Nel 2007, la prima edizione del MDE Encuentros de Medellín, festival internazionale di arte contemporanea di Medellín (Colombia), apre con la performance di una band che mescola suoni digitali e tradizione musicale afro-colombiana. Un gruppo eterogeneo composto da artisti visuali, sperimentatori sonori, rappers, attivisti, che solo pochi mesi prima, nel 2006, si era costituito con l’idea di lavorare insieme nel campo dell’autoproduzione.

Dopo la prima e fortunata performance pubblica al MDE, Systema Solar – questo il nome della formazione – stabilizza il suo assetto, si autodefinisce collettivo di artisti audio-visuali, e oggi, a cinque anni dalla sua nascita, possiamo dire sia diventato uno dei gruppi musicali più apprezzati e seguiti dell’intero Paese.

Nonostante il successo musicale (proprio in questi giorni, a fine Ottobre 201, Systema Solar è ospite del Womax Festival), la storia e la progettualità del gruppo rimane un esempio di sperimentazione fortemente radicata nelle arti visive (così come per i più popolari Calle 13 di Portorico), nella cultura della rete e nell’attivismo socio-politico.

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La prima performance pubblica al MDE 2007 era il punto di arrivo di una ricerca iniziata anni prima e che era sfociata, sempre nel 2006, nella produzione di un documentario indipendente sul Rap in Colombia, FreKuensia Kolombiana, firmato da Vanessa Gocksch e Walter Hernandez, rispettivamente un’artista visiva di origini franco-tedesche, trapiantata in America Latina da quasi due decenni ed un attivista e specialista della comunicazione.

Insieme avevano realizzato questo lavoro corale in cui sono raccolte le storie e le testimonianze di musicisti di tutto il Paese, che usano la parola come medium di comunicazione e le tecnologie digitali come strumento di produzione e diffusione indipendente, e il recupero della tradizione musicale locale (soprattutto quella africana nella costa settentrionale del Paese) come identità a cui fare riferimento per non diventare un altro satellite culturale degli Stati Uniti. FreKuensia Kolombiana parla del movimento Hip Hop diffusosi in tutto il Paese e la cui origine si colloca nelle strade e nelle comunità svantaggiate, usato come strumento di autorappresentazione e di riscatto sociale.

La Colombia del primo decennio degli anni 2000 è un Paese nel pieno di una guerra civile e di una “normalizzazione” forzata, apparente e ad ogni costo. Da un lato un presidente corrotto e conservatore: Alvaro Uribe, asceso al potere nel 2002 grazie ai fondi e gli appoggi di un padre narcotrafficante e con il sostegno delle classi dominanti, che ha in mano tutti i media del territorio colombiano. Dall’altro una guerriglia con trent’anni di storia alle spalle (le FARCFrente Armato Revolucionario de Colombia), la cui pratica è oramai una obsoleta riproposizione di forme di lotta politiche troppo datate per avere un vero riscontro in una società civile urbanizzata e globalizzata.

Il periodo 2002-2010 è segnato da un’ondata di violenza repressiva che elimina ogni opposizione al governo Uribe, sostenendosi sulla necessità di eliminare la violenza della guerriglia per costruire un Paese moderno e democratico. Sindacati e professori universitari sono i bersagli dei paramilitari, l’esercito irregolare di mercenari finanziato da Uribe per supportare i suoi piani politici. Così come i contadini, che nelle zone di guerra sono accusati di appoggiare le FARC o altre organizzazioni armate, e costretti a fuggire per non essere trucidati dai paramilitari (e va ricordato qui il video Bocas de ceniza dell’artista colombiano Juan Manuel Echavarría che mette in scena questa violenza dissennata attraverso i visi dei campesinos).

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Anche i rappers sono i bersagli di questa guerra indiscriminata, mirata ad eliminare chiunque faccia informazione indipendente. Il movimento Rap in Colombia infatti, e specialmente nella città di Medellín, conosciuta come una delle più violente del mondo e interamente controllata dai narcotrafficanti fino alla fine degli anni Novanta, è un movimento molto attivo e prolifico, che rivolgendosi alle classi subalterne e raccogliendo sostegno soprattutto della cultura di strada, è ancora oggi nel mirino del potere.

In questo contesto, la produzione di un documentario indipendente sulle voci del Rap colombiano, come FreKuensia Kolombiana, è un progetto con effetti indiscutibilmente politici.

