Non serve avere molta dimestichezza con il mondo del Writing (o Graffitismo, se si preferisce mantenersi più aderenti alla tradizione) per sapere che le opere prodotte dagli artisti in questione sono essenzialmente effimere. La caducità dei materiali utilizzati, le cancellature come più diffusa forma di punire l’infrazione, pongono i graffiti in una condizione di esistenza precaria.

Se è vero che sin dagli esordi del fenomeno schiere di fotografi e di videomaker, a vario titolo, si sono adoperati nel tentivo di mettere un freno all’oblio che insidiava la memoria del Writing, è altrettanto vero che il loro affannoso lavoro soffriva di grossi limiti. Anche per questi motivi probabilmente Evan Roth ha sentito il bisogno di sviluppare una metodologia innovativa che fornisse la possibilità di archiviare le opere dei graffitisti e soprattutto le loro tag.

Roth si è già distinto in precedenza, sotto l’egida del Graffiti Research Lab, con azioni che, creando un connubio tra Writing e tecnologia, si spingevano oltre i confini dello spazio di un singolo “pezzo” evitando oltretutto l’annoso problema del degrado. Infatti con L.A.S.E.R. tag o LED throwies, il colore spruzzato dalla bomboletta è stato soppiantato dalla luce.

Questo, checchè se ne dica, è un dato interessante perché segna un passaggio e una differenza sostanziale rispetto al passato.

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Dall’unione di una lettura ottica e di un software per la registrazione dei dati relativi alla posizione, al movimento è nato il progetto Graffiti Analysis. È stato visto all’opera a Parigi, dove occupava un posto di riguardo nell’allestimento della mostra Born in the Street ospitata dalla Fondation Cartier. In quell’occassione è stato possibile vedere come l’analisi cinetica di un writer che disegna la sua tag fosse registrata da una serie innumerevole di punti.

Il software è in grado di seguire il movimento della mano, il gesto e soprattutto di riprodurlo. Immagazzinare in questo modo un catalogo possibilmente infinito di tag e di writer non è solo l’inizio di una nuova forma di documentazione per il Graffitismo, ma anche l’ipotesi per una nuova ricerca che sposti l’attenzione dall’opera finita al modus operandi.

Per capire quali sono i presupposti che stanno alla base del progetto, quali sono le differenze rispetto alle altre metodologie di archiviazione e quali le possibili conseguenze ne abbiamo parlato con l’ideatore.

Claudio Musso: Partiamo dall’inizio. Perchè hai deciso di denominare il progetto Graffiti Analysis?

Evan Roth: Ho deciso di chiamarlo Graffiti Analysis perchè volevo fosse chiaro che ciò che stavo facendo non era Grafftitismo. Piuttosto, sto conducendo una ricerca, uno studio che abbia come oggetto d’analisi i graffiti, che per loro natura sono opere effimere.

La pratica del Graffitismo, del Writing, ha stabilito nel tempo un intenso (e lungo) rapporto con i documentari, dal testo di Martha Cooper, Subway Art, a Style Wars il film di Chalfant e Silver, fino alle migliaia di utenti che caricano le loro foto su Flickr.

Io amo i graffiti e provo un profondo rispetto per i writers per questo il nome intende indicare che l’esperimento di digitalizzazione delle tag non tende alla creazione di un graffito, ma ad una diversa forma di archivio.

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Claudio Musso: Come tutti sanno e come giustamente ricordavi anche tu le opere dei graffitisti non sono permanenti. L’operazione di scansionare e campionare la tag di un writer potrebbe portare al più grande, sicuro e riproducibile archivio di Graffiti culture. Che ruolo ha avuto l’attitudine alla catalogazione nello sviluppo del progetto?

Evan Roth: In prima istanza il difetto intrinseco nel documentare e archiviare i graffiti sta nell’impossibilità (che è della fotografia come del video) di fruire l’opera nello spazio per cui è nata.

Detto questo, è ovvio che vedere film come Style Wars, leggere libri come quello di Martha Cooper o visitare siti internet come quello di Banksy ha giocato un ruolo fondamentale nel far crescere il mio interesse verso il fenomeno graffiti. Così parte delle motivazioni che mi hanno spinto a pensare un archivio digitale di graffiti è profondore a mia volta questa passione.

Un altro traguardo personale che pongo nella diffusione di un database di tag è costruire delle collaborazioni nel presente (in opposizione alla semplice registrazione di dati per il futuro). Credo che la cultura Hacker e il Graffitismo abbiano molto in comune e spero di incoraggiare le due frange a lavorare insieme.

Claudio Musso: Il Writing come pratica artistica è storicamente basato su alcune categoria fondamentali come la velocità, la precisione e la gestualità. Posto che il software utilizzato per Graffiti Analysis possa mantenere le prime due, è possible che sia in grado di riprodurre il gesto? E nel caso in cui non sia possibile pensi che sia necessario affiancare una “documentazione canonica” fotografica o video?

Evan Roth: Sì, questo è punto interessante. Il sistema Graffiti Analysis visualizza i graffiti in movimento, che spesso è molto diverso dal vedere l’opera finita sui muri. Lo spessore della linea rappresentato in Graffiti Analysis riflette la velocità meglio di quanto non possa fare con le altre caratteristiche fisiche legate al pennarello. Più velocemente si muove il writer, più sottile diventa la linea. Un’altra differenza tra visualizzazione digitale e il classico inchiostro sta nella possibilità del software di seguire la mano anche quando si sposta da una lettera all’altra. Di tutti gli incontri fatti con i writer per “catturare” le loro tag ho tenuto la copia cartacea del risultato per confrontarla con quella digitale.

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Claudio Musso: Una significativa differenza tra la classica fotografia di una tag e l’analisi digitale che propone il tuo progetto risiede nella capacità di mimare la terza dimensione. Lo sfondamento della bidimensionalità è stata una preoccupazione della pittura moderna come della seconda ondata del Graffitismo (si pensi alla scena degli anni ’90). In questo senso, pensi che il progresso tecnologico influenzerà il Graffitismo?

Evan Roth: Esistono molti spunti d’interesse nell’utilizzo della tecnologia per la documentazione dei graffiti. Oltre ai software come Graffiti Analysis, i sistemi di scambio online come i blog, i forum e i servizi di photo sharing sono ancora relativamente nuovi e creeranno un grande scarto rispetto alla possibilità di conoscere e imparare riguardo i graffiti.

Ma se parliamo di avanzamento nella pratica del Graffitismo, e di come la tecnologia stia realmente influenzando la scritta sul muro, penso che gli sviluppi più interessanti siano chimici e non digitali. L’utilizzo di acidi per scrivere sul vetro è l’innovazione più largamente adottata, ben più di qualsiasi cosa possa derivare dal computer.

Il Writing è sempre una corsa agli armamenti tra il writer e la città, e da molto tempo a questa a parte l’acido per incisone si è rivelato un medium relativamente resistente.


http://graffitianalysis.com/

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