E’ in arrivo l’ennesima batosta in materia di diritti digitali. Si tratta del Trusted Computing (dall’inglese, computer affidabile) ed è un sistema hardware e software che impedisce di eseguire sul proprio computer programmi non autorizzati. Sponsorizzato come la soluzione a spam e virus che fanno impazzire gli utenti Windows, in realtà di affidabile ha ben poco. O meglio, i concetti di affidabilità e sicurezza non sono pensati per l’utente, quanto piuttosto per le case produttrici di software, che avranno il pieno controllo dei programmi che potranno venire eseguiti su quel computer “affidabile” e dei file che potranno essere scambiati con altri computer “non affidabili”. Ad avvertire del pericolo la comunità degli utenti ci ha pensato no1984.org, neonato gruppo di discussione con l’obiettivo di tutelare i diritti dei consumatori digitali.

Il sistema di gestione dei contenuti digitali che rende i computer “affidabili” è stato creato da un team di sviluppo, il Trusted computing group (Tcg), che si dichiara “un’organizzazione no profit, nata per sviluppare, definire e promuovere standard accessibili per l’hardware dei computer affidabili e le tecnologie di sicurezza”. Nella lista dei suoi membri figurano le più grosse case di hardware e software a livello mondiale, dalla Hewlett-Packard alla Intel, dall’IBM alla Sony, dalla Sun Microsystems all’immancabile Microsoft. E’ lampante quindi l’esistenza di ingenti interessi economici, nonostante la dicitura “no-profit”. L’ultima “creazione” del Tcg è la Trusted platform module (Tpm), un chip inserito nel computer che permette di eseguire un programma solo se certificato, cioè autorizzato.

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Gli entusiasmi dell’industria verso il Tpm hanno provocato allarmi in rete. é nato così il gruppo di no1984. Obiettivo: scoprire come funzionano i dispositivi di Trusted computing e in che modo minacciano i diritti digitali. Riccardo Tortorici, portavoce del progetto, racconta: .

Già nel 2002 Richard Stallman, guru dell’open source e fondatore della Free Software Foundation, prefigurava uno scenario orwelliano: attraverso componenti hardware appositamente modificati e software specifici, questi computer affidabili potranno scaricare dalla rete regole create e aggiornate di continuo, che non permetteranno di condividere file con altri utenti. Anche un semplice documento scritto in word su un computer affidabile sarebbe impossibile da aprire con un altro programma non proprietario. Sarebbe la fine dei programmi open source, i cui sviluppatori con fatica cercano di decifrare le regole nascoste già presenti nei programmi proprietari, per rendere possibile lo scambio di file e di conseguenza la compatibilità.

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Tc si o no, a prima vista potrebbe fare poca differenza, dato che anche ora l’utente che utilizza software proprietari non ha il pieno controllo di quello che fa. Eppure non è così. . 

Il movimento open-source ha spesso fatto della volontà di controllo una questione politica. E le proposta di leggi ad hoc negli Stati Uniti non danno loro torto. Ma per Tortorici la questione è più complessa: .

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Anche l’economia digitale, apparentemente beneficiaria del Tpm, finirebbe con l’esserne vittima: . Insomma l’appello è forte e l’allarme suscitato nella comunità internazionale è alto, si parla di computer sicuri, ma in fondo, sicuri per chi?.


www.no1984.org/ 

www.trustedcomputinggroup.org/home

www.complessita.it/tcpa/rms.html

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