In anni recenti, in Italia e nel mondo, molte cose sono cambiate nell’ambito della conoscenza, della trasmissione del sapere e del sistema educativo.

Si e’ parlato a lungo della riforma della scuola, uno dei tanti casi in cui la burocrazia italiana ha sfoggiato i suoi cigolanti meccanismi da Mammut. Se da una parte gli studenti italiani erano fortemente svantaggiati rispetto ai colleghi ‘stranieri’, poiche’ il sistema risultava sganciato dalla pratica e dal mondo reale, dall’altra la scuola Italiana, pubblica e non meritocratica, aveva il raro pregio di insegnare a pensare. Invece di creare lavoratori dipendenti, rampanti e intraprendenti squaletti da scagliare nell’industria, la scuola Italiana sfornava pensatori, generatori di dubbio, persone colte abituate a contare sullo sforzo e l’esercizio dell’intelligenza. Si diceva che i colleghi Europei e Statunitensi, proveniendo da scuole piu’ brevi e piu’ facili, vantando una maggiore esperienza grazie a stage all’interno di compagnie e industrie, fossero preparati ad orientarsi all’interno del mondo del lavoro con maggiore dimestichezza rispetto ai disperati filosofi in cerca di identita’ spersi per anni nei corridoi delle Universita’ Italiane.

Poco prima dell’avvio alle riforme una sottile forma di ostracismo, mimetica crociata contro studi filosofici e letterari mascherata da tecnicismo, si e’ maliziosamente infiltrata nelle aule scuolastiche; alcuni indicarono: da una parte disoccupazione, dall’altra iperspecializzazione. Parole sagge?

Quando l’uomo, divenuto frammento, non vede piu’ l’insieme del sistema di cui fa parte, e non conosce il processo che contribuisce ad innescare, perche’ dovrebbe stupirsi qualora si accorgesse che la catena che gli stringe il collo l’ha fatta lui? E’ piu’ facile non farsi domande, lasciarsi manipolare.

.

Al giorno d’oggi e’ ancora possibile incrociare nelle strade del mondo i superstiti di quella classe di ‘poeti in via d’estinzione’ che sono gli ultimi depositari di una tradizione appartenente a passato forse ormai perduto. Costoro, spettatori del cambiamento, sono individui ibridi, poiche’, educati in scuole ancora strutturate su modelli e piani di studio ottocenteschi, hanno, al tempo stesso, assistito alla rivoluzione informatica, la quale comporta la diffusione capillare del computer, l’uso massivo della rete internet e il dilagare di strumenti e accessori elettronici.

Come Demoni che, figli di Uomini e Dei, conservano caratteristiche e proprieta’ di entrambi, i Centauri della cultura, esseri mostruosi e claudicanti, capiscono Prolog e Pascal, Omero, Python, Basic e Dante; contaminati da presente, passato e futuro, leggono lingue che non esistono piu’, le menti attraversate da frasi, suoni e parole che appartengono alla storia. Costoro, eseguendo il pensiero come fosse codice, processano frammenti di Greco e Latino, cercando la radice di numeri e parole, come se il tempo avesse ancora un valore, e la parola significato.

Nell’intento di aprire una riflessione su tematiche non alla moda come l’educazione nelle scuole, la ricerca di un sapere consistente, la trasmissione o la perdita della cultura e la manipolazione della conoscenza, ho deciso di intervistare il Professor Edoardo De Carli, fondatore della Gilda degli insegnanti e, per molti anni, insegnante di Italiano e Latino nella mitica sezione H del Liceo Classico Beccaria di Milano, il piu’ antico della citta’.

.

Eleonora Oreggia: Come e’ cambiata la scuola durante gli ultimi 30 anni? Ed il sistema educativo?

Edoardo De Carli: Le regole del mercato l’hanno cambiata: lo studente è un cliente, e come tale deve essere accontentato; ma il sapere (o il diploma, anche senza sapere) non è un prodotto destinato solo allo studente bensì a tutta la società, presente e futura; anche chi non ha figli paga le tasse per un sistema scolastico che dovrebbe garantire buoni idraulici, buoni commercialisti e buoni geriatri anche per lui.

