L’agenda 2011 di Lanfranco Aceti – docente alla Sabanci University di Istanbul, Visiting Professor al Goldsmiths College di Londra, artista e curatore – è contrassegnata soprattutto da due grandi progetti: la direzione artistica della 17ª edizione dell’ISEA e il rilancio del Leonardo Electronic Almanac (LEA).

Ci si può facilmente rendere conto – soprattutto tra coloro che gravitano nel settore – che stiamo parlando di due degli scenari più importanti nel campo delle intersezioni tra arte, scienza, tecnologia e comunicazione.

Dal 14 al 21 settembre 2011, la città mediterranea di Istanbul sarà l’affascinante cornice della 17ª edizione dell’International Symposium on Electronic Art (ISEA). Lanfranco Aceti ha assunto il timone di questo macro evento all’interno del quale convergeranno centinaia di proposte in formati diversi. Se da un lato l’aspetto accademico del simposio continua a rimanere il fulcro dell’ISEA – grazie a un’ampia selezione di panels e paper sessions – dall’altro troviamo numerose proposte nuove quali workshops, proiezioni, fori di discussione, eventi di networking all’interno di un hammam o sui traghetti che attraversano quotidianamente il Bosforo.

Il rapporto con la città di Istanbul, con i suoi ritmi e con le sue particolari caratteristiche sembra essere molto profondo. Non si vuole creare un evento neutro ed insipido, ma un’occasione in cui la partecipazione, la collaborazione e l’armonia tra i partecipanti e la città si sviluppino in maniera fluida. Un’altra novità da sottolineare è senza dubbio la collaborazione con la Biennale di Istanbul.

L’altra sfida sulla quale si sta impegnando al momento Lanfranco Aceti è il rilancio del Leonardo Electronic Almanac (LEA). Con un primo numero appena uscito ed un altro in preparazione, Aceti e i suoi collaboratori vogliono rilanciare un progetto molto ambizioso: una piattaforma che vada aldilà della nozione di rivista, ma che possa fungere anche e soprattutto come centro di aggregazione e di ricerca. Nel pieno dell’organizzazione di questi progetti, Lanfranco Aceti – che ringrazio vivamente – è riuscito a ritagliare uno spazio di tempo per concedermi questa intervista.

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Herman Bashiron Mendolicchio: Iniziamo da te: Lanfranco Aceti è artista, curatore e teorico dei new media che lavora tra Istanbul e Londra. Muoversi tra discipline e città diverse è oramai una costante del nostro tempo. Qual’è la tua esperienza personale?

Lanfranco Aceti: Sono un figlio della globalizzazione. Molti pensano a questo fenomeno in maniera estremamente negativa, ma ci sono vari aspetti interessanti che appartengono alla globalizzazione e uno di questi è che favorisce l’empowerment delle persone. Io vengo da Cassino, una città che è stata distrutta durante la seconda guerra mondiale e che per questo non ha un tessuto connettivo urbano particolare.

L’ambiente di questa piccola cittadina di provincia mi è sempre stato stretto e da quando avevo 14 anni ho cominciato a viaggiare. Andai dapprima in Gran Bretagna e una volta rientrato mi resi conto che il mondo era molto più grande di quello che immaginassi. Questo mi ha dato un fortissimo senso delle mie possibilità, mi ha fatto capire che non c’è niente che uno possa dichiarare impossibile al giorno d’oggi e che ovviamente – siccome non vengo da una famiglia privilegiata – con il duro lavoro le cose si ottengono.

Oggi ci sono tantissimi paesi emergenti – quelli che venivano definiti come le economie del terzo mondo – in cui c’è una grande fame di realizzazione che era quella che l’Italia aveva negli anni ’60 e che oggi non ha più.
A guardare le cose da questa parte del mondo, da Istanbul, sembra che l’Europa si trovi in una fase di decadenza che non è solamente economica, ma è soprattutto culturale. Ne sto diventando sempre più convinto.

Il fatto di lasciare l’Italia e di spostarmi in paesi diversi devo dire che è stata più una costrizione che una scelta personale. La mia città di adozione è Londra e mi sento, in un certo senso, più fedele alla Gran Bretagna piuttosto che all’Italia. Per quale motivo? Perchè il mio dottorato di ricerca e i miei studi sono stati finanziati dalla Gran Bretagna e non dall’Italia.

