Lo scorso autunno ad Amsterdam si è tenuta la seconda conferenza intitolata Economies of the Commons – Paying the cost of making things free – (www.ecommons.eu) per discutere la politica economica dei nuovi media e le consequenze per il settore culturale partendo da un esame critico delle economie in atto nei digital commons.

In quel contesto Jaromil e Marco Sachy hanno presentato Dyndy.net, da loro definito uno strumento critico per continuare e migliorare l’esperienza delle valute e del credito decentralizzati, seguendo l’etica del Free software e delle Transition town e incrementando le capacità di autorganizzazione delle comunità che creano economia e valore evitando il sistema centralizzato del monopolio banca-debito per sperimentare sistemi bancari alternativi e valute locali.

Molto spesso infatti, tutti noi utilizziamo i soldi e interagiamo con le banche senza pensare che tale modalità non è un dato di fatto ma piuttosto un sistema che si è cristallizzato attraverso delle pratiche immerse in un contesto storico e sociale. E come tale può essere cambiato se risulta inefficiente, monopolistico o addirittura antidemocratico.

Per capire meglio il percorso del progetto Dyndy.net e le questioni in gioco ho intervistato quindi Marco Sachy.

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Zoe Romano: Il claim di Dyndy recita: “Engineering the future of money for democratic economy”. Puoi spiegarci perchè persi che l’economia contemporanea non sia più democratica?

Marco Sachy: Dyndy è un progetto che vuole ripensare orizzontalmente il networking economico. Come ha detto Kristinn Hrafnsson parlando di Wikileaks: “La democrazia senza trasparenza è solo una parola vuota”. Tale considerazione vale anche per le questioni economiche. L’economia contemporanea si basa su un modello di governance gerarchica top-down: agendo su diversi livelli del sistema economico, le istituzioni dell’economia organizzano la vita sociale in nome dei contribuenti, ma senza la loro diretta partecipazione, nella definizione e nei processi del sistema economico nel quale sono immersi. In breve, le “regole del gioco” economico, sono imposte dall’alto su coloro che attivamente sviluppano la civiltà a livello sociale.

Ancora più importante. I cittadini che effettivamente producono valore nel sistema capitalistico (che in primo luogo non hanno scelto loro) sono esclusi dai processi di ridistribuzione del valore che producono. Questo è letteralmente non democratico. Il monopolio sulla creazione dei soldi è esclusivamente discrezionale e Dyndy impernia quindi la sua prospettiva sull’elemento economico, il cui controllo è ora nelle mani di pochi che sono al potere alle spese di tutti gli altri. Tale elemento del sistema economico, che lubrifica le ruote del commercio, è proprio il denaro, nel sistema banca-debito.

In verità la struttura della governance del sistema monetario influenza ciò che accade nell’economia reale: le istituzione sovranazionali come la Banca Mondiale, il Fondo Monetario Internazionale o ancora, il BIS (Bank for International Settlements) decidono a porte chiuse quali saranno le politiche monetarie e – quindi – economiche che i contribuenti o i consumatori saranno obbligati ad adottare dalle autorità regionali (tipo l’Unione Europea) e di conseguenza dai governi nazionali e le amministrazioni locali.

Oggi tale istituzioni stanno considerando di passare a una riserva di valuta globale sovranazionale; forse cambieranno idea ma nel caso si accordassero per questa soluzione, sono certo che non andremo a esprimere la nostra opinione in un referendum istituito per decidere democraticamente sulla questione.

Zoe Romano:Il capitalismo è nato molti anni dopo la nascita del denaro. E’ nato quando il denaro è diventato denaro rappresentativo (senza valore intrinsceco). Ed è diventato un elemento immateriale quando le valute del mondo non dipendevano dalle riserve d’oro ma solo dall’autorità statale. Puoi parlarci del legame che suggerite tra la morte del capitalismo e il bisogno di ripensare i soldi?

Marco Sachy: I soldi del capitalismo moderno presentano sei importanti fallimenti, che ci suggeriscono come sia necessario ridefinire la loro natura per le sfide dell’economia di oggi. Questi problemi stanno peggiorando la vita economica di tutti noi e si possono così riassumere: la moneta moderna è basata sul debito, contiene gli interessi, non funge da buon medium di scambio, in quanto riserva di valore e anche come unità di conto viene mantenuta artificalmente scarsa, è inflazionistica e infine è gestita centralmente.

Queste sono le principali ragioni del perchè dovremmo ripensare alla sua natura. Da un punto di vista strettamente finanziario, sta diventando nocivo continuare a progredire sulla base di un modello di crescita sorpassato e basato su quel tipo di denaro.

In breve, la crescita esponenziale dei profitti potrebbe essere sostenibile nel mondo ideale delle teorie o in quello virtuale del trading ad alta frequenza, ma la crescita esponenziale del’output economico non è sostenibile per definizione in un modo finito come il nostro. In altre parole, dobbiamo ricordarci che se continuiamo a considerare il PIL quale unico parametro per valutare se un’economia è sana o meno, saremo costretti a gestire scenari dove sarà sempre più difficile distinguere se siamo di fronte a una crescita sana o se si tratta di una bolla speculativa che inevitabilmente scoppierà, mettendoci nella scomoda situazione di una Seconda Ondata di crisi: “Pessimi bilanci bancari -> restrizioni del credito -> recessione -> peggiori bilanci bancari -> ulteriori restrizioni del credito e così giù in una spirale negativa” (Bernard Lietaer 2009: 4).

