Per questo numero di Digimag abbiamo avuto l’onore di intervistare alcuni agenti di etoy. CORPORATION, incontrati a Bolzano nelle giornate della grande mostra internazionale di arte contemporanea Manifesta, con il loro ultimo lavoro, M8 Mission Eternity.

Un lavoro assolutamente provocatorio, che riflette sul concetto di perdita, di morte, in ambito digitale, non senza perdere uno degli aspetti centrali nella ricerca della etoy.CORPORATION, che è sempre stato quello di non immaginare un prodotto artistico finito, ma un processo sociale, globale e diffuso all’interno della comunità digitale. etoy.CORPORATION è un progetto artistico/attivista che non ha grande bisogno di presentazioni, tale è stata ed è ancora oggi la loro importanza nell’ambito sia della Net Art che del Mediattivismo in senso più ampio.

Strutturata come una vera e propria compagnia di azionisti privata, creata per finanziare le operazioni artistiche e attiviste di etoy, vendendo e distribuendo quote della compagnia sul mercato dell’arte la etoy.CORPORATION è regolarmente registrata nella citta di Zug, in Svizzera ( CH-170.3.029.244-0). La compagnia, già dal 1994, si è dotata di una sua organizzazione no-profit che supporta le azioni artistiche del gruppo in varie città del mondo, che si prende cura delle attività sociali di etoy e che organizza la Mission Eternity, una sorta di culto digitale della morte (da cui il progetto presentato a Manifesta). Tra i primi a concepire le potenzialità delle relazioni e sociali della Rete, nonchè i meccanisimi psicologici e comunicazionali con cui muovere le prime masse virtuali di utenti (epica fu la War Toy, di cui riteniamo del tutto superfluo parlare con toni banali, contando molto nella volontà di recuperare il terreno perduto da parte del lettore ignorante che non la conosce), ne hanno da sempre svelato anche i meccanisimi più nascosti e perversi, riuscendo al contempo a muoversi al suo interno con l’istinto dei predestinati (o dei grandi artisti).

La loro idendità virtuali, le loro origini, sono testimoniate solo da un ologramma, un’alternativa alla firma digitale che non rappresenta per etoy un metodo adeguato per autentificare le loro opere, sia virtuali che fisiche, per la cui cura è nata nel 2006 la etoy.WORK, con l’inteno di occuparsi delle relazioni con i collezionisti del mondo dell’arte.

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Nel loro ultimo lavoro M8 Mission Eternity. fanno uso del p2p come strumento di costruzione di rete, nonché come momento attivo per contribuire alla costruzione di un nuovo vero e proprio culto dei morti.

Maresa Lippolis: Il culto dei morti è uno dei più antichi e profondi aspetti delle società umane, ma è stato codificato come rito funebre, almeno in occidente, fra il ’700 e l’800, nel momento in cui il capitalismo e la società occidentale hanno acquisito la loro piena forma. M8 sembra in qualche modo rispecchiare lo sviluppo della nostra cultura globale e completamente mediatizzata.

Etoy.AGENT: Con Mission Eternity, etoy apre un nuovo territorio nel contesto delle comunità digitali. La partecipazione è una cifra sostanziale nell’approccio che etoy ha da sempre mantenuto nel suo lavoro. Gli investitori diventano artisti contribuendo alla costruizione di un brand che rappresenta la comunità stessa. La paternità dell’opera è distribuita, le competenze e il design sono condivisi e diffusi tramite una comunità globale. Mission Eternity vuole spingere l’idea di partecipazione ad un livello successivo: i morti ed i vivi in una stessa comunità, mediata da un software che distribuisce, archivia e mostra le tracce digitali che gli esseri umani disperdono nell’infosfera. Le tracce sono curate nel dettaglio per avvicinarsi il più possibile a un ritratto ideale che viene continuamente creato e ricreato attivamente da tutti i membri della comunità, anche nel momento in cui il pilota dovesse essere morto, seguento il piano di attività post mortem. Mission eternity quindi rende possibile la partecilazione laddovere prima c’era una invalicabile legge di esclusione: alla fin fine è proprio la partecipazione che potrà rendere il progetto realmente un culto dei morti, diffuso e che possa cambiare i secoli a venire.

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Maresa Lippolis: Come avete intrapreso questo progetto che è allo stesso tempo un’inchiesta, un’installazione artistica, sul tema del culto dei morti? E come si inscrive nella vostra ricerca artistica?

Etoy.AGENT: Mission Eternity è partito come progetto da un’idea molto vaga nel 2004 quando 15 agenti della etoy.CORPORATION si incontrarono fra le montagne svizzere in un ritiro teso proprio a riflettere e definire il futuro di etoy. Fu subito chiaro agli agenti che dopo gli anni ’90 e il grande collasso della bolla delle dot.com dovevamo concentrarci su qualcosa di completamente diverso: qualcosa di molto profondo che potesse fare da contrappunto proprio ai fasti nel decennio precedente. etoy ha voluto radicalmente rallentare e attraversare le questioni fondamentali della tecnologia e dei media digitali. Allo stesso tempo volevamo continuare a sviluppare la comunità e la produzione artistica rizomatica e globale che aveva contribuito al progetto Toywar: il nodo centrale di una comunità digitale era stato quindi già concepito.

