Brumaria è una rivista semestrale fondata a Madrid nel 2002. E’ un progetto d’artista, un progetto editoriale militante che riflette sul fertile terreno di confine tra pratiche artistiche, sociali e politiche con uno sguardo engagé forse old fashioned, che però in tempi di relativismo culturale e politico post-post, fa davvero il suo grande effetto.

Basta leggere la tagline del periodico per sentirsi trasportati indietro di qualche decennio: «ha per fine la messa in circolazione di materiali teorici/pratici relativi alle idee artistiche ed estetiche e la loro relazione con le strutture sociali e politiche a cui fanno riferimento». In dieci pubblicazioni, Brumaria ha parlato di globalizzazione, spettacolarizzazione dell’informazione, net art e pratiche artistiche legate al networking, arte e rivoluzione, arte e «immaginazione politica radicale», video arte, chainworkers, Avanguardia. Dopo 3 primi numeri di carattere più generale, Brumaria ha iniziato a pubblicare edizioni tematiche, ognuna delle quali focalizzata su un argomento specifico e curata da un editor specifico.

Soprattutto, Brumaria ha dato spazio e voce a teorici, critici, sociologi ed artisti non solo europei e di lingua spagnola, ma anche provenienti da diversi paesi dell’America Latina. Quasi un unicum in un contesto in cui i teorici postcoloniali hanno trovato spazio editoriale, dagli anni Novanta, solamente dell’ambito più istituzionale dell’Arte con la A maiuscola (si pensi a progetti come “Third text” o “Atlantica”) oppure sono stati totalmente ignorati nel contesto – a noi più vicino – di media, attivismo, mailing list, che da sempre sono contenitori di pratiche e ricerche, per quanto sperimentali, eurocentriche o Usa-centriche con sporadiche e disorganizzate incursioni in terreni extra-occidentali.

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Il numero 10 del magazine, uscito qualche settimana fa, è intitolato “video en Latinoamérica. Una historia critica” ed è stato curato da Laura Baigorri, docente di Video e curatrice di media art e net art attiva a Barcellona. La pubblicazione è un’indagine al limite tra la ricerca accademica e la scrittura creativa sulla videoarte in America latina, e raccoglie i testi di artisti, curatori, teorici e scrittori provenienti da un diverso stato del continente latinoamericano e che aprono una porta sulla storia della videoarte nel proprio rispettivo paese.

Argentina, Messico, Venezuela, Cuba, Centroamerica, Ecuador Perù, Brasile, Bolivia, la diaspora negli Stati Uniti. Ogni saggio ricostruisce le file di un contesto di sperimentazione in bilico tra cinema, video, documentazione e media, che data dagli anni Sessanta ed arriva fino alle pratiche più contemporanee.

Come spiega la stessa Baigorri nel testo introduttivo, l’America latina è stata ampiamente dimenticata dalla storiografia europea e del Nord America, soprattutto per quanto riguarda la storia del Video e di sperimentazioni del Secondo dopoguerra. Esistono diverse storie parziali scritte in maniera militante nei diversi Paesi latini, ma manca una vera e propria riflessione generale che faccia un punto della situazione e di fatto legittimi una storia che è parallela, e non certo una copia delle ricerca europee o statunitensi fatta in versione rumba/salsa/cha cha cha dai fratelli più poveri e sfortunati.

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La storia si presenta quindi totalmente informe, disorganica, vasta, scritta probabilmente in maniera parziale da autori che sono allo stesso tempo producers, autori, sperimentatori ed hanno vissuto essi stessi parte della storia. Ma proprio questa ampiezza e questa ricerca, non di dare una linea astratta e univoca ma piuttosto ramificata, diversificata, disomogenea, fa di questo lavoro un reale tentativo di costruire un realistico panorama di divergenze concettuali e peculiarità dei processi creativi del continente.

Del resto pensare di poter costruire una sinossi che riveli uno spirito unico “latino” è una candida utopia di noi occidentali, che spesso pensiamo di poter fare la stessa cosa con i continenti un po’ esotici, come anche l’Africa o l’Asia. Del resto, non è altrettanto naif cercare di dare una definizione che accomuni tutte le diverse storie e culture dell’Europa?

Proprio questa volontà di non auto-ghettizzarsi fa si che il lavoro giochi sulla “diversità” del video latinoamericano rispetto a quello occidentale. Di fatto, le storie narrate da Rodrigo Alonso, Graciela Taquini, Lucas Bambozzi, Raul Moarquech Ferrera Balanquet, Fernando Llanos, José Calros Marategui e compagnia mostrano proprio che l’unicità latina sta nel suo legame con l’Europa e con gli Stati uniti, nella storia coloniale, nella sua storia postcoloniale segnata dalla violenza sfruttamento e dittature militari imposte da potenze politiche esterne.

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Quindi, lontano da cercare un’unicità locale, del resto inesistente, il libro dimostra come in ogni paese dell’America Latina la storia delle pratiche artistiche sia stata segnata dalla consapevolezza costante di ciò che succedeva contemporaneamente nel resto del mondo (sentimento a noi occidentali totalmente sconosciuto) e da una continua ricerca di costruire un network interno e locale che desse voce all’urgenza comunicativa di quel luogo in quel dato momento.

Uno studio comparativo sulla contemporaneità che rimanda sempre dall’interno all’esterno e viceversa, che di fatto è stato realizzato durante tutto il Novecento da artisti ed intellettuali in America Latina e che è stato quindi ripercorso dagli stessi protagonisti della storia della videoarte su cui Brumaria si sofferma. Una tale modalità di concepire il presente, che si focalizza sempre sul mantenere la coscienza di quello che sta succedendo sul territorio e di quello che succede nel contesto più ampio del mondo, come vediamo, è di fatto innato nella cultura dell’America Latina ed è arrivato solo da pochi anni nelle accademie o spazi di ricerca europei e nord americani come forma di avanguardia teorica nel modo di riconcepire e rinarrare la storia della modernità.

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Chiude il libro una ricchissima e preziosissima ricerca bibliografia e web, immancabile strumento per scoprire qualcosa di più su nomi, mostre, movimenti, spazi.

Da non dimenticare “Iberoamerica Act”, mailing list latinoamericana di dibattito su arte e media, di fatto spazio attorno a cui si sono costruite le relazioni tra numerosi dei contributors di questo lavoro. 


 www.brumaria.net/erzio/publicacion/10.html

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