E oggi il mercato impone all’industria degli altri prodotti piani di produzione a breve (biennali, massimo quinquennali); mentre l’investimento nella scuola deve calcolare su piani a lungo termine: dai 12 ai 18 anni ci vogliono per iniziare ad impostare un buon idraulico, commercialista, geriatra…

Eleonora Oreggia: Vi sono stati due elementi fortemente innovativi durante gli ultimi anni: da una parte la riforma della scuola, dall’altra la rivoluzione informatica… Puo’ commentare, a partire dalla sua esperienza, questi due avvenimenti storici?

Edoardo De Carli: Riforma o riforme? Apparentemente ogni nuovo governo lancia riforme, col risultato che l’investimento a lungo termine diventa più aleatorio, spezzettato, precario. Di fatto poi la scuola si è adattata ad un tira a campare, un arrangiarsi, un fai da te, che si è mascherato da autonomia delle scuole. Ecco, gli aspetti di riforma che hanno prodotto più dissesto sono stati proprio l’autonomia delle scuole (alla fine dei diversi cicli ci sono i risultati più variegati, che non possono garantire livelli qualitativi uniformi) e l’abolizione degli esami di riparazione: quest’ultima è stata la ciliegina sulla torta della clientelizzazione dello studente , poiché gli ha confermato l’idea che sia il negozio a dovergli fornire il prodotto che cerca. Il senso di responsabilità dell’uomo che costruisce la sua sorte con le proprie mani è andato perduto.

L’informatica per lo più è diventato uno strumento facilitatore: se guardi in rete ci sono molti siti che ti danno i riassunti di libri, le parafrasi di poesie, le traduzioni di latino, greco, inglese, le tesine preconfezionate. Insomma, le opzioni più usate sono quelle del taglia-incolla.

.

Eleonora Oreggia: A quale modello culturale si ispira la riforma della scuola? Funziona? Cosa dicono gli studenti? E gli insegnanti?

Edoardo De Carli: Modelli culturali ? Dai tempi della prima riforma degli esami di maturità il “modello culturale” era quello del risparmio nel bilancio della Pubblica Istruzione, anche se c’è chi insiste a credere che fosse una risposta al ’68 ! Poi l’altro “modello culturale” è stato quello di favorire potenziali associati sindacali e probabili elettori: vedi ad esempio il progresso fatto recentemente dagli insegnanti di Religione; oppure, poco prima, la scuola elementare con i 2/3 o più maestri: la CISL, che spingeva lobbisticamente per questa riforma ha visto aumentare i suoi iscritti fra i maestri elementari; e gli altri cercavano di tallonarli su questa strada.

Gli insegnanti, quelli vecchi che hanno conosciuta la scuola precedente, sono rassegnati, rendendosi conto che non posso contrastare i poteri forti della politica e dell’economia; l’associazione che mi ha visto tra i suoi fondatori –la Gilda degli insegnanti- ha cercato in ogni modo di frenare questo inesorabile trend, ma è stato tutto inutile. I giovani insegnanti sono frastornati da un perverso sistema di arruolamento che li costringe a corvée biennali (Scuole di Specializzazione) per poi lasciarli ancora in un lungo precariato: arrivano a superare il problema del posto di lavoro e quindi a potersi interessare del sistema scolastico quando sono già un bel po’ attempati.

Gli studenti: essendo giovani sono i primi ad adeguarsi, e di buon grado: se per 13 anni si divertono senza faticare molto, facendo i consumatori a tutti gli effetti, perchè dovrebbero preoccuparsi che un domani saranno dei poveretti, obesi nello spirito, superati nelle carriere dagli immigrati di seconda generazione, che hanno ancora radicatissimo il concetto che più ti spremi e più ottieni ?

.

Eleonora Oreggia: Qual e’ l’influenza del computer sulla capacita’ di apprendimento e sulla concentrazione? Quali sono i vantaggi, e quali gli svantaggi?

