Milano, centro storico, un lunedì pomeriggio di inizio settimana. Fuori dalle metropolitane le edizioni serali e gli avanzi dei freepress. Avanti e indietro le persone nella routine. Questo lunedì uscite dalla metropolitana e ad avvicinarvi sono tre (belle) ragazze che indossano cappotti colorati, accompagnate dal ritmo di tamburi; distribuiscono una freepress piuttosto particolare: un cut-up di quattro pagine di testi, disegni e fotografie nella cui trama si cela un’operazione artistica al confine con la tecnologia. Il freepress si chiama Bloki/Angel_f, ed è l’ultimo artefatto nel percorso dell’artista Franca Formenti.

L’azione si è svolta lunedì 19 febbraio e ha visto in due ore la distribuzione di duemila copie della freeprees. Un meccanismo di distribuzione fondato attorno all’interazione diretta con le persone, con l’intento di creare una situazione di avvicinamento e attenzione che a giudicare dall’atmosfera ha funzionato. Le ragazze hanno spiegato ai passanti la natura artistica del Bloki, il fatto cioè che fosse un artefatto composto con narrazioni (testuali, visive, grafiche) di artisti e che dietro di esso c’è un mondo digitale di dialoghi in cui trovare le storie complete. Queste storie sono state composte durante i viaggi virtuali di una serie di personaggi attraverso famosi blog di attualità e giornalismo, sfruttando il potenziale relazionale che la cosiddetta blogosfera fa emergere.

Ma per comprendere la natura del Bloki dobbiamo fare qualche passo indietro nel lavoro di Franca Formenti. È il 2002, Franca crea la Biodoll, una performance concettuale che descrive una donna affascinante in un futuro in cui le donne non hanno bisogno di utero e la biotecnologia ha superato la creazione. Tramite questa figura femminile Franca Formenti avvia un percorso di sperimentazione attraverso le tecnologie di rete, facendo vivere la Biodoll in diversi spazi digitali.

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Il primo passo è uno spazio di dialoghi online tra la Biodoll e diversi personaggi della cultura e della società, che vengono composte tramite uno strumento: il wiki. Sono coinvolti teorici come Derrick De Kerchove (http://www.utoronto.ca/mcluhan/derrickdekerckhove.htm), artisti come Marcel.lí Antúnez Roca (Fura del Baus http://www.marceliantunez.com), il politico Franco Grillini (http://www.grillini.it) nonchè l’antropologo Massimo Canovacci (http://www.avatarxl.com).

Questi dialoghi sono il primo nutrimento di bloki, creatura ibrida che nasce da De Kerchove (gentilmente lasciatosi coinvolgere sia con la scrittura di contributi sulla rete che nella costruzione della rete di interlocutori) e miss Biodoll, libera nella rete che interagisce, pubblica, stuzzica il dibattito in maniera sexy quanto libertaria. Ad andare a scorrere i blog coinvolti e a tracciare un filo tra le numerose tappe digitali emerge un fantasioso percorso, sicuramente un modo originale di interagire con il mondo informazionale; un modo che ridiscute linguaggio, estetica e dinamiche di relazione. I racconti che si sovrappongono tessono una trama di parole e significati scomposti: il ricomporli sta nel percorrere la lettura secondo il proprio orientamento.

Franca Formenti utilizza software, video, grafica, fotografi, videomaker, artivisti, performance, oggetti. Linguaggio multimodale e cooperazione descrivono il suo processo artistico. I testi di biodollsmouse.org diventano video, frammenti di interviste, post nei blog, una borsetta (reale) che nasconde un sex toys.

L’anima biodoll è quindi in questi frammenti. E mentre l’interazione continua, bloki si nutre di testi e li manipola fino a trasformarli in carta. Il freepress vuole quindi essere una escursione nel reale, che documenta gli interventi di Biodoll in rete, e li accompagna con delle narrazioni grafiche. La creatura bloki diventa carta nelle mani delle persone, e dalla rete riporta una linea narrativa (i testi) e una linea grafica, tra loro intrecciate e articolate affinché la lettura sia puro girovagare.