L’idea della ‘conservazionè divenne presto un altro aspetto chiave. Moltissimi archivi pubblici e progetti di archiviazione artistica avevano fatto richiesta ad etoy di includere il vecchio etoy.art nelle loro librerie e collezioni (cosa che peraltro si è rivelata quasi impossibile, dal momento che il contesto delle rete che gravitava intorno ad etoy ha continuato a modificarsi e cambiare). Quindi invece di spendere troppo tempo a cercare di archiviare e di ricostruire il passato e le glorie degli anno ’90, etoy ha deciso di volgere il suo sguardo verso (un lontano o lontanissimo) futuro generando il seme di un progetto artistico che si toccasse nodi chiave come l’archiviazione, la perdita dei dati e la riproduzione dal basso da parte di una comunità che la sostiene. Man mano che la ristretta collettività di etoy (circa 20 membri attivi con i più disparati percorsi di provenienza) ha portato avanti la discussione, il concetto di eternità si è fatto sempre più intrigante.

Il secondo percorso di elaborazione che ha portato alla configurazione del progetto artistico che oggi è Mission Eternity è la questione della morte. Da un lato alcune perdite personali fra familiari e amici hanno messo gli agenti di fronte alla necessità di affrontare questo “problema” tanto virtuale quanto estremamente reale. Da un altro abbiamo condotto delle interviste a persone anziane per questioni di ricerca immediatamente dopo aver lavorato con i bambini nel progetto etoy.DAYCARE: 2001-2004. I due estremi della vita, bambini ed anziani, sottolineavano due elementi centrali come l’inizio e la fine. In conversazioni con gli anziani riguardo la fine, la morte è sembrata non essere affatto un tabù, ma anzi un argomento sul quale tutti avevano voglia di parlare (specialmente i più anziani che affrontano questo progetto, l’ultimo di ogni essere umano). La morte è la cosa più virtuale a cui possiamo pensare.

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Maresa Lippolis: Le “arcanum capsule” sono l’unità in cui collezionate resti digitali. Che genere di materiale avete ritenuto di raccogliere e perchè avete deciso di selezionare queste tipologie di informazioni?

Etoy.AGENT: La M8 ARCANUM CAPSULE è un vero e proprio ritratto digitale di ogni pilota della M8, un pacchetto di dati di almeno 50 Mb che attraverserà lo spazio ed il tempo per sempre. La produzione standard di ogni capsula richiede la presenza attiva del pilota ancora in vita e segue una procedura che è stata standardizzata e richiede la sottoscrizione di un form di ammissione alla missione, una sessione fotografica, registrazioni video e audio della voce. L’incapsulamento prevede l’interazione con alcuni agenti di etoy che sono stati addestrati a coordinare il piano post mortem, che è poi la parte sostanziale di tutto il progetto.

La procedura online conduce alla generazione automatica di un file xml che è poi la base tecnica di ogni capsula. Attualmente abbiamo già realizzato la prima capsula completamente costruita e siamo in attesa di poterla finalmente inserire nel suo processo di distribuzione. Stiamo già producendo altre capsule, ma in questo momento non sono accessibili. La prima unità M8 entrerà nella memoria collettiva soltanto quando uno di questi piloti attraverserà il varco della morte. In questa fase di testing la etoy.CORPORATION ha assunto 4 piloti sperimentali, i loro resti digitali e mortali saranno usati per studiare aspetti tecnici e le implicazioni legali, le interferenze emotive dell’audience e dei parenti.

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Maresa Lippolis: Parte centrale del progetto è l’idea di sviluppare una discussione pubblica sul culto dei morti presso la comunità digitale. A questo proposito avete pensato la ANGEL APPLICATION, un software che consente alla comunità stessa di archiviare le urne digitali, per farle rivivere per sempre, non soltanto nel ricordo dei cari, ma anche nelle memorie fisiche, cioè sugli hard disk di migliaia di persone su tutto il globo terrestre. Come siete giunti alla formulazione della M8 ANGEL APPLICATION?

Etoy.AGENT: centinaia di ANGEL APPLICATION girano su dei server in tutto il globo, definiscono il sistema nervoso della memoria eterna e distribuita. Questo software è stato costruito per dare alla MISSION ETERNITY sicurezza, accessibilità, assieme ad una semplicità d’uso ma che non comprometta il progetto di archiviazione a lungo termine. Nel febbraio 2007 etoy ha rilasciato la versione completamente funzionante di un prototipo del software che è stato usato durante la fase di testing. E’ possibile scaricare il tool e i suoi sorgenti rilasciati sotto licenza gpl all’indirizzo http://angelapp.missioneternity.org/ .