Edoardo De Carli: Circa 10 anni fa al Beccaria misi su un gruppo di studenti volontari per l’uso del computer: con le competenze che ognuno individualmente aveva conquistato da autodidatta si trattava di costruire il sito della scuola e vedere che altro si poteva realizzare (sul piano dell’organizzazione, delle conoscenze e della didattica) con le macchine che avevamo. Insomma, era un vero laboratorio, sprizzavano le idee, ci si incarogniva con le possibilità di cui disponevamo (hardware, software, competenze, tempo e fondi). Secondo me quell’esperienza –che mi è piaciuta- è servita anche a molti di quegli ex-ragazzi. Poi i colleghi hanno cominciato a fare corsi canonici, a dare patenti ecdl e cosi’ via. Non so quali effetti producano: due anni fa sono uscito dalla scuola; però, guardando gli studenti di Lettere a cui ancora insegno Latino, non ho notato miglioramenti generalizzati nella concentrazione e nell’apprendimento, anzi!

Eleonora Oreggia: Come e’ trasmessa la cultura classica in rete?

Edoardo De Carli: Be’, ci sono tanti siti classicisti; io li uso prevalentemente per la ricerca di testi e altro materiale del genere, e a questo scopo diffondo fra gli studenti universitari elenchi di URL selezionati (non consiglio Splash-Latino, quello con le traduzioni già pronte, che comunque l’imberbe ginnasiale conosce immediatamente). Poi, scrivendo un’antologia liviana per il liceo, ho verificato l’enorme utilità dei Thesauri informatici: sostanzialmente giganteschi database dove si può verificare rapidamente la percentuale di occorrenze di nomi, costruzioni ecc. Mentre il vecchio compilatore di una grammatica o un dizionario era condizionato dalla memoria umana, che gli concentrava l’attenzione su cose magari curiose ed interessanti ma poco frequenti (e quindi non meritevoli di trattazione nel manuale, per un semplice calcolo delle probabilità di incontro in un testo), la rigorosa memoria digitale ti suggerisce che cosa più facilmente ritroveranno gli studenti nelle pagine che dovranno interpretare.

.

Eleonora Oreggia: Cosa ne pensa di Wikipedia? E della traduzione della cultura da un supporto all’altro?

Edoardo De Carli: Wikipedia è buona cosa, ma anche pericolosa: dopo un po’ di lemmi ben fatti ci si fida ciecamente o quasi, ed ecco che te ne capita uno pieno di castronerie; lo segnali, ma poi ti viene il dubbio: come fanno a fidarsi di te che correggi ? Si erano fidati anche dell’altro…

La traduzione della cultura da un supporto all’altro semplifica molto le cose: un libro in rete ti evita le lunghe attese allo sportello della biblioteca; il find ti evita di smarrirti nei libri che non hanno indice; io poi, che ho la pessima abitudine di tenere sotto mano parecchi libri diversi, riesco a farlo meglio sul monitor che facendoli cascare dal mio scrittoio

Eleonora Oreggia: Quanto va salvato dell’antichita’? E come?

Edoardo De Carli: Tutto il salvabile. Come? Cercando di farlo alla maniera inglese: in modo divulgativo ma rigorosamente corretto; lì gli universitari scrivono libri di approccio per bambini: se scrivono boiate i loro colleghi li impallinano. Qui l’universitario non si sporca le mani con la divulgazione; e chi divulga fa lo spettacolo ad ogni costo (vedi i vari programmi che per togliere audience al pur serio Piero Angela mandano allo sbaraglio dei guitti ignorantissimi)

.

Eleonora Oreggia: La veridicita’ della rete e’ messa in dubbio dall’accademia ufficiale ed in tal modo i dotti non sempre aiutano la verifica ed il passaggio. Il mondo accademico ufficiale italiano e’ pronto ad una forma di libera circolazione e condivisione del sapere? Perche’?

