Che cosa succede se all’improvviso l’artista smette di operare attraverso i canali tradizionali dell’arte contemporanea (e delle strategie espressive delle Avanguardie), cioè la critica alla realtà esistente attraverso la costruzione di un discorso metaforico che la rappresenta e ne smaschera i meccanismi; l’intervento diretto nella realtà attraverso la costruzione di situazioni che possano essere in grado di cambiarla e migliorarla; l’attivismo e l’impegno diretto nell’ambito politico?

In poche parole, che succede se l’artista decide di discutere il contesto sociale non più rappresentandolo e prendendo parte attivamente allo schieramento dei “Buoni”, ma decide piuttosto di fare la parte del “Cattivo”?

Un libro recentemente pubblicato dall’editore indipendente e di avanguardia Episode Publishers di Rotterdam propone un’analisi dell’attivismo nel mondo contemporaneo usando come termine ermeneutico l’idea di “Iper-Identificazione” (Over-Identification nel titolo originale), cioè l’adesione totale e la partecipazione incondizionata da parte dell’artista alle dinamiche sociali che vuole criticare e decostruire. Un meccanismo che nell’Avanguardia storica (ed il Surrealismo in particolare) veniva identificato con il termine Dètournement , ed implicava l’uso di attività, strategie comunicative e linguaggi propri del mondo produttivo (commercio, pubblicità) e governativo (apparati burocratici e governativi e media), per smascherarli dall’interno, svuotarli di senso e restituirli al pubblico o all’osservatore dotati di un nuovo senso. Tali strategie sono filtrate e si sono sviluppate in milioni di canali diversi attraverso la Neoavanguardia (e l’Internazionale Situazionista in particolare), attraverso cioè quelle esperienze al confine tra arte ed attivismo politico che Stewart Home definische Movimenti Utopici nel suo saggio Assalto alla Cultura ( Assalut on culture), fondamentale secondo me per capire buona parte delle ricerche artistiche e sperimentali del presente, tradotto in Italia dalla storica AAA Edizioni ed oggi praticamente introvabile).

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BAVO, un collettivo indipendente di ricerca e critica culturale formato a Rotterdam dai due architetti Gideon Boie e Matthias Pauwels, spiega meglio il quesito dicendo: ” What if art would fully identify with and affirm the prevailing norms, values, practices, etc., even adding some oil to the fire? [..] The latter would ask of them [the artists] to stop protecting society from what it wants and turn it into the worst version of itself, so as to confront it with its own unsustainability and undesirability”.

Cultural Activism Today - The Art of Overidentification è la pubblicazione degli atti di una conferenza che si è tenuta ad Amsternam nel gennaio 2006 e cerca di esplorare le strategie di iperidentificazione degli artisti con il Sistema come azione di resistenza, attraverso i saggi ed i testi critici di Boris Groys, Alexei Monroe, Dieter Lesage, Benda Hofmeyr, oltre che dello stesso collettivo BAVO, che insieme costruiscono una possibile mappa di esperienze artistiche il cui campo di azione si estende all’intervento, in diverse misure, nella realtà sociale e politica del quotidiano. I saggi usano come referenti artisti riconosciuti anche nel sistema manistream dell’arte contemporanea come Santiago Sierra e Thomas Hirschorn ed esperienze artistiche collettive più sperimentali come gli Yes Man, il collettivo Irwin (più conosciuto per il recente libro sull’arte dell’Europa Post-Sovietica East Art Map , pubblicato nel 2006 da MIT Press), il collettivo artistico e band industrial sloveno Laibach, Atelier Van Lieshout ed altri tra cui il regista/documentarista Michael Moore. Se la critica e la costruzione di possibili situazioni migliorative hanno fallito (proprio come le Utopie), l’Arte può incidere nella realtà ripercorrendola e riproponendola.

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Un discorso forse non immediatamente percepibile, se non conoscendo i lavori degli artisti a cui si fa riferimento nei diversi saggi, come dimostra un’aspro dibattito che ha avuto luogo sulla mailing list My Creativity nei giorni limitrofi alla presentazione del libro, dove diversi partecipanti alla lista hanno dibattuto proprio il vero significato del terminer Overidentification, spesso senza riuscire a toccare il vero punto centrale proposto da Bavo: rovesciare cioè il discorso dell’azione politica proponendo – in perfetto stile Post-Moderno – un’alternativa alle pratiche classiche di partecipazione e rappresentazione, che Bavo definisce puntualmente (ma anche un po’ acidamente) “NGO Art“.: Humour Noir e giudizio tagliente e consapevole: rovesciare i piani e dimostrare l’assurdo quotidiano attraverso la sua esagerazione.

Cultural Activism Today - The Art of Overidentification è stato presentato al pubblico al Witte de With, Center for Contemporary Art di Rotterdam il 3 Novembre scorso, con una conferenza e un dibattito che ha riunito diversi critici e teorici olandesi tra cui Maria Hlavajova, direttore dell’Utrecht Centre for Contemporary Art (BAK). 


www.bavo.biz

http://idash.org/mailman/listinfo/my-ci

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