Come ci comportiamo nel caso venga infranta una promessa? Come possono gli artisti cercare di valorizzare gli interventi tra un pubblico di partecipanti anonimi, di passaggio e in transizione? Può il museo diventare un luogo di dialogo democratico habermasiano in stato d’eccezione? Queste sono alcune delle domande che hanno guidato il progetto Emergencia – Agencia Emergente // Emergency – Emergent Agency dell’associazione Lui Velazquez, che costituiva parte del Proyecto Cívico: Diálogos e Interrogantes (PCDI) , una mostra pubblica sviluppata da Bill Kelly Jr, come parte del programma Proyecto Civico curato da Lucia Sanroman e Ruth Estevez, al Centro Cultural de Tijuana (CECUT) nell’autunno del 2008.

La proposta

È possibile creare una democrazia discorsiva, come teorizzato da Jürgen Habermas, in quello stato d’eccezione che Giorgio Agamben afferma essere l’attuale forma di governo? Il progetto Emergencia, si è preposto l’obiettivo di rispondere a questa domanda, posta dagli organizzatori del PCDI, concentrandosi sulla possibilità di comunicazione tra gli individui tagliati fuori dall’infrastruttura della comunicazione, mediatica (privata) e culturale (pubblica istituzionale), nello specifico, una gioventù non rappresentata da entrambi i lati del confine. Il problema della cattiva rappresentanza è stato il punto focale di quest’iniziativa, dal momento che il programma del PCDI era una scusa per esercitare il dialogo tra i cittadini, o un invito ai cittadini ad esercitare il loro diritto al dialogo pubblico e alla rappresentanza.

Per decenni, l’obiettivo di progetti come Paper Tiger Television (http://papertiger.org/) e Indymedia è stato quella di far avverare la promessa democratica dei mass media permettendo a gruppi privati dei diritti civili di avere accesso alle onde radio. Bulbo TV è un’impresa mediatica con base a Tijuana la cui missione utilizza un approccio diverso, promuovendo la comunicazione e il legame tra gruppi sociali/culturali alienati dal loro modo di vivere, in modo da ottenere una conoscenza più profonda delle loro realtà sociali. Bulbo TV era un altro dei gruppi che ha partecipato al PCDI. Più precisamente, non stanno rivendicando la democratizzazione come la PTTV, ma, come quest’ultima, si stanno indirizzando a vari gruppi sociali e stanno tentando di creare una migliore comprensione tra questi. Eppure in un modo o nell’altro le promesse di attivismo dei media non si sono materializzate. Mentre al giorno d’oggi più persone hanno accesso all’editoria grazie ai blog, ai siti di social network, siti di condivisione di foto e video, si possono riscontrare ancora pochi miglioramenti nelle condizioni politiche grazie a questa produzione di media in crescita. Gran parte dei media prodotti sono personali, privati e a scopo di svago. 

Img: courtesy by Paper Tiger Television

Durante gli ultimi tre anni, i mass media messicani sono stati soggetti a livelli di privatizzazione senza precedenti. Un esempio è costituito dalla legge Televisa, il nome non ufficiale di una serie di emendamenti alla Legge Federale sulle Telecomunicazioni (LFT) e alla Legge Federale di Radio e Televisione (LFRT) del Messico, pubblicati nella Gazzetta Ufficiale l’11 aprile 2006. Questa legge controversa venne approvata nel marzo 2006 dall’intera Camera dei Rappresentanti e nel giro di 7 minuti, senza previa lettura, il testo venne votato all’unanimità, qualcosa di inconsueto nella storia messicana. La legge venne appoggiata dal Senato, “senza cambiare una virgola”, durante l’ultimo anno di presidenza di Vicente Fox e fino a poco prima delle elezioni generali del 2006 [1]. Vicente Fox avrebbe potuto opporsi alla legge a causa delle affermazioni del Ministero delle Comunicazioni e Trasporti contro quest’ultima, ma decise di sostenerla, e di fatto presentò argomentazioni risolute, affermando che l’approvazione era necessaria affinché la democrazia prevalesse alle camere.