Edoardo De Carli: No, vedi sopra: siamo ancora vicini ai tempi di don Abbondio, che usava il latinorum per intimidire il povero Renzo. Così il linguaggio giuridico deve essere incomprensibile ai comuni mortali, idem quello amminsitrativo (altrimenti di che camperebbero avvocati e commercialisti se non perché conoscono quelle lingue straniere ?), idem quello medico. E tutta la cultura seria deve ammantarsi di incomprensibilità: altrimenti come si distinguerebbero i nobili dai cafoni ?

Eleonora Oreggia: Puo’ commentare le seguenti tematiche, tenendo presente le trasformazioni tra passato, presente, futuro, mondo digitale e cultura tradizionale:

- apprendimento in rete

Edoardo De Carli: Ci vedo solo quegli aspetti pratici, non la nascita di una forma mentis diversa; e poi il rischio di boiate che si mescolano alle perle c’e’ anche nella cultura cartacea

- il cancellamento delle culture

Edoardo De Carli: Ma no! Da noi proliferano maghi e Padri Pii, pur con la globalizzazione, mentre in Svezia non esistono.

.

- inaffidabillita’ di google

Edoardo De Carli: Ci mancherebbe altro!! Quando digiti nome e cognome fra virgolette di un personaggio non famosissimo ti sbatte in prima pagina il link al mio sito di monumenti e lapidi !! Vuol dire che quel motore ha un cervello ben fatto …

- la libera circolazione del sapere

Edoardo De Carli: Fino ad un certo punto (e non sto parlando della censura in Cina o in paesi musulmani): se prima non c’e educazione umana (dal padre o madre, da amici, dalla maestra) a trovare il piacere nel sapere, non lo si ricerca il sapere: si pensa che sia una noia: molto meglio il giochino ripetitivo e allucinante…

- la ricercabilita’ e l’archivio dei dati

Edoardo De Carli: Dovrebbero essere moltiplicate le spese per l’accumulo dei dati in forma digitale

- la manipolazione delle conoscenze

Edoardo De Carli: Ma questa fa parte normale della trasmissione di culture da una generazione all’altra, in civiltà orali, in quelle della scrittura e in quelle informatizzate

- accessibilita’

Edoardo De Carli: C’è; costa, ma si risparmia altro (tempo); vero è però che si ingrassa a muoversi meno…

.

Eleonora Oreggia: Qual’e’ la sua visione sulla tecnologia, tenendo presente prospettive, possibilita’, rischi, vantaggi..?

Edoardo De Carli: Va avanti indipendentemente da quello che pensa la nostra etica; al massimo è l’economia che può incidere su di essa, fermandola, cancellandola o imprimendovi più rapido impulso. Rischi ? Ci sono sempre stati (anche quando Caino ha usato la mandibola d’asino e ha ammazzato Abele). Adesso bisogna solo valutare quali rischi ci siano senza ritorno; ma è sempre la tecnologia che ci consente di scoprirli e misurarli !!

Eleonora Oreggia: Puo’ aggiungere una sua riflessione personale sull’argomento?

Edoardo De Carli: Diamoci una calmata…

.

Eleonora Oreggia: Lei che ha passato la vita a contatto con le generazioni piu’ giovani, ci puo’ donare una frase o un consiglio, un verso poetico o un’immagine, per coloro i quali, giungendo dopo di noi, non avranno il privilegio di assistere al passaggio tra cultura classica e cultura digitale..?

Edoardo De Carli: Gli ricorderei solo che Platone viaggiava ancora a cultura orale: citava Omero a memoria ( e perciò ogni tanto sbagliava); ma dopo Platone non c’è stato il diluvio; e Kant non era uno scemo; che i monaci del monte Athos han continuato a copiare a mano libri anche dopo Gutenberg (fino al ’700 !!); eppure mica è crollato il mondo!! E che sarà mai un po’ di computer nel renderci diversi i modi per apprendere, vivere ecc. ?


www.chieracostui.com/

www.liceobeccaria.it/

www.chieracostui.com/costui/docs/info/informazioni.asp?page=credits

www.beccaria-asbec.it/asbec/index.asp

SHARE ONShare on FacebookGoogle+Tweet about this on TwitterShare on LinkedIn