Le strategie di guerriglia militare partono da situazioni di visibilità limitata, per il guerrigliero la pubblicità è controproducente. L’opposto avviene nelle strategie terroristiche: il terrorismo senza media non avrebbe quasi ragione d’essere. Ma si può pensare di usare certe strategie in ambito artistico?

Davide Grassi, artista multimediale italo-sloveno, durante la sua visita in Italia lo scorso maggio per presentare il suo ultimo lavoro DemoKino, ha fatto una panoramica sui suoi lavori che dimostrano la loro grande duttilità, unitamente alla lucida pianificazione di una produzione decisamente poliedrica. I suoi lavori fondono assieme estetica, etica, politica, mescolando pratiche mediatiche legate ai nuovi media, arte performativa, arte relazionale, riflessione sociale. Amalgamando video, performance, siti internet, installazioni urbane, Grassi produce lavori che spesso hanno struttura modulare, così da poter essere smembrati in singole cellule e adattati a formati diversi, risultando quindi fruibili su più canali senza che il messaggio base si perda.

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Fra i vari progetti descritti ricordiamo Problemarket.com – the Problem Stock Exchange, la borsa dei problemi fondata che Grassi ha fondato con Igor Štromajer nel 2000 quale piattaforma di gestione e regolamentazione per il libero mercato dei problemi. La compagnia si è formata attorno all’idea che ogni invenzione derivi da un precedente problema, il quale rappresenta dunque una molla per far progredire le cose; il problema porta il genere umano verso il progresso, e come tale ha un valore sociale, quindi è immettibile sul mercato. Oltre che in internet il progetto si espande in media diversi: pubblicità, cartellonistica, touch sceen mobili piazzati in punti strategici della città, materiali documentaristici cartacei, fotografie dei principali avvenimenti, e addirittura un servizio radiofonico e televisivo, ProNews.

L’edizione 2003 di ProNews è stata realizzata in collaborazione con Kolektiv BAST, il collettivo di musicisti, performers e video artisti fondato nel 1998 da Aldo Ivancic (ex-Borghesia), Vuk Krakovic e dallo stesso Grassi. Aksioma – Institute for Contemporary Arts ha prodotto il loro ultimo album The secret life of the next door neighbour.

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MachinaZOIS invece nasce per sostituire una figura che si è persa, quella del mecenate. Con questo progetto si fa strada una figura nuova, quella del mecenate elettromeccanico disposto a sovvenzionare gli artisti contemporanei. Si tratta in effetti di un flipper che al termine del periodo espositivo dona il profitto derivato dalla vendita dei gettoni al candidato che avrá totalizzato il punteggio piú alto in assoluto. Il tema di gioco è “Possibilità e strategie di fundraising per l’arte contemporanea” ed il giocatore viene portato ad identificarsi con l’artista in cerca di sovvenzioni. Il campo da gioco contiene tutti i vari organi ai quali inoltrare una richiesta, una serie di documenti da raccogliervi ed allegarvi, istituzioni culturali, festival, gallerie e musei da “importunare” per ottenere anticipatamente le necessarie lettere di invito, l’ufficio postale attraverso il quale inviare il fascicolo, la “commissione di esperti” che deciderà circa l’accettazione o la bocciatura della proposta inoltrata, la possibilità di influenzare la decisione finale delle commissioni attraverso la corruzione e azioni di lobby. Ovviamente, quando l’artista non regge più i ritmi dettati dal sistema, va in TILT!

Il progetto più recente di Davide Grassi è DemoKino, un film interattivo antispettacolare. Si tratta di un’agorà virtuale di biopolitica all’interno del quale le “proposte di legge” vengono esposte tramite cortometraggi. Ciascun filmato è ambientato in una stanza differente di un colorito appartamento. Il protagonista è un giovane qualunque, che durante lo svolgimento delle faccende domestiche si trova a riflettere su una serie di questioni che riguardano la vita, e ne pondera attentamente i pro e i contro, ma al momento di decidere abbandona la stanza lasciando l’arduo compito agli spattatori che, sfruttando un apposito sistema elettronico di voto dovranno esprimersi per lui. Il voto della maggioranza condurrà il protagonista alla prossima stanza, dunque alla prossima faccenda e al prossimo dilemma. In DemoKino il pubblico voyeur coglie il protagonista nella sua intimità, ne ascolta attentamente i dubbi, le incertezze ed infine, sfruttando una pratica parlamentare, ne pilota i passi all’interno del suo appartamento.