La disputa nasce dal fatto che, secondo i suoi contestatori, la legge custodisce gelosamente lo spettro destinato al duopolio digitale dei due grandi gruppi televisivi messicani Televisa e TV Azteca. I senatori che erano membri effettivi della LIX Legislatura dinanzi alla Corte Suprema sostennero l’incostituzionalità della cosiddetta legge Televisa, che inibisce la competizione e promuove il potere del duopolio televisivo.

Secondo questa legge lo spettro di frequenza digitale è destinato all’uso da parte della stazioni televisive private, senza nessun costo, un bene pubblico che apparteneva allo stato messicano. Gli oppositori di questa legislazione concordano sul fatto che questa legge aumenterà il controllo della televisione sul mercato, bloccando le frequenze libere per radio e televisione a scopi educativi o collettivi.

Mentre assistiamo alla privatizzazione dei mass media in tutto il mondo, questa sostiene lo stato d’eccezione per cui la popolazione è privata del diritto di voto e alienata dal processo politico, in una costante erosione del senso di cittadinanza o responsabilità sociale. Eppure la situazione è più complicata di un semplice mass media al servizio di un puro totalitarismo. Nel suo libro Cultura del Network. Per una micropolitica dell’informazione, pubblicato nel 2004, Tiziana Terranova osserva la politica della teoria dell’informazione, comunicazione e interferenze. In esso afferma:”La sfera pubblica dello stato di benessere e democrazia di massa è descritta da Habermas in termini nettamente differenti da quelli della sfera pubblica borghese…l’attuale sfera pubblica non è una sfera di mediazione tra lo stato e la società civile, ma uno stato di conflitto permanente…la comunicazione non è uno stato di ragione che media tra stato e società, ma ora è luogo di conflitto diretto tra stato e diverse organizzazioni che rappresentano gli interessi privati di gruppi organizzati di individui.” 

Img: courtesy by Proyecto Cívico: Diálogos e Interrogantes

Per il PCDI, il progetto Emergencia ha puntato alla trasmissione di messaggi, come forma basica di comunicazione, come mezzo per facilitare una relazione tra vari gruppi sociali e mass media. Emergencia può essere visto come un ingresso in questo sistema di conflitto, una modulazione del flusso di messaggi, non con l’obiettivo di creare comunicazione o comprensione tra gruppi, ma con l’obiettivo di permettere ai messaggi di trovare un pubblico più ampio, dar loro la possibilità di trovare il destinatario desiderato. Non abbiamo cercato di creare pura comunicazione, ma di vincolare la passione di chi è coinvolto, offrendo una piattaforma mediatica per la loro voce. Abbiamo anche tentato di colpire il telespettatore a livello affettivo, dimostrando la non-trasparenza della comunicazione.

Avevamo programmato di chiedere a diversi gruppi il tipo di messaggi brevi che avrebbero voluto venisse trasmesso, e poi codificarne il più possibile in un segmento corto di 20 secondi che avevamo negoziato con un’emittente televisiva spagnola di San Diego [2]. Prima ci siamo occupati di un gruppo di giovani senzatetto, attraverso l’aiuto di un’esperta di arti espressive. Alcuni di questi giovani sono senza documenti, sfruttati sessualmente, omosessuali, trans, oppure non facenti parte di nessuna di queste categorie, ma devono tutti rimanere anonimi, per la loro sicurezza. In questo modo, speravamo di offrire a questi giovani uno spazio di riflessione su ciò che volevano comunicare attraverso i mass media.

Il nostro contatto all’emittente ci ha detto che quasi ogni giorno ricevono messaggi, come informazioni sui cani smarriti, e se ne liberano. Questa era una delle nostre idee ispiratrici iniziali. È un esempio di come il mass media può mantenere lo stato d’eccezione, scegliendo l’emergenza di chi conviene trasmettere, e chi vale la pena trasmettere cento volte al giorno. Trasmettendo questi messaggi, apriamo la questione dei mass media come servizio pubblico e di chi dovrebbero servire.

