Sottrarre le dinamiche di networking delle sfere virtuali e riversarle, anche solo per un giorno, nella concretezza dello spazio reale, permette di contestualizzare e di circoscrivere al meglio idee e concetti nello spazio della comunicazione dei corpi.

Questa esigenza è stata sentita anche dagli iscritti alla mailing list del progetto AHA (Activism-Hacking-Artivism) che si sono dati appuntamento a Torino nella piacevole cornice dello Share Festival, per discutere e riflettere di attivismo artistico, politico e tecnologico a cinque anni di distanza dalla nascita della lista. D’altro canto, come afferma Aleksander Gubas, “una mailing list deve continuamente chiedersi quale sia il suo senso il suo scopo e la sua visione”, anche solo per evitare che networking diventi “un’altra frase vuota e prostituita come multiculturalismo, tolleranza, democrazia o società aperta”.

Ufficialmente l’incontro è finalizzato alll’organizzazione di un AHA Camp (termine derivato dall’ ironica rivisitazione dei barcamp), una “non-conferenza” sul modello degli hackmeeting, ma orientato alla sperimentazione e alla condivisione di percorsi e progetti legati ad arte, hacking ed attivismo. Al di là del dichiarato intento organizzativo, la giornata rivela da subito la voglia di intraprendere nuove modalità di organizzazione e di autogestione del network. In questa direzione le proposte discusse sono diverse, dal più generico desiderio di sperimentare nuovi strumenti collaborativi (uno pseudo-blog come piattaforma intermediale partecipativa e un wiki di coordinamento in vista del Camp) a proposte finalizzate a conoscere e far crescere le nuove scene sotterranee dell’hacktivism in italia.

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La scelta formale del modello di organizzazione si intreccia quindi, non a caso, con un altro dei temi caldi affrontati nel corso della giornata, ovvero l’impatto del cosiddetto web 2.0 sulle scene digitali e negli ambienti dell’attivismo tecnologico. La discussione quI si anima e a chi propone di affiancare alla tradizionale mailing list i nuovi strumenti di social networking, con tutti i vantaggi che essi comportano, c’è chi storce il naso e propone una storia critica e sociale del web 2.0 che collega l’origine di questo fenomeno con il momento di crisi dei movimenti. Crisi che, alla luce della moltiplicazione delle sorgenti di informazione, sembra segnata da un generale senso di straniamento, da un venir meno delle classiche divisioni tra cultura ufficiale e controculture. Se i social networks e la blogosfera hanno infatti ampliato le possibilità di networking, allo stesso tempo sembra che ci sia stata una generale omologazione nell’utilizzo di questi strumenti.

L’imbarazzo delle controculture digitali è del resto innegabile di fronte al successo e alla diffusione pervasiva delle nuove piattaforme corporate (Google, Yahoo, Microsoft), così come è altrettanto evidente che stentano a nascere proposte alternative, indipendenti e pro-positive. Ed è su questo punto che l’ahaCamp si vuole innestare, presentando una piattaforma operativa di proposte progettuali, di workshop spontanei e di oper/azioni artivistiche. Significativa infine la scelta della location per il Camp, che si terrà a fine Settembre presso i magazzini del S.A.L.E. di Venezia, città simbolo della produzione artistica su cui tessere una critica costruttiva ai luoghi sacri dell’Arte ufficiale .

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Dal virtuale al reale e ritorno. In attesa di elaborare le proposte concrete e la logistica dell’incontro collettivo, la community fa ritorno al virtuale, consapevole questa volta dell’esistenza e della prossimità dei corpi reciproci, condizione questa per poter operare incisivamente sui processi di trasformazione del reale.


Resoconto sul Camp di Tatiana Bazzichelli

http://isole.ecn.org/aha/

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