Intervista a Malastrada sistema produttivo cinematografico basato sul micro-finanziamento in cerca di una sperimentazione comunicativa che sostenga una progettualità filmica autonoma, in una situazione dove l’idea del broadcast e della sala commerciale sono l’ectoplasma per il cinema contemporaneo, basta donare 10 euro per diventare co-produttori di un opera cinematografica “dal basso”.

Malastrada.film è un associazione culturale non-profit con sede a Paternò in Sicilia . Propone una produzione/diffusione di cinema di ricerca che ha scelto di fare delle produzioni dal basso, il metodo principale per la creazione di opere cinematografiche.

Attualmente la loro filmografia comprende svariate produzione, 2 delle quali co-prodotte da 1400 persone, e un notevole e prestigioso catalogo di diffusione indipendente. In cerca di una sperimentazione comunicativa che sostenga una progettualità filmica autonoma, in una situazione dove l’idea del broadcast e della sala commerciale sono l’ectoplasma per il cinema contemporaneo, basta donare 10 euro sostenere e co-produrre tre nuove opere cinematografiche “dal basso”.

La lucidità di questa pazzia sfrutta metodologie non convenzionali e sovverte l’idea di autore, produttore, distributore, fruitore. Fai come me investi il tuo denaro in modo sicuro! Abbiamo avuto modo di incontrare e scambiare quattro chiacchiere con i ragazzi di Malastrada, quello che ne è venuto fuori è riportato qui di seguito…

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Davide Anni: Puoi spiegarci di che forma di investimento parlate?

ALEKOS: L’idea alla base di una produzione di questo tipo elimina in un primo momento quella che in altri tempi si sarebbe chiamata la “dittatura del salario”, vale a dire che non si tratta di accumulazione di profitto: il lavoro per noi è questo. Una produzione dal basso autonoma mette insieme i soldi per mangiare, muoversi, dormire: è la vita a trasformarsi in un contesto completamente filmico in divenire, può sembrare esaltato ma come si spiegherebbe il basso budget se non così? Ci rimettiamo all’idea che campare è abbastanza comune a tutti, per cui quello cerchiamo di fare è ridare alla gente che ci aiuta degli immaginari differenti, come uno scambio, per cui alla fine della fiera nessuno è più povero o più ricco, se di soldi si parla.

Davide Anni: Cito una frase storica di Quarto Potere di Orson Welles “io sono un autorità nel fare pensare la gente”. Che differenza può esserci fra voi e “loro”, cioè i media televisivi, radiofonici, cinematografici, videoludici?

ALEKOS: In termini economici ad esempio, l’idea del micro-capitale messo a disposizione da parte del co-produttore a un film, non esaurisce la sua importanza nel gesto partecipativo; sarebbe in effetti una mutilazione analitica impressionante considerare questa forma di aggregazione (che è, questo va sottolineato, in primo luogo economica) come il risultato solidale ad uno stato di necessità. Da questo caso in poi la riformulazione dell’entità del capitale produce in sostanza una variazione fondamentale nell’approccio all’atto creativo cinematografico.

In un testo correlato alla presentazione dell’impianto produttivo del nostro primo film “Même Pére Même Mére” scrivevamo “[…] Per noi produrre dal basso significa bypassare l’industria televisiva quanto quella cinematografica, restare fuori dal controllo politico ed estetico delle multinazionali, delle loro immagini e delle loro storie. […]” . E’ secondo questa visione che i micro-capitali congiunti rendono possibile l’annullamento dell’ “entità di potere” del capitale unico, sia esso rappresentato dal padrone dell’immaginario narrativo (la casa di produzione) e/o dall’emittenza politica degli immaginari popolari (la televisione). L’assenza consistente del fattore di rischio economico, in ragione della cifra domestica della quota di co-produzione, permette l’instaurarsi di una relazione tra la progettualità del cineasta ed il coproduttore che sostituisce le dinamiche solite di investimento/profitto, introducendo un principio relazionale svincolato dalle logiche di mercato per il quale uno degli obiettivi (interni a tutto il dispositivo di produzione) diventa “la volontà di voler sperimentare un sistema nuovo di produzione che permette di relazionarsi con i coproduttori nell’ottica di uno scambio intellettuale e umano reciproco […]

