Tra le pratiche audiovisive (qui definite come la combinazione di suoni e immagini e i suoi risultati combinatori, che comprendono il cinema, la televisione, i video e le installazioni), il realtime è un elemento significativo la cui esistenza è strettamente legata agli sviluppi tecnologici.

“‘La televisione” – come afferma William Kaizen [1] riferendosi al pensiero di Stanley Cavell – è una tele-tecnologia. Come il telegrafo, il telefono, la radio, è una macchina utilizzata per la rappresentazione in tempo reale di un evento con una distanza illimitata tra l’evento e la sua ricezione.” Ai suoi esordi, negli anni Venti, il realtime (taglia e incolla/replica in diretta) era un aspetto tecnologico radicale dell’esperienza televisiva. L’immediatezza della televisione in diretta aumenta, coprendo lunghe distanze e diffondendo lo stesso segnale a molti spettatori. Prima degli anni Quaranta, tutte le “trasmissioni erano in diretta e dovevano essere replicate in diverse fasce orarie”.

Il videoregistratore portatile della Sony ha offerto a partire dal 1965 nuove possibilità all’arte, dando accesso alla tecnologia audiovisiva di registrazione. Da quel momento, il rapporto tra ciò che viene registrato e la sua visualizzazione su schermo è immediato. Lontani dai loro scopi originali e facilitati dalle tecnologie nascenti, la registrazione in diretta, il taglio e la replica sono stati utili al raggiungimento degli obiettivi di molti artisti, dagli anni Sessanta agli anni Settanta, interessati all’unione di arte e tecnologia per mettere in discussione la cultura e la televisione stessa, esplorando a questo scopo il performativo. [2]

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Al giorno d’oggi, consideriamo il realtime un aspetto di molte espressioni artistiche. Per noi performer audiovisivi, la pratica dell’effimero è un modo per abbracciare totalmente il momento presente in quanto espressione artistica. L’immediatezza del realtime e il ruolo legittimante del performer attraverso la sua presenza, sono elementi chiave del performativo.

Sebbene le tecnologie per la registrazione, il montaggio e il missaggio si siano evolute enormemente dalla loro comparsa sul mercato, il momento come pratica artistica si è esteso ulteriormente in molteplici direzioni con tecnologie di comunicazione che hanno aumentato la possibilità di multilocazione (soprattutto tramite internet).

Lo scenario contemporaneo delle possibilità degli hardware e software personalizzati e autoriali, delle connessioni veloci e dei piccoli processori con una grande capacità di memoria, mostra un passaggio dal tecnologico al concettuale e all’interdisciplinare. Le possibilità del realtime sono infinite, poiché consente la fusione di espressioni (danza ed espressione del corpo, suoni, film, grafica generativa), l’unione tra conoscenze diverse (elettronica e ingegneria, scienze, arti) e combinazione/ri-combinazione di dati.

Quando relazionato al cinema, che è una pratica di linearità registrata, il realtime apre nuove frontiere a un’esperienza pluricentenaria ben definita. Offre altri contesti oltre alla sala del cinema e all’esperienza cinematografica, propone astrazione, esperimento e immersione.

La presenza della performance e la sua interazione con il pubblico richiede un lessico più complesso (che include termini come loop, overlay, pattern, distorsione, feedback, partecipazione e altri) e altri tipi di narrazione: narrazione multipla, narrazione non-lineare e narrazione in rete. Le sue caratteristiche attuali hanno un’origine tecnologica che gli artisti utilizzano per sviluppare concetti che mettono in dubbio le definizioni.

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Questo testo guarda alla pratica performativa di Tiago Pereira, con lo scopo di creare un rapporto tra la performance audiovisiva in diretta, l’etnografia e il documentario.

Il documentario è una categoria cinematografica non fittizia. Ogni documentario si concentra su un argomento specifico della realtà socio-storica descritto dal punto di vista del regista/autore. In sé, è un documento (ha una fissità) che si oppone alla performance audiovisiva realtime (che è momentanea e quindi non ha una fissità). Ciò che definisce un documentario è cambiato insieme agli sviluppi tecnologici e sociologici ed è fortemente influenzato dalla storia del cinema.

