Recombinant Theatre è la definizione data dal collettivo statunitense Critical Art Ensemble al proprio lavoro performativo. Nato nel 1987 a Talahasse in Florida il Critical Art Ensemble fondato da Hope e Steve Kurtz, Steve Barnes, Dorian Burr, Beverly Schlee, a cui ha collaborato a lungo Beatriz da Costa, si autodefinisce un collettivo di artisti dediti all’esplorazione delle intersezioni tra arte, tecnologia, attivismo politico radicale e teoria critica.

Azioni e installazioni quelle del CAE connesse con i media tattici, con la tematica del plagiarismo, del boicottaggio e della riappropriazione creativa e sovversiva dei mezzi di comunicazione; recombinant è un aggettivo caro alla generazione dei media attivisti ed è riconducibile al valore di rifunzionalizzazione semantica e di détournement situazionista. I loro testi tra cui Disobbedienza Civile Elettronica (con il famoso motto Cyber rights now!) pongono l’accento sul fatto che una tecnocultura alternativa possa nascere da un movimento organizzato (il tactical media movement ) e da una pratica reale di socializzazione dei saperi tecnologici e di “interventismo” (parola che il collettivo preferisce ad “impegno”), di “digital resistence”.

Ma cosa intende il CAE per recombinant theatre? Un teatro tecnoattivista che unisce le pratiche del teatro di guerriglia , del teatro sociale, alle tecnologie più attuali di trasmissione delle informazioni e alle operazioni di sabotaggio elettronico, di net strike, di virtual sit in . Le loro ultime performance riguardano le biotecnologie e approntano per questo dei veri e propri laboratori mobili per contestare le modalità di ricerca della biologia attuale e gli eccessi delle sperimentazioni relative al DNA ricombinante umano, vegetale e animale, denunciandone le speculazioni economiche ad opera di multinazionali farmaceutiche e di grandi catene di distribuzione alimentare. In questa forma di “teatro-scienza” lo spettatore si trova di fronte a conferenze scientifiche e a veri e propri test sulla fertilizzazione in vitro e sugli organismi geneticamente modificati. Di questi temi parla il libro Molecular Invasion edito in copyleft da Autonomedia e liberamente scaricabile dal loro sito (da poco tradotto e pubblicato anche in Italia).

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In Free Range Grains viene allestito un open lab per verificare se alcuni prodotti alimentari distribuiti nei grandi magazzini e portati dal pubblico in occasione della performance, contengono o meno OGM. Perché «il processo scientifico non appare mai pubblicamente, appaiono solo i suoi miracolosi prodotti. Vogliamo portare i processi di routine della scienza al pubblico. Farglieli vedere e toccare”.

Recentemente il Cae sta rivolgendo la propria attenzione sugli effetti devastanti degli storici esperimenti batteriologici inseriti nei programmi di guerra britannici e statunitensi. In Germs of Deception (2005) il CAE riproduce (in modi evidentemente non dannosi per l’ambiente e per il pubblico) le condizioni di un esperimento batteriologico realizzato dagli USA nel 1949 quando un gruppo di militari addestrati rilasciò nell’aria un battere Serratia marcescens con l’obiettivo di contaminare completamente l’ambiente circostante. Identica simulazione per Marching plague, riferita invece agli esperimenti britannici per testare la peste come arma batteriologica nell’isola di Lewis nel 1952-1953.

In GenTerra il Critical Art Ensemble stimola il pubblico a creare nuove forme di batteri modificati geneticamente del tipo “e-coli” ma completamente innocui, liberarli nell’aria o portarseli a casa. L’obiettivo è quello di ” demistificare l’intera procedura di ingegneria genetica, provare ad alleggerire la paura inopportuna per la scienza transgenica e ridirigere l’attenzione verso le implicazioni politiche della ricerca”.

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Steve Kurtz a seguito di un’indagine su colture batteriche non tossiche rinvenute in casa sua dopo la morte per arresto cardiaco della giovane moglie Hope, viene accusato prima di bioterrorismo poi di frode postale. La ben nota vicenda è spiegata dal collettivo in questa intervista: a causa del provvedimento federale contro il terrorismo (la famigerata Patrioct Act promossa dopo l’11 settembre 2001 che proibisce il possesso di “qualsiasi agente biologico o tossina in una quantità non giustificata da una ricerca preventiva, protettiva o per altri scopi pacifici” ) Kurtz rischia adesso 20 anni di carcere. La comunità artistica internazionale si è mobilitata ed è stato aperto un sito dove è possibile aderire alla campagna di solidarietà internazionale .