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C’è alla base del nostro lavoro la volontà e la pretesa di voler parlare e fare cinema lavorando alla costituzione di una rete che possa dibattere costantemente sulle opere e sugli autori. Consideriamo il cinema come uno strumento capace di incidere nei processi umani e nelle dinamiche culturali della società contemporanea – per aggiungere infine (con l’intento di costruire la “relazione” su presupposti chiari e dichiarati) che bisogna – “Allontanarsi radicalmente da un sistema/territorio di produzione occidentale, dai rigidi e stantii soggetti narrativi occidentali e capitalisti. Allontanarsi dalle cose date, dal visto e dal provato. Spostarci in un territorio in cui tutti gli schemi della “nostra civiltà” possono essere abbandonati piombando in una comunità a cui intendiamo partecipare lasciando spazio al sensibile, con il principio del viaggiatore e quindi in modo spirituale, politico e non con il distacco del turista o dell’operatore televisivo. Di natura materiale, ma di altrettanta validità politica, vogliamo dimostrare che il sistema delle produzioni dal basso può funzionare anche al di fuori del concetto della produzione di tipo etico/sociale (a cui è vincolato il documentario in Italia), vogliamo credere che la produzione artistica di un film, non debba necessariamente coinvolgere una comunità di coproduttori “sensibili al tema” ma piuttosto un insieme di persone che credono e vogliono un tipo di visioni diverse, che riescano a riconoscere ancora nel cinema un veicolo fondamentale di luce, narrazioni, vissuti; dove l’autore possa essere semplicemente portatore/esploratore di sensazione ed immagini”

La costituente politica (dove per politico si intende la capacità di significare il presente) di una metodologia intenzionale del genere non si esaurisce dunque, come dicevamo in apertura, nella collettivizzazione degli intenti sopraesposti (continueremmo altrimenti a speculare teoricamente sul meccanismo e niente di più) ma si allarga (in senso stretto) costruendo di fatto un ventaglio di possibilità inesplorate che riguardano in maniera precisa il linguaggio.

Per cui, proprio a partire dal campo relazionale, la produzione dal basso, apre ad una dimensione libera e preponderante di ricerca nel linguaggio, in virtù di quello scambio “intellettuale e umano” instaurato tra due soggetti (il cineasta ed il coproduttore) . E’ qui, in definitiva, la caratteristica più importante di questo sistema.

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Davide Anni: Leggo sulla copertina di Alias (supplemento del Manifesto) che i film sono gratuiti e scaricabili da Internet. Ma se non sbaglio non è proprio così…

ALEKOS: No, effettivamente il discorso è: i film verranno licenziati in CreativeCommons, ogni co-produttore avrà diritto a partire da una coproduzione di 10 euro, di scaricare i tre film, e potrà condividerli; una volta chiusa la “finestra” coproduttori, cioè dopo che avranno scaricato, cerchiamo di capire insieme a loro, il senso filmico, se mettere i film in download per tutti senza problema.

Davide Anni: I coproduttori potranno divenire di fatto dei distributori?

ALEKOS: La logica è un po’ quella, quello che noi chiamiamo una sorta di “principio di affezione generativa”. Al centro del progetto, quindi, è proprio la nuova figura del produttore. Qualsiasi fruitore, lettore o utente di un opera, non rappresenta più, come oggi, il punto finale di una catena di montaggio, ma acquista un nuovo ruolo ed un nuovo potere che esercita contribuendo consapevolmente e direttamente alla produzione, alla distribuzione e alla promozione dell’opera. Il co-produttore matura un'”affezione generativa” (in ragione degli inneschi che a sua volta scatena) rispetto all’opera, in ragione della possibilità di far parte di un’idea sin dall’inizio, potendosi dunque ritrovare all’interno dell’impianto produttivo/creativo con la titolarità univoca di chi insieme ad altri permette un processo di genesi e sviluppo di un preciso oggetto culturale.

Davide Anni: Il resto del vostro catalogo on line è fruibile?

ALEKOS: Negli ultimi mesi abbiamo pensato di rendere scaricabili i film e sino adesso non lo abbiamo fatto per due motivi: primo, perchè la srtuttura web è inadatta (ma ci abiamo iniziato a lavorare a partire dal progetto “cinemautonome”), secondo perchè ogni autore ha la sua politica. All’inizio non avevamo parlato di questo, per cui ci sarà e c’è chi dice no, e chi dice si, non è un discorso ideologico, si tratta della propria visione di espansione/diffusione di un’opera.

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Davide Anni: Come conseguenza, le cose sono un pò cambiate dall’ inizio del vostro progetto?

ALEKOS: Il progetto è in continuo divenire, quando parliamo di una progettualità filmica autonoma intendiamo dire che non è il progetto il fine, l’obiettivo, ma il dispiegarsi di una serie di intenti. Testiamo, sperimentiamo, il progetto in se stesso è il suo trasformarsi.

Davide Anni: Parliamo del progetto Cinemautonome. Come ci siete arrivati partendo dall’esperienza di Malastrana?

ALEKOS: Il passaggio è stato semplice. Cinemautonome è un progetto di malastrada.film in collaborazione con Kino diffusion di Parigi, lo Studio Autonome du Cinema de Recherche di Marsiglia e di decine e decine di altre realtà (italiane e non). Volevamo confermare l’esperienza delle produzioni dal basso ma volevamo anche ampliare un attimo il tutto, e pensavamo fondamentale fosse internazionalizzare il discorso, in italia la cosa si conosce nei meccanismi, allora il senso di internazionalizzare stava proprio nella possibilità di allargare il network.