I documentari contemporanei europei, caratterizzati da una tecnologia di registrazione portatile e dalla capacità dei software di montaggio, tendono a una relazione stretta del personale con l’argomento della pellicola, come nel caso di Les Glaneurs et la Glaneuse (2000) di Agnes Varda, e all’esplorazione dello sperimentale e del non-lineare, come in L’hIstoire(s) du Cinema (1998) di Jean-Luc Godard.

In una serie di approcci al documentario come campo che accoglie definizioni confuse (come mokumentari, documentari di finzione, etc.) ed espressioni individuali, il lavoro di Tiago Pereira si mescola in maniera particolare alla performance audiovisiva in diretta. Egli registra in formato digitale l’arte, i talenti e i saperi delle persone provenienti dallo scenario rurale e isolato portoghese e li remixa in realtime per un pubblico di città.

La nostra conversazione ha avuto luogo durante un viaggio in Cornovaglia, dove ci siamo incontrati per lavorare sui nostri contributi personali al progetto Decalcomania. [3] Fuggiti da un piovoso pomeriggio estivo, abbiamo cercato riparo nel Jubilee Wharf a Penryn, una struttura ecologica che comprende appartamenti, studi artistici, negozi, un asilo e un bar. Lì, tra due sessioni di registrazione, abbiamo parlato per circa un’ora. Le registrazioni del nostro incontro rappresentano il contributo che Tiago ha dato a questo testo sulle possibilità del realtime audiovisivo nel documentario.

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Ascoltare è un modo per capire meglio il mondo e il ruolo che noi abbiamo in esso – mi racconta Tiago Pereira – registro suoni per rendere le persone consapevoli di questa bella capacità che noi tutti possediamo: ascoltare cose, persone e ciò che dicono sul loro lavoro, i paesaggi sonori e la musica. Sono davvero ossessionato dall’idea di ascoltare e questo è il motivo per cui raccolgo e faccio visualizzazioni di suoni. La frase “vedere questo suono”si addice al mio lavoro. Cerco sempre un modo per rendere visibile il suono e le persone che lo producono.L’immagine è importante quanto il suono poiché vedere il suono e la sua provenienza è un modo per capirlo meglio. Dopo la radio e gli apparecchi di registrazione, la capacità di ascoltare, legata alla sua fonte visiva, è stata sottovalutata.

Il mio lavoro si colloca tra la raccolta etnografica di suoni di Alan Lomax [4] e i remix culturali di DJ Spooky. È mia intenzione abolire le gerarchie nella musica. Invece di un direttore e la conseguente struttura gerarchica di un’orchestra, tutti i suoni si trovano allo stesso livello. Nella mia performance, per esempio, un’anziana donna di campagna che canta canzoni popolari e il famoso musicista pop di Lisbona che fa concerti per duemila persone sono uguali a livello di espressione. Il video We are Not Old Ladies Singing, We Are Musical Instruments esplora questo concetto”.

Raccolta

Viaggiando e registrando canzoni ed esecuzioni di strumenti in tutto il Portogallo, Tiago Pereira ha realizzato un database di conoscenze che è passato da una generazione all’altra attraverso mezzi musicali. Se non venissero conservate in formato digitale, queste conoscenze alla fine andrebbero perdute. Tiago non è così interessato a preservare la cultura per come è, ma piuttosto a reinterpretarla.

La sua posizione differisce da quella di un etnografo: “Quando gli etnografi e gli etno-musicisti vanno in campagna, negli stessi posti in cui vado anche io, essi studiano le persone (e i loro comportamenti). Il mio lavoro di registrazione è diverso da quello degli studiosi. Quando vado in campagna a registrare canzoni e balli, registro i suoni, non studio il loro contesto. La gente non è oggetto di uno studio scientifico specifico. Questa è la grande differenza: io sono un artista”.

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La metodologia di lavoro di Tiago Pereira racchiude la registrazione di suoni e video, il montaggio, la raccolta, l’archiviazione e la produzione di risultati (come performance in diretta, video e installazioni). Sebbene il processo del regista relativo alla raccolta implichi un metologia simile a quella dei documentari, una volta arrivati alla fase di montaggio, si imbocca una strada diversa, quella della performance audiovisiva.