Perché esista lo spazio habermasiano della democrazia discorsiva, ci deve essere uno spazio di pura comunicazione. Il mass media, come il museo d’arte, preclude sempre tale spazio di pura comunicazione, perché questo dovrebbe esistere senza privilegi o gerarchie, tra collaboratori alla pari. Nel mass media, come nel sistema del museo, c’è sempre un guardiano, che sia un direttore o curatore, che non solo sceglie quali messaggi includere nella comunicazione, ma è anche chi decide proprio i termini, i problemi e i punti focali del dialogo dal principio. Dato che ci vogliono anni di lavoro per diventare produttore di una rete televisiva o curatore di un museo, qui non si tratta di pura comunicazione, perché i partecipanti non sono pari, e devono sottostare alla gerarchia. 

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Il nostro progetto critica quest’idea di democrazia discorsiva offrendo un servizio ai gruppi di cui ci occupiamo, senza cercare di riprodurre la retorica della democrazia che ricrea solo lo stato d’eccezione. Nel suo libro Protocol, pubblicato nel 2004, Alexander Galloway esamina la politica dell’infrastruttura di informazione, chiedendosi “come esista il controllo dopo la decentralizzazione” e proponendo il protocollo come risposta. Suggerisce che le società di controllo operino attraverso un “protocollo decentralizzato che non solo stabilisce il controllo su un terreno che sembra attivamente respingerlo sulla sua superficie, ma di fatto va oltre per creare il mass media più controllato in assoluto finora conosciuto.” Non solo il mass media serve a conservare la mancanza di democrazia, ma lo fa presentandosi come una parte consistente della democrazia.

Dal momento che ci occupiamo di messaggi, missive o lettere scartate o ignorate, sembra opportuno assistere al Seminario su La Lettera Rubata di Jacques Lacan, che tratta il problema della possibilità di comunicazione che sta alla base della democrazia discorsiva di Habermas. Anche Lacan ha trovato la televisione un interessante luogo d’intervento, dal momento che alcuni dei suoi seminari sono stati trasmessi. Durante il seminario, Lacan afferma che “una lettera arriva sempre a destinazione.” Se questo fosse vero, sembrerebbe che lo scopo del nostro progetto, quello di trasmettere messaggi anonimi, sia inutile. Come capire quindi questo concetto? Nello stesso seminario, appena prima, Lacan dice che “il mittente… riceve dal ricevente il proprio messaggio al contrario.” Se è così, se uno sente il contrario di quello che uno dice, magari la comunicazione non è possibile. Magari il pubblico alla base della nozione di sfera pubblica non esiste, ma al suo posto si può trovare una rete infinitamente complessa, così che uno può solo aggiungere sempre più messaggi da inviare nello spazio, non sapendo se verranno ricevuti.

Il Progetto

L’associazione Lui Velazquez era stata invitata a partecipare al PCDI e a trovare un gruppo di persone al di fuori del nostro con il quale potessimo promuovere il dialogo. Dall’inizio, avevamo intenzione di fare una concessione formale a un gruppo di persone scegliendo un gruppo particolare e provando ad offrire un servizio attraverso il nostro progetto.

Eravamo coscienti della natura problematica del progetto, nello specifico per quanto riguarda i dibattiti critici sviluppati dal teorico dalla metà egli anni ’90. Miwon Kwon riassume questa discussione nel suo libro, One Place After Another: Site-Specific Art and Locational Identity e fa crescere la polemica nell’interazione collaborativa tra artista e gruppi di comunità locali. Kwon fa riferimento all’argomentazione di Grant Kesters [3], secondo cui la mobilitazione culturale dell’”utilità” sociale dell’arte (fondamentale per l’arte basata sulla comunità) e la retorica che l’accompagna devono essere comprese entro quella che lui chiama “economia morale del capitalismo” e la storia della riforma liberale urbana. “Questa profusione di compassione e preoccupazione sulla comunità – immaginata da molti praticanti critici come un mezzo per raggiungere una più alta giustizia sociale, processi politici e culturali esaustivi – deve essere capita in relazione all’assimilazione vincente negli Stati Uniti di argomenti conservatori, che erano causa di povertà, ingiustizia sociale e culturale e privazione del diritto di voto.” 

