Gabriel Shalom si definisce “videomusician” ovvero un artista audiovisivo che lavora sulla manipolazione delle immagini in movimento per arrivare ad una composizione ritmica. Il suo ultimo lavoro The Tosso Variations è stato appena presentato allo spazio MU di Eindhoven (http://www.mu.nl/) nell’ambito della sua prima mostra personale, fino al 4 marzo.

L’opera consiste in un’installazione video a 5 canali che ha come protagonista il musicista giapponese Shingo Inaho mentre improvvisa suonando il Tosso, uno strumento progettato da lui stesso. Shalom prende il materiale sonoro e lo ricompone in cinque variazioni audiovisive diverse in cui si amalgamano influenze jazz, trip-hop, glitch, musica da camera e improvvisazione. http://vimeo.com/35577861

Come lui stesso dichiara “la prima volta che mi sono avvicinato a questo genere di musica l’ho trovato affascinante, ma allo stesso tempo misterioso. La prima sensazione è stata così travolgente da farmi provare un senso di compressione esteso in molteplici dimensioni; il numero di pezzi, la complessità dei suoni, la velocità del ritmo e la rapidità di esecuzione. Questi erano gli artefatti sonori del processo di composizione che trascendevano la musica del corpo per arrivare alla musica della mente”.

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Shalom manipola il suono che ha registrato lui stesso, questo gli permette di evitare molte restrizioni di composizione, e lo fa ispirandosi ai primi esperimenti della Musica Concreta (un particolare genere musicale ideato dal compositore Pierre Schaeffer nel 1948 che consisteva nell’approccio all’ascolto considerando la completezza del suono data da tutti i suoi elementi e non solo tramite criteri astratti).

Per organizzare il materiale sonoro registrato, l’artista ha creato uno speciale sistema di notazione, una sorta di pentagramma, in cui ha classificato ogni singolo movimento tramite un particolare pittogramma, finalizzato alla ricomposizione audiovisiva. “Quando la composizione riusciva mi sono spesso ritrovato a ballare. Se il lavoro ti fa ballare, devi seguire quell’impulso!”

Anche i silenzi sono importanti nella composizione, infatti non sono considerati dei vuoti, ma vanno a ricreare l’atmosfera del luogo in cui è stata eseguita la registrazione, ovvero la stanza. Questa stessa stanza che viene riproposta anche nel lavoro, definisce la tranquillità dello spazio “creando una camera ipercubista dentro la quale il suono e l’immagine possono suonare insieme”.

Alessandra Saviotti: Gabriel, partiamo da questa tua affermazione. Che cos’è l’ipercubismo?

Gabriel Shalom: L’ipercubismo è una teoria che sto sviluppando da sei anni e cerca di spiegare ciò che io considero come l’insieme delle caratteristiche estetiche dell’immagine in movimento contemporanea. La chiamo anche la teoria dell’ “object-oriented moving images”. La mia intuizione deriva sia dallo studio delle condizioni storiche che hanno dato vita al cubismo, sia dal desiderio di differenziarmi da una serie di condizioni estetiche che stanno alla base del postmoderno e del poststrutturale. Ciò che mi interessa è il particolare compromesso di composizione causato dal collasso delle dimensioni, che avviene, per l’immagine in movimento, di fronte a molteplici timelines.

Nel film il tempo era imposto dalle costrizioni fisiche del materiale, la celluloide. Il video ha ereditato il paradigma del tempo ispirato alla celluloide, i media digitali come i video games, le pagine web e i sistemi operativi trascendono oramai la semplice costruzione in base al tempo, e ci permettono di creare e navigare molteplici linee temporali pur rimanendo nello stesso frame. Nonostante questo, nel video manca ancora un senso di profondità simulata e ciò porta i video artisti a trovare compromessi per ottenere l’illusione della complessità dimensionale.

