Arcangel Costantini è un artista vulcanico che opera da Città del Messico. Dalla fine degli anni Novanta i suoi lavori si sono orientati sulla realizzazione di progetti di qualcosa che poi sarebbe stata nominata e definita come Net Art, di cui è diventato uno degli esponenti più rappresentativi a livello internazionale, ma da cui si è poi allontanato per dare giustamente una collocazione ben più ampia e completa al suo lavoro.

Suo l’Atari Noise, un progetto sviluppato nel 1999 come consolle per la creazione di pattern audiovisuali (“audiovisual noise pattern generator keyboard, a game info-deconstruction”, come lui stesso definisce il progetto), realizzato smanettando su un Atari 2600, una delle più popolari ed universalmente note macchine da videogioco, creata negli anni Settanta, con cui generazioni e generazioni di bambini hanno giocato per quasi 15 anni. Da questo punto di partenza, Costantini ha poi elaborato performance audio video, installazioni e una parte interattiva con cui gli stessi utenti del sito possono giocare, ad esempio della multidisciplinarietà dell’artista e delle sue opere.

Suo anche il progetto online Bakteria che propone delle interfacce interattive che mischiano flashdesign, codici/macchina come forme di linguaggio e suono elettronico (una delle tre pièces proposte è realizzata dall’artista uruguayano Brian Mackern, altro artista da anni dedito alla sperimentazione audiovisiva anche attraverso Internet), in forma di narrazione di un’altro – alieno o batterio che sia – che vive sulla terra, che Costantini ha in seguito presentato sotto forma di installazione, intervento e performance in diversi spazi (museali e pubblici) in giro per il mondo.

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Il lavoro di Costantini è quindi un complesso mix tra sperimentazione sulle macchine (non è raro trovare, nei numerosi siti che contengono e presentano i suoi lavori, la parola “hackeraggio” come spiegazione del processo costruttivo – spesso collettivo – delle diverse opere), processualità concettuale e volontà categorica di lavorare come costruttore di network all’interno della sua realtà locale, Città del Messico (il DF, Distito Federal che lui stesso chiama “DeFectuoso”, difettoso cioé, in assonanza con quanto ci racconta nell’intervista a proposito di carenze e vitalità della sua città).

Per questo una parte importante del suo operato si esplica come attività curatoriale: fuori e dentro le istituzioni Costantini agisce per animare, attivare e sostenere spazi in cui altri artisti (che condividono con lui modalità, interessi e attitudini) possano collaborare e discutere. In quest’ottica è curato il Cyberlounge, spazio dedicato ai Nuovi Media, che dal 2000 fa parte del serio ed ufficiale museo Rufino Tamayo di Città del Messico, uno degli spazi propulsori più attivi dell’America Latina. E con la stessa ottica Costantini fa parte del comitato curatoriale di una Biennale di Nuovi Media intitolata Transitio_MX, Festival Internacional de Artes Electronicas y Video (nel 2005 alla sua prima edizione) e nello stesso tempo di progetti indipendenti come Dorkbot (“Gente haciendo cosas raras con electricidad”, network internazionale poggiato su una serie di nodi locali attivi sul territorio in diverse città del mondo) e 1/4 , spazio indipendente (e casalingo) di esposizione, discussione, installazione e promozione.

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Lucrezia Cippitelli: Porti avanti in parallelo ricerche di diversa natura: una complessa attività di curatela (una biennale, uno spazio espositivo ufficiale a Città del Messico, un’altro spazio totalmente personale invece come ¼), una ricerca sperimentale musicale e d’avanguardia, un’esplorazione delle potenzialità dei nuovi e vecchi media. L’idea che mi sono fatta del tuo lavoro è che in un modo o nell’altro tutto questo faccia parte di una ricerca più ampia che ha come oggetto la ridiscussione delle possibilità offerte dalle nuove tecnologie di produrre forme artistiche e di comunicazione e le procedure che queste implicano, criticando strutture, formalismi e analisi preformattate del mondo dell’arte mainstream. Come gestisci questi interessi eccentrici tra loro?

Arcangel Costantini: Penso che la realizzazione di tutti questi progetti sia dovuta alle opportunità e al contempo agli svantaggi offerti da una metropoli come Città del Messico. Come artista, che sviluppa e consuma opere, ti rendi perfettamente conto delle carenze e delle possibilità della scena e dei mezzi locali, che ci permettono – come diciamo in forma colloquiale – di essere attaccante, difensore, portiere, allenatore e pubblico. In questo momento non vedo differenze tra i progetti che porto avanti, perché tutti girano intorno alla creazione di arte contemporanea.