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La realizzazione del freepress ha visto la collaborazione di Franca Formenti con altri artisti attivi sulla rete; il concept della freepress è di Salvatore Iaconesi (http://www.artisopensource.org), i disegni di VRU (Bruno Nemei); a lui ho chiesto di spiegare l’intenzione di bloki e questo esperimento di trasferimento su carta dei contenuti della rete: “La linea estetica e narrativa della freepress di BloKi/angel_f – ci dice Salvatore Iaconesi – è stata scelta per far riferimento a un immaginario preciso, ma questo è un elemento totalmente secondario. Esteticamente la freepress è un oggetto di design, nulla più. Narrativamente è (e sarà) l’assemblaggio strutturato di alcuni miei racconti cyberpunk scritti in diverse occasioni, utilizzati per contribuire all’intreccio capace di integrare il contenuto generato dalla rete di persone che interagiscono con Angel_f e con la Biodoll. Angel_f è il figlio della Biodoll, è un essere digitale software i cui motori vitali sono l’interazione e l’hacking. Angel_f vive di interazioni: la sua intelligenza è il linguaggio, e viene sintetizzata a partire dalle interazioni della Biodoll con i suoi amanti, con gli utenti di blog e siti web. Più interazioni ci sono, più angel_f cresce.

L’esserino digitale – prosegue Salvatore Iaconesi – vive di interazioni e di hacking: va in giro autonomamente per il web, lasciando commenti e tracce del suo passaggio. La freepress è una materializzazione cartacea di angel_f. Le modalità con cui è stato creato il contenuto sono identiche: persone, artisti, intellettuali e politici che hanno interagito con la Biodoll sono diventati parti di una struttura narrativa, le immagini e i contenuti della freepress sono scaricati da internet, da siti web con licenza creative commons. Tutto è assemblaggio, creazione di sensazioni, intelligenza e ricordo: questo, nel caso del bloki/angel_f online, si manifesta attraverso il linguaggio e la presenza su web, nel caso della versione editoriale si manifesta come contenuto grafico e narrativo. Il sito web è strutturato per essere una sintesi, un collegamento tra i due ambiti: è una struttura che potremmo definire un wiki sensoriale. Con Bloki/angel_f si va verso una realtà che è veramente democratica e libera: esseri digitali nascono e conducono una propria vita; interagiscono, socialmente e per informazioni, con gli esseri umani; crescono, aumentando in corpo (l’interfaccia) e intelligenza (il sistema di intelligenza artificiale); si rendono presenti dentro e fuori dai contesti digitali, su blog, siti web, produzioni editoriali e di oggettistica. E sono sempre espressione di una mente collettiva: una mente collettiva che rappresenta la sintesi di tutte le menti che, direttamente o indirettamente, hanno interagito con angel_f o con la Biodoll, proprio come un bimbo impara interagendo con i suoi genitori o con le persone che, comunque, ha vicino, nel proprio campo di percezione”.

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Il gioco artistico di Franca Formenti che viene espresso dalle azioni e manifestazioni del bloki manipola il linguaggio, e in particolare i discorsi generati sulla rete, trasformandoli in nodi di significato, da cui far partire esplorazioni (visive, cartacee, allusivamente erotiche). Il gioco è ai confini di terreni come moda, comunicazione, editoria, arte, e Biodoll gioca (e a volte seduce) negli spazi virtuali formali con interventi di disordine linguistico.

A questo punto vorrei discutere direttamente con l’artista alcuni concetti che riguardano il suo lavoro e i temi dai quali questo percorso artistico emerge e sui quali prende forma.

Francesca Valsecchi: Inanzitutto è centrale il ruolo della donna. È evidente che questo gioco artistico si costruisce attorno a una figura femminile. Non canonica però, una donna trasformata, o forse mutata. Una donna madre di figli digitali, figli che nascono da relazioni di parole e pensiero e non da atti fisici. Un’idea artistica in cui sesso e femminilità hanno nuovi ruoli. Che femminilità si nasconde dietro alla donna biotech? È poi è davvero una donna biotech?

