Transmediale si è appena concluso. L’edizione 2k+12 del festival di media art Berlinese ha avuto luogo dal 31 Gennaio al 5 Febbraio, come di consueto presso la Haus der Kulturen der Welt, bellissimo centro culturale polifunzionale nel mezzo del Tiergarten.

Come sempre un ricco programma fatto di simposi, workshop, eventi speciali, mostre e performance, seguito da vicino da Digicult in qualità di media partner. In questa prospettiva, qualche settimana prima dell’inizio della rassegna, avevo avuto l’occasione di intervistare il nuovo direttore artistico Kristoffer Gansing. Lo avevo incontrato appositamente presso gli uffici del transmediale, al Podewil / Kulturprojekte Berlin, lo scorso Dicembre. Era stata quella l’occasione per una lunga chiacchierata riguardo alla nuova direzione e ai nuovi obbiettivi del festival, nonchè un modo per raccontare il suo background, e sue idee e il suo pensiero critico.

Il tema di questa edizione, come tutti ormai sanno, è stato “in/compatible“. Con questo titolo si è voluto indagare gli aspetti produttivi e distruttivi dell’incompatibilità come condizione fondamentale per la produzione culturale. Il concept del Festival recivata che “essere in/compatible significa rifiutare il ritorno al business facile. Significa osare infatti un investimento in ciò che è inusuale: verso cioè tutti quelle espressioni astetiche, ambigue e nervose della politica e della tecnologia che sono parte degli aspetti più oscuri della network culture contemporanea.

Come tutti coloro che sono venuti a Berlino hanno potuto vedere, il tema è stato sviluppato attraverso una mostra (curata da Jacob Lillemose con il titolo “Dark Drives. Uneasy Energies in Technological Times”) un programma video (a cura di Marcel Schwierin dal titolo “Satellite Stories”) un calendario di performance (seguite da Sandra Naumann dal titolo “The Ghost in the Machine”) un simposio (dal titolo “in/compatible: systems | publics | aesthetics”) e una serie di eventi speciali nell’ambito del progetto “reSource for transmedial culture”, a cura di Tatiana Bazzichelli e sviluppato in collaborazione con CTM/DISK e il Kunstraum Kreuzberg/Bethanien, come interfaccia tra la produzione culturale dei due festival e i network collaborativi nel campo dell’arte, tecnologia, attivismo e politica.

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Ho discusso di tutto questo e molto di più con Kristoffer Gansing, nei giorni precedenti l’inizio del festival…

Marco Mancuso: Mi piacerebbe cominciare a sapere di più su di te e presentarti ai lettori di Digicult. Qual’é il tuo background e come sei diventato il nuovo direttore di transmediale? Come ti senti nei confronti di questa nuova posizione?

Kristoffer Gansing: Certamente è una grande sfida e un’opportunità allo stesso tempo. Non voglio scendere nei particolari riguardo la selezione ma sostanzialmente posso dire che è stato il comitato consultivo di transmediale a prendersi cura di questo processo. L’idea di base era quella di dare nuova vita al festival, ravvivarlo in un modo che rispettasse il patrimonio di transmediale come un evento a metà tra video, arte e cultura digitale, e contemporaneamente introdurre nuovi impulsi. Posso dirti che ero un pò sorpreso quando sono stato scelto: ho fatto domanda per questo lavoro come una sorta di jolly, non essendo così affermato al di là delle dinamiche culturali e politiche di Berlino.

Marco Mancuso: Hai una formazione connessa anche al mondo delle performance.

Kristoffer Gansing: Sì, mentre insegnavo arte ed estetica dei nuovi media alla K3 School of Arts and Communication, ho lavorato tra la Svezia e Copenaghen come curatore e ricercatore, specialmente in relazione ai progetti audiovisivi e alle performance. Insieme all’artista Linda Hilfling ho organizzato un festival chiamato The Art of the Overhead, in cui si sfidava l’idea di far lavorare gli artisti dei new media solo con tecnologie digitali e, viceversa, invitando gli artisti performativi a lavorare con le vecchie tecnologie e soprattutto con le lavagne luminose. Era un festival costruito sul campo dei vecchi media. Grazie ad esso sono entrato in contatto con molti artisti provenienti dalla Germania e da Berlino e così ho iniziato un rapporto di scambio con loro e con gli artisti di Danimarca e Svezia.

