La mostra HACK.Fem.EAST, prevista dal 9 maggio al 22 giugno presso il Kunstraum Kreuzberg /Bethanien di Berlino si concentra da un lato sullo sviluppo tecnologico, dall’altro sulle realtà socio-politiche declinate al femminile.

L’idea principale è quella di mettere in connessione le pratiche sperimentali e artistiche realizzate da artiste e attiviste provenienti dai paesi dell’Est Europa. Il progetto è il risultato di una ricerca condotta sulle comunità digitali nell’ambito della netculture e dell’attivismo internazionale. Nasce come un progetto di networking aperto, per cui la scelta delle artiste e delle attiviste partecipanti non viene decisa attraverso le classiche metodologie curatoriali, ma nasce dal basso. Attraverso una open call diffusa in rete, sono infatti le artiste stesse a presentarsi e a proporre il proprio lavoro. Naturalmente non tutti i progetti rientrano a far parte della mostra per evidenti questioni di coerenza e di spazio, ma i progetti selezionati hanno totale autonomia di esprimersi e di svilupparsi all’interno delle 14 stanze del Museo.

Nell’ambito di questo articolo e fedele alla natura del progetto HACK.Fem.EAST, l’idea di Digicult è stata quella di lasciare per una volta libertà alle due curatrici di parlare e raccontare, di cercare di presentare il progetto sviscerandone la natura e spigandone le motivazioni, sia curatoriali che teoriche. La formula pensata è stata quella dell’intervista incrociata, che si trasforma effettivamente in una lunga chiacchierata.

.

Tatiana Bazzichelli: Qual è il concept che lega tutti i progetti di HACK.Fem.EAST?

Gaia Novati: La mostra si focalizza sull’uso delle tecnologie e dei media negli ambienti delle contro-culture e negli stessi luoghi dove le pratiche di hacking sono strettamente connesse all’arte e all’activism, entro i quali si muovono comunità di donne sia su un piano internazionale sia connesse a progetti locali. La mostra è una piattaforma di dialogo, di dibattito e di scambio, creata al fine di sviluppare una riflessione sul senso di identità e nuove o alternative forme di collaborazione, seguendo il filo dei mutamenti culturali in corso negli stati dell’Europa dell’Est.

Altrettanto importante è l’attenzione alle dinamiche sociali e culturali di genere, attuata considerando i modi in cui il background e la formazione tecnica nei paesi dell’Est influenzi o abbia influenzato l’immaginario al femminile, ma soprattutto tenendo conto delle peculiarità in ogni area coinvolta relative alla questione “femminile”. Le istanze di genere in contesti come quelli dei paesi dell’ ex-blocco sovietico offrono una specificità interessante e anomala rispetto alle esigenze riportate dalle comunità digitali di donne dell’ Europa occidentale. L’obiettivo è quello di mettere a valore tale differenza attraverso il confronto e grazie ad esse fondare nuove strategie di azione comune.

.

Gaia Novati: Perché Donne e Tecnologie in Network?

Tatiana Bazzichelli: La mostra HACK.Fem.EAST è, innovativamente, essa stessa un atto di networking. Mette in relazione artiste, teoriche, e media-attiviste provenienti da tutta Europa che sviluppano modi differenti di creare una comunicazione critica e indipendente. Allo stesso tempo vuole incoraggiare la creazione di un ampio numero di progetti dedicati alla riflessione critica sui media, l’arte e le tecnologie con l’obiettivo di discutere su potenziali e comuni strategie, di condividere interessi e conoscenze, scambiando contenuti.

Sono invitate a mettere in connessione i propri progetti 47 artiste, teoriche e attiviste provenienti da paesi come Slovenia, Croazia, Serbia, Polonia, Macedonia, Bosnia, Albania, Romania, Ucraina, Ungheria, Slovacchia, Repubblica Ceca, Estonia. In questo panorama si è considerata Berlino per la sua storia e il suo carattere di città cosmopolita come centro, o meglio hub, di tale interconnessione. I paesi presi in considerazione rappresentano contesti nei quali l’arte e i nuovi media sono ancora ad uno stadio di sperimentazione. Sono paesi nei quali si stanno diffondendo progetti artistici connessi ai nuovi media sperimentali e creativi. Di ogni area si vuole riportare la condizione attuale della cultura legata ai nuovi media seguendo i percorsi indicati dalle artiste e dalle attiviste coinvolte.

