Il cuore dell’Europa pulsa a ritmo della musica elettronica. Lo dimostra Bruxelles, che è diventata palcoscenico, tra il 28 e il 29 Ottobre, del Bozar ElectronicWeekend, uno degli appuntamenti di culto per gli amanti di questo genere musicale e delle ultime sperimentazioni a essa connesse. Più di trenta, tra artisti digitali, musicisti, dj e vj, gli ospiti che hanno preso parte alla kermesse.

Non solo concerti di musica elettronica, quindi, ma anche fenomeni collaterali, come opere audiovisive e performances multimediali, sono stati gli eventi che hanno animato il cartellone della due giorni belga. Agli artisti provenienti dalla scena locale si sono affiancati i fratelli maggiori di fama internazionale. Tra i nomi di punta ricordiamo Plaid, Restie, Nils Frahm, Modeselektor, Blamorhea. Come si evince dall’eterogeneità degli esempi citati, stili e tendenze contemporanee sono stati rappresentati a 360 gradi: elettronica, elettroacustica, minimalismo, techno, industrial, soundscapes. Nessuno mancava all’appello del BEW.

Il Festival è stato anche occasione per promuovere il lancio dei loro ultimi album, com’è successo durante la serata di apertura: la seconda invece è stata dedicata allo showcase dell’etichetta berlinese Monkeytown. Anche in questo caso, come è ormai sempre più frequente in manifestazioni di questo tipo, sounds futuristici e contemporanei, in contrasto con una cornice classica, prestigiosa e storica come quella del centro culturale Bozar, sono stati gli ingredienti chiave per la creazione di un’atmosfera particolare, ideale per i partecipanti: un pubblico curioso nello scoprire nuovi talenti e ultime frontiere varcate all’interno di un panorama in continua evoluzione e contaminazione artistica, come quello offerto dall’arte digitale.

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Il Bozar Electronic Weekend segue le due edizioni del Bozar Electronic Music Festival curate da Darko. Tra le novità che questa edizione porta con sé, anche una nuova direzione artistica e organizzativa, quest’anno costituita dalla triade: Bart Dujardin (Jemenfish), Pierre de Mûelanaere e Xavier Garcia per la parte music & projection. Abbiamo avuto modo di incontrare uno dei curatori del festival: Pierre de Mûelenaere, personalità attiva sulla scena della musica elettronica e delle Digital Arts della capitale belga, per porgli alcune domande sull’evento in questione e sull’universo dell’elettronica in generale.

Silvia Bertolotti: Quali sono stati i criteri di selezione adottati per la scelta degli artisti che hanno partecipato al Bozar Electronic Weekend?

Pierre de Mûelanaere: L’idea era di presentare al grande pubblico la migliore immagine possibile dei mondi musicali, oggi attivi, che gravitano intorno alla cosiddetta scena elettronica, tentando di offrire una selezione ampia ma coerente, una programmazione insomma attraente e di qualità al tempo stesso. Le direttive principali che ci siamo dati sono state:

- Proporre delle line up di qualità che non siano d’attrattiva solo per clubbers, ma che presentino un’attualità artistica interessante (è il caso per esempio del duo Modeselektor, che dopo quattro anni di attesa ha realizzato un nuovo album o ancora lo showcase dedicato all’etichetta Monkeytown. Ma sopratutto penso ai Plaid, di cui esce ora un nuovo album, Scintilli, anch’esso atteso da anni).

- Dare un’immagine che sia fedele alla diversità della scena elettronica contemporanea. In questo senso si tratta di un festival adatto ad un pubblico curioso, che vuole scoprire nuovi artisti legati alla scena elettronica attuale.

- La terza direttiva è quella di presentare un festival che integri in maniera naturale la scena locale, la sua dinamica e i suoi attori principali (a livello di produttori, etichette, collettivi, etc) come per esempio il Brussels up! Soundsystem o il progetto Kaboom Karavan de Bram Bosteels, o il duo Concert Debout per nominarne solo alcuni.

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Silvia Bertolotti: Qual è a tuo parere l’aspetto che contraddistingue la scena musicale elettronica europea rispetto a quella internazionale?