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Come risultato, abbiamo deciso di lavorare all’inizio con un gruppo di giovani anonimi, attraverso l’aiuto di una moderatrice esperta di arteterapia espressiva, Jennifer Stanley. I giovani, tutti senzatetto per le più svariate ragioni, dovevano rimanere anonimi per la loro sicurezza e per le restrizioni dell’istituto all’interno della quale si è svolta la collaborazione. Nel periodo in cui ci era stato offerto di partecipare al PCDI, l’associazione era anche in trattativa con un’emittente televisiva per produrre una corta serie di segmenti televisivi informativi, basati sulla performance di un membro del gruppo, Felipe Zuniga, che l’emittente aveva già trasmesso in precedenza.

Il gruppo con il quale ha collaborato l’associazione ha rappresentato una sfida: giovani che vivono in strada. Questa situazione può essere considerata analoga a quella degli immigrati: una cruda condizione di vita, sotto la quale l’individuo è spogliato dei diritti umani universali e trasformato in un soggetto completamente sotto lo stato di potere. I giovani senzatetto vivono una condizione molto problematica, in particolare dal punto di vista della limitazione della loro libertà. In primo luogo, a causa della mancanza di un tutore legale, lo stato nega loro la possibilità di visibilità dinanzi alla legge. Per evitare che i media se ne approfittino, ai giovani è proibito essere ritratti in televisione. Questa restrizione nell’uso dell’immagine e del discorso genera un effetto molto dannoso: la scomparsa dell’individuo. Così in questo caso la protezione legale applica una restrizione che produce un’eliminazione. Gli individui perdono la possibilità della presenza reale e sono costretti ad una condizione anonima che accresce la loro fragilità e invisibilità. [4]

Combinando i nostri approcci precedenti di trasmissione radio e rendimento della trasmissione, abbiamo pianificato di offrire ai giovani la possibilità di trasmettere un breve messaggio in televisione. La mediatrice ha tenuto un workshop con i giovani sulla privatizzazione dei media e razzismo istituzionale nei mass media e ha detto loro che potevano scrivere brevi messaggi, anche solo una frase, che avrebbe potuto essere scelta da un gruppo di artisti e poi trasmessa in televisione. In aggiunta ha detto loro che avrebbero potuto scrivere qualsiasi cosa, come un annuncio per qualche oggetto smarrito, un commento o semplicemente un ringraziamento. I giovani hanno scritto diversi messaggi, tra i quali…

Non ho niente da dire

Etnicità? Umana.

Felizidades! Acabas de Ignora otra hora de hambre en Africa.

Il f…. governo fa schifo.

Vorrei ringraziare mio fratello michael.

Ciao sono XX. Vorrei incoraggiare a giocare a calcio.

Voglio bene ai miei fratellini. 

Img: courtesy by Proyecto Cívico: Diálogos e Interrogantes


Il nostro gruppo in seguito si è preposto l’obiettivo di provare diversi mezzi per la trasmissione di questi messaggi a un pubblico più ampio, per provare a colpire chiunque fosse ricettivo. Abbiamo utilizzato tre piattaforme, video, radio e magliette a un’esposizione pubblica d’arte.

Per provare a iniziare a creare un dialogo, abbiamo proposto un laboratorio di produzione video nel nuovo corso sulle espressioni artistiche della professoressa Claudia Algara dell’Autonomous University of Baja California (UABC). Abbiamo spiegato il progetto, dato agli studenti i messaggi originali del gruppo iniziale di giovani e chiesto loro di creare risposte ai messaggi utilizzando dei video. Abbiamo spiegato che il gruppo originale doveva rimanere anonimo, e che avrebbero di conseguenza dovuto provare anche loro a creare dei video con la stessa limitazione, senza mostrare i loro volti o le loro voci. Gli studenti hanno elaborato una serie di video durante il laboratorio, attorno alla scuola e con i materiali disponibili. Gli studenti sono anche stati informati che i video sarebbero diventati il contenuto di un programma di Univideo, se tutto fosse andato per il meglio.