A proposito dei progetti che hai citato, la prima istituzione in una società è la società stessa, e alla fine con queste attività si cerca sempre di beneficiare proprio la società. Io lavoro dal mio contesto locale, che è ciò che in prima istanza mi nutre, alla pari delle ricerche a livello internazionale. Cerco di organizzare i tempi di produzione con il mio lavoro di gestione. L’interesse per questi discorsi è cresciuto con il tempo e tuttavia ci sono molte lacune: per esempio professionisti che si dedicano alla scansione e analisi di quello che sta succedendo localmente in questo momento.

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All’inizio la mia attività era nata come lotta indipendente dalle istituzioni, pubbliche e private, perché lavoravo per un’impresa. A quel mondo (e a un buon salario), ho rinunciato per dedicarmi completamente alla mia attività, alla mia soggettività, a esprimere liberamente la mia visione dell’esistenza. L’ossessione per il mio sviluppo personale ha aperto la strada verso l’istituzione: questa scelta mi ha portato a canalizzare le mie possibilità di poter sussistere indipendentemente dalla mia produzione, e dare la possibilità ad altri artisti – in forma collaborativa – di esprimere le proprie inquietudini in forma simile alla mia, e attraverso l’esempio collettivo, muovere, coinvolgere o attivare le basi istituzionali.

Penso che una gran parte del mainstream sia messo in causa dal mercato e dalla presenza delle istituzioni. Nella nostra attività il fatto di non avere un fine produttivo ci offre un ampio campo di azione e indipendenza e in certi casi la possibilità di arrivare ad un ampio pubblico.

Lucrezia Cippitelli: Come è nato e come hai sviluppato le attività di Cyberlounge?

Arcangel Costantini: Il Cyberlounge è nato nel Museo Tamayo di Arte Contemporanea nel 2001 ed occupa il cortile centrale del museo; uno spazio complicato, che era destinato alle sculture. Di per sé un’area complessa per il montaggio di opere d’arte contemporanea a cui negli anni è stata cambiata la destinazione: con l’invito di Osvaldo Sánchez si realizzò infatti la proposta di trasformarlo in spazio del museo dedicato alla Media Art. Il progetto curatoriale è stato così chiamato Inmerso, secondo una visione utopica dell’immersione totale in spazi alternativi generati. Il programma contempla mostre di Net Art e derivati, video, arte sonora, pubblicazioni, design e azioni mediatiche. Cyberlounge ha sei macchine connesse a Internet, postazioni Audio/Video; i mobili sono disegnati da designer messicani riconosciuti. Con l’arrivo di Ramiro Martínez come direttore del museo, le attività sono poi aumentate. L’attività di Inmerso si divide in diversi canali: il Foro Lounge per le presentazioni dal vivo; Foro Sonoro per una serie di attività di sperimentazione sonora che si realizzano ogni quindici giorni, con invitati speciali che partecipano alle sessioni di audio sperimentale interattive con lo spazio museale e il pubblico (questo progetto è durato tre anni); mostre di Net Art, secondo la vocazione “artistica” del museo. Abbiamo realizzato retrospettive di artisti individuali, esponendo il lavoro di artisti come Peter Luining, Nicolas Claus, Tom Betts, Stanza, Brian Mackern, e di collettivi come exonemo.com e jodi.org tre gli altri.

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I computers del cyberlounge sono dedicati esclusivamente a mostrare l’opera di artisti e per ogni esposizione abbiamo invitato ogni artista a realizzare un’opera interattiva. Si considera di solito la Net Art come un fenomeno di massa, anche se poi di fatto la comunicazione si realizza in maniera individuale, nel senso che l’utente consuma direttamente l’opera dell’artista: nelle presentazioni che abbiamo realizzato si cercava di invertire questa tendenza, usando l’autore e la sua opera per una presentazione pubblica. L’artista è la stessa persona che ha sviluppato l’interfaccia dell’opera ed è quindi colui che meglio la conosce: per questo organizziamo una dimostrazione autoriale di come funziona l’interattività del suo lavoro.

Lucrezia Cippitelli: E come porti avanti parallelamente all’attività di Cyberlounge l’esperienza di spazi più eccentrici rispetto al mondo dell’arte contemporanea? Mi riferisco a progetti come Dorkbot e 1/4 ?