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Tiziana Gemin: I tuoi progetti partono da un’idea di base per espandersi in media diversi. Ti ho sentito definire metaforicamente un tipo di strategia simile come terroristica: potresti chiarire questo concetto unitamente al concetto di “arsenale mediatico”?

Davide Grassi: Sul finire del 2001, scovai in internet un documento intitolato “The Al-Queda Training Manual” nel quale veniva riportata la dichiarazione: The nature of hard work in dangerous conditions requires a great deal of psychological, mental, and intellectual fitness.” Pensai che una frase del genere avrebbe funzionato benissimo anche per descrivere l’atteggiamento che alcuni artisti hanno nei confronti del proprio lavoro. Una sorta di ode alla disciplina, insomma.

In seguito cercai di approfondire la questione leggendo da un lato Laquer ed altri autori e analizzando dall’altro alcuni progetti artistici tra i quali Ballettikka Internettikka di Stromajer e Zorman, le operazioni di SilentCell Network, alcuni lavori degli 0100101110101101.ORG, ed altri progetti di questo tipo. In questi lavori mi affascinava la parsimoniosa pianificazione dell’azione. La partenza da uno studio approfondito sulle abitudini e i movimenti del “bersaglio”, passando per il reperimento dei mezzi e dei finanziamenti e il consolidamento dell’assetto logistico, giungendo infine all’attuazione del piano. A questa “disciplina ferrea” si mescola una buona dose di elasticità e necessità di spazio da riservare all’improvvisazione. Nel caso qualcosa vada storto è infatti fondamentale reagire prontamente, con lucidità e freddezza, stravolgendo, se necessario, i piani prestabiliti.

Poi, per fare in modo che l’operazione sia veramente efficace, per ottenere il massimo dell’effetto con il minimo sforzo, c’è bisogno della massima copertura mediatica. Infatti si tratta sostanzialmente di propagandare idee e i media di massa, specialmente quelli con un’impronta spiccatamente sensazionalistica, rappresentano il canale di veicolazione più efficace. I media sicuramente ampliano l’importanza politica di alcuni fatti ingigantendone e distorcendone spesso la reale portata. Questo è importante per l’introduzione del concetto di “arsenale mediatico” che estende anche ai media di massa il ruolo attivo di “arma”, di mezzo a disposizione degli artisti. La maggior parte dei media di massa non sono gestibili direttamente dagli artisti ma l’ingordigia di sensazionalismo che li caratterizza può essere sfruttata da questi ultimi per trasformarli in casse di risonanza integrandoli, loro malgrado, nella strategia adottata dall’artista. In altre parole si possono a priori tenere in considerazione i media come parte integrante dell’impostazione tattica, come anello fondamentale per la riuscita dell’operazione.

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Tiziana Gemin: La questione economica è tema di diverse tue operazioni, e in MachinaZOIS metti in luce che anche l’arte è soggetta al mercato, come la politica. Se oggi il problema dell’arte è più che altro fare soldi, c’è ancora posto per un messaggio autentico? E come fa l’artista, divenuto imprenditore e adottando strategie di marketing, a mantenere comunque una certa distanza senza farsi intrappolare dagli ingranaggi?

Davide Grassi: Non direi che lo scopo principale di MachinaZOIS sia quello di mettere in luce che anche l’arte è soggetta al mercato. MachinaZOIS è essenzialmente un flipper che è stato progettato per diventare il primo Mecenate Elettromeccanico pronto a sovvenzionare gli artisti e i produttori d’arte contemporanea. Un giorno, giocando a flipper con gli amici in un bar, notai che alcuni di noi badavano esclusivamente a non perdere la pallina, mentre altri sapevano esattamente quali bersagli dovevano colpire per ottenere più punti. Conoscevano le regole del gioco e per questo potevano mettere in atto delle strategie. Pensai allora agli artisti che procedono un po’ a tentoni, che annaspano nel tentativo di sopravvivere all’interno di un sistema che non comprendono del tutto e a quelli che hanno una maggiore consapevolezza delle situazioni contingenti, delle condizioni e dei meccanismi all’interno dei quali si trovano ad operare e riescono, in qualche modo, ad orientarsi in una realtà in costante e repentino mutamento.

