Être fort pour être utile. Da questo aforisma, coniato nel 1912 dal teorico del Metodo Naturale Georges Hubert, insegnante di educazione fisica ed ufficiale della Marina francese, nasce l’ultimo progetto del collettivo spagnolo Democracia, Ser y Durar (video, 18’30’’, 2011).

Capitolo conclusivo di una trilogia dedicata alla città di Madrid, dopo Skating Carabanchel (2005) e Welfare State (2007-2008), l’opera di Iván López e Pablo España mette in atto la registrazione all’interno del cimitero dell’Almudena, di una sessione di Parkour: disciplina metropolitana diffusasi sul finire degli anni Ottanta, oggi pratica di azione critica basata sul superamento di qualsiasi genere di ostacolo, attraverso l’adattamento del proprio corpo all’ambiente circostante [1].

Già dal titolo, il lavoro di Democracia (la personale è in corso a Milano fino al 18 ottobre presso Prometeogallery di Ida Pisani) si pone come una crasi delle contraddizioni contemporanee tra soggetto e contesto storico, in una riformulazione che va oltre la pratica fisica espressa dai traceurs [2], e si gioca tutta nella relazione con l’ambiente.

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Il Cimitero Civile in cui si svolge l’azione è la parte della necropoli in cui sono sepolti l’artista Wolf Vostell, leader del Partito Socialista come Pablo Iglesias, Julian Besteiro e Francisco Largo Caballero, i filosofi laici Xavier Zubiri e Pedro Lain Entralgo; dunque un luogo deputato a conservare la memoria dell’utopia sociale moderna. La scelta di creare un percorso attraverso le lapidi dove inneggiano epitaffi come “Libertà, Amore e Socialismo”, esprime in questo senso la tensione tra una narrazione immobile – il monumento funebre – e la fugacità dell’atto fisico, nato da una cultura popolare che niente ha a che vedere con l’epoca di una rivoluzione rimasta incompiuta.

In questa lettura, la decontestualizzazione dell’ostacolo/monumento propria del Parkour, diviene elemento di una parafrasi critica alla società contemporanea, rafforzata dalla contraddizione che vede la disciplina evolversi da tecniche di training militare. Le teorie di George Hébert nascono infatti da una pratica empirica, che egli stesso ha sviluppato durante un periodo di stanziamento nel 1902 a Saint-Pierre (Martinica). E’ interessante notare come da metodi nati per il controllo ed il contenimento sociale si arrivi ad una volontà che si esprime in un sentimento di partecipazione e condivisione.

Come affermano España e López: “si tratta di un Umanesimo che, anche se sembra paradossale, deriva dalla sua radice militare, e non ci deve sorprendere, visto che la finalità principale degli eserciti odierni non è altro che quella delle missioni umanitarie o missioni di pace” (être utile) [3].

Se nelle lezioni di Hébert [4] si riassumono le regole che hanno portato alla nascita del Parkour, la sua filosofia mutua invece la nozione di “buon selvaggio” del pedagogista Jean-Jacque Rousseau, per il quale solo un’attenta osservazione della natura può guidare l’individuo verso una corretta formazione fisica e morale. [5] Si legge allora nell’addestramento fisico, uno strumento per una moderna paideia, in cui la competizione sportiva si annulla a favore di una riflessione etica sul concetto di performance individuale, e dove l’ostacolo si supera sopprimendo la competizione sportiva e controllando la volontà che dirige l’azione e la sensibilità che la guida.