Il bisogno di riconsiderare come creiamo e ci relazioniamo con i soldi è il passo necessario verso un mondo dove le crisi finanziarie, bancarie ed economiche saranno uno strano ricordo del passato.

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Zoe Romano: Come può il Rizoma Monetario ispirato da Deleuze e Guattari, diventare una valida alternativa al paradigma banca-debito, alla base dell’economia contemporanea?

Marco Sachy: In virtù delle riconosciute caratteristiche che Deleuze e Guattari hanno evidenziato nel volume “Mille Piani”, l’Albero Monetario è una metafora filosofica che rappresenta il tradizionale e cetralizzato sistema monetario moderno (un sistema bancario centrale con la Bank of England quale prima banca centrale moderna fondata nel 1694). A livello internazionale (primo livelo geraricho) operano le istituzioni come il Fondo Mondetario Internazionale, la Banca Mondiale e il meno popupare BIS, la banca centrale che coordina le attività delle 10 maggiori banche centrali: qui, il livello massimo della gerarchia, la radice della gestione monetaria viene ben gestita attraverso l’emissione e la gestione delle riserve internazionali a livello globale.

Così, la struttura è sorprendentemente arborescente. Dato che le nostre generazioni sono cresciute totalmente immerse in essa, L’Albero Monetario rappresenta il paradigma che siamo soliti considerare naturale quando pensiamo al nostro sistema monetario. Non guardiamo ad esso come il risultato del ricorso ad una valutazione particolare e storicamente determinata della nostra realtà monetaria.

Per contro, il Rizoma Monetario si chiama così perchè le valute che ne risultano assomigliano a quelle del Rizoma che sempre Deleuze e Guattari descrivono in “Mille Piani”. I due pensatori cercavano un nuovo modo di fare filosofia nonchè la possibilità di pensare nuovi tipi di sistemi monetari: ad esempio, un sistema monetario integrato e multi-valuta quale risultato di un approccio rizomatico al design dei sistemi monetari esistenti. Quindi, il Rizoma monetario rappresenta (letteralmente) tutte le alternative postmoderne per superare il paradigma moderno dell’Albero Monetario, nonchè per sviluppare l’ontologia del denaro e delle sue manifestazioni nel XXI secolo.

Inoltre, Rizoma Monetario è tale perchè permette di collegare in modo orizzontale e a-centrato parametri appartenenti a diversi domini dell’esistenza (etico, economico, psicologico, etc…) al fine di progettare il complesso di valuta più adatto nel contesto sociale ed economico in cui lo vogliamo realizzare.

Esso è quindi un cambio di prospettiva, che mi piace descrivere facendo riferimento all’ecologia: dal paradigma moderno fatti di una monocultura di valute nazionali a un’ecologia del denaro nel quale diversi tipi di moneta operano insieme e sono utiizzabili in pagamenti misti. Maggiore diversità nei tipi di valuta migliorerà la connessione di tutti i partecipanti all’economia e renderà il sistema monetario più resistente in casi urti esterni.

Zoe Romano: In quali settori e in quali circostanze pensi sia più probabile che queste monete vengano usate in modo diffuso?

Marco Sachy: Idealmente il principio trainante è che le monete alternative possano essere progettate per connettere risorse inutilizzate a bisogni non soddisfatti. In altre parole, le valute alternative diventeranno più diffuse dove il bisogno diventerà più pressante: le valute contro-cicliche, per affrontare il problema della disoccupazione nelle piccole e medie aziende (nel settore B2B) sono il primo ambiente dove sviluppare questi sistemi di valuta alernativa. Questo perchè le condizioni stanno peggiorando sensibilmente in quei paesi in cui il contagio della bolla dei derivati e degli asset tossici si è diffusa nel 2008.

Più in generale, dal momento in cui non è realistico pensare di eliminare i soldi del tipo banca-debito da un giorno all’altro, un cambiamento significativo inizia in modo serio dall’approccio delle monete complementari: sono gli accordi monetari all’interno di una comunità, in quanto mezzo di pagamento parallelo con – e complementarmente a – le monete nazionali convenzionali.

Da questo punto di vista, le monete alternative e complementari possono essere usate in ogni settore e in ogni circostanza si voglia misurare il valore della vita economica in essa contenuta. Non ci sono limiti alla creatività e alla possibilità di creare monete. Oggi esistono circa 5000 monete complementari nel mondo: dalle miglia dei frequent flyer (monete corporate: se voli solo con la nostra azienda, guadagnerai soldi convenzionali) alle monete di transizione come il Tones Pund nel Regno Unito o lo SCEC in Italia (le monete locali, spese localmente per mantenere le economie locali), o ancora le monete per scopi sociali come lo Huerai Kippu giapponese (mi prendo ad esempio cura di tua madre per qualche ora a settimana e regalo gli Huerai Kippu – non gli Yen quindi – che ho guadagnato a mio padre che così è messo nelle condizioni di ricevere lo stesso servizio da un altro membro del network mentre conserva gli Yen per andare a fare la sauna o qualsiasi altra cosa che acetta moneta convenzionale). E così via.

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La cosa importante da tenere presente è che la moneta alternativa e complementare deve essere progettata per risolvere problemi peculiari e dettagliati, non affrontati dalla moneta convenzionale, in virtù delle sue proprietà intrinseche.

http://www.dyndy.net/

http://www.transitiontowns.org/

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