Questa serie di compromessi hanno dato vita all’estetica ipercubista. Ho presentato un manifesto durante una pecha kucha night (http://vimeo.com/14604303) per chi fosse interessato, che spiega attraverso qualche semplice esempio l’estetica ipercubista. Certo è che questa mia teoria è un “work in progress” e sono sempre disposto ad accogliere nuovi imput e critiche.

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Alessandra Saviotti: C’è una sezione del tuo sito in cui spieghi che senti il bisogno di reinventare definizioni e parole. Da cosa viene questa esigenza?

Gabriel Shalom: Beh, diciamo che non ne ho così bisogno, lo faccio perchè mi piace. Ho sempre avuto una passione per il linguaggio e mentre studiavo media art in Germania e imparando il tedesco, ho apprezzato molto la flessibilità della lingua nell’inventare nuovi termini, in particolare nel contesto della kunstwissenschaft (storia dell’arte). Nonostante la lingua inglese non sia così permissiva nei confronti delle nuove definizioni artistiche, ho deciso di farlo lo stesso. Ho una forte avversione nel descrivere il mio lavoro come postmoderno, remix o mashup.

Questo uso delle definizioni suggerisce un approccio arcaico e nostalgico nel definire il lavoro. Termini come “glitch” e “manipolazione” potrebbero essere corretti, se non fossero spesso legati all’aura generativa e algoritmica che non è propria del mio lavoro, perchè i miei video sono scrupolosamente editati a mano. All’inizio questo glossario è servito a me per descrivere il mio lavoro. Con il passare del tempo e dopo innumerevoli posts è diventato un gergo che cerco di utilizzare in qualsiasi discorso critico che mi riguarda, anche in relazione al mio lavoro e a quello degli altri. Siete liberi di considerarla sia una teoria attendibile sia una specie di gioco linguistico, entrambe le posizioni mi vanno bene.

Alessandra Saviotti: Perché ti consideri un “videomusician”?

Gabriel Shalom: Essenzialemente “videomusician” potrebbe essere considerato una sorta di eufemismo per “compositore audiovisuale”. “Videomusic” descrive meglio il mio approccio nel lavorare con gli audiovisivi. La video camera è uno strumento sinestetico, perchè contrariamente alla cinepresa, registra immagine e suono. Questo è un aspetto fondamentale nel video ed è per questo che lavoro molto sul sincrono nelle mie opere audiovisive.

In contrasto con i video musicali – che solitamente presentano le immagini sincronizzate alla musica che è stata precedentemente registrata – la “videomusic” cattura il suono e l’immagine mentre le riprese sono effettuate. La composizione musicale vive e respira direttamente dall’immagine. “Videomusic” è un approccio alla registrazione audiovisiva (è per estensione una performance) che valuta ogni fattore capace di emettere suono sia esso un dispositivo, un oggetto o uno strumento, con tutte le potenzialità cinematiche.

Per la mia mostra a MU – The Tosso Variations (http://www.gabrielshalom.com/portfolio/the-tosso-variations/ ) – quello che mi interessava era creare un momento focalizzato sull’improvvisazione del mio caro amico e musicista Shingo Inao. Shingo suona il Tosso, uno strumento a sei corde di sua invenzione. Ogni improvvisazione è eseguita da Shingo con diversi abiti. Questa serie di abiti appartengono alla collezione The Story of Oswald 1848 – creata dalla stilista Nicole Roscher per la sua casa di moda Von Bardonitz. In questo senso, l’equazione Shingo-che indossa-Oswald-che suona-il Tosso diventa un unico oggetto audiovisivo che si sottopone a cinque trasformazioni che valgono sia per le improvvisazioni di Shingo sia per le differenti visualizzazioni del suo corpo vestito in cinque modi differenti. In futuro credo che espanderò questo approccio e costruirò un insieme di più musicisti e forse anche danzatori.