Ser y Durar ricrea in questo senso, tutta la complessità di un’architettura iconografica – la relazione mobile tra corpo e monumento ridisegnano totalmente lo spazio della necropoli –, in grado di asservire al bisogno di una nuova rappresentazione dell’ambito metropolitano e della pratica sociale. Non si può evitare di leggere un chiaro rimando alla Psicogeografia Situazionista, nella sua radicale interpretazione soggettiva dello spazio urbano, ma mentre quest’ultima tendeva alla fondazione di un’Urbanismo Unitario, non se ne rinviene traccia nei progetti e negli scritti del duo madrileno. [6] Il punto di connessione si ritrova invece nell’utilizzo del détournement come strumento d’integrazione (e prelievo, riutilizzo, totale riconversione) di produzioni attuali e passate delle arti, in una costruzione superiore dell’ambiente. [7]

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La riflessione politica e sociale è una costante che accompagna ogni lavoro di Democracia, così come l’attenzione verso le strutture simboliche della società contemporanea che si esprimono in una prassi fondata sulla commistione di linguaggi antitetici. In questo senso il détournement attraverso elementi prelevati dalla cultura del consumo (linguaggi pubblicitari, elementi grafici propri delle sottoculture, merchandising) e integrato nella realizzazione di opere d’arte dalla forte matrice teorica (sono espliciti i riferimenti a Benjamin, Adorno, Rancière), diviene una ridefinizione narrativa delle forme di rappresentazione degli spazi pubblici e dei nuovi linguaggi urbani.

Il percorso che sfocia in Ser y Durar è la summa di una graduale messa a nudo dei codici culturali propri della comunicazione istituzionale, attraverso meccanismi di identificazione comunitaria volti al superamento dell’autorialità individuale.

Altro trait d’union è la demitizzazione della componente autoreferenziale della performance artistica, a favore di un’identificazione della marginalità, delle sottoculture, ed in senso più lato, delle comunità che nel video performativo non trovano una definizione, se non in sporadici casi di mediazione (l’artista interpreta una data personalità sociale).

Ne è esempio Ser y Durar. In un momento in cui la pratica del walking è fortemente ricomparsa nelle arti visive come ripresa autobiografica dello spazio pubblico, fisico e biologico, Democracia sceglie di far superare l’ostacolo (non solo materiale) ad otto traceurs professionisti, censurandone l’identità attraverso cappucci e fazzoletti.

Mancata identificazione con l’opera da parte dell’artista e apertura verso un’ellissi espressiva, che invece trova una sua esplicitazione nel marketing capitalista – da sempre il mercato basa la propria strategia sull’individuazione omogenea di ogni possibile acquirente. Anche in questo caso, i codici abituali dei linguaggi commerciali vengono sovvertiti e impiantati in un’azione mirata, allontanati drasticamente dal loro contesto di utilizzo.

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L’azione diretta sul territorio viene di solito riferita ad una derivazione contemporanea delle opere di Land Art degli anni Sessanta, che per prime hanno generato la possibilità per l’artista di evolvere la staticità dell’opera verso il suo aspetto intellettuale e fisico, nella relazione che lega il soggetto e il paesaggio.

In realtà, Ser y Durar si discosta da un’interpretazione sublime del rapporto uomo-ambiente, per la propria attenzione verso le dinamiche di fruizione del luogo da parte di flussi sociali.

Si pensi, ad esempio, alle opere di Richard Long, basate appunto sul walking, ed in particolare a Walking a Line in Perù (1972). Qui l’autore esplora l’ambiente desertico attraverso la sua passeggiata, privilegiando la natura meditativa e contemplativa del rapporto con lo spazio, ma tralasciando in questo tipo di rapporto, il valore del contesto per le comunità che lo abitano (anche in questo caso periferiche).[8]

Un intervento di questo tipo, che esprime il senso di una prospettiva sull’arte tesa alla soggettivizzazione della realtà, dovuta ad un contesto politico di forte affermazione individuale, è ora difficilmente riscontrabile. L’attualità culturale, porta piuttosto il peso della percezione di un vuoto da colmare nel sistema politico, che artisti come Democracia tentano di anatomizzare attraverso la valorizzazione degli archetipi culturali di massa, in costante equilibrio tra rappresentazione estetica, istanze di potere e responsabilità condivise come società civile.

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Pia Bolognesi: Ser y Durar è l’ultimo capitolo di una trilogia dedicata a Madrid. Come nasce il progetto e perchè la scelta di utilizzare il metodo naturale di Georges Hébert?