Nell’ottica della globalizzazione, il movimento e gli spostamenti tra varie città e il fatto che io abbia vissuto tra Boston, New York, Londra e Istanbul diventano una parte di me. Quello che ho dell’Italia è un patrimonio culturale, la capacità di muovermi e di pensare in maniera creativa e tutta una serie di elementi che vengono da determinati tipi di esercizi, da determinati tipi di ambienti, dal modo in cui si cresce, dal latino, dal greco…la somma di tutte quante queste cose contribuisce a determinare quella che è la mia persona.

Inoltre oggi il mondo è cambiato, c’è Internet, ci sono i media digitali, ci sono gli spostamenti veloci tra città e quindi bisogna scegliere – lo dico sempre anche ai miei studenti – a che livello si vuole competere. Io ho sempre desiderato competere a livello internazionale, credo di averlo fatto discretamente bene e di essere riuscito a raggiungere determinati tipi di obiettivi.

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Herman Bashiron Mendolicchio: Tra le tue molteplici attività – oltre la direzione artistica dell’ISEA di cui parleremo – ti troviamo anche come Editor in Chief del Leonardo Electronic Almanac (LEA). Qual’è la storia e quali gli obiettivi del LEA?

Lanfranco Aceti: LEA è stato un progetto tutto in salita. Il magazine stava andando in una cattiva direzione e ci fu quindi una competizione a livello internazionale per resuscitare questo magazine dalla situazione comatosa nella quale si trovava. Proprio nel periodo in cui sono arrivato qui ad Istanbul c’è stata la chiamata per il nuovo editor del LEA. Misi insieme un gruppo di persone e feci domanda. Mentre preparavo la proposta per il LEA feci anche la domanda per ISEA.

Pensai che la cosa più importante per entrambi i progetti fosse di lavorare insieme per sviluppare, dopo il 2011, una rivista che non fosse solo una rivista – ce ne sono già tante in giro tipo Rhizome, Digicult, Neural, tutti magazine che fanno un ottimo lavoro e offrono grandissimi contributi su quello che è l’arte elettronica oggi nel mondo – ma un progetto che sviluppa un altro tipo di discorso.

Volevo realizzare qualcosa di diverso: una testata che funziona come centro di ricerca e aggregazione prima e come pubblicazione poi. Tutto questo finalmente si sta realizzando. Con LEA si ha la possibilità di creare una serie di output di alta qualità e con ISEA ci sarà la possibilità di vedere, non solo quelle che possono essere le capacità organizzative con il supporto del LEA, della Sabanci University, ecc, ma anche quelle che possono essere le possibilità di collaborazioni future. Inoltre abbiamo messo in piedi, attraverso il LEA, delle gallerie di arte virtuale e allo stesso tempo, con la Kasa Gallery, avremo anche una galleria fisica.

Quindi, grazie a questa serie di elementi, avremo una struttura ampia e articolata che dovrebbe – dopo ISEA – fiorire e riuscire a portare avanti un importante discorso di ricerca. Ci sarà la possibilità, a livello artistico, tecnologico e critico, di realizzare mostre – on-line e sul territorio reale – e anche di produrre gli output necessari per tutta una serie di determinati tipi di carriere accademiche, forme di ricerche e collaborazioni tra dipartimenti diversi, Università e istituzioni artistiche come per esempio il FACT di Liverpool, il MoMA, Friesland, Arts Council in Australia o Arts Singapore.

Il Leonardo Electronic Almanac ci ha richiesto due anni di durissimo lavoro non solo nel creare il magazine in sé – il lavoro creativo, il lavoro editoriale, ecc. – ma sono stati due anni di duro lavoro soprattutto dal punto di vista delle negoziazioni tra tutti i partner diversi. Abbiamo avuto tutta una serie di problemi, legati a questioni legali e di copyright, che siamo per fortuna riusciti a superare. Da questo punto di vista devo dire che il LEA è stata una conquista sia dal punto di vista professionale che dal punto di vista personale.

Il primo numero del magazine, Mish Mash, è da poco on-line e il secondo, te lo dico in anteprima, sarà uno “special issue” con Simon Penny. L’idea è quella di produrre 4 numeri annuali più i cataloghi. È importante dire che nel LEA c’è un core team che ha lavorato e che sta lavorando molto. Ci sono anche tante persone che gravitano, che hanno collaborato, che ci sostengono, ecc, però se dovessi dire chi è che ha dato lacrime e sangue sia per LEA che per ISEA devo citare Ozden Sahin e Deniz Cem Onduygu.