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Alessandra Saviotti: Nel video essay/design fiction Timeless, presente nella mostra, si parla di rapporto natura e tecnologia e Markus Kaiser afferma che: “Non vedo il futuro senza tecnologia, ma non vedo neppure il futuro senza natura, devono trovare un punto di equilibrio ad un certo punto”. Tu che ne pensi?

Gabriel Shalom: Un futuro in cui natura e tecnologia siano in armonia è utopico, sono d’accordo con Markus. Secondo me il mondo che potrebbe essere più vicino ad una visione nel futuro è un modo ibrido. Se fosse un ibrido di cellule e silicone, analogico e digitale, di realtà e finzione, spero che ci sia un futuro prossimo nel quale sperimenteremo cambiamenti che potrebbero essere caratterizzati dall’ibridazione. Al di fuori di una coscienza post umana, dovremo sempre fare i conti con l’esperienza della rappresentazione attraverso il corpo.

La questione è se noi accetteremo di negare o migliorare il nostro corpo – sicuramente avremo entrambi gli aspetti; non c’è bisogno di estremizzare le nostre aspettative. Quello in cui credo fermamente è che se evitassimo l’ibridazione, lo faremmo a nostro rischio e pericolo. Gli sviluppi tecnologici e l’evoluzione umana sono un tutt’uno e i sopravvissuti della nostra specie (e i loro discendenti cyborg) saranno chiamati ad affermare il nostro ruolo critico in questo ecosistema.

Alessandra Saviotti: A proposito di futuro, il video The Future of money è stato prodotto dal tuo studio KS12 nel 2010 quando la crisi economica non aveva ancora investito così pesantemente tutta l’Europa. Secondo te, quale potrebbe essere ora il futuro dei soldi?

Gabriel Shalom: Il progetto The Future of Money, evidenziò già allora un’altra sfera della nostra società che si stava ibridando e diversificando. La lezione più importante che ho imparato da quel progetto è stata quella di considerare che l’ecosistema economico e il mondo si stanno evolvendo al di là dei sistemi monetari di ciascun governo.

Molte delle monete alternative migliori o suoi complementari, sono difficili da quantificare perchè esistono in un contesto più effimero fatto di fiducia tra le comunità e relazioni interpersonali molto strette. Credo che oggi, il migliore investimento che si possa fare per il futuro – non importa chi tu sia o quanti soldi tu abbia – sia sviluppare connessioni con la comunità locale utilizzando anche l’immenso potenziale di internet per trovare persone in tutto il mondo che condividano i tuoi interessi, passioni e visioni. Se si aspirasse a vivere come un cittadino del mondo ibrido tra locale e globale, si scoprirebbe che questo è un momento incredibile in cui vivere, nonostante gli oppositori e i fatalisti.

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Personalmente, il mio più grande investimento è seguire le mie passioni che riguardano il mio lavoro, che ha implicazioni sia locali che globali. Il locale inteso per la creazione di video essay con i membri di diverse comunità; il globale inteso nel potere della videomusic di trascendere ogni linguaggio e cultura.

In un interessante sviluppo de The Future of Money, uno degli intervistati (Joachim Stein) per una produzione successiva in occasione nella Transmediale 2011 – The Future of Art (http://vimeo.com/19670849) – parla dell’abilità degli artisti di generare valore basato puramente sul concetto estetico. Si riferisce al cambiamento della percezione dell’arte dopo che Duchamp introdusse il readymade e di come venne accettato da tutti il fatto che un artista dichiarasse un comune oggetto opera d’arte.

Durante il progetto The Future of Money, l’oro e l’argento sono stati spesso messi sullo stesso piano – il comune accordo sul valore dei metalli preziosi è il primo aspetto che li investe del loro valore; per esempio: non si può mangiare l’oro. Lo stesso si può dire prendendo in considerazione l’arte. La differenza sostanziale è che l’oro viene trovato nella sabbia dei fiumi e nelle miniere mente, l’arte è fatta di pura immaginazione e creatività.


http://gabrielshalom.com

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