Anna Maria Monteverdi: I membri della Critical Art Ensemble chiamano sé stessi professionisti dei media tattici. Potete spiegarci cosa intendete con questo termine e come avete iniziato ad utilizzare questo modello di produzione culturale?

Critical Art Ensemble: Media tattico è un termine che ha origine in Olanda nella metà degli anni 90. La parte “tattica” del termine deriva parzialmente dalle teorie sulla vita quotidiana di Certeau. Il media tattico è anti-monumentale, deterritorializzante e auto-definito. Non cerca di colonizzare sites of meaning. E’ effimero, emerge rapidamente per creare sovversioni ideologiche, per poi sciogliersi molto rapidamente. La parte “media” del termine si riferisce al fatto che CAE non lavora con alcuni mezzi in maniera specifica. Usiamo gli strumenti o le combinazioni dei media che risponderanno al meglio in una determinata situazione.

Questa é una delle ragioni per la quale lavoriamo collettivamente, in questo modo avremo un insieme di abilità diverse per i nostri progetti. CAE lavora sempre in questo modo, anche prima che avessimo un termine per descriverlo. Usiamo il metodo perché ci sembra il mezzo più democratico per produrre cultura.

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Anna Maria Monteverdi: Molto del vostro ultimo lavoro e numerosi vostri libri sono indirizzati alla resistenza elettronica o digitale. Scioperi della rete , attivismo online e virtuale sono le nuove forme di comunicazione e performative. Qual é la filosofia dietro alle vostre performance e quali sono gli scopi di tali azioni?

Critical Art Ensemble: Il filo comune del lavoro del CAE é stato quello di mostrare come gli strumenti dell’oppressione possano essere usati per la liberazione. Alla fine degli anni ’80 fino alla metà degli anni ’90 eravamo molto interessati a dimostrare come ci si poteva appropriare delle nuove informazioni e delle tecnologie comunicative attraverso la resistenza culturale, usate poi in modi per i quali esse non erano state designate o create. Attualmente stiamo cercando di mostrare come la scienza della vita possa essere utilizzata per scopi di resistenza. Questo compito è molto più difficile poiché il livello di persone alienate da questi strumenti è molto più elevato. Le persone tendono ad essere molto scettiche e paurose delle biotecnologie perché a differenza di un computer non sono molto adatti ad interagire con queste tecnologie. Allo stesso tempo, essi possono vedere quanti danni questa tecnologia sta causando all’ambiente e alla sfera sociale. Molti dei nostri recenti scritti e progetti sono stati concepiti per abbassare questo livello di alienazione e farle conoscere alla gente, per farli sperimentare con la tecnologia. Noi non possiamo permettere che questi strumenti di potere diventino di sola proprietà militare e delle corporazioni.

Anna Maria Monteverdi: Ci sono precedenti modelli teatrali/estetici che hanno influenzato il collettivo?

Critical Art Ensemble: Non ci sono recenti modelli che sono esattamente come noi, perché abbiamo dovuto adattarci a una differente e recente emergente tecnosfera, ma ci sono alcuni con i quali abbiamo diviso un DNA culturale e che hanno influenzato il nostro modo di pensare come per esempio il San Francisco Diggers, Augusto Boal and Theater of the Oppressed, elementi del Living Theater, e alcune delle performance emerse dall’arte del movimento femminista degli anni 70. In generale i Diggers, i Situationists, e Provos hanno avuto grande influenza su di noi, sono stati tra i primi ad accorgersi che l’azione culturale aveva un valore causale e che un movimento politico non resistente (o essi pensavano rivoluzionario) potesse accadere senza un parallelo culturale. Certamente uno degli storici apogei di questo tipo di modellatura è avventuo in Italia negli anni 70, e fortunatamente noi siamo al punto dove tale modello può interamente fiorire per un movimento globale contro le culture e le economie neoliberali.

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Anna Maria Monteverdi: I vostri ultimi lavori sono veri esempi di Teatro-Scienza (come GenTerra o Free Range Grains) e le vostre performance sono collegate alla biologia contestazionale. Il dibattito socio-politico sulla manipolazione genetica è maturo. Ma come può una performance mostrare aspetti specifici della ricerca scientifica? Ci potete fare un esempio tratto dal vostro lavoro?