Democracia: Le prime due opere della trilogia che si conclude con Ser y Durar, sono Skating Carabanchele Welfare State. In Skating Carabanchel (realizzata con El perro, formazione precedente a Democracia) alcuni skaters pattinavano nel carcere di Carabanchel, edificio costruito durante il regime franchista e destinato ai prigionieri politici. In Welfare State invece, l’abbattimento di una bidonville è diventato una sorta di spettacolo in cui abbiamo invitato un folto gruppo di spettatori a guardare questa demolizione da una gradinata.

Per Ser y Durar, siamo partiti da un luogo come il Cimitero Civile di Madrid, dove si trovano buona parte dei sogni infranti di emancipazione della società spagnola.

La nostra intenzione era quella di recuperare questa memoria, ponendola in contatto con qualche tipo di espressione culturale contemporanea. Quando abbiamo appreso che il parkour deriva da un addestramento militare sviluppato dall’esercito francese, abbiamo trovato che eseguire questo sport urbano, decontestualizzandolo nel cimitero, aggiungeva all’azione un ulteriore livello di lettura, dal momento che un numero significativo dei sepolti nel cimitero civile erano combattenti antifascisti nella Guerra Civile Spagnola, ed alcuni anche durante la Seconda Guerra Mondiale.

Per questo i diversi logotipi sulle divise deitraceurs sono una sorta di medaglie militari che simboleggiano i diversi aspetti delle lotte per l’emancipazione.

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Pia Bolognesi: L’opera fa esplicito riferimento al concetto di psicogeografia lettrista e situazionista, dove è centrale “lo studio degli effetti precisi che l’ambiente geografico, coscientemente ordinato o no, esercita direttamente sul comportamento affettivo degli individui”. [9] Trovo ci sia una diversità nell’utilizzo della deriva, che nella pratica del traceur mantiene la sua accezione attiva (predilezione per la struttura del labirinto, abbandono alla conformazione urbana, passaggio rapido tra i suoi elementi), ma allo stesso tempo perde il suo aspetto passivo, tendendo invece a ristabilire la costruzione di un percorso utopico predefinito, che va oltre il determinismo morfologico.

Democracia: Il punto in comune è la critica urbana. Se da un lato gli esercizi di psicogeografia situazionista tendevano a mettere in chiaro il livello di alienazione a cui siamo sottoposti nella vita contemporanea, e la deriva forniva una tecnica per perdersi nella città, lontano dalle pianificazioni dettate dagli urbanisti, il parkour traccia invece una linea sulla mappa urbana che va seguita, a prescindere delle barriere architettoniche e dalla disposizione della strada.

Non si tratta quindi di una sperimentazione meno soggettiva della città, poiché il traceur mette in discussione l’ordine ed il flusso predefinito della città.

La pratica dello skateboarding è stata ampiamente associata alla psicogeografia situazionista, ma poco è stato scritto in relazione al parkour, dove in realtà, tutto ciò è più che evidente. Forse ironicamente, il motivo è che mentre lo skate è stato progressivamente commercializzato ed incorporato nella cultura di massa, il parkour è rimasto per il momento refrattario al mercato.

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Pia Bolognesi: In questa prospettiva, la scelta di ambientare l’azione nella sezione non cattolica del cimitero dell’Almudena, non è solo un atto politico a priori, ma la traccia di un mancato monumento all’utopia…

Democracia: Sì, per noi era importante che l’azione fosse anche una sorta di monumento subdolo, con l’obiettivo di portare alla mente il ricordo dei movimenti utopisti ed anche il loro fallimento (la sepoltura finale). Se guardiamo al parkour attraverso la prospettiva psicogeografica – come una sorta di pratica critica alla città contemporanea – è possibile anche leggerlo come una prassi post-politica, e come tale va oltre la politica dei partiti e dei sindacati rappresentata dalle tombe e dai mausolei del cimitero.