Pierre de Mûelanaere: La scena musicale europea è caratterizzata da un equilibrio tra la scena inglese e la scena tedesca. Senza risalire alla minimal techno, che è diventata poco a poco il marchio di fabbrica berlinese, potremmo dire che la prima metà degli anni 2000 è stata segnata dall’ascesa dell’elettronica tedesca con due etichette: Bpitch Bontrol (fondata a fine anni ‘90 da Ellen Alien) e Shitkatapult (creata da T.Raumschmiere e Sascha Ring), anche se in realtà la lista potrebbe arricchirsi di ulteriori nomi. Tuttavia il dominio dell’avanguardia elettronica è passata gradualmente all’Inghilterra, a Londra precisamente, con il nascere della musica dubstep. Senza fare la storia dei generi e delle correnti, bisogna riconoscere l’importanza di questo movimento.

Ora, se la scena elettronica resta per certi aspetti “locale” soprattutto per ciò che concerne l’emergere di nuove correnti, la dinamica creativa spesso legata a piccoli gruppi di persone e collettivi, è diventata allo stesso tempo, ma senza contraddizioni, “mondiale”.

Dato che la scena elettronica è attualmente molto fluida, marcatamente “internazionale”, sia grazie al web, sia per il fatto che nuovi dj e produttori nascono molto velocemente, in qualsiasi parte del globo, non appena lanciati sulla rete, il risultato immediato è che le ibridazioni tra le correnti emergenti sono sempre più rapide e ricche. Per dirla in maniera concisa, la scena dubstep è mutata rapidamente a contatto con il wonky,per poi arrivare a quello che viene chiamato, un po’ vagamente, in mancanza di un corrispettivo terminologico preciso, post-dubstep, il quale per certi versi è diventato ancora più sperimentale e che, dopo averlo destrutturato al massimo, ha soppresso il beat stesso.

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Dopo questa evoluzione – abbozzata in maniera molto schematica – assistiamo oggi a una sorta di revival techno, con nuove incursioni in questo genere.

Parallelamente, assistiamo a un ritorno synthwave/synthpop gravitante intorno alla scena newyorkese, per il quale è stato usato a volte il termine di paralel eighties e che rappresenta una sorta di tributo un po’ nostalgico da parte di una generazione di produttori che riscoprono quel decennio musicale. Questo ambito sarà rappresentato al Bozar Electronic Weekend da Stellar OM Source e Ssaliva.

Anche il cosiddetto genere modern classical troverà il proprio rappresentante al Festival con Nils Frahm, uno straordinario pianista, compositore e produttore tedesco, con base a Berlino, dove per altro questa scena è particolarmente prolifica grazie a Peter Broderic.

Il modern classical è rappresentato da un insieme di musicisti legati al mondo della musica elettronica, nel senso che il trattamento e/o le composizioni di questa musica sono elettroniche. Fra gli altri esponenti penso all’olandese Machinefabriek o all’islandese Olafur Arnalds.

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Silvia Bertolotti: Quali sono le principali sfide che deve superare oggi la musica elettronica? E quali sono i limiti?

Pierre de Mûelanaere: Credo che la scena elettronica abbia forse la tendenza ad essere un po’ autoreferenziale e a rifugiarsi nellhype e nei suoi effetti alla moda. Le tendenze che resistono più a lungo sono quelle che interpretano una certa epoca e la esprimono. Siamo ora lontani dai grandi collettivi elettronici degli anni ‘90. Ogni epoca ha le sue preoccupazioni e i produttori non ne sono esenti. In quanto artisti, interagiscono sempre con il contesto sociale e politico. Il lato oscuro del genere dubstep (inteso in senso letterale, visto che le prime serate dubstep a Londra si svolgevano nell’oscurità più totale o quasi, con dei soundsystems appena concepibili ora in termini di potenza), non può essere separato dall’evoluzione della società che l’ha prodotto. Il dubstep è un esempio perfetto per illustrare come un aspetto della società che non è necessariamente visibile, possa affermarsi invece attraverso la musica.

Silvia Bertolotti: Qual è stato il contesto istituzionale in cui si inserisce il festival? Questa edizione ha visto il supporto da parte delle istituzioni?