Critical Art Ensemble: Questo è il bello della qualità del digitale. Puoi avere una marea di informazioni messe in un pacchetto divertente che li riordina in modo “digeribile”. Il trucco è quello di fare in modo che i partecipanti vogliano guardarlo. Questo significa che noi dobbiamo convincerli rapidamente a partecipare alla questione che stiamo presentando. Nei progetti come Free Range Grains o Molecular Invasion noi possiamo portare le persone ad avere una grande discussione del tutto piuttosto facilmente, perchè il progetto ha a che vedere con il cibo e ognuno di noi deve mangiare. Con un progetto come GenTerra, in cui CAE cerca di discutere metodi sulla valutazione del rischio di organismi geneticamente modificati, il problema è più difficile. In questo caso dobbiamo creare una “minaccia” minore chiedendo alle persone di rilasciare batteri geneticamente modificati che abbiamo creato noi. Il battere é completamente innocuo per l’ambiente e per gli esseri viventi, ma sembra molto spaventoso. Le persone diventano molto interessate a valutare il rischio quando sono messe di fronte alla scelta di rilasciare o no i batteri.

Anna Maria Monteverdi: I laboratori mobili del CAE sono apparente progettati far aumentare la consapevolezza sui problemi sociali riguardo l’ambiente, i transgenici, le tecnologie riproduttive e le guerriglie biologiche. Cosa speri che le persone si portino con sé quando vedono uno dei vostri progetti?

Critical Art Ensemble: Speriamo in poche cose: per primo, che la tecnologia verrà demistificata; secondo che un partecipante avrà una relazione più ragionevole (piuttosto che emotiva) verso pubblicazioni critiche sociali sulle biotecnologie; terzo, che attraverso esperienze partecipative, si accorgeranno del peso che essi avranno riguardo a una determinata pubblicazione, sia individualmente che socialmente, e alla fine l’esperienza li incoraggerà a diventare politicamente attivi riguardo a determinate conclusioni.

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Anna Maria Monteverdi: Qual é la reazione del pubblico quando chiedete ai componenti di esibirsi come “biologi” o come “cavie umane”? Usate particolari strategie di intervento per queste azioni?

Critical Art Ensemble: La maggior parte delle persone non esita. La strategia è quella di esibirsi in posti dove le persone si aspettano di partecipare a un evento. Può essere in un museo di storia naturale, un mercato di una fattoria o un bar locale: o in qualsiasi posto purché le persone ci vadano per fare qualcosa e non solo per guardare qualcosa.

Anna Maria Monteverdi: I nuovi sviluppi nella scienza della vita offrono potenziali positivi o pongono minacce più grandi? E anche, come riuscite a unire gli atti artistici, politici e scientifici in una performance?

Critical Art Ensemble: Lo sviluppo della scienza della vita non può essere fermato, ma può essere guidato. Se un prodotto o un processo è una minaccia o un fortuna dovrà essere esaminato caso per caso. Non esiste una posizione generale. Il problema principale non è solitamente la mancanza di conoscenza del proprio prodotto, ma il modo in cui esso viene utilizzato secondo le vigenti correnti politico-economiche. Data la natura predatoria del capitalismo, quasi ogni cosa può essere una minaccia: il sistema è quello che necessita di essere cambiato e non la scienza.

Ibridazione è un processo semplice poiché é lo stato permanente del diventare, di cui tutti facciamo parte. Tutti gli oggetti e i processi hanno elementi di scienza, politica e arte in essa o collegati tra di loro. Noi attiriamo solo l’attenzione verso tutti gli elementi in varie proporzioni che compongono questo miscuglio, piuttosto che ignorare alcune categorie e favorirne altre.

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Anna Maria Monteverdi: Solitamente vi esibite in musei o in festival su temi che coinvolgono le scienze naturali o i media digitali. Siete mai stati invitati a festival teatrali? Pensate che il teatro tradizionale sia una forma retrograda perché isola ogni ibridazione con la tecnologia?

Critical Art Ensemble: Siamo stati invitati a festival teatrali e a conferenze. Non molti ma è successo. Agli eventi a cui abbiamo partecipato le presentazioni tendono a essere piuttosto normalizzate, ma ho trovato che i produttori degli eventi sono pronti a presentare solo qualche cosa di quello che avevamo proposto al momento dell’invito. I teatri tendono ad avere alcuni tra i migliori strumenti tecnologici disponibili per le performance, é solo che solitamente non vengono utilizzati per scopi radicali o per esperimenti. Il teatro in generale é senza alcun dubbio tecnofobico.