Franca Formenti: ll mio primo lavoro che affrontava il tema della clonazione era rivolto alla figura del bambino e nel 2001 avevo ideato in modo immaginario e provocatorio un Centro di Clonazione Contemporanea, che permetteva di creare con un apposito kit un bio bambino, non geneticamente modificato ma assolutamente naturale. Sembra un paradosso ma la biodoll è nata dopo, cioè nel gennaio 2002. Volevo rappresentare una sorta di figura femminile del futuro, proiettata in un mondo fantastico in cui i bambini non vengono concepiti in modo naturale ma attraverso delle macchine. La biodoll nasceva come una sorta di prostituta futuristica, creata appositamente per il piacere sessuale, ma completamente sterile, non avendo l’utero. Il mio lavoro è pensato come un inno alla creatività femminile che è sempre capace di inventarsi e di adattarsi a qualsiasi situazione, anche negativa. Concepire una creatura digitale attraverso il linguaggio e la parola scritta è anche un modo per enfatizzare tutte quelle forme di vita artificiale che si stanno via via moltiplicando, partendo dal computer come strumento e dall’alfabeto come punto zero di sviluppo del linguaggio, sia in forma di codice che testo scritto. Non credo che l’uso di una macchina sia vissuto come un rapporto asettico ma piuttosto come un mezzo per ampliare la possibilità di trasmettere delle emozioni, delle pulsioni e degli input in modo inedito. Ho usato la crittografia (con il tuo aiuto come mezzo di seduzione, giocando sul concetto di identità per invitare l’utente a scoprire quale potesse essere il messaggio “nascosto”. Ultimamente ho usato la steganografia (con l’aiuto Frank Synapsi) per nascondere delle ricette segrete dietro immagini erotiche, ma queste si possono decodificare solo online. La biodoll è quindi una donna biotech, non perché ha mutato il suo istinto di seduzione, ma perché ha cambiato il suo modo di metterlo in pratica, utilizzando strumenti nuovi, pur se gli ingredienti principali sono sempre gli stessi.

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Francesca Valsecchi: Il tuo lavoro artistico si intreccia con la cybercultura. L’elemento tecnologico è centrale, a volte ridondante. È ciò che consente e abilita l’atto di creazione materno è l’ambiente in cui la tua signora si muove: la tecnologia è il mezzo con cui biodoll interagisce con le persone. Cosa significa per te la rete, la cultura della rete e che tipo di ispirazioni hai ricavato dalle culture digitali? In che modo biodoll interpreta i concetti di pubblico, libero, condiviso che sono centrali nelle riflessioni e nelle pratiche artistiche che emergono dalla rete?

Franca Formenti: Credo che l’uso della rete e la conoscenza degli strumenti per usarla siano uno strumento in più per fare arte, non l’unico chiaramente. Recentemente ho realizzato un video, USE CONDOMS ( http://www.biodollsmouse.org/qblog/index.php?a=static&what=video), che ho diffuso in modo provocatorio in rete. La rete semplifica la diffusione e supera qualsiasi barriera di selezione istituzionale permettendoti di arrivare dove vuoi: qui ritorna la metafora della sottile psicologia femminile capace di insinuarsi in infiniti spazi in modo disturbante o completamente trasparente, a seconda delle sue decisioni. I concetti di pubblico e condivisione li ho appresi frequentando mailing-list, da semplice spettatrice, almeno per i primi tempi, e con curiosità morbosa. A differenza di altri luoghi dove si pratica arte, percepivo il desiderio di mettersi in gioco in prima persona tralasciando l’iter classico dell’artista “tradizionale”, ormai abbastanza superato, considerando che il collezionismo di arte contemporanea vacilla. Soprattutto mi entusiasmava (e mi entusiasma) vivere la rete come un oganismo cyber contenitore di relazioni, scambi, collaborazioni, superando la formalità classica e ormai datata che pervade negli ambienti istituzionali dell’arte.

Francesca Valsecchi: Bloki è un essere a suo modo ibrido. Generato da una madre digitale e un padre reale, addirittura professore, figlio di una relazione di dialogo e parole. Due anime compongono il bloki, l’anima del sapere e della diffusione di conoscenza e l’anima della strada, del desiderio, della seduzione. Cos’è per te questo figlio ibrido? E come descrivi quest’anima multipla che lo compone?