Arcangel Costantini: Lavorare in un museo è un gioco complesso: i regolamenti istituzionali e le varie procedure non danno spazio alla spontaneità della Media Art, un’arte in ebollizione e in continua trasformazione che diventa obsoleta a velocità accelerata. La vocazione del Museo Tamayo è orientata al mondo internazionale, anche se con Inmerso ci hanno dato una certa libertà di includere la produzione nazionale di Net Art; ad esempio con una mostra che abbiamo intitolato E-maxico, un progetto che rappresentava una critica alla visione ristretta del governo federale in materia di telecomunicazioni e alla sua inesistente coerenza sulla produzione culturale attraverso i media digitali.

Cyberlounge e le attività di altri spazi come il Centro Multimediale o il Laboratorio di Arte Alameda, hanno fatto sì che lentamente le istituzioni riservassero più attenzione all’elaborazioni di progetti di Media Art nazionale, progetti che tentano di diluire la frontiera stabilita e imposta dal mainstream che tende a escludere per mancanza di comprensione.

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Dorkbot si è dato una proposta orizzontale e indipendente di dibattito ed esposizioni temporanee, con accezione internazionale, ed è stato una solida base per un dibattito necessario alla comunità messicana. Dorkbot Ciudad de México è nato con la creazione di un collettivo di artisti che gli danno forma, promuovono e costruiscono in forma indipendente, per allontanarsi un po’ dal chiacchierio istituzionale; ora è diventato uno dei progetti indipendenti di arte contemporanea con maggiore solidità e costanza degli ultimi anni qui a Città del Messico.

Nello stesso modo 1/4 (un-cuarto.org) è una proposta recente: nella mia casa/studio ho realizzato eventi visuali sonori e mostre di video, sporadicamente e in maniera informale. Il cortile del mio edificio ha ospitato eventi di ogni genere; a fianco c’è un edificio che usiamo come schermo, e approfittando delle visite di artisti al Cyberlounge del Tamayo, tento di riunirli con produttori locali per favorire uno scambio di idee e proposte. Da poco tempo una delle stanze della mia casa è rimasta vuota; poiché ho una borsa di studio dell’associazione nazionale degli artisti, ho deciso di usarla come finanziamento per questo spazio, che è usato per il montaggio e lo smontaggio di installazioni. Uno spazio emergente e indipendente dedicato all’arte e alla sperimentazione. Proprio di recente abbiamo ospitato la mostra Vibracion in situ dell’artista messicano Ivan Abreu (www.ivanabreu.net), ed anche una sessione con macchine sonore ritmiche.

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Lucrezia Cippitelli: Sono molto interessata dal fatto che possa esistere una scena latinoamericana di artisti che usano i nuovi media e la tecnologia per sviluppare ricerche del tutto proprie e sperimentali, alternative alle ricerche proposte nel mediascape più commerciale o – ancora una volta – rappresentato dalle proposte del mainstream. Dicendola tutta mi intriga la possibilità di un détournement locale dei mezzi di informazione e comunicazione messi in giro dal mercato globale. E questo andando oltre le differenze insite esistenti tra i diversi paesi che compongono questo puzzle che è l’America Latina (e naturalmente oltre anche le differenze insite all’interno di ciascun paese: il DF, facendo un esempio, è un mondo a parte rispetto ad altre aree del Messico). Credi che questa potenzialità esista ed abbia preso forma in qualche maniera?

Lucrezia Cippitelli: Il Messico ha una capacità inventiva e di sperimentazione poco sviluppata e sfruttata in funzione dell’arte. La scintilla della creatività popolare e viscerale è stata soffocata dai mass media. La televisione, i mezzi di informazione, le istituzioni pubbliche e le scarse risorse economiche mantengono la popolazione in uno stato di desolazione e ignoranza. La musica elettronica/autodidatta appassiona i giovani ma altre forme di creazione contemporanea con gli strumenti elettronici no, per mancanza di mezzi, per la scarsezza di informazione dei professori che dovrebbero insegnare, di istituzioni d’avanguardia, spazi di esibizione e diffusione della creazione. Noi artisti messicani abbiamo assunto il compito di incrementare l’appoggio istituzionale a questo tipo di produzioni, partecipando coscientemente come gestori, promotori, curatori ed attivisti, così come con i nostri progetti artistici: queste attività sono ora in aumento costante anche grazie al crescente interesse ed appoggio istituzionale.


http://transitiomx.cenart.gob.mx/

www.dorkbot.org/dorkbotcdmexico/

www.un-cuarto.org/

www.k-ra.de/

www.unosunosyunosceros.com/indexF/14index.htm

www.bakteria.org/

www.atari-noise.com/

www.museotamayo.org/inmerso/

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