Anna Maria Monteverdi: Siete stati accusati di essere “bioterroristi” Potete dirci qualcosa in più sul tragico evento che ha coinvolto Steve Kurtz?

Critical Art Ensemble: L’esperienza traumatica di Steve è stata una delle tragedie patite come risultato delle linee di condotta dei neoconservatori e della rapida crescita della sicurezza americana sostenuta dalla funzione del 911, che include la politica della “giustizia preventiva”. L’11 maggio del 2004 la moglie ventenne di Steve e membro CAE, Hope, morì di un attacco di cuore nella loro casa di Buffalo. Steve chiamò il 911. La polizia di Buffalo che risponde insieme alle chiamate di emergenza fu allarmata dalla presenza di materiale artistico presente nella loro casa, che era stato esposto in musei e gallerie di tutta Europa e Nord America. Convinti che questi materiali – che consistevano in numerosi petri contenenti forme di batteri nocivi, e apparecchiature scientifiche per testare cibi geneticamente modificati – fossero il lavoro di un terrorista, la polizia chiamò l’FBI. Il giorno successivo mentre Steve stava andando al funerale di sua moglie fu arrestato e illegalmente detenuto per 22 ore dagli agenti dell’FBI e dalla Task Force anti terrorismo, i quali lo informarono di essere sotto inchiesta per “bioterrorismo”. Nel frattempo, agenti provenienti da numerosi enti governativi di giustizia federale piombarono a casa di Steve con tute antibatteriologiche . Circondando un isolato e mezzo intorno alla sua casa, facendo la cernita di gatto, cane, computers manoscritti, libri, attrezzatura e perfino del corpo di sua moglie.

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Dopo una settimana, solo dopo che il commissario della salute pubblica dello stato di New York aveva analizzato campioni prelevati dalla casa e aveva annunciato che non c’erano minacce per la pubblica sicurezza, gli fu permesso di ritornare a casa e riprendersi il corpo di Hope. Adesso lui e Robert Ferrel, collaboratore CAE da molto tempo (primo presidente del Dipartimento di Genetica all’Università di Pittsburgh Graduate School of Public Health) affrontano l’accusa di “frode fiscale”, grazie all’Usa Patriot Act, con cui rischiano una possibile sentenza di 20 anni, lo stesso peso che avrebbe avuto l’iniziale “bioterrorismo”.

Il caso minacciò di creare precedenti molto pericolosi intaccando il confine tra diritto civile e criminale e criminalizzando coloro che osavano giudicare la politica governativa. Se il Dipartimento di Giustizia avesse vinto questo caso, avrebbe sicuramente raddoppiato il potere del Governo Federale. A causa di questo caso, molti dei produttori indipendenti che un tempo fornivano amatori o hobbisti scientifici non lo avrebbero più fatto per paura di possibili vertenze. Quindi il caso minaccia di interrompere la ricerca indipendente e danneggia seriamente la capacità pubblica di criticare corporazioni e militari, i quali eserciteranno un sempre più ristretto controllo della conoscenza scientifica.

(Per ulteriori informazioni sul caso, e su come tu possa dare un aiuto, puoi visitare il nostro sito www.caedefensefund.org .

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Anna Maria Monteverdi: Quali altri gruppi stanno lavorando in un modo simile al vostro negli Stati Uniti e in Europa?

Critical Art Ensemble: Per quanto ne sappiamo non ci sono molti gruppi che lavorano sul teatro-scienza. subRosa è uno dei pochi. Tuttavia, ci sono in tutto il mondo molti gruppi che lavorano sui media tattici – Institute for Applied Autonomy, The Yes Men, Carbon Defense League, Finishing School, Temporary Services, Preemptive Media Collective, My Dad’s Strip Club, Space Hijackers, Conglomco.org, irational.org, Bureau of Inverse technology, e via via..

Anna Maria Monteverdi: Siete mai stati in Italia a presentare il vostro lavoro, e avete ricevuto inviti per il futuro?

Critical Art Ensemble: Hanno scritto di noi riviste italiane, giornali e altre pubblicazioni e la maggior parte dei nostri libri sono stati tradotti in italiano ma sfortunatamente CAS non é stato mai richiesto per fare un progetto in Italia.


www.critical-art.net

www.ecn.org/thingnet/reviews/cae_int.html

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