Questi video sono disponibili su: http://www.youtube.com/user/luivelazquezart

La seconda parte del laboratorio è avvenuta allo spazio Lui Velazquez, a Colonia Federal, dove gli studenti interessati hanno avuto modo di continuare a montare i propri video, imparare qualcosa in più sulle tecniche di montaggio e partecipare a un laboratorio radio. Durante questi laboratori, è stata utilizzata una trasmissione radiofonica per diffondere i messaggi originali. In collaborazione con Neighborhood Public Radio (http://www.neighborhoodpublicradio.org/), discussioni riguardanti la produzione di arti visive e politica, la privatizzazione dei mass media e lo stato d’eccezione hanno preso vita ai laboratori dello spazio Lui Velazquez, guidate da Michael Trigilio e Ricardo Dominguez, entrambi artisti operativi e professori del dipartimento di Arti Visive della UCSD (University of California, San Diego). 

Img: courtesy by Proyecto Cívico: Diálogos e Interrogantes


Gli studenti che hanno partecipato al laboratorio hanno potuto osservare come produrre una trasmissione FM a bassa potenza. Le versioni finali dei video prodotti dagli studenti sono state postate su YouTube.com al termine del laboratorio e trasmesse online, permettendo agli studenti di condividere i video con gli amici.

Il nostro tentativo successivo di diffondere i messaggi originali dei giovani è avvenuto a Entijuanarte, un’esposizione d’arte annuale tenuta nel cortile del CECUT. Eravamo stati invitati a partecipare organizzando uno stand come parte del nostro ruolo al PCDI. Qui mostravamo i video prodotti dagli studenti della UABC e davamo la possibilità ai visitatori di creare t-shirt rispondendo ai messaggi originali dei giovani. Abbiamo fornito magliette bianche con il nome Lui Velazquez sulla schiena, così come il nome del progetto, pennarelli per stoffa e un contenitore con i foglietti dei messaggi originali. Abbiamo incoraggiato i giovani partecipanti alla manifestazione a leggere i messaggi, pensare a una riposta e in base a questa creare una maglietta. In questo modo abbiamo cercato di invitare i giovani a prendere in considerazione la partecipazione al dialogo e il pubblico della mostra d’arte a diventare anche pubblico del dialogo.

Con i video montati, siamo tornati alla stazione televisiva. Ebbene, il produttore non era soddisfatto del contenuto dei video. In particolare, un video era stato fatto in risposta al giovane che disse “Io non ho niente a dire.” Il video ritraeva due giovani donne, studentesse del corso in arte dei media alla UABC, che portavano sacchetti di plastica neri sulla testa, e respiravano lentamente. Dato il contesto violento di Tijuana e le storie giornaliere di vittime trovate morte con sacchetti sulla testa, il produttore di Univideo trovò i video discutibili. Alla fine non siamo riusciti a trasmettere nessuno dei nostri video o dei messaggi su Univideo. In un certo modo, questo potrebbe essere visto come un non mantenere la promessa originaria fatta ai giovani che hanno scritto i messaggi. Malgrado tutto abbiamo cercato di diffondere i messaggi al nostro meglio in molti altri modi.

Il nostro ultimo atto di comunicazione (prima di quest’articolo!) è avvenuto alla presentazione dei progetti per il PCDI al CECUT. Abbiamo discusso il progetto nel museo, in un’udienza pubblica, e mostrato molti dei messaggi originali. 

Img: courtesy by Proyecto Cívico: Diálogos e Interrogantes


Conclusioni

Nel tentativo di approfondire il dialogo, volevamo tornare dal gruppo originario di giovani che avevano scritto i messaggi e far sapere loro in che modo la gente aveva recepito i messaggi. Eppure quando abbiamo chiesto alla mediatrice esperta di arteterapia espressiva, abbiamo scoperto che tutti i giovani avevano lasciato l’istituto nel quale li aveva incontrati. Questo ci ha portato a prendere in considerazione il successo del nostro progetto e i modi nei quali potrebbe essere stato efficace o meno.

