The Brain Soundtrack è un lavoro, in fase di sviluppo, dalla sua data di inizio nel 2002. Si tratta di una trilogia di progetti, che il suo autore, l’artista portoghese Ye77a definisce: “la colonna sonora della mia vita”. Il primo progetto della trilogia si chiama 4Play e il secondo Back and Forward. Il terzo è ancora in fase iniziale di elaborazione.

Dal punto di vista del pubblico, si è invitati a immergersi in un universo personale attraverso il suono, il movimento, la luce e l’immagine, nell’illusione di un’esperienza coinvolgente, per certi versi simile a quella data “dalla lettura di un libro o dall’andare al cinema”. Anche se con un libro questa illusione di immersione si ottiene collegando il vocabolario della lingua scritta con i significati costruiti nel lettore, provocando in questo modo la rivelazione di un mondo interiore, e nel cinema è dato dal suo contesto, dallo spazio, dal buio e dal rumore circostante, con l’obiettivo di provocare un focus sull’esperienza del pubblico.

Questa immersione percepita in The Brain Soundtrackprende diverse direzioni, rimanendo il momento performativo il più importante. L’apparato tecnologico è qui meno rilevante come causa di questa esperienza, che si concentra prevalentemente sulla ricchezza immaginativa del contenuti.

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L’opera è visivamente e drammaticamente colorata, con un racconto di finzione che ruota attorno a due personaggi: Ruby e Shadowman. Scenari e oggetti di scena sono esuberanti e surreali perché “sovvertono la realtà come base per un mondo molto personale di espressione”. La motivazione di Danyella per la creazione di questo lavoro, complesso di parole è una necessità per comprendere se stessa attraverso la pratica artistica. Le sue creazioni sono interessanti da indagare, poichè esistono al di fuori dei metodi standard di creazione delle performance live audiovisive.

Nei miei scritti sto seguendo una forte curiosità nell’esplorare la molteplicità di connessioni all’interno delle pratiche audiovisive. Questo testo ha come momento di partenza la conversazione con l’artista ed è un modo per esplorare i complessi rapporti tra la produzione di un progetto a lungo termine da solista e un processo di riflessione intima dove il ruolo della rappresentazione e il ruolo della documentazione hanno un significato specifico.

L’opera d’arte totale, come immaginò Richard Wagner, descrive la connessione tra arti diverse, con l’obiettivo di produrre esperienze multisensoriali. Le nostre pratiche attuali sono già in espansione e si stanno spingendo oltre le idee di Wagner, sia attraverso la possibilità degli apparati tecnologici come pure attraverso un cambiamento di prospettiva su ciò che è arte e ciò che il pubblico si aspetta in termini di fruizione.

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In questo senso, The Brain Soundtrack (finora in entrambi i progetti 4Play and Backward and Forward) si estende nel multi-sensoriale, come mezzo per provocare l’illusione dell’immersione, in modo da comprendere la polivalenza e la multimedialità. In un contesto che accoglie la realizzazione creativa collettiva insieme all’esplorazione delle possibilità della conoscenza umana – al di là delle idee di Wagner –   il modo di produrre di Danyella è quello di una creatrice solista, un’artista che non appartiene a nessuna scuola e che non si considera un professionista.

La creazione è un modo per scoprire la propria individualità, il suo ritmo personale, per esplorare ulteriormente nuove competenze e “un modo per mettere tutti i talenti in uso”. Una connessione simbiotica si instaura tra l’artista e la sua produzione, che non è solo concettuale, né tecnologica, ma olistica. Essa implica un processo “senza obblighi di fare o di mostrare”. Questa realizzazione comprende scenari, guardaroba, luci, musica, trucco, eliche, riprese e montaggio audio e video, ecc. Tutto è veicolo di un messaggio: ad esempio “i vestiti hanno un significato specifico”. Attraverso i vestiti, il corpo, una scultura in movimento, si trasforma in messaggio.

La luce sul palco, così come la luce dei video, strettamente legata allo scenario e alle eliche, è un elemento compositivo, allo stesso tempo come oggetto, come luce in movimento e come mezzo per rivelare ciò che è nascosto nelle tenebre. Questa continuo processo di apprendimento – essere – è vicino alla devozione, vicino alla creazione, come un metodo di contemplazione spirituale. E’ un modo per capire “cosa sta succedendo qui dentro”. La performance incornicia l’azione artistica nella contingenza del momento, nell’immediato, all’interno della categoria delle cose che non possono essere ripetute. Il momento è un’esperienza unica sia per gli interpreti che per il pubblico.