Così come è fortemente politica l’indipendenza della piattaforma che lo produce, un’associazione culturale no profit
chiamata Intermundo che si occupa di progetti di educazione dal forte impatto sociale. Tra i suoi progetticonta su workshop per l’uso creativo di tecnologie di base, workshop di video, progetti educativi per bambini e adolescenti dei villaggi della costa caraibica, workshop di architettura ecologica DIY basata sul riciclaggio, destinata a comunità di desplazados (nuclei cioè che hanno dovuto abbandonare in massa le terre per sfuggire alla guerra e occupano aree di terra in zone senza violenza).

E anche una radio completamente indipendente, VoKaribe, che trasmette da Barranquilla e che in questi mesi sta formando le persone che le daranno voce. Una voce di informazione indipendente e comunitaria, in un Paese in cui i media sono totalmente controllati dal potere, non è cosa da poco.

Systema Solar è uno dei progetti di Intermundo; alla luce dell’approccio militante di progetto socioculturale, la ballabilissima e trascinante Electrocumbe e le masse di spettatori che accorrono ai suoi concerti, diventano quasi un elemento secondario. I componenti di Systema Solar provengono da aree diverse: chi dalla costa caraibica (fortemente influenzata dalla musica africana come il Soukous), chi da Bogotà, chi, come Pata de Perro/Vanessa Gocksch, dall’Europa, dopo aver attraversato il continente latinoamericano.

Tutti hanno in comune una storia di autoproduzioni, progetti di comunicazione indipendente, di etica hacker, di uso delle tecnologie per costruire reti e per fare educazione. Nel 2007 l’associazione produce Pixelazo – Laboratorio urbano de nuevos medios y redes creativas, la versione locale del festival internazionale Pixelache.

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Ogni progetto a cui Intermundo ha dato vita è pensato per essere fortemente calato nel contesto socioculturale colombiano. Il refrain “Think global act local” viene di fatto incarnato nella pratica, in ognuno dei suoi progetti. “We live in one of the wealthiest countries of the world – si legge nel manifesto dell’organizzazione. It is the second most biologically diverse worldwide after Brazil and is made up of a multiplicity of cultural enclaves […] the land is mostly virgin jungle and mountain; thriving with infinite natural resources and water […] With this in mind, as Intermundos we have always worked to highlight, acknowledge and strengthen local identity and the construction of autonomous projects and communities.

Systema Solar rientra perfettamente in questa visione: per decisione comune, i suoi membri si sono spostati a vivere in diversi centri della costa dei Caraibi, tra le città di Santa Marta (caraibica ed indigena) e Cartagena de Las Indias, passando per Barranquilla, il porto più importante del Paese. Una regione africana, povera, disordinata, dove il baratro sociale tra le classi dominanti e quelle povere è impressionante: un 5% con cognome spagnolo che possiede più del 90% delle risorse. L’intento è di essere presenti in un territorio ibrido, diverso, contaminato da culture importate e di passaggio.

Così come la musica, che nella costa caraibica è nera e africana. Systema Solar lavora sulla tradizione della regione recuperando l’idea del pikò, sound systems di strada che portano la festa nei quartieri, e della berbena, le feste improvvisate nelle strade di Barranquilla, che raccolgono come delle vere e proprie Zone Temporaneamente Autonome centinaia di persone. La tradizione musicale popolare colombiana (Cumbia, Bullerengue, Porro, Champeta) viene fusa all’hip hop, techno, break beat, breakdance.

Più che concerti, le presentazioni pubbliche di Systema Solar sono vere e proprie performances audiovisive: una sessione di cinema dal vivo con materiali filmati in tutto il Paese, accompagna la performance di musicisti, dei DJ e dei due cantanti/performer. Un concerto di Systema Solar è uno spettacolo studiato nei minimi particolari, compresi i costumi, che sono disegnati e realizzati dagli stessi componenti del gruppo.

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Alla rivolta dell’hip hop, Systema Solar accompagna la forza della danza nella sua accezione liberatoria, e l’idea che se ci devono essere delle rivoluzioni, queste si fanno sorridendo, trovando nelle proprie radici la ragione per cambiare le cose ma anche per amare se stessi e il proprio contesto.


http://www.systemasolar.com

http://www.frekuensiakolombiana.com

http://www.intermundos.org

http://www.myspace.com/systemasolar/

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