Claudia D’Alonzo: Il traceur rifiuta il potere simbolico dell’architettura. Nel video, i corpi si muovono in uno spazio che non è solo architettonico, ma monumentale. C’è qualche riferimento alle teorie del “counter-monument” di James E. Young. [10]

Democracia: Si può trovare un collegamento nell’idea che la memoria sia qualcosa di frammentario, che non resta immobile ma si ricostruisce secondo molteplici fattori, come la volontà di rileggerla attraverso un’azione, cercando di attivare una riflessione nello spettatore, a partire dalla tensione creata all’interno di uno scenario con una carica simbolica profonda, e un atto che oscilla a metà tra la profanazione e l’omaggio.

Claudia D’Alonzo: Un altro aspetto affascinante del parkour è l’importanza dell’ostacolo. L’ostacolo è trasformato in ciò che permette al corpo di compiere straordinarie performance. Questo emerge anche, ad esempio, nel documentario My Playground, [11] realizzato dal film maker danese Kaspar Astrup Schröder. Qual’è secondo voi il valore di questo modo di concepire l’ostacolo?

Democracia: Pensiamo sia importante segnalare che il documentario My Playgroung offre una prospettiva per la quale il parkour è ‘addomesticato’, presentando architetti che pensano di costruire un grande parco per facilitare l’esercizio del parkour e del freerunning. Dal nostro punto di vista non c’è niente di più opposto alla filosofia del parkour.

La cosa interessante è mettere in discussione la funzione prestabilita dell’architettura, più precisamente fare dell’ostacolo un punto di impulso del movimento, quando ciò si normalizza e ‘normativizza’, il parkour perde il suo valore di pratica critica. Molto più importante dell’ostacolo fisico in sé è la sfida all’ostacolo creato dalle ordinanze comunali che regolan o la città contemporanea e, quindi, il suo carattere illegale in uno spazio pubblico che è sempre più controllato.

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Claudia D’Alonzo: Il tempo è un elemento fondamentale in Ser Y Durar: è forte il confronto tra il tempo immobile dello spazio monumentale e il tempo ipercinetico creato dai traceurs. In che modo avete lavorato sulle riprese, il montaggio e la post produzione, per rendere evidente il contrasto tra queste due dimensioni temporali antitetiche?

Democracia: In realtà l’editing e la post-produzione del video fanno riferimento agli standard abituali dei video di parkour disponibili in rete. Abbiamo deciso di avvicinarci all’estetica visiva tipica di questa cultura giovanile. Penso si possa dire che il contrasto di cui parli è insito nella documentazione visiva tipica del parkour e, se in questo caso è accentuata, è per la l’ambientazione del cimitero, non per un montaggio particolare. Dobbiamo anche tener conto che questo video non presenta una narrazione, ma documenta (in modo più o meno estetizzato) un’azione. Il contrasto dei due tempi opposti si genera automaticamente, dalla scelta dello spazio del cimitero e della pratica del parkour.

Pia Bolognesi: Il ricorso a linguaggi antitetici, nei vostri lavori ha creato una grammatica identitaria e riconoscibile, in cui si mescolano grafica, teoria politica e riflessione sugli spazi urbani e i sistemi sociali. Per Ser y Durar, l’elemento iconografico della necropoli è in costante relazione alla materia simbolica, soprattutto nella caratterizzazione dei traceurs, per i quali avete creato un sistema di logotipi, che assume la forma di una vera e propria allegoria del valore. Oltre a ciò, c’è una costante oscillazione tra la staticità del monumento e la mutevolezza dell’azione. Mi riferisco soprattutto al fatto che il video non sia di per sé un percorso concluso: lo troviamo installato a Prometeogallery in monocanale, mentre per la mostra Declining Democracy a Strozzina (Firenze fino al 22 Gennaio 2012) è pensato per tre schermi.