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Se non ci fosse l’artista, la rappresentazione sarebbe per il pubblico un evento mediato (come un libro o un film); se invece non ci fosse il pubblico, questa (probabilmente) sarebbe per l’artista una prova. Per realizzare una rappresentazione teatrale è necessaria la presenza dell’artista e del pubblico, entrambi con un ruolo più o meno preciso. A causa della loro indispensabile presenza, la “materializzazione sottintende una compartecipazione”. La materializzazione vista per un attimo come un punto fisso, che non è la stessa di quella considerata in quanto oggetto, “rappresenta un modo di comunicare un messaggio”.

Un esempio viene fornito dal singolare linguaggio espressivo di Pina Bausch, realizzato completamente con l’uso del corpo e senza l’utilizzo di parole. “Il modo in cui la Bausch esprime la particolare sensibilità della donna e la debole reazione dell’uomo non ha pari”. Allo stesso modo per esprimere il messaggio contenuto in Brain Soundtrack sono necessari dei modi intuitivi che non sono però né parole scritte né espressioni orali. Esso racchiude in sè “un ideale e un sentimento di felicità che può essere espresso solo utilizzando un particolare vocabolario inventato e sviluppato dall’artista (il suo dizionario personale),più astratto (minor uso della lingua), più espressivo (attraverso le metafore)”.

Affinché il messaggio si diffonda, il vocabolario deve essere un adattamento permanente effettuato attraverso il dialogo che si instaura tra l’artista e il pubblico durante la rappresentazione. Questo dialogo, fondamentale per lo sviluppo del progetto, viene stabilito tramite gli strati dei mezzi di comunicazione che costituiscono l’opera. Il rapporto tra questi strati rappresenta uno degli spostamenti tra la fissità (uno strato costituito da materiale pre-registrato che funge da guida) e uno strato di manipolazione dal vivo in cui si può improvvisare liberamente. In 4Play c’è uno strato fisso, quello dell’immagine in movimento (pre-registrata) che viene proiettata e i suoni vengono eseguiti dal vivo. In The Effort of the Reflexlo strato fisso è quello del suono.

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Quindi, il movimento degli attori e la manipolazione delle luci dal vivo rappresentano l’azione e dunque lo strato comunicativo live. Si tratta di una performance che “cerca il movimento (dei muscoli) e della melodia”.

La storia si estende dall’enunciato performativo ad altri media fissi, diventando fissa negli oggetti. Il primo progetto, 4Play, è costituito anche dall’omonimo CD musicale, da svariati video disponibili online e da un cortometraggio. Il secondo progetto è caratterizzato da una performance dal vivo presentata come un’opera dal titolo The Effort of the Reflexe comprende una sceneggiatura illustrata, un film e un vinile intitolato Silver Code. Gli oggetti si espandono indipendentemente l’uno dall’atro a partire dell’enunciato performativo che unisce. Ha senso guardare i due personaggi sullo schermo, Ruby e Shadowman, e pensare alle parole di Danyella: “Sono un’artista fatta di plastica”.

In portoghese, le belle arti vengono tradotte come arti plastiche; quindi quando Danyella afferma di essere fatta di plastica, assume questo duplice ruolo dell’artista e della sua estetica (“direttore del mio universo”). L’idea di creare un complesso corpo di opere lega l’opera di Ye77a all’opera performativa dell’architetto Bob Wilson, insieme alla filosofia cosmica di Sun Ra e al suo Arkestra e a molti altri che si sono dedicati intensamente alle loro opere, come nel caso dei portoghesi Fernando Pessoa e Almada Negreiros. Il processo stesso diventa a poco a poco simbiotico con l’artista che ha come scopo quello di sorprendere.

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Per Danvella, l’esercizio richiesto per raggiungere questo scopo è già un modo per realizzarlo che richiede coraggio. Forse la sfida è il vero stimolo per lo sforzo fatto nello sviluppo a lungo termine.


http://ye77a.tumblr.com/

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