“Ogni elemento produce suoni e noi (umani) ne produciamo molti respirando, lavorando, camminando etc – prosegue Tiago – quindi camminando è come se suonassimo strumenti musicali (mobili). Secondo un concetto o un’idea specifica, questi suoni possono essere remixati e diventare musica. Io sono uno che fa musica con la musica prodotta dagli altri. Non registro solo suoni, ma anche immagini, che in seguito trasformo in campioni. Considero ogni campione un’unità viva, come una cellula che ha una propria vita, ma che può interagire anche con altre cellule in infiniti modi. Si ottengono così infinite combinazioni poiché ognuna delle cellule ha diversi comportamenti in diversi contesti. Chiamo queste differenti combinazioni mix virtuali“.

Archiviazione

“È importante avere degli archivi destinati al materiale con cui si remixa – riflette – non è una novità, ma quando questi archivi non esistono, devono essere creati. È il caso del canale online portoghese chiamato A Música Portuguesa a Gostar Dela Própria (La musica portoghese che apprezza se stessa)”. [5]

Il progetto MPAGDP è un database di piccole clip disponibile in rete. Gli spezzoni contengono canzoni ed esecuzioni di artisti di tutte le generazioni e di tutti gli stili. Nel database vengono inseriti regolarmente materiali registrati da numerosi artisti. Potenzialmente, questo database offre al visitatore accesso alla varietà della musica portoghese, invitandolo allo stesso tempo a utilizzarla per il raggiungimento di nuovi risultati.

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Realtime

“Attraverso la performance, porto i musicisti dalla campagna in altri luoghi – continua nel suo racconto Tiago Pereira – dove il pubblico ha la possibilità di sperimentare diversi tipi di musica. In arte esiste un crescente ibridismo che porta a definizioni confuse. La nostra società sta diventando ibrida e questo per me è importante. Trovo una grande carica di fascismo nel folklore portoghese. Ha una connotazione negativa per la sua relazione con il fascismo. Non abbiamo mai avuto un concetto politico visibile per la cultura, così come non abbiamo mai avuto una rivoluzione culturale in quanto tale.

L’unico individuo che ha tentato di creare un concetto politico forte di cultura è stato António Ferro e lo ha fatto sotto il periodo fascista. Nel tentativo di risollevare l’essenza della cultura, attraverso il folklore, divise il Paese in regioni attribuendo a ognuna caratteristiche specifiche. Ma la realtà non si categorizza in questo modo. Ovviamente, dopo la rivoluzione, [6] la gente si distaccò dal folklore e dalla tradizione. Questa è la norma al giorno d’oggi. È importante eliminare questo pregiudizio concettualizzando, isolando le cose dal loro contesto originale, trovando vie per far sì che sia possibile mostrare il lavoro etnografico“.

Sviluppando la concettualizzazione delle tradizioni popolari e portando il suo lavoro in altri contesti al di fuori del Portogallo, come partecipante del progetto Decalcomania (http://decalcomaniaproject.wordpress.com/), Tiago è stato in Cornovaglia (Regno Unito) per registrare musicisti e realizzare una performance che sarà presentata alla The Exchange Gallery a Penzance nell’ottobre 2011.

“I musicisti che sto filmando qui (in Cornovaglia) non sono conosciuti – ci tiene a precisare – allo stesso modo in cui le anziane signore sono sconosciute al pubblico portoghese. Il mio mix virtuale darà spazio ai musicisti che vivono in Cornovaglia e che suonano individualmente e li farà suonare insieme ai musicisti portoghesi. Sarà un mix virtuale interculturale che permette ai musicisti di due diversi paesi di suonare insieme, cosa altrimenti impossibile.

Per gli spettatori che non conoscono nessuno degli artisti, sarà impossibile distinguere i musicisti portoghesi da quelli della Cornovaglia poiché il modo in cui colleghiamo la musica è lo stesso dovunque. La performance (che può essere percepita quasi come una metaperformance) consente alla musica di essere celebrata. Attraverso questo, anche la vita può essere celebrata”.

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Il realtime nelle pratiche audiovisive sta modificando i documentari e la loro combinazione porta a prospettive diverse sulla tradizione orale e la cultura digitale. La registrazione della tradizione orale (trasformando il suo essere effimera in documenti digitali) è l’inizio di un processo verso il momento performativo (come pratica effimera). Sia l’oralità che la performatività sono uniche e in continua evoluzione (una storia non viene mai raccontata due volte e anche ogni performance è unica).