Pierre de Mûelanaere: Il contesto istituzionale del Bozar Electronic Weekend è di fatto fortemente marcato dal Bozar stesso. Esso è un centro culturale, un po’ il centro culturale per eccellenza qui a Bruxelles, con un edificio storico prestigioso. In questo contesto particolare, la volontà di creare al suo interno degli eventi legati alla musica elettronica è in sé molto significativo. C’era sicuramente l’idea di far scoprire le sue attività ad un pubblico più giovane, ma c’è anche una sorta di riconoscenza istituzionale del movimento elettronico in quanto stile musicale autonomo, insieme alle discipline connesse alle arti digitali e visive. E non si parla di musica elettroacustica, vicina a espressioni più propriamente classiche, ma proprio di scena elettronica come espressione di una cultura musicale attuale.

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Silvia Bertolotti: Ci sono state delle difficoltà organizzative legate al festival? Se sì, a che livello?

Pierre de Mûelanaere: Le difficoltà maggiori sono state probabilmente quelle legate al punto di cui prima. Organizzare un festival di elettronica in un quadro (istituzionale e architettonico) come il Bozar può a volte costituire una vera sfida. Soprattutto dal momento che la pratica elettronica è davvero qualcosa di recente. Il Bozar è da certi punti di vista anche uno spazio molto particolare di cui bisogna cercare di comprendere bene le caratteristiche, in termini di suono, di circolazione, ad esempio. Ma dall’altro lato è una cornice davvero magnifica per la gente che attira e per il team interno competente e motivato.

Sivia Bertolotti: Esiste un festival o un evento internazionale che consideri una sorta di modello?

Pierre de Mûelanaere:Sicuramente il Sonar è il riferimento europeo in termini di festival di elettronica. A livello locale invece penso al festival Domino, anche se quest’anno si è svolta purtroppo la sua ultima edizione, oppure, rimanendo sempre a Bruxelles, pensoal Feerien Festival. Ora, però, direi che per il nostro festival, non ci sono stati modelli, tutto è stato particolare: il progetto, il luogo etc. Abbiamo cercato di creare un mix unico, il futuro dirà se gli ingredienti sono stati quelli giusti.

Sivia Bertolotti: Quali sono le presenze più interessanti di questa edizione a livello sperimentale?

Pierre de Mûelanaere: Da un punto di vista sperimentale, la programmazione del festival prevede talenti come Xavier Garcia, che oltre ad essere co-curatore del festival è anche film curator. O ancora potrei citare Stellar OM Source, artista franco-olandese che utilizza synths analogici e apparecchi elettronici. Viene da una tournée negli USA e il suo lavoro è stato prodotto dalla prestigiosa label indipendente Olde english spelling bee. Al Bozar porta un live con laser DMX e proiezioni 3D. Penso inoltre a Ssaliva, geniale produttore belga che propone composizioni lo-fi, come dei sample distorti registrati da vecchie cassette VHS copiate e ricopiate all’infinito, con dei visual anch’essi lo-fi, glitches e un immaginario molto anni ‘80. (http://www.bozar.be/activity.php?id=11703).

Un’altra presenza degna di nota è data dal coreano Hangjun Lee accompagnato nella sua performance dal francese Jérome Noetinger. Si tratta di un’opera multiproiezione, in 16mm, ribattezzata After Psycho Shower, basata sulla famosa scena della doccia di Psycho di Hitchcock. Hangjun ne decostruisce gli elementi cinematografici grazie a diverse tecniche mistiche, come per esempio la desincronizzazione del suono e dell’immagine o la fusione di suono, tempo e spazio nella sala di proiezione. (http://www.bozar.be/activity.php?id=11702)

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Silvia Bertolotti: Qual è la direzione che pensi di seguire in futuro tramite il festival, in termini di tendenze, contaminazioni e sperimentazioni?

Pierre de Mûelanaere: Questa prima edizione del BEW con a capo un nuovo team è la tappa iniziale di una fase di consolidamento della musica elettronica in questo contesto. A tal proposito, siamo innanzitutto impegnati a sviluppare la proposta musicale, la sua coerenza e la sua legittimità. Trovare il tono giusto è importante, come pure confermare il fatto che questa proposta musicale risponde alle attese del pubblico, dei pubblici, perché anche questo è un punto fondamentale.

Per quanto riguarda il futuro, mi sembra che, nella misura del possibile, bisognerà pensare all’integrazione dei progetti ambiziosi intorno a discipline quali le visual arts, le installazioni audiovisive interattive, gli sviluppi legati alle strutture architettoniche, le performances etc. Per il resto, in termini di tendenze musicali, seguiremo con interesse le direzioni prese dai creatori.


http://bozar.be/webpage_broadcastitem.php?broadc_id=1380

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