Spronato da questa considerazione decisi di creare un flipper che, attraverso i vari target, icone, simboli e rampe, offrisse al giocatore una ricostruzione abbastanza fedele del sistema all’interno del quale l’artista contemporaneo si deve muovere oggigiorno per ricevere le sovvenzioni necessarie alla produzione dei propri progetti. MachinaZOIS dunque propone con una certa ironia un’analisi critica approfondita e disincantata del ruolo dell’artista nella società contemporanea e del complesso sistema di relazioni sociali nel quale questi si trova ad operare.

Ma, ritornando alla tua domanda, non sono d’accordo con l’affermazione che oggi il problema dell’arte sia “più che altro quello di fare soldi”. Questo non è affatto un problema dell’arte, ma riguarda piuttosto le persone fisiche e giuridiche che si prefiggono l’accumulo di ricchezze fine a sé stesso quale meta e ragione di vita. Posto per i messaggi autentici ci sarà sempre, voglio sperare, e dipende solo da noi sfruttarlo, reinventarlo, ampliarlo. Allo stesso tempo mi sembra importante non perdere di vista il fatto che si agisce sempre e comunque dall’interno in quanto siamo parte integrante di una società. Quindi non ci si dovrebbe preoccupare troppo di mantenere le distanze dal sistema per evitare di farsi intrappolare dagli ingranaggi. Ci si dovrebbe piuttosto preoccupare di scegliere il posto che si preferisce occupare all’interno della “macchina”, di garantire per sé e per gli altri la possibilità di sceglierselo e modificarselo a proprio piacimento, di autodeterminarselo. Molto importante è la presa di coscienza della posizione e della funzione che si detiene. C’è chi si identifica nella parte del granello di sabbia che potenzialmente potrebbe far inceppare l’ingranaggio.

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Tiziana Gemin: Se l’economia detta le leggi della politica, dell’arte e della vita in generale, è ancora possibile veicolare attraverso i mezzi di comunicazione un pensiero di tipo diverso o è semplicemente velleitario credere di essere liberi di esprimersi?

Davide Grassi: Un pensiero di tipo diverso va costantemente coltivato e riformulato così come nuove ed appropriate strategie per veicolarlo. È necessario un grande e costante sforzo teorico commutato in tempo reale in azione e viceversa.

Tiziana Gemin: Aksioma si definisce un’istituzione culturale per investigare le strutture della società contemporanea e le nuove tecnologie, pensando la rete come luogo di conoscenza. Esiste una democraticità di Internet o è l’ennesima illusione? Credi sia possibile demistificando certe realtà, far riflettere i fruitori, sensibilizzarli?

Davide Grassi: Quando sento la parola democrazia penso automaticamente alla discrepanza che intercorre tra l’etimologia della parola e la effettiva messa in atto di questa forma di governo. Il predominio dell’economia sulla politica ha infatti ridotto la democrazia ad un rito formale, in cui dominano gli interessi delle corporazioni, del capitale. Le attenzioni principali sono rivolte alla manutenzione della macchina capitalismo per evitare che si inceppi. Non é sicuramente l’uomo al centro della questione, ma la sopravvivenza del sistema.

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Nella seconda metà degli anni ’90 lessi L’intelligenza collettiva di Pierre Lévy nel quale, tra le altre cose, veniva prospettato un uso socialmente più proficuo della comunicazione informatizzata fornendo ai soggetti i mezzi per costituire collettivi intelligenti e dar vita a una democrazia in tempo reale. Oggi, rileggendo questo libro, il fallimento della visione idealista di Lévy mi pare evidente. Questa considerazione accostata alla notizia sui Pianisti del Senato Italiano che lessi sul Financial Time mi ha portato alla realizzazione in collaborazionecon Antonio Caronia di DemoKino – Virtual Biopolitical Agora , filmato interattivo antispettacolare guidato dal voto del pubblico.

In questo lavoro, alla fine della lunga sessione di voto, durante la quale il pubblico esperisce una forte sensazione di sovranità sentendosi partecipe dei meccanismi democratici, appare un pagliaccio che, fischiettando una melodia ebete e ostentando un sorriso caustico, annuncia: “e se vi dicessi che era già tutto deciso in partenza?” Così, crollano tutte le illusioni a cui il “parlamento virtale” di DemoKino aveva dato vita e concetti come partecipazione (inter)attiva, democrazia diretta, agorà virtuale, libertà di scelta, si infrangono contro il naso rosso del sarcastico clown.


www.aksioma.org

www.aksioma.org/demokino

www.aksioma.org/machinazois

www.aksioma.org/bast

www.problemarket.com/aboutus.html

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