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Marco Mancuso: In quale parte del programma e della struttura il festival sarà diverso dalle edizioni precedenti? Come hai lavorato sul programma, qual’è stato il tuo approccio e come hai provato a dare una direzione diversa al festival stesso?

Kristoffer Gansing: La prossima edizione del festival sarà ancora alquanto classica in termini di formato. C’è il programma video, la conferenza, workshop, ecc. Certamente sarà diversa perchè io sono una figura nuova e apporterò il mio gusto personale, introducendo una certa dose di humor e nel frattempo affrontando i problemi che si pongono seriamente. A parte questo, stiamo lanciando una nuova piattaforma chiamata reSource, la quale dovrebbe anche gestire progetti legati al festival durante tutto l’anno.

La cosa più importante è stata quella di avere una coerenza da curatore dall’inizio del processo e la capacità di focalizzarvisi. Dunque, abbiamo lasciato cadere l’idea di un premio, concentrandoci sull’approccio tematico alla mostra, sugli aspetti necessari a rendere un programma diverso e sul nuovo progetto reSource. Volevo seguire una sorta di routine anche nella struttura organizzativa e a tal proposito sto lavorando maggiormente con persone che conoscono già il festival. Era l’unico modo che avevo per partecipare e per capire meglio come organizzare un festival così grande come transmediale. Oltretutto, è una squadra fantastica!

Marco Mancuso: Parlando di conferenze, meeting e del lato teorico del festival, assistendo anche al primo evento reSource organizzato da Tatiana Bazzichelli a Berlino, intuisco che l’approccio è quello di rompere le regole tra ciò che è più accademico e ciò che è più connesso alla clandestinità degli studi e dell’arte dei media. Sembra un approccio molto interessante e stimolante, in un certo senso…

Kristoffer Gansing: Sì, il programma di conferenze a transmediale non è mai stato un programma accademico in senso stretto, persino quando implicava delle ricerche altamente qualificate. Per esempio non c’è nessun processo di peer-rewiew o alcuna call for papers, ma è una conferenza diciamo più “curata”. Volevo sfidare un pò questo formato, creando un’interazione maggiore tra la conferenza del tipo di ricerca più accademico e la conferenza dell’evento. Così, nell’ambito del progetto reSource, abbiamo organizzato insieme a DARC- Digital Aesthetics Research Centre of Aarhus University e Vilém Flusser Archive of the Berlin University fot the Arts, una conferenza PhD pre-festival, ovvero un evento di ricerca formattato in maniera più tradizionale ma che avrà anche un output meno tradizionale nel festival attuale.

Marco Mancuso: Parlando anche dei panel, concentriamoci ora sul concetto del festival. Quest’anno, transmediale parla di “in/compatibile” in termini di sistemi (sociale, economico), pubblico (politico) ed estetico (la replica degli artisti). Sembra che i tre ambiti saranno ben interconnessi…

Kristoffer Gansing: Sì, tutti e tre i settori dei programmi saranno molto interrelati, con diverse questioni sviluppate durante il giorno. Non volevamo separarle in diversi giorni o momenti. Volevamo avere un approccio più narrativo: questo sarà sperimentale, perchè avremo tre diversi presidenti responsabili dei tre settori differenti, presenti tutto il giorno e che proveranno a fornire un dialogo esplicativo coerente con i teorici, i ricercatori e gli artisti invitati. – http://www.transmediale.de/festival/conference

Marco Mancuso: Come hai detto prima, quest’anno hai lavorato con uno staff di curatori. Un gruppo di ospiti che ha lavorato con te in quanto direttore artistico. Perchè hai deciso di lavorare proprio con loro?

Kristoffer Gansing: Era naturale per me lavorare con persone che conoscevo da prima. Per esempio la mostra Dark Drives: Uneasy Energies in technological Times: volevo organizzarla diversamente rispetto alla classica mostra di media art, non volevo un semplice show artistico e nemmeno una visione delle ultime opere d’arte. Volevo una sorta di ponte tra la media art e la scena d’arte contemporanea, e Jacob Lillemose è stato la mia prima scelta. Questa era l’idea iniziale, che attraverso l’impegno di Jacob è diventata adesso uno show culturale, che riflette sulle possibili interconnessioni tra la cultura, i media, la storia e certamente l’arte.