Democracia: Il video, come tu giustamente affermi, non è un lavoro chiuso, ma fa parte di un progetto più ampio, e per questo può cambiare nella sua modalità di esposizione. Ci sono altri elementi, oltre al video, che compongono Ser y Durar: i loghi sulle divise dei traceurs (che si riferiscono a diversi aspetti: la classe operaia, l’internazionalismo, l’anarchismo e le società segrete, la rivoluzione) e le immagini fotografiche di alcuni simboli (la “A” di anarchia, una stella, determinati epitaffi) che sono stati trasformati in poster e sono stati affissi in spazi pubblici, per la presentazione del progetto a Berlino. Inoltre c’è la pubblicazione del catalogo per Prometeogallery, in cui si trovano saggi e scritti che approfondiscono i vari aspetti del progetto. Ser y Durar rimane ancora un progetto aperto, che può includere altri approcci.

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Claudia D’Alonzo: Nei vostri lavori invertite o decostruire pratiche e comportamenti codificati. Mi sembra però che, a differenza di molte pratiche di culture jamming, la decostruzione non si spinga mai verso l’attribuzione di significati altri. Voi lasciate al pubblico una scelta aperta oppure rendete evidente il vuoto lasciato dalla sottrazione del significato precostituito. Cosa pensate di questa lettura del vostro lavoro?

Democracia: Lasciamo sempre libero il pubblico, noi crediamo in un’idea di spettatore emancipato che ha una sua personale lettura e aggiunge un nuovo significato a completamento dell’opera. Anche se, d’altro canto, questa posizione ci porta a volte ad essere il più letterali possibile, come quando in qualche progetto abbiamo affermato ‘Stato Assassino’: non c’è molto da interpretare. E’ chiaro che utilizziamo strategie di culture jamming, ma in modo strumentale, più nel senso di guerriglia comunicativa e di uso della cultura di massa che con l’obiettivo di ironizzare sull’omogeneità della cultura popolare e della seduzione pubblicitaria.


http://www.democracia.com.es

http://www.prometeogallery.com

http://www.strozzina.org

Note:

[2] – Definizione dei praticanti di parkour. In italiano, tracciatori.

[3] – Pablo España, Iván López , Catalogo della mostra Ser y Durar, Prometeogallery, 2011, p. 3.

[4] – Georges Hébert, L’éducation physique ou l’entraînement complet par la méthode naturelle, Librairie Vuibert, Paris, 1912.

[5] – Jean-Jacque Rousseau, Il contratto sociale, Feltrinelli, Milano, 2003.

[6]AA.VV., Problemi preliminari alla costruzione di una situazione, in AA.VV., Internazionale Situazionista 1958-1969, Nautilus, Torino, 1994, p. 13.

[7] – Definizione di Urbanismo Unitario: “Teoria dell’impiego di insieme delle arti e tecniche che concorrono alla costruzione integrale di un ambiente in legame dinamico con esperienze di comportamento”. Ibid. L’Urbanismo Unitario si determina nella polemica contro il funzionalismo che svolge il ruolo di conservazione e di sostegno della società borghese. Si veda: Mario Perniola, I Situazionisti: il movimento che ha profetizzato la società dello spettacolo, Castelvecchi, Roma, 2005, pp. 17-18.

Pablo España, Iván López in un’intervista a Piedad Solans, affermano che le idee situazioniste hanno sicuramente influenzato i lavori di Democracia, sebbene prendano distanza dalle posizioni “inattive, proprie dell’ortodossia debordiana”. Piedad Solans, Un’arte contro il pubblico, in Catalogo della mostra Ser y Durar, Prometeogallery, 2011, p. 11.

[8] – Francis Alÿs, On When Faith Moves Mountains//2002, in AA.VV., Situation, [edited by Claire Doherty], Whitechapel Gallery and MIT Press, London – Cambridge, 2009, p. 40.

[9]AA.VV., Problemi preliminari alla costruzione di una situazione, in AA.VV., Internazionale Situazionista 1958-1969, Nautilus, Torino, 1994, p. 13.

[10] – James E. Young, The Counter-Monument: Memory against Itself in Germany Today, in Critical Inquiry, Vol. 18, No. 2, 1992, pp. 267-296

[11] -My Playground, Danimarca, 2010

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