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Herman Bashiron Mendolicchio: Assumere la direzione artistica di ISEA2011 significa assumere un ruolo di grande responsabilità. Come si affronta e come stai affrontando questo incarico?

Lanfranco Aceti: Ci vuole moltissima pazienza, attenzione ai dettagli ed elasticità. Una delle cose che volevo fare è questa: volevo portare le arti digitali ad Istanbul e volevo che fossero ufficialmente legate alla Biennale. Il fatto che la mostra “Uncontainable” e tutta una serie di iniziative di ISEA2011, faranno parte dell’official parallel program della Biennale credo sia una cosa importantissima. Non si tratta più di interventi ai margini, ma di qualcosa che viene riconosciuto e che succede all’interno della struttura artistica stessa.

C’è stata una frattura tra le arti digitali e le belle arti ed io vorrei riportarle insieme, eliminare le definizioni basate sullo strumento e guardare a quella che è la componente comune, ossia la parte artistica. Questo, fondamentalmente, era il mio obiettivo. C’è anche la volontà di promuovere gli artisti durante la Biennale ai curatori e alle organizzazioni internazionali che parteciperanno.

Herman Bashiron Mendolicchio: ISEA2011 si propone come un macroevento che va ben oltre il classico simposio accademico. Non solo panels e paper sessions, ma anche esposizioni, workshops, proiezioni, fori di discussione, fino ad arrivare ad un evento di “networking galleggiante” sul Bosforo. Quali idee e parametri avete seguito per costruire quest’edizione di ISEA2011?

Lanfranco Aceti: La follia! Allora, la verità è questa, mi sono seduto e mi sono chiesto: sono stato a tanti eventi, tanti congressi, ecc, che cosa vorrei avere ogni volta che vado fuori? La risposta è stata: mi sento molto contento ogni volta che ritorno e ci sono nuovi progetti che posso realizzare, ho stabilito nuovi contatti, ci sono nuove persone con cui posso confrontarmi e con cui posso cercare di sviluppare future collaborazioni, ricerche, mostre e quant’altro.

Quindi ci siamo detti, questi sono i punti più importanti che dovremo realizzare e per due anni abbiamo combattuto per poter fare esattamente questo. Quello che vogliamo è un evento che possa dar luogo a sviluppi futuri e che non sia una perdita di tempo. Ovviamente il fatto che succeda ad Istanbul gioca a nostro favore, nel senso che la città ha un fascino particolarissimo e ti dico questo, ci sarà anche un evento di networking in un hammam!

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Herman Bashiron Mendolicchio: La 17ª edizione dell’ISEA si svolge, a proposito, nella città mediterranea di Istanbul. Una città in costante movimento e in continua crescita sia dal punto di vista geopolitico ed economico che da quello culturale ed artistico. Bisogna ricordare, come hai già detto, che ISEA2011 coincide con l’apertura della Biennale di Istanbul. Che tipo di relazione si è stabilita tra l’ISEA, Istanbul e ciò che offre la città?

Lanfranco Aceti: Devo dire che siamo riusciti a fare cose che io non mi sarei mai aspettato. Siamo riusciti a muoverci fluidamente attraverso quelle che sono le barriere, le definizioni, tra Islam e secolarismo. Abbiamo ignorato queste costruzioni, ecc, abbiamo semplicemente chiesto aiuto per la realizzazione di un grande evento e abbiamo avuto un’ottima risposta dalla città. Poi Istanbul è una città magnifica e quello che abbiamo cercato di fare è stato lavorare con la città, con i suoi problemi e con i vari elementi che la caratterizzano.

Questo, secondo me, darà alle persone che verranno ad ISEA una visione diversa della città. Istanbul poi è una città in continua espansione, con grattacieli enormi e distese di nuove costruzioni. Se ci dovessero essere – purtroppo succede – persone che vengono con lo stereotipo di entrare nel terzo mondo, rimarranno veramente sorprese.

Herman Bashiron Mendolicchio: ISEA rappresenta uno degli eventi mondiali di maggior interesse nel campo delle arti elettroniche e digitali in senso ampio. Quali novità e/o sorprese ci aspettano ad Istanbul? Quali novità dal punto di vista estetico otre che formale possono darci le pratiche artistiche contemporanee?

