Le strade di New York, come ogni metropoli, diventano ogni giorno il terreno di una battaglia semantica. Da una parte i messaggi ufficiali della pubblicità, dall’altra tutta una serie di interventi artistici, che ricordano ai passanti che gli spazi pubblici non sono e non devono diventare dominio esclusivo di codici pre-approvati ed omogeneizzati.

Dai graffiti alle installazioni, la street art reclama la libertà di espressione negli spazi di tutti e lo fa con tecniche che si evolvono e si intrecciano alle nuove tecnologie. E non sempre l’autorità costituita accetta di buon grado.

Così può capitare, alzando la testa una sera, di vedere non un muro decorato a spray, ma l’intera facciata di un palazzo invasa di scritte luminose “sparate” da un proiettore, oppure un monumento ricoperto non di vernice, ma di LED colorati e dotati di una calamita… Sono alcuni degli atti di comunicazione urbana “non allineata” realizzati da Graffiti Research Lab (G.R.L.), un think tank impegnato a integrare tecnologie open source e pratiche di attivismo metropolitano di writers e artisti.

.

Una continua critica verso le ipocrisie della società e la doppiezza di un sistema che condanna graffiti e forme di espressione creativa in spazi pubblici, ma promuove ed è economicamente alimentato dal bombardamento costante di messaggi pubblicitari, è spesso alla base dei loro progetti, in cui i graffiti “classici” vengono arricchiti o sostituiti da dispositivi luminosi come LED o proiettori. La ricerca di tattiche e soluzioni che allarghino gli orizzonti del graffitismo, viene attuata attraverso un vasto network che va dai singoli creativi agli spazi come Eyebeam, un centro dedicato alla sperimentazione digitale e alle nuove tecnologie.

Proprio in collaborazione con G.R.L., Eyebeam ha realizzato Open City, un manifesto dello stato dell’arte della riappropriazione urbana da parte di svariati artisti, writers e militanti. Dai LED throwies alle laser tag di G.R.L, dai robot telecomandati caricati con bombolette spray ai flash mob di persone in biancheria intima in metropolitana, la mostra esplora gli strumenti – spesso inventati e realizzati “in casa”- e le strategie della nuova generazione di street artists. La mostra rimarrà aperta presso gli spazi di Eyebeam fino al 14 Aprile prossimi.

.

Un attivismo, questo, spesso osteggiato dal potere costituito e considerato alla pari di azioni violente. E’ successo alla fine di gennaio a Boston, dove, paradossalmente, un’azione di guerrilla marketing realizzata con pannelli ricoperti di LED piazzati in diverse parti della città è stata scambiata per un’azione terroristica a base di apparati esplosivi, ed è finita con l’arresto dei due artisti.

Ed è successo ultimamente ad AVONE, writer vicino ai G.R.L., incarcerato con l’accusa di vandalismo, per cui il gruppo si è mobilitato, assieme a tanti altri, per garantire non solo la sua liberazione, ma la libertà di potersi esprimere negli spazi di tutti.


http://graffitiresearchlab.com/

www.eyebeam.org/

http://research.eyebeam.org/

SHARE ONShare on FacebookGoogle+Tweet about this on TwitterShare on LinkedIn