Davide Anni: E da Cinemautonome alla rubrica che tenete su Alias? Come ci siete arrivati?

ALEKOS: Sai, in genere le riviste arrivano a un progetto per diversi motivi. Nell’impianto di questa produzione abbiamo cercato e stiamo cercando una rete che riconosca in questo sistema produttivo, non l’alternativa al sistema, un metodo scientifico fatto di interconnessioni, di riconoscimenti appunto e di forze “sparpagliate”. Alias e il Manifesto hanno riconosciuto per primi tutto questo, ed è quindi partita questa collaborazione. Terremo una rubrica per cinque settimane e scriviamo/scriveremo di ciò che per noi è il cinema autonomo, passando dal linguaggio, alla pratica economica, alla produzione. Al Festival Internazionale del Cinema e delle Arti “I mille occhi” di Trieste abbiamo conosciuto Roberto Silvestri con il quale ci siamo confrontati e da allora continuiamo a farlo.

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Davide Anni: Questo lavoro ti/vi sta dando la possibilità di girare e farvi conoscere, come promotore di una nuova idea di produzione…

ALEKOS: Assolutamente. La cosa che abbiamo scoperto (sul campo), è che la produzione dal basso coincide esattamente con la diffusione: portare e diffondere una concettualità, significa distribuire una visione. Considera che “Même Pére Même Mére” e “13 variazioni” (i nostri due film prodotti dal basso) hanno avuto più di 80 proiezioni in Italia e la maggior parte sono state organizzate da co-produttori. Riconoscono il film come loro, come qualcosa da mostrare, perchè seguono e vivono (seppur nella distanza) tutti i processi di genesi e creazione del film!

Davide Anni: Come sono state scelte le nuove produzioni?

ALEKOS: Quello che posso dirti (quando ti parlavo di congiunture) è che ti capita a volte di ritrovarti ad incrociare percorsi in cui intuisci, per esperienza e istinto, che quella cosa ha un suo senso, prima che un significato. Dopo tanto tempo, continuiamo a capire (in divenire) non tanto che tipo di film fare ma che cinema “scopriamo” di fare. Ad oggi stiamo presentando la produzione come il finanziamento di una ricerca che porterà alla realizzazione di tre film.

Davide Anni: Il cinema HD stà aprendo le strade all’autoproduzione di qualità, a “basso costo” con alti risultati. Cosa ne pensate di questa tecnologia?

ALEKOS: Di fatto, ci ritroviamo sempre e comunque a considerare la tecnica tecnologica come il surplus degli immaginari. Non lo è! La produzione che stiamo portando avanti mira a produrre e creare tre film: uno, Città – Stato” (malastrada.film) completamente girato in VHS, l’altro L’homme propose…dieu dispose (di Dario Castelli e Fabio Colazzo) in DV ed mp4, e infine Les Facs of Life” di Silvia Maglioni e Graem Thomson in HD e analogico anni ’70 rifilmato.

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Davide Anni: La produzione di Malastrada mi sembra una forma di realismo di produzione. Nnon tanto nei contenuti ma quanto nel modo di operare. Siete d’accordo?

ALEKOS: Sì, anche se intendiamo il realismo come aggettivo, dove quel “realismo” è più che altro il frutto di un atto di coscienza tra la propria condizione materiale (la propria povertà) ed il contesto socio economico culturale in cui si opera, la società.

Davide Anni: Di conseguenza la produzione è lontana da artIfici che vincolano il prodotto finale?

ALEKOS: ll”cinema di sala” è il frutto di una produzione sociale, e come tale amplifica di anno in anno la propria ambiguità – fino a ciò che siamo convinti porterà a una magnifica esplosione…

Davide Anni: Pensi che una forma decisionale partecipativa on line possa essere utile ad un modello di finanziamento dal basso?

ALEKOS: Comprendendo le potenzialità intrinseche al sistema di produzione dal basso, che non si esaurisce nel suo impianto tecnologico, pensiamo che l’edificio più solido di questo sistema sia quello concettuale, per sua natura aperto ad evoluzioni applicative molto più ampie della semplice relazione software-empatica (il rapporto tra il coproduttore il web e l’idea/soggetto del film). La questione è di voler considerare la condizione storico/economica del cinema e dell’uomo; qualcosa quindi di enormemente più vasto.

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Davide Anni: Mezzi comuni di produzione e parteciapazione collettiva, come Wikipedia, sembrano quasi inataccabili eticamente, ma di fatto sono metodi molto discutibili essendo la democrazia stessa un elemento discutibile, non pensi?

ALEKOS: Quello che accade in queste piattaforme penso sia semplice: ci si svincola dall’acquisizione di una sicurezza partecipata e ci si lancia nel sostenere le proprie convinzioni, rimettendosi (capovolgendosi) all'(nell’) errore…

Davide Anni: Di fatto quindi, tu sei la mia garanzia?

ALEKOS: Esattamente. 


www.malastradafilm.com

www.cinamautonome.org

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