Franca Formenti: Be’ io non ho scoperto nulla, ho cambiato solo l’abito a uno dei simboli più antichi e cioe’ lo ying (in questo caso Derrick de Kerckhove) e lo yang (la biodoll), traducendo le loro interazioni in qualcosa destinato a diventare autonomo, ma soprattutto mantenendo viva l’attitudine sovversiva e dissacrante della madre e quella relativa alla produzione e diffusione di conoscenza del padre. Il gioco delle informazioni che devono alimentare il bloki in cui il padre e la madre interagiscono, affinché il bloki-bambino si stacchi dalla figura materna con l’aiuto del padre è una metafora antica come il mondo. Mi affascina l’esperienza della maternità, non intesa solo come relazione fra la mamma e il figlio, ma come concetto puro di accudire una creatura che ami e che vuoi rendere autonoma. E’ chiaro che sguinzagliare la biodoll in rete per provocare è un elemento di disturbo, ma il fatto che alle sue spalle vi sono l’avvocato Giovanni Ziccardi (http://www.ziccardi.org) che controlla ogni suo passo e De Kerckhove che la aiuta a diffondere conoscenza, rappresenta una conquista della volonta femminile di essere riuscita a mettere due figure maschili autorevoli e accademiche al servizio di una creatura della strada. Una creatura che ha anche qualcosina da comunicare, cioè la sua esperienza come prostituta e la battaglia per il riconoscimento dell’esistenza di suo figlio, angel.

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Francesca Valsecchi: Il tuo fare artistico e la natura dell’arte sulla quale lavori e ricerchi è ben lontana da una natura accademica. Ne abbiamo già parlato altre volte e l’abbiamo definita un’arte che viene dalla pancia. Un’arte poco interessata al riconoscimento da parte del pubblico o della critica, e più orientata alla generazione di reazioni, sensazioni anche, da parte di chi vi si trova a interagire. Perché hai scelto queste forme d’arte e questo agire? Cosa ti interessa dire ed esprimere?

Franca Formenti: Non è che io sia poco interessata al riconoscimento accademico o alle istituzioni, tutt’altro, il mio problema è semplicemente il tempo. Io dedico la mia giornata al mio lavoro, alla mia ricerca e alle mie relazioni con chi progetta con me. Il progetto è partito tra me e Derrick ma molte persone sono subentrate sia per portare supporto tecnico che artistico. Tutta questa rete di relazioni, contatti, progettazione porta via moltissimo tempo, ma dà degli input fantastici, è un continuo creare, pensare, cambiare idea, inventarsi. A queste si aggiunge tutta una serie di contatti “reali” per la messa a punto degli ultimi dettagli, per cui spesso mi dimentico completamente che esiste anche un mondo accademico; sono stata invitata più volte in un paio di università, ma era sempre in momenti inopportuni, quando ero proprio in procinto di finire. Poi però il mondo accademico con calma zen arriva a me, come è successo con l’antropologo Massimo Canevacci, il quale dopo aver ricevuto il comunicato stampa di gam-E-zone mi ha risposto dicendomi che trovava interessante il progetto e ne avrebbe parlato nel suo prossimo libro. Ma io in quel momento ero così concentrata sul lavoro che se lui mi chiedeva una cosa io ne rispondevo un’altra e infatti alla fine si è trovato coinvolto nel progetto e io non ho più pensato al suo libro…speriamo si ricordi lui 😉 Tutto questo per dire cosa intendo come “un’arte che viene dalla pancia”, dato che in certi momenti creativi il mio flow è cosi’ forte che sono completamente rapita dall’arte.

Francesca Valsecchi: Quali sona gli strumenti di quest’arte, i tuoi pennelli, i tuoi colori?

Franca Formenti: Quelli di tutti gli artisti, e cioè partire da pulsioni ed emozioni vissute per poi tradurle in ciò che mi si addice di più in quel momento. Ciò che mi ha completamente rapito è la conoscenza di alcune dinamiche che si possono oltrepassare attraverso l’uso della legge o meglio dell’etica del diritto. Infatti, non credo che un artista oggi debba ridursi solo a trasmettere delle emozioni o dei concetti vissuti, ma soprattutto deve essere in grado di saperli comunicare e diffondere. Qui subentra la figura del legale, in questo caso Giovanni Ziccardi che tutela sia la Biodoll che angel, il bloki-bambino. Insomma…la bio doll con gli intellettuali e i critici ci ha fatto ben altro.


http://biodollsmouse.org

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