Nell’era dell’apparente e inesorabile (dis)integrazione tra uomo e macchina e dell’inevitabile assorbimento dell’universo mediale in quello meta-connettivo, qualcuno sente l’esigenza di porre lo sguardo sulle rotture piuttosto che sui processi multipli e simultanei tipici di quei processi di simulate synthesys o di real-time embedding, così frequenti e ramificati nella società contemporanea.

Ad esempio, la 25ima edizione del festival transmediale 2k12 è stata caratterizzata da un titolo, In/compatible, che ha mostrato chiaratamente quanto ci sia di residuale nel paradigma network-numero-programmazione, di cui gran parte degli users / cittadini nel mondo stanno facendo esperienza da un punto di vista psico-fisico.

D’altro canto, viviamo in tempi di crisi. E le rotture emergono, sempre meno timide, dalla melma trasparente e immateriale che a suo modo le ha generate: prodotti inaspettati, scarti di reazioni impreviste, combinazioni irrazionali di stati emozionali e competenze tecnologiche che precipitano in tsunami di incompatibilità non più controllabili (si guardi, a tal proposito, la crisi economica globale innescata dalla caduta dei subprimes a partire dal 2006 – http://en.wikipedia.org/wiki/Subprime_mortgage_crisis – come esempio di fenomeno tecno-emotivo-finanziario.

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transmediale 2012 parla di questi alfabeti della rottura, che è rumore, piuttosto che suono. Quello di quando le righe di codice non producono i risultati aspettati e il software non gira, quelle di quando un programma viene crackato o un sito hackerato, quelle di quando si aprono voragini che sono il risultato di un concatenamento casuale e incostante tra elementi eterogenei, non riconoscibili nel processo ma solo nell’incompatibilità finale.

“Incompatibilità” è lo sguardo insoddisfatto di chi non si accontenta della fodera, ma cerca il risvolto: non è l’interno contrapposto all’esterno, ma al contrario l’aderenza del resto (cfr. Bataille) e dello scarto alla matematica algoritmico-binaria della rete, nonchè a quella della formattazione emotiva in corso, come filigrana (in)visibile.

“Incompatibilità” è sinonimo di dubbio e sguardo critico. Non paura, al contrario, ma paziente ansia di tuffarsi nei varchi apertisi inaspettatamente dalle reazioni uomo-macchina-natura in corso. Parentesi residuali non ancora riciclabili dal sistema e trasformabili da uno sguardo/ pensiero nell’ottica di una pragmatica giocosa, contraria alla statica accettazione delle rotture.

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Uno sguardo capace di vedere in esse delle opportunità creative nella forma di alternative in/compatibili all’ab/uso corrente e in/coerente delle potenzialità meravigliose in campo, ad esempio, nei processi di (s)oggettivazione digitale, di (ri)organizzazione del sapere collettivo, delle ipotesi di formazioni politico-sociali alternative alle trasformazioni tecno-antropologiche in atto.

Lo sguardo “Incompatibile” é lo sguardo di chi non crede alle barzellette ideologico-post-moderne. Ogni compatibilità genere un resto, un’in/compatibilità con cui fare i conti, non necessariamente derivabile come in una reazione biunivoca. Essa è piuttosto un’anormalità, un salto quantico (http://en.wikipedia.org/wiki/Atomic_electron_transition), una discontinuità, un’entropia non spendibile, uno stornamento (cfr. Klossowsky). Come quello di un bambino che accende un fiammifero senza utilizzarne la fiamma.

Questa è forse la prima fase dell’ “Incompatibile”, quella di Anonymous (http://en.wikipedia.org/wiki/Anonymous_(group)), e Wikileaks (http://en.wikipedia.org/wiki/WikiLeaks). Nichilismo allegro e positivo che cerca nella “rottura” delle opportunità e delle alternative, rinunciando al controllo di ciò che si rompe, ma pronto a modulare la fuoriuscita cercando soluzioni in essa piuttosto che al di fuori di essa.

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“Incompatibile” è vivere (nel)la rottura, nella coscienza minoritaria, nella lingua onomatopeica e intraducibile che sfugge l’algoritmo, anche quello genetico (http://en.wikipedia.org/wiki/Genetic_algorithm). “Incompatibile” è l’essere coscienti che le scorie nucleari non sono riciclabili e il loro potenziale radioattivo non sarà estinguibile prima di centomila anni (http://www.youtube.com/watch?v=qoyKe-HxmFk), al di là della capacità umana di prefigurare che tipo di essere viventi (se ce ne saranno) dovranno fare i conti con materiale potenzialmente e definitivamente distruttivo. E in che modo poter comunicare loro questo rischio. Assolutamente “Incompatibile”.

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