Al momento di prendere in considerazione come gli artisti possono valorizzare l’azione di attori politici che possono essere anonimi, transitori, in transizione o evoluzione, probabilmente una risposta è la nozione di impalcatura. Per il nostro progetto, date le nostre risorse limitate e il poco tempo a disposizione per portarlo a termine, non abbiamo creato un’infrastruttura a lunga durata per l’impegno politico. Invece quello che abbiamo fatto è stato creare un’impalcatura leggera, un’infrastruttura temporanea, un prototipo per verificare una forma di comunicazione o impegno. Probabilmente data la rapida evoluzione delle condizioni sociali dello stato d’eccezione e l’insuccesso del capitalismo, costruire un’impalcatura leggera ha più senso che dedicare anni a un’infrastruttura d’azione politica. Quando non solo le condizioni stanno cambiando ma lo stanno facendo anche i soggetti dell’azione politica, una struttura leggera può essere più flessibile, permettendo rapidi cambiamenti del piano d’azione. Nel nostro caso, l’impalcatura era il progetto Emergencia, messo a punto dalla nostra associazione. Entro quest’impalcatura, diversi gruppi di giovani sono stati invitati a riflettere su politica, media e comunicazione.

La stessa Neighborhood Public Radio (NPR) può essere vista come un esempio di questo tipo di impalcatura, perché utilizza trasmissioni piccole, mobili, temporanee per ogni progetto e ha così evitato le grandi multe della FCC che sono andate a gravare su molte altre emittenti non autorizzate.

Eppure con la NPR e Lui Velazquez, possiamo vedere come istituti più grandi si infiltrino e si comportino da parassiti, il che spiana la strada a un approccio più flessibile verso l’impegno politico. Nel caso della NPR, la loro partecipazione a istituti d’arte più grandi come la Whitney Biennal può fornire legittimità e magari permettere loro di operare con più libertà rispetto a un’emittente senza tale supporto istituzionale. Non si capisce quanto la Whitney Biennial capisca e supporti le azioni della NPR quanto invece la NPR tragga beneficio dalla relazione. Analogamente l’associazione Lui Velazquez era stata invitata da CECUT a prendere parte al loro programma pubblico, e grazie in parte alla legittimità fornita dal museo, è stata capace di allargare la rete di relazioni esistenti e invitare nuovi collaboratori da gruppi con cui avevamo cercato di lavorare, e di provvedere all’iniziativa, attraverso il museo. 

Img: courtesy by Proyecto Cívico: Diálogos e Interrogantes


La possibilità di impegno politico diventa questione di rilevanza. Seguendo l’evoluzione del pensiero micropolitico o della rivoluzione molecolare da Deleuze a Guattari, gli atti giornalieri cominciano qui a avere la priorità su momenti di sovvertimenti sociali di massa o movimenti sociali a lungo termine. Quando ci chiediamo come possiamo conferire potere agli agenti politici le cui identità sono in uno stato di evoluzione, l’idea di fare affidamento sulla legge o sui diritti umani universali comincia a cedere. Il tipo di fissità linguistica e specificità richiesta dalle leggi e dalla dichiarazione dei diritti è incompatibile con gruppi di persone che non hanno identità fisse. In quanto tali, i movimenti volti ad ottenere progressi politici sono incompatibili con il desiderio di migliorare le condizioni delle comunità senza nome, comunità senza definizione, facenti parte dello stato d’eccezione.

Durante il secondo giorno del laboratorio mediale al Lui Velazquez con gli studenti della UABC, Ricardo Dominguez ha approfondito la relazione tra comunicazione e democrazia. Parlando delle origini della democrazia in Grecia, Dominguez ha elaborato una genealogia della democrazia, originata a partire dal teatro e dalla tragedia.

Ha offerto anche un’altra possibilità, dicendo che se la tragedia può essere vista come l’origine della democrazia e del desiderio di pura comunicazione, magari la commedia può essere vista come un’altra forma di comunicazione. Ciò che è importante qui, oltre alla commedia nello specifico, è la diversa accezione di comunicazione. Può darsi che quando artisti e curatori prendono in considerazione come occuparsi di politica nello spazio del museo, è necessario un altro tipo di comunicazione al di fuori del puro dialogo democratico. Altre forme di comunicazione come la comunicazione affettiva, o la comunicazione che tiene conto dell’incertezza e dell’ambiguità, potrebbero esser modi utili per far interessare il pubblico di un museo all’azione politica.