Il tool consente a qualsiasi computer (per ora la versione gira soltanto su linux e mac osx) di archiviare in un processo collaborativo e distribuito e condividere e ridondare i pacchetti di dati presenti nelle M8 ARCANUM CAPSULES (più tardi anche altri dati degli utenti) direttamente in rete.

Ad oggi etoy ha diffuso l’applicativo all’interno di una comunità di angeli della missione, per costituire un file system sociale che dia accesso in maniera sicura globale ed affidabile per chiunque voglia partecipare. La semplicità nell’uso è conferita dal fatto che la maggior parte dei processi più complessi dell’ambiente di sviluppo sono state nascoste dietro delle interfacce di condivisione di dati (webdav e simili).

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Grazie alla sempre maggiore diffusione della banda larga, nuove forme di archiviazione hanno cominciato a ricevere l’attenzione delle istituzioni: ridondanza, auto riproduzione, p2p, processi di gestione di archiviazione dal basso. Qui l’idea è quella per cui gli utenti possono partecipare attivamente alla condivisione dello spazio disco non utilizzato dei propri computer.

Il tempo di vita di questo tipo di informazioni non sarà più vincolato alla memoria fisica, ma al network sociale che le circonda, le mantiene e le nutre. In più, un algoritmo adatto dovrebbe essere in grado di gestire in maniera equilibrata i dati fra i singoli utenti, oltre a valutarne le risorse e le capacità di sistema ( spazio disco e banda) per adattarsi facilmente.

Per etoy, e speriamo per il numero più vasto di gente possibile, Mission Eternity e i suoi canali di diffusione, così come i ritratti digitali, sono una forma di arte esaltante che coinvolge migliaia di persone in tutto il globo e affronta dei temi sostanziali, come la perdita, il decadimento e la morte, l’archiviazione in rete e la conservazione di dati digitali, l’archeologia, l’identità in contesti virtuali oltre che una possibilità di collegamento con le future civiltà. Grazie alla ANGEL APPLICATION, il lavoro non risulta essere semplicemente metaforico. Al momento il software gira su 100 computer in una release di test e che fra sei mesi sarà su migliaia di altri computer. Più di 500 ANGELI infatti hanno sottoscritto la missione , mettendo a disposizione individualmente il loro spazio disco. Il forte legame fra la gente che condivide il proprio spazio disco è tanto importante quanto il lavoro di back end per gestirlo.

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Maresa Lippolis: La virtualità è uno dei temi chiave della vostra riflessione, che in ambito artistico è sempre stato percepito come aura. In un’epoca in cui la riproducibilità digitale a costo zero è divenuta alla postata di tutti, l’aura, come dice Gorz, viene ricostruita artificialmente, attraverso copyright e brevetti, per sancire con la legge ciò che non può essere riprodotto. Il vostro lavoro invece sembra proprio sfruttare positivamente e virtuosamente il concetto di riproducibilità: che tipo di arte state quindi prefigurando?

Etoy.AGENT: La etoy.CORPORATION è completamente incentrata sulla condivisione: saperi, competenze tecniche, rischio, entusiasmo, risorse, social networks, arte, tecnologia, profitti culturali. Etoy si avventura dove gli artisti tradizionali, le aziende e gli individui singoli, non possono riuscire ad accedere.

Etoy è arte e investe nella produzione di ulteriori processi artistici. Il marchio rappresenta in cuore ed il codice del quadro corporativo. Controlla, protegge, promuove e consente lo sfruttamento delle componenti immateriali (proprietà intellettuale/il trademark etoy) e la etoy.ART-COLLECTION. etoy ha come intento quello di reinvestire tutti I profitti finanziari in arte, l’anello finale della catena di valore.

etoy deforma il concetto di produzione artistica e apparenza in un mondo dominato da parametri ambivalenti: produzione e consumo di massa, sia di beni reali che informazionali, trasporti globali, diffusione del brand, massimizzazione dei profitti, crescita esponenziale della complessità, virtualizzazione e penetrazione tecnologica della vita.

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Etoy è stata concepita come una società per azioni e sostituire il tradizionale concetto di artista/genio con quello di brand che appartiene ed è gestito dai migliaia di azionisti: 25 etoy.AGENTS, una manciata di investitori, collezionisti e una marea di fan. L’unico output della produzione artistica di etoy attualmente in circolazione nel mercato dell’arte è proprio un prodotto finanziario, l’etoy.SHARE: uno stock di certificati svizzeri numerati che documentano visivamente la nostra storia, etoy.HISTORY, e rappresentano l’idea di condividere dei beni intangibili, come la conoscenza, la passione, il codice, o le relazioni sociali e il valore culturale. 


www.etoy.com/

http://missioneternity.org/

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