Come prova, il processo è nel database che contiene i dati raccolti. Questo processo mi porta al “story-collecting model for VJing” [7] e alle possibilità di narrazione non-lineare a cui si è dedicato Paul Mumforn per descrivere la sua pratica e la sua ricerca come parti del The Narrative Lab.

La performance audiovisiva Mandragora Officinarium [8] è composta da materiale raccolto, musicisti registrati, interviste e immagini fotografiche. Lo spettatore sperimenta un’intuizione storica e culturale sull’uso e le cause della pianta allucinogena Mandragora nella cultura portoghese, attraverso descrizioni, canzoni e leggende. Il remix di fonti visive e musicali in maniera complementare svela una multitudine di significati. Questo essere complementare nella performance di documentari tocca un punto nella corrispondenza tra ciò che viene ascoltato e ciò che viene visto, in modo simile a quello di Visual Music.

“È attraverso il visivo che l’audiovisivo può essere raggiunto – mi spiega Tiago Pereira – nelle espressioni artistiche basate sul tempo, è attraverso l’immagine che si ottiene l’audiovisivo. Sono un visualista. Il visualista è un artista digitale che esplora i mezzi audiovisivi fino ai loro limiti. Questo è ciò che faccio mentre racconto le storie della gente e le faccio ascoltare”.

Documentari

“Nella tradizione orale ascoltiamo qualcuno cantare una canzone e poi lo suoniamo a modo nostro – riflette – tra Penryn e Falmouth (entrambe in Cornovaglia), la stessa musica viene suonata da persone diverse in modi differenti. Questo accade in tutto il mondo. Trasformiamo il sapere sempre. Così facendo, realizziamo la tradizione del futuro. Il concetto di tradizione, quando è percepito come l’esatta ripetizione dello stesso, è molto conservatore.

Questo va contro la tradizione orale. Io colloco la tradizione in un contesto diverso, affermando che la tradizione è emissione. In questo senso, avendo in mente le infinite possibilità del remix, le mie performance si situano in una tradizione ottenuta tramite il remixing. Costruiamo prima gli archivi audiovisivi e in seguito gli archivi del remixing, in un processo trasformativo del remix stesso”.

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“Nella società digitale in cui viviamo – conclude così Tiago Pereira – abbiamo documentazioni open source nello stesso modo in cui abbiamo software open source. Ai tempi del post-cinema e del cinema in diretta non è più necessario sedersi in una stanza buia a guardare lo schermo. L’esperienza cinematografica può realizzarsi mentre il pubblico beve qualcosa o parla con gli amici. Il pubblico può guardare il regista manipolare il metraggio in diretta. Ciò che è positivo nella performance è che non può essere ripetuta.

Ogni cosa è irripetibile. Quindi il mio modo di realizzare documentari abbraccia l’irripetibile. I documentari che realizzo qui in Cornovaglia saranno diversi da qualsiasi altro. Stiamo documentando esseri, cambiando e ricambiando sempre la documentazione con noi. Il documentario è in questo senso un concetto aperto”.


Note:

[1] http://www.jubileewharf.co.uk

[1] William Kaisen, Live on Tape: Video, Liveness and the Immediate, in Art and the Moving Image, Leighton, Tanya (ed.), London: Tate Publishing, 2008, 262 – 263.

[2] Leighton, Tanya (ed.), Art and the Moving Image, London: Tate Publishing, 2008.

[3] Il processo che porta all’esposizione e alla performance è visibile sul blog di Decalcomania. http://decalcomaniaproject.wordpress.com [accessibile dal 23/09/2011].

[4] Alan Lomax è stato un etnografo musicista e collezionista di musica popolare negli Stati Uniti e non solo.

[5] http://amusicaportuguesa.blogspot.com [accessibile dal 23/09/2011].

[6] 25 aprile 1974 – rivoluzione portoghese. Per essere stata pacifica, merita il titolo di “Rivoluzione dei garofani” e, infatti, un garofano rosso ne è il simbolo. Segna la fine della dittatura più lunga della storia europea.

[7] Mumford, Paul, Visual Music in Cornelia and Holger Lund (ed.) Audio.Visual – On Visual Music and Related Media, Stuttgard: Arnoldsche Art Publishers, 2009, 154 – 160.

[8] Blog del progetto Mandragora Officinarium: http://avmandrake.blogspot.com [accessibile dal 23/09/2011].

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