Lanfranco Aceti: Ci sono una serie di innovazioni, di cambiamenti fondamentali che stanno avvenendo. Non direi che si creerà una nuova estetica, ma forse l’estetica che potrebbe venire fuori dalla città di Istanbul è quella dell’accostamento inusuale, delle idee, dei concetti e delle tecnologie che sfuggono quelle che possono essere le definizioni tradizionali. Intendo dire che qui c’è un uso della tecnologia che è completamento diverso rispetto ad altri luoghi. Istanbul offrirà determinati tipi di indizi relativi al grandissimo impatto che la tecnologia sta avendo nel cambiare attitudini culturali e quindi anche percezioni estetiche. Questo, secondo me, sarà quello che verrà fuori da qui.

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Herman Bashiron Mendolicchio: Ad ISEA 2011 partecipano centinaia di persone. Quali sono le strategie di pubblicazione dei papers e in che modo pensate di materializzare i risultati di questa intensa settimana di simposio?

Lanfranco Aceti: Stiamo preparando due, o forse più, cataloghi. Tutti quanti i papers verranno pubblicati e ci stiamo preparando per trasferirli su tutte le piattaforme on-line tipo kindle, amazon, iTunes, ecc. Questo è un simposio di arte elettronica e il fatto che le pubblicazioni delle anteriori edizioni non siano disponibili elettronicamente per me è stato sempre un grande problema ed è quello che vogliamo evitare questa volta. Il resto dipenderà anche dalla disponibilità di lavoro dei partecipanti, noi metteremo sicuramente a disposizione tutte le possibilità per la pubblicazione.

Stiamo preparando i proceedings, i cataloghi, le annotations – dei commenti volanti intorno a dei temi particolari tipo la robotica, la censura, il Mediterraneo, l’emigrazione, le nuove forme d’educazione, ecc. – e poi ci saranno le edizioni speciali del Leonardo Electronic Almanac. Ogni panel, forum, ecc, avrà la possibilità di presentare una domanda per fare un numero speciale del Leonardo Electronic Almanac.

Quello che voglio fare è dare la possibilità di avere senior editors, editors e junior editors, e in questo modo persone che stanno all’inizio della loro carriera accademica possono partecipare, lavorare e imparare insieme ad altre persone con più esperienza che si prendono la responsabilità del lavoro. Questa è, secondo me, una cosa importantissima. È una forma di sharing – cosa che generalmente non si vede molto all’interno dell’accademia – ed è ora di aprire, estendere e allargare il circolo e favorire quelle che sono le nuove generazioni a forme di partecipazione. La volontà è quella di aprire delle possibilità attraverso una produzione di outputs che hanno una disseminazione a livello internazionale. Questa, probabilmente, è la cosa più importante che si farà.

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Herman Bashiron Mendolicchio: ISEA2012 è previsto negli Stati Uniti. Come vedi il futuro della ricerca, dello studio, della creatività artistica, delle relazioni tra arte, tecnologia, scienza e comunicazione in questo momento di profonda crisi globale e di pesanti tagli alla cultura? Sopravvivremo?

Lanfranco Aceti: Ovviamente. Non ci sono assolutamente dubbi. Sopravvivremo nel caso in cui avremo i denti e gli artigli e combatteremo in maniera intelligente le battaglie che si presenteranno. Non sono assolutamente pessimista da questo punto di vista. Quando abbiamo dovuto fare delle scelte molto complicate per ISEA – perché qui abbiamo sentito la crisi ben prima di molti altri – abbiamo ricevuto molte critiche, ma devo dire che invece la strategia che abbiamo deciso di adottare alla fine ha funzionato. Nell’ultimo editoriale del Leonardo Electronic Almanac ho scritto che più che della resistenza oggi abbiamo bisogno di attaccare. Bisogna muovere il mondo delle arti, delle scienze e delle tecnologie in una nuova serie di partnerships, sinergie e collaborazioni.

Quello che è importante è non dipendere dai fondi che ogni tanto ti vengono dati da qualcuno per poter realizzare qualche cosa. Non è più possibile pensare di realizzare dei cambiamenti semplicemente aspettando di farsi finanziare e supportare dalle stesse istituzioni che uno vuole criticare. Se si vogliono affrontare determinati tipi di cambiamenti bisogna affrontarli con gli occhi aperti, in maniera realistica, ben sapendo che si va in battaglia, ma sapendo che si può anche vincere. La vittoria non si guadagnerà semplicemente stando seduti in poltrona, scrivendo un paio di critiche on-line…la battaglia si vincerà attraverso il fare e solo così si riuscirà a superare questo tipo di crisi.


http://isea2011.sabanciuniv.edu/

http://leoalmanac.org/

http://www.lanfrancoaceti.com/

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