che hanno dato voce alla recente Primavera Araba.

La blogger di Gaza Asma Alghoul, ha fornito una toccante testimonianza delle condizioni di vita nei territori occupati sia dalle forze israeliane che da quelle di Hamas. Per il pubblico, è stato soltanto un primo assaggio di come vengono perseguiti dalle forze occupanti, ma anche dalle autorità di Hamas, i cittadini che non hanno peli sulla lingua. Asmaa è stata arrestata diverse volte da Hamas per le opinioni espresse nel suo blog. Come giornalista e come donna, è costantemente minacciata per le sue vedute indipendenti, e per aver sostenuto la libertà politica e di parola. Ciò che è emerso dalla sua conferenza è stata la sua incredibile determinazione e convinzione nel cambiamento e nel principio di libertà di parola come diritto fondamentale per cui vale la pena lottare.

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Sul fronte Europeo, gli artisti/attivisti italiani Paolo Cirio e Alessandro Ludovico hanno presentato il loro progetto Face to Facebook, di cui Digimag ha parlato recentemente, un progetto online dove sono stati rubati un milione di profili Facebook, filtrati con un software di riconoscimento facciale, e mostrati poi su un sito d’incontri personalizzato. Face to Facebook fa parte di The Hacking Monopolism Trilogy, ed è quindi il terzo lavoro di una serie che inizia con Google Will Eat Itself e che prosegue con Amazon noir. Gli artisti dicono della loro Trilogia: “Questi lavori condividono molto in termini di metodologie e strategie. Utilizzano tutti un software personalizzato per sfruttare (non senza divertimento), tre dei più grandi corporations online (Google, Amazon e Facebook), facendo ricorso ad hacks concettuali che generano falle impreviste nel loro oliatissimo sistema economico e di marketing”

In una presentazione piacevole e ricca di fascino, Chris Cskszentmihàlyi ha mostrato una gamma di progetti sviluppati tramite il MIT Center For Future Civic Media negli Stati Uniti. Csikszentmihalyi è un artista coinvolto nelle implicazioni geopolitiche delle tecnologie emergenti e nelle modalità in cui gli artisti, in un contesto d’indagine, possono sviluppare nuove tecnologie e tecniche per rafforzare le comunità geografiche. Mediante il suo lavoro al MIT, Csikszentmihalyi ha creato ad un movimento che ha lo scopo di promuovere i media civici e sviluppare strumenti di comunicazione accessibili, a servizio della comunità e del singolo.

Sebbene la conferenza si sia concentrata su progetti internazionali, c’è stata anche una gamma di presentazioni locali che ha evidenziato i media emergenti e le comunità creative e di design in Serbia. Ciò che è emerso da queste presentazioni è il reale entusiasmo di costruire una comunità creativa, ma anche una serie di sfide che i giovani stanno fronteggiando nell’organizzazione di nuove imprese e iniziative culturali. Il vero problema è trovare uno spazio disponibile per gli studi, oltre alla mancanza d’interesse da parte delle autorità locali nel sostenere le ambizioni delle nuove generazioni. Sono state avanzate nuove proposte, come ad esempio l’installazione di uno studio mobile su una barca, che giri nei tratti navigabili intorno a Belgrado.

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Ecco perchè il lavoro della Fondazione State of Exitè importante nel contesto Serbo. Insieme ad un piccolo contributo statale, è vitale per la comunità collaborare e investire nella creatività e nella visione della popolazione più giovane. L’Exit Festival a Novi Sad, è ora considerato come una destinazione internazionale per feste e musica, oltre al fatto che ora Belgrado è divenuta una potenziale “zona calda” per nuove scuole di pensiero sui media, non solo nel contesto Balcanico, ma anche a livello Europeo ed internazionale.


http://www.shareconference.net/

http://asmagaza.wordpress.com/

http://www.face-to-facebook.net

http://civic.mit.edu/

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