Per esempio c’è una stazione in cui puoi ascoltare delle canzoni popolari legate alla mostra, in quanto fenomeni culturali collegati al tema. Anche le fotografie raccolte dai fotografi su Flickr non rappresentano del tutto un’opera mediatica o un’opera interattiva ma sono dei lavori che danno un approccio culturale all’arte stessa. A parte ciò, l’intero festival collabora anche con molti progetti più o meno accreditati dal festival e mostrati per la primissima volta. – http://www.transmediale.de/festival/exhibition

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Marco Mancuso: E il programma video? Puoi dirmi qualcosa di più?

Kristoffer Gansing: Il programma video Satellite Stories, è curato da Marcel Schwierin. Egli ha messo insieme diversi programmi video contemporanei, connessi al concetto di “in/compatibile” ma ha anche lavorato molto sulla Storia, celebrando il fatto che il festival fosse cominciato come un video festival. Ogni programma video contemporaneo sarà introdotto da un video che proviene dall’archivio del festival. In generale, ci sarà una forte presenza “video” quest’anno al festival: da un lato riflette il ritorno dell’estetica del video analogico, dall’altro la proiezione concreta dei video art della fine degli anni ’80 e dei primi del ’90.

É interessante vedere come, in molti di questi video, la TV è il principale media da criticare: dal primissimo programma video (Re-enactment Videospiegel, 1988), la TV è vista dagli artisti come qualcosa che amano e odiano, allo stesso modo in cui oggi si pongono nei confronti delle tecnologie dei social network. É importante avere una prospettiva continua per capire l’impatto sociale delle tecnologie, come stanno influenzando l’immaginazione degli artisti, come stanno sperimentando sulle tecnologie. Anche per questa ragione, nei programmi video, alcuni dei video vengono mostrati nei loro formati originali, anche su Umatic. – http://www.transmediale.de/festival/video

Marco Mancuso: E Tatiana Bazzichelli e il programma reSource?

Kristoffer Gansing: L’intenzione è di porre transmediale come una presenza in città, nella città di Berlino. Per creare una rete con i rami artistici e culturali in città. Transmediale dovrebbe anche essere un progetto risorsa, non solo qualcosa che succhi energie e soldi una volta l’anno, ma qualcosa che provi a creare delle strategie connesse con gli artisti e gli studi in città. Abbiamo incaricato lavori, residenze, vogliamo essere una piattaforma per disseminare e co-produrre lavori. ReSource non sarà solo accademica ma ha sia un ramo di ricerca sia un ramo artistico, come fulcro interdisciplinare. Deve lavorare con istituzioni accademiche e attiviste, e gruppi di artisti e project space a Berlino. Dovrebbe anche servire come base per le collaborazioni con il CTM Festival. – http://www.flickr.com/photos/transmediale/sets/72157628110643935/

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Marco Mancuso: Il tema del festival “in/compatibile”, riflette su ciò che sta accadendo oggi in termini di aspetti politici, economici e sociali. Le cose sembrano essere positive e negative allo stesso tempo, gli oggetti culturali e sociali sembrano trovarsi in una sfida costante. Ciò che è sorprendente e ciò che considero interessante a tutela della funzione di curatore, è che tutto il programma del festival riflette questa tensione pura tra gli elementi…

Kristoffer Gansing: Prima di tutto, grazie. Sì, all’inizio ho pensato al tema incompatibile (senza slash) per riflettere su quelle cose che insieme non funzionano. Da un lato le tecnologie profondamente incompatibili con gli aspetti sociali, economici e politici delle nostre vite, dall’altro lato le tecnologie che spingono a fare cose compatibili. Alla fine, ho deciso di mettere lo slash al titolo (in/compatibile), per rendere chiaro come gli artisti provino sempre a lavorare con queste tensioni tra le cose e gli approcci più diversi, come siano attratti dagli elementi incompatibili in quanto opportunità per fare ancora di più e per ridefinire questa tensione oppure per tornare indietro o restare immobili, per fermarsi a riflettere su come modificare i sistemi e le situazioni. – http://www.transmediale.de/content/incompatible-curatorial-statement


http://www.transmediale.de/

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