.

Tatiana Bazzichelli: Qual è il programma di HACK.Fem.EAST?

Gaia Novati: Le artiste sono direttamente coinvolte nella costruzione dell’evento, arrivano la settimana prima dell’opening e iniziano ad organizzare la propria stanza del museo. I gruppi di donne coinvolte danno la possibilità al pubblico di partecipare direttamente alla visione di web-site, video, installazioni, performance, mentre un collettivo radio itinerante documenterà lo stato dei lavori. La mostra comprende anche un opening party con Dj e Vj e tre panel, rispettivamente sul tema di hacking e arte, gender e tecnologie, activism e accessibilità dell’informazione. L’idea è quella di fare una mappatura collettiva delle comunità digitali di donne presenti nell’Est d’Europa al fine di valutare quali comunità sono attive e quaili progetti sono in corso d’opera.

Allo stesso tempo, abbiamo costruito un website www.hackfemeast.org che è esso stesso una piattaforma di nerworking, perché presenterà il lavoro di tutte le artiste coinvolte, in connessione l’uno con l’altro. Il giorno dell’inaugurazione, il quotidiano taz, die Tageszeitung, stamperà in 30.000 copie un reader che abbiamo preparato, in cui diverse artiste e attiviste hanno scritto il proprio punto di vista, che per noi funge da catalogo di tutta la mostra.

.

Tatiana Bazzichelli e Gaia Novati: concludiamo citando tutte le artiste/attiviste che hanno contribuito alla creazione di questa mostra e il cui lavoro è un importante tassello di questa rete di networking, che speriamo non si concluda con la fine della mostra: Gaby Bila-Gunther (RO/DE) in network con: Darina Alster (CZ), Pavla Jonssonova (CZ), Albana Kozeli (AL), Elsa Martini (AL), Ioana Morpurgo (RO), Eva Parcher (SI), Katerina Rudcenkova (CZ), Lucia Udvardyova (CZ), Petra Vargova (CZ); Dunja Kukovec (SI) e Katja Kobolt (SI) in network con: Helena Bozic (SI), Anetta Mona Chisa (RO/CZ), Polonca Lovšin (SI), Kitch™ (SI), Lala Rascic (HR), Tina Smrekar (SI), Son:DA (SI), Zora Stancic (SI), Starke (BA), Lucia Tkacova (SK); Andreea Carnu (RO) e Joanne Richardson (RO/DE) in network con: DMedia (RO), Ladyfest RO, Indymedia RO, Kanak Attak (DE), FAQ Network (Balkans); Alla Georgieva (UA/BG), Marina Griznic (SI), Ana Hoffner (RS/DE), Janez Jansa (SI), Anna Krenz (PL/DE), Erika Katalina Pasztor (HU), Nada Prlja (BA/UK), Boryana Rossa (BG), Selena Savic (RS/NL), Zvonka Simcic (SI), Mare Tralla (EE/UK), Miss Information und ihre Telekommunisten (NET), Leila Cmajcanin (BA), by Jana Prepeluh (SI), Ana Filip (RO/SK) e Barbara Huber (AT/SK), Kyd Campbell (CA), Silvina Der-Meguerditchian (AR/DE), Eléonore de Montesquiou (FR/EE/DE), Olga Juergenson (EE/UK), Jasmina Tesanovic (RS/USA), Djane Spoma (HR/DE), Djane Lil Bustard e Freak (PL).

A queste si aggiungono le nostre collaboratrici, Silke Manz, Theresa Lunau, Verena Concha Vega, Luzie Heidemann, Giulia Piccini, la traduttrice Franziska Facile, il Web e Graphic designer Jonas Frankki e naturalmente il direttore del Kunstraum Kreuzberg /Bethanien, Stephane Bauer. 


www.hackfemeast.org

SHARE ONShare on FacebookGoogle+Tweet about this on TwitterShare on LinkedIn