Al posto di processi discorsivi che portano a una situazione democratica non costrittiva, offriamo una nuova linea d’azione, fondata sulla moltiplicazione di vie, codici, messaggi, identificazioni e gruppi. Guattari afferma in Caosmosi che i mass media sono una tecnologia di soggettivazione. Propone la strategia di usare un complesso di interazioni per offrire nuove possibilità, dicendo: Lla cosa importante qui non è solo il confronto con un nuovo materiale espressivo, ma la costituzione di complessi di soggettivazione: scambi multipli tra individuo- gruppo-macchina….gli sforzi di traslazione operano in questo modo, non essendo il risultato di dimensioni di soggettività preconfezionate cristallizzate in complessi strutturali, ma di una creazione che indica di per sé un tipo di paradigma estetico…un impegno etico- estetico”. 

Img: courtesy by Proyecto Cívico: Diálogos e Interrogantes

In quanto tale, proponiamo che il valore dei processi dialogici di impegno con i media non sorga dal lavoro volto a un accordo comune ragionevole, ma dall’esercizio di facoltà espressive e creative e dal plasmare nuove soggettività collettive. Il nostro progetto ha tentato fungere da “Sistema di Trasmissione di Emergenza”, interrompendo il normale flusso delle trasmissioni dei mass media per introdurre questi messaggi anonimi. L’interruzione dei modelli di flusso può essere importante, come afferma Guattari “questi complessi offrono davvero alle persone diverse possibilità per ricomporre la loro corporeità esistenziale, uscire dalla loro impasse ripetitiva e, in un certo modo, risingolarizzare se stessi.” Magari al posto di trovare accordi sulle differenze tra gruppi già costituiti, atti poetici sovversivi come il nostro possono offrire dei sentieri verso nuovi gruppi e nuovi modi di riimmaginare l’impegno sociale.

Note:

[1] 47 senatori della LIX Legislatura intrapresero una disputa costituzionale il 4 maggio 2006 con la Corte Suprema contro le leggi nazionali di radio, televisione e telecomunicazioni, con l’obiettivo di renderle incostituzionali, in toto o in parte, perché ritenute in violazione degli Articoli 1, 25, 27 e 28 della Costituzione degli Stati Uniti del Messico. La Corte Suprema dichiarò incostituzionali l’articolo 6, paragrafo 16 e parti del testo della legge, e ciò venne attribuito a omissioni legislative. Il processo dell’asta per le concessioni e l’avallo automatico di queste vennero rimossi dalla legge.

[2] il nostro contatto all’emittente ci ha chiesto di non usare il nome dell’emittente, dal momento che non abbiamo mai stipulato un contratto formale con questa, ma solo informale, attraverso una dichiarazione verbale d’interesse

[3] Aesthetic Evangelists:Conversion and Epowerment in Contemporary Community Arts” Afterimage (Gennaio 1995): 5-11

[4] Questo interesse può essere riportato al precedente sforzo del gruppo di provare a stabilire un’altra piattaforma dialogica temporale negli Stati Uniti, sviluppata alla residencia a LACE, serie di indirizzi, La Radio Cubo, che consistette nella produzione di un laboratorio della durata di un giorno e di una trasmissione radio con giovani di LA con l’appoggio di un ricovero. Il progetto aveva lo scopo di offrire la possibilità di messa in onda su web così come in radio. 

Img: courtesy by Proyecto Cívico: Diálogos e Interrogantes
 

Testi di riferimento:

http://es.wikipedia.org/wiki/Ley_Televisa

Becerril, Andrea, “La ley Televisa, una imposición previa a las elecciones de 2006, según Creel”, La Jornada, 5 maggio 2007. http://www.jornada.unam.mx/2007/05/05/index.php?section=politica&article=005n1pol

Becerril, Andrea, “Nada justifica los privilegios en la ley Televisa: Aguirre Anguiano”La Jornada, 5 maggio 2007, Messico. http://www.jornada.unam.mx/2007/05/05/index.php?section=politica&article=003n1pol

?,Anulan corazón de “Ley Televisa”, BBCmundo.com 6 giugno2007.

http://news.bbc.co.uk/hi/spanish/latin_